Omelia Seconda Messa: L'annuncio traboccante
di gioia dei pastori: l'interiorità e il silenzio di Maria (Lc2,15-20)
di
don Divo Barsotti
Riportiamo
alcune meditazioni sul Natale del compianto sacerdote e teologo don Divo
Barsotti, tenute alla sua comunità in un ritiro in preparazione al Natale del
24 dicembre 1983 e una meditazione sulla Epifania del 6 gennaio 1963; la
lontananza nel tempo di queste riflessioni non né diminuisce l’efficacia,
perchè si tratta di vere e proprie catechesi sotto la guida dello Spirito
Santo.
Emerge
da questi testi, la passione, la dedizione, l’amore alla Parola di Dio che don
Divo ha vissuto nei suoi anni a servizio della Chiesa.
“Già
incomprensibile il fatto che abbia voluto che io nascessi, che Egli abbia
voluto che io fossi; quale ragione vi era perché dal nulla io comparissi
all'esistenza e mi fosse donata una vita che non conosce più fine? Già
incomprensibile il fatto che Dio fin dall'eternità abbia voluto pensarmi, ma è
veramente impossibile anche a pensare che questo Dio non mi abbia voluto creare
che per darmi Se stesso infinito.”
Amore a Dio e Amore
all’uomo; noi oggi ci sentiamo debitori verso questo sacerdote che con la sua
altissima spiritualità ci aiuta a godere più e meglio il grande Mistero della
nascita e della sempre possibile nostra rinascita.
Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la
presenza di questo testo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli
aventi diritto
09/12/08
Divo
Barsotti è nato a Palaia (PI) nel 1914.
Pochi
anni dopo l'ordinazione sacerdotale per interessamento di Giorgio
Ha insegnato teologia presso
Don Divo è ritornato alla casa del Padre il 15 febbraio 2006
Due sono gli atteggiamenti che il Vangelo riferisce, a proposito
dell'incontro degli uomini col mistero di Dio. I pastori ascoltano, vedono e
poi riferiscono a tutti. Ritornano, dopo aver veduto il Signore lodando e
glorificando Dio. È uno degli atteggiamenti propri dell'uomo davanti al mistero
divino. L'altro è l'atteggiamento di Maria. "Ella serbava tutte queste
cose - dice il Vangelo - meditandole nel suo cuore". Sono due atteggiamenti non solo legittimi, ma sotto certi aspetti anche
necessari, e non voglio nemmeno dire quale sia il migliore, voglio sapere soltanto
da me che cosa vivo, perché l'avvenimento è sempre presente. L'evento del
Cristo per un cristiano, per uno che ha fede, è il contenuto stesso della sua
vita. Vivere al di fuori di un rapporto con tale evento, vuol dire non essere
più cristiano.
Che cosa vivo? Rendo veramente testimonianza di quello che ho veduto?
"Riferirono tutto quello che avevano udito e visto", i pastori. Io
parlo: la mia parola è veramente testimonianza di quello che ho veduto, di
quello che io stesso ho udito? D'altra parte, il ritornare in mezzo agli
uomini, come fanno i pastori, non può avere altra ragione, altro contenuto che
quello di rendere testimonianza del Cristo.
Se vivo ed ho rapporto con gli uomini - sacerdoti, suore, giovani, anziani - se
debbo vivere un rapporto con gli uomini di questo tempo, tale rapporto non
deve, non può avere altro contenuto che quello di rendere testimonianza, e non
si rende testimonianza se non di quello che abbiamo veduto. Possiamo dire noi di essere testimoni
veraci? Che cosa abbiamo visto: Settignano, il cupolone o Gesù? Che cosa
abbiamo visto? quello che c'è in dispensa o Gesù? Che cosa abbiamo visto? Il
ciclostile o Gesù? Qual è il contenuto della nostra vita? Si sogna soltanto
l'evento cristiano o veramente si ha un impatto con questo evento? o veramente
questo evento costituisce il contenuto della nostra vita interiore, della
nostra vita umana? Che cosa vivo? Vivo il mio contatto col Cristo, un
contatto reale? Veramente il Cristo è reale per me? Questo è fondamentale
perché se Egli non è reale, se non lo vedo, se non ho veramente un'esperienza
di questa Presenza, che cosa posso dire al mondo, che cosa posso portare agli
uomini? Ed ecco perciò quello che il Signore mi chiede: una fede così viva che
la realtà d'una Presenza si imponga al mio spirito più di quanto non si imponga
la realtà di questo mondo. Se per me è più reale il mondo nel quale vivo
dell'evento salvifico, io ancora devo essere evangelizzato; non posso essere il
testimone, devo piuttosto ricevere la testimonianza di chi ha veduto.
"I Pastori riferirono tutto quello che avevano udito e veduto". Ecco
che cosa diviene la vita dei pastori, una volta che hanno veduto Gesù. Non
possono far altro, e riferire tutto quello che hanno udito e veduto, vuol dire
lodare e glorificare Iddio. Certamente avranno continuato anche a pascolare il
gregge, ma in fondo, tutto quello che avevano vissuto finora, ora aveva un
altro contenuto per loro. Dovevano
pascolare, ma in fondo essi sentivano che qualche cosa di nuovo era entrato
nella loro vita; erano stati testimoni di un evento che li superava, che non
soltanto non potevano dimenticare, ma era il contenuto unico della loro
esperienza, perché questo solo ricordavano e di questo solo essi parlavano.
Ed ecco noi viviamo qui, in questa casa e in questa casa è presente il Signore.
In che misura la presenza del Signore è veramente la realtà più grande della
nostra vita? In che misura la presenza reale del Cristo in tal modo ci prende
da non lasciare a noi la possibilità di distrarci, di pensare ad altro, di
vivere altra cosa? È uno degli atteggiamenti propri di chi ha veduto. L'altro
atteggiamento è quello di non entrare più in rapporto con gli uomini, ma di
affondare nell'intimo. Tutta la vita diviene puro silenzio, un affondare nel
cuore. "Serbava questi avvenimenti meditandoli in cuor suo". È la
Vergine. La vita allora non è più il rapporto con gli uomini, non è più quello
che si fa, non e più dove si vive, è un affondare sempre più in questa presenza del Cristo. L'incontro col Cristo non
diviene per noi l'occasione di un ministero, di una testimonianza che dobbiamo
rendere, diviene piuttosto l'inizio di una vita che sempre più ci seppellisce
nel silenzio di Dio, che sempre più ci fa affondare in questo silenzio. Quale
vita è più importante? Non si può nemmeno porre questa domanda, perché i
pastori dovevano lodare e glorificare Dio, dovevano riferire quello che avevano
visto e udito; gli angeli li avevano chiamati alla grotta proprio perché essi
dovessero essere i primi testimoni del Cristo, e non potevano rifiutarsi di
rendere questa testimonianza, mentre questo non era chiesto a Maria. Maria
doveva invece sempre più affondare nel silenzio. Tutta la vita di Maria è all'inizio del Vangelo, poi Sparisce. Come si
diceva ieri, Ella non è associata alla vita pubblica di Gesù, non partecipa al
potere dei suoi miracoli, non partecipa alla sequela del Cristo, come discepola
che ascolta. Rimane nella sua casa per meditare nel cuore un avvenimento solo,
l'avvenimento di questa nascita; l'annunciazione dell'angelo, ma
soprattutto la nascita del Figlio di Dio da Lei, furono l'unica sua vita.
Poteva vivere arche molto di più di quello che ha vissuto, Ella non poteva
uscire da questa meditazione, da questo affondare nel cuore meditando questo
avvenimento che l'aveva coinvolta, perché Lei non vede soltanto, non ascolta
soltanto. Nel vedere e nell'ascoltare sì rimane passivi; l'Evento si fa
manifesto a noi, ma noi non lo compiamo, invece Maria e Gesù, lo vivono in modo
quasi uguale. Lui in quanto nasce. Lei in quanto né è
E se io debbo parlare agli altri rendendo testimonianza di quello che ho veduto
e udito, e debbo anche nella misura che veramente questo evento si è fatto
presente per me, debbo vivere questo evento, devo sempre più rendermi conto che
la molteplicità dei luoghi e delle azioni non costituiscono la mia vita. La mia vita diviene sempre più
Ecco, sono questi i due aspetti d'una vita cristiana e non vi è altra
vita cristiana che in questi due elementi. Uno dice il nostro rapporto con gli
altri, come contenuto di questo rapporto abbiamo il rendere testimonianza di
quello che abbiamo visto e udito. Ma vi è una vita più fonda ed è la nostra
vita intima, è il nostro vivere non in quanto siamo in rapporto con gli altri,
ma in quanto noi siamo rapporto con Dio. Se l'abbiamo incontrato, in questo
evento noi dobbiamo sempre più inserirci e vivere questo: la presenza del
Cristo; solo la presenza del Cristo, la presenza del Cristo che è nato per me.
Questo, miei cari fratelli, dev'essere tutta la vita, questo. Certo,
Dio mi chiede anche di rendere testimonianza, ma tuttavia questo elemento, pur
essendo necessario, non è il principale. L'evento principale della vita
cristiana è espresso chiaramente in quello che dice il Vangelo di Maria
Santissima: serbare nel cuore, meditando, affondare nell'Evento, vivere
l'Evento, l'evento del Cristo: Viviamo questo? Che cosa è per noi veramente
vivo? Le notizie che ci dà il giornale, la radio, che cos'è per noi veramente
reale e vivo? Sono gli avvenimenti che intessono la nostra vita o la presenza
di Lui, del Signore? Certo, è un po' diverso per noi il vivere nella fede e il
vivere nella visione, è un po' diverso, e tuttavia non è così diverso che non vi
sia una continuità: La presenza del Cristo già ora - dicevo prima - relativizza
ogni luogo e ogni tempo. Quando saremo nella vita futura, liberi da questo
legame col mondo, davvero la presenza di Dio sarà tutta la nostra eternità; non
vivremo un altro atto, vivremo in Cristo la visione di. Dio. Ma ancora qui noi
dovremo sempre più raccogliere, riassumere tutta la nostra vita interiore in
questo vivere
Vivere la fede, la speranza e la carità come la fede, la speranza e la
carità l'ha vissuta Maria,
Che il. Signore ci aiuti a vivere questi due elementi della vita
cristiana, così ben caratterizzati, nel Vangelo di questa Messa.
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