Stola e Grembiule
di Luigi
Bettazzi
Pubblichiamo una riflessione del
vescovo Luigi Bettazzi sulla figura di Monsignor Tonino Bello.
Luigi Bettazzi
è nato Treviso, nel 1923 .Trasferito
a Bologna,con la famiglia in quella citta’ è diventato prete, e poi vescovo. Nel 1963 ho fatto ancora tre anni del
Concilio Ecumenico Vaticano II. . Dalla fine del '66 è Vescovo di Ivrea. Nel
1968 fu nominato Presidente Nazionale di Pax
Christi, movimento cattolico internazionale per la pace. Nel 1978 è
diventato Presidente Internazionale, fino all'85; ed è in questo ruolo che ha avuto occasione
di interessarsi dei diritti dell'uomo, del disarmo, e di problematiche che
riflettevano la presenza di Cristo nelle pieghe più nascoste del dolore umano.
Monsignor
Tonino Bello Ordinato vescovo dal 1982. Il
suo sacerdozio si distinse per il
coraggio profetico con cui fu capace di indicare le strade per la costruzione
di una pace che non sfuggisse alle ragioni della nonviolenza cristiana. Non
mancano in lui, a partire da una visione della pace che sa sempre coniugarsi
con il servizio e la solidarietà ai più poveri, una visione di Chiesa che si
informa più strettamente al Vangelo. Rimane famosa la sua definizione della
"chiesa del grembiule", di una comunità cristiana che sa chinarsi
umilmente sui piedi degli uomini senza tralasciare di analizzare in profondità
le cause delle nuove povertà. Nel 1985 fu chiamato a succedere a Mons. Luigi
Bettazzi, nella guida di Pax Christi.La sua azione ha sempre tratto energia,
vita e motivi da una spiritualità saldamente ancorata alla Parola di Dio.
Dopo una
malattia affrontata con fede purissima è ritornato alla casa del Padre il 20
Aprile del 1993.
L’articolo è tratto dalla rivista “Mosaico di Pace” n 7 del luglio 2008. Restiamo
a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza di questo testo sul
nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto
27/07/2009
Quando
vogliamo designare
avrebbe
diritto di starci è il grembiule; invece non c'è. [...] Capite che la nonviolenza
comincia di lì: l'etica del volto. Sono convinto che noi ci apriremo alla
dimensione divina proprio a partire dal volto umano.
Don
Tonino
Per
chi legge oggi gli scritti di mons. Tonino Bello, così come per chi ebbe la
ventura di ascoltarlo, ciò che risalta è l'ispirazione teologica che dava al
suo discorso e quindi al suo pensiero. Lo faceva. Questo sembrerebbe ovvio
quando trattava problemi di Chiesa dal momento che "Chiesa" è già di
per sé un tema teologico. Eppure troppo spesso esso viene affrontato sul piano
sociale o, come si suol dire, "apologetico", cioè sul piano polemico
della giustificazione delle proprie posizioni di fronte a chi le attacca o le
ignora. Lo stesso studio di questo tema iniziava, ai nostri tempi (ahimé...sessant'anni
fa!) con una lunga trattazione degli aspetti contestati dagli
"avversari", a cui seguiva (quando non veniva omesso per mancanza di
tempo) un rapido accenno agli aspetti strettamente teologici.
La
Trinità
Fu
il Concilio Vaticano II a rovesciare profondamente la prospettiva, partendo -
nella costituzione sulla Chiesa, chiamata dalle sue prime parole "Lumen
gentium" - dalla Chiesa come "mistero", cioè derivata dalla
SS.ma Trinità e realizzata nel popolo di Dio, che vive ed esprime la profezia,
il sacerdozio e la regalità di Gesù Cristo, e di cui la gerarchia è al servizio
(ministero). Qui don Tonino inseriva la sua nota osservazione che
Questa
Chiesa-mistero si realizza e si alimenta nel mistero eucaristico: è lo
stesso Concilio – nella Costituzione sulla Liturgia "Sacrosanctum
Concilium" - a dichiarare che la liturgia eucaristica,
Il
servizio
Questa
sua adorazione viva della SS. Trinità, come questo amore appassionato a Cristo,
lo portava alla condivisione dell'attenzione e della solidarietà verso i più
poveri, i più sofferenti, i più abbandonati. Così cercava fosse la sua Chiesa,
così auspicava e si impegnava perché fosse tutta
È
accurata la descrizione che Giovanni fa dei vari momenti di questo episodio
significativo, anche con le resistenze di Pietro, come sono importanti le
deduzioni che Gesù ne fa sull'atteggiamento di servizio, che i capi della
Chiesa devono avere nei confronti dei "fedeli", ma anche dei fedeli
cristiani stessi nei confronti di tutti gli uomini. Così come è determinante il
comando che Gesù dà agli Apostoli dopo la lavanda dei piedi, che corrisponde a
quello che gli altri Evangelisti hanno ricordato dopo l'istituzione
dell'Eucaristia: "Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate
come io ho fatto a voi". Poiché Giovanni, collegandosi con gli altri
che avevano iniziato il racconto dicendo che "Gesù, alzatosi, prese il
pane... prese il calice.. .", dice invece che Gesù... "si alzò
da tavola, depose le vesti, prese un grembiule e se lo cinse alla vita",
commentava che l'unico "paramento liturgico" della prima Messa
era stato appunto il grembiule, e che
Dalla
parte dei poveri
Con
la sua arguzia, don Tonino scriveva: "Chi sa che non sia il caso di
completare il guardaroba delle nostre sagrestie con l'aggiunta di un grembiule
tra le dalmatiche di raso e le pianete di samice d'oro, tra i veli omerali di
broccato e le stole a lamine d'argento", per aggiungere subito che "stola", cioè segno e strumento di
culto, e "grembiule", simbolo del servizio e della carità, non sono
alternativi, ma "quasi il diritto e il rovescio di un unico simbolo
sacerdotale". E commenta e sviluppa, applicando alla vita
della Chiesa, del sacerdote e del cristiano, le tre frasi con cui Giovanni
introduce la lavanda dei piedi: "si alzò da tavola", come dinamismo
di volontà d'impegno, "depose le vesti" delle abitudini e
dell'egoismo, "si cinse di un grembiule" della condiscendenza, della
condivisione, del coinvolgimento in diretta nella vita dei poveri.
(Ed
è un peccato non poter citare il parlare brillante di don Tonino quando
richiama la sfida alla mentalità corrente:: "Col cencio ai fianchi, con
quel catino nella destra, con quel piglio vagamente ausiliare, viene fuori
proprio un'immagine che declassa la Chiesa al rango di fantesca").
Don
Tonino precisa che un vero servizio ai
poveri deve saper risalire alle cause della loro povertà, perché accanto alla
condivisione dei nostri beni con loro (anche da parte delle nostre comunità e
dei nostri organismi), ci sia la coraggiosa denuncia delle ingiustizie e dei
soprusi e ci sia l'educazione dei cristiani al coraggio politico della
giustizia e della solidarietà.
Don
Tonino amava affermare l'impegno preso dalla CEI di "ripartire dagli
ultimi", e di "ripartire
insieme",
riconoscendo che "gli ultimi non vanno considerati solo come
destinatari delle nostre esuberanze caritative o come terminale delle nostre
effusioni umanitarie, ma soprattutto come i protagonisti della storia della
salvezza che il Signore vuole ancora realizzare sulla terra a vantaggio di
tutti".
Mi
basti solo accennare come don Tonino sapesse vedere nelle guerre, oltre che un
fatto
umanamente
immorale, proprio un evento che penalizza in primo luogo i più poveri, che
rende gli ultimi... più ultimi, e che quindi una forma primaria di servizio che
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