Il dialogo tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali
di Mons. Eleuterio F.Fortino
All’approssimarsi della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani pubblichiamo una riflessione del Sottosegretario del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.
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11/01/2010
Oltre al dialogo teologico con le Chiese
ortodosse che tradizionalmente hanno nel patriarcato ecumenico di
Costantinopoli la sede del loro primus inter pares, la Chiesa cattolica ha
un importante dialogo con un altro gruppo di Chiese orientali, cioè con le
Chiese ortodosse antiche. Si tratta di quelle Chiese che si sono sviluppate
autonomamente dopo il concilio di Calcedonia (451), quarto ecumenico, il
quale ha definito che nell'unica persona di Gesù Cristo incarnato vi sono
due nature, divina e umana.
Sono Chiese di antica e ricca tradizione cristiana - teologica, liturgica,
spirituale - e che sono state fecondate da una testimonianza spesso coronata
con il martirio. In seguito a quel concilio ecumenico però, a causa della
loro "contestazione delle formule dogmatiche" (Unitatis redintegratio, 1),
esse hanno conosciuto una propria evoluzione isolata, separata dal grande
tronco della Chiesa. La loro sottolineatura della natura divina di Cristo
aveva messo in ombra la natura umana assorbita da quella divina e pertanto
sono state considerate per secoli monofisite
Durante il concilio Vaticano II e subito dopo, queste Chiese hanno ripreso
più frequenti e intense relazioni con la Chiesa cattolica che sono culminate
nell'apertura di un dialogo teologico attraverso un'unica commissione mista.
Le Chiese impegnate in questo dialogo sono sette: la Chiesa copta ortodossa,
la Chiesa etiopica ortodossa, la Chiesa sira ortodossa, il Catholicossato di
tutti gli Armeni della Chiesa apostolica armena, il Catholicossato di
Cilicia della Chiesa apostolica armena, la Chiesa sira del Malabar e la
Chiesa di Eritrea
Le Chiese ortodosse antiche sono state presenti al concilio Vaticano II con
"osservatori delegati". Da questo atto di fraternità ecclesiale ha preso
l'avvio una serie di visite dei capi di queste Chiese al Papa e alla Chiesa
di Roma. Questi contatti si sono estesi e approfonditi negli studi storici e
teologici che hanno portato a una considerazione più oggettiva della
tradizione di quelle Chiese e della fede oggi professata. Giovanni Paolo II
ha sottolineato l'importanza spirituale ed ecclesiale di quegli eventi
nell'enciclica sull'impegno ecumenico della Chiesa cattolica. Dopo aver
ricordato diversi di questi incontri Papa Wojtyla ha menzionato le
impegnative dichiarazioni comuni sottoscritte dal Pontefice e da alcuni
Patriarchi di queste Chiese sulla questione cristologica che era rimasta
aperta da quindici secoli. Il Papa ha potuto dichiarare: "E proprio per
quanto riguarda il tema cristologico, abbiamo potuto dichiarare insieme ai
Patriarchi di alcune di queste Chiese la nostra fede comune in Gesù Cristo,
vero Dio e vero uomo". E ha concluso: "Per le tradizionali controversie
sulla cristologia, i contatti ecumenici hanno reso dunque possibili
chiarimenti essenziali, tanto da permetterci di confessare insieme la vera
fede in Cristo" (ibidem). Tali contatti e altri, a vari livelli, avevano
carattere bilaterale, cioè fra la Chiesa cattolica o suoi organismi con le
varie Chiese singolarmente. Questa rete di contatti ha promosso una
reciproca conoscenza e collaborazioni pratiche che hanno favorito un nuovo
clima
Il nuovo clima di rapporti ripresi anche tra queste antiche Chiese orientali
e i rinnovati loro rapporti con la Chiesa cattolica hanno reso possibile la
decisione di instaurare con la Chiesa cattolica un dialogo teologico di
tutte queste Chiese insieme attraverso una sola commissione mista. In realtà
ha avuto luogo una costruttiva maturazione di comunione, nonostante la
diversità di tradizioni e di contesti vitali in cui svolgono la loro
missione
La commissione è composta da 14 membri per parte (arcivescovi, metropoliti,
vescovi, presbiteri, laici) ed è diretta da due copresidenti: il cardinale
Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione
dell'unità dei cristiani, e il metropolita di Damiette, Anba Bishoy,
segretario generale del Santo sinodo della Chiesa copta
Questo dialogo ha avuto sei sessioni che hanno affrontato diversi temi
orientati alla configurazione della comunione ecclesiale. Il primo incontro
preparatorio ha avuto luogo a Roma nel 2003. I successivi si sono svolti al
Cairo (2004), a Roma (2005), Etchmiadzin in Armenia (2006), ancora a Roma
(2007), nel nord di Damasco (2008) e il più recente di nuovo a Roma, dal 26
al 30 gennaio scorsi. Nell'incontro del 2007 si è cominciato a raccogliere
il risultato di questa prima fase di dialogo in un progetto di documento su
"Natura, costituzione e missione della Chiesa"
I membri della commissione, alla vigilia del loro incontro di quest'anno
hanno preso parte ai vespri presieduti da Benedetto XVI nella basilica di
San Paolo fuori le Mura a conclusione della Settimana di preghiera per
l'unità dei cristiani. A questa celebrazione, come al solito, erano invitate
anche le altre Chiese e comunità ecclesiali residenti a Roma
L'ultimo incontro svoltosi a Roma ha completato lo studio di sintesi del
lavoro svolto ed è pervenuto ad approvare un documento con lo stesso titolo
fissato nella sessione precedente: "Natura, costituzione e missione della
Chiesa". Si tratta di un risultato positivo di questo dialogo che ha avuto
uno svolgimento lento, ma utile per amalgamare posizioni teologiche,
terminologie e orientamenti ecumenici
Il primo giorno, come è d'uso, le due delegazioni si sono incontrate
separatamente per concordare il metodo di lavoro e le posizioni da tenere
nel dialogo che si sarebbe svolto nei giorni successivi per completare il
documento iniziato. Prima di procedere al lavoro redazionale, la Commissione
ha ascoltato quattro relazioni sulla natura della comunione delle nostre
Chiese nella prima metà del primo millennio. Queste sono state le relazioni
presentate e lette: "I primi tre concili ecumenici e il loro significato per
la Chiesa armena" (arcivescovo Mesrob Krikorian); "La ricezione dei concili
nei primi cinque secoli" (Dietmar W. Winkler); "L'esercizio della comunione
tra le Chiese nei primi cinque secoli" (Frans Bouwen); "L'esercizio della
comunione tra le Chiese. la ricezione dei concili ecclesiastici nei primi
cinque secoli" (Shenouda Maher Ishak).
Il documento approvato in questa sessione è strutturato in quattro capitoli
che trattano in primo luogo "la Santa Trinità e la Chiesa come comunione"
soffermandosi particolarmente sugli attributi della Chiesa e sulla crescita
verso la piena comunione. Vengono pure richiamati alcuni "punti" che
richiedono "ulteriore studio e discussione". Si passa quindi a trattare il
tema "I vescovi e la loro successione apostolica". Al terzo capitolo si
affronta la problematica della "collegialità/sinodalità e i primati",
partendo dalle "Chiese locali/diocesane e i loro vescovi" estendendosi a una
dimensione più ampia per trattare la relazione tra "sinodalità/collegialità
e i vari livelli di primati". In questo capitolo si affronta anche la
questione dei "sinodi/concili e il loro significato ecclesiologico". Anche
in questo capitolo il documento segnala punti aperti per ulteriore
riflessione. Il quarto capitolo infine si concentra sulla missione della
Chiesa
Questo documento comune è il maggiore risultato di questo dialogo teologico
e costituisce la base per la sua continuazione anche sui punti controversi
già segnalati o per affrontare altre questioni in altri campi della dottrina
e della disciplina della Chiesa per un comune cammino verso la piena unità
Il documento è ora inviato alle autorità delle Chiese in dialogo "per la
loro considerazione e azione", come si annota nel rapporto finale. Ove si
aggiunge che "il documento è raccomandato anche a tutti i fedeli delle
nostre Chiese così che anch'essi possano partecipare nella crescita di
comprensione tra di noi".
Al termine della sessione, nella mattinata del 30 gennaio, i membri della
commissione mista sono stati ricevuti da Benedetto XVI. Nel suo discorso ha
apprezzato e incoraggiato il loro lavoro. "Nel vostro sesto incontro - ha
affermato - si sono compiuti passi importanti soprattutto nello studio della
Chiesa come comunione". E ha aggiunto: "Al termine di questa settimana
d'intenso lavoro possiamo insieme rendere grazie al Signore per il vostro
fermo impegno nella ricerca della riconciliazione e della comunione nel
Corpo di Cristo che è la Chiesa"
Il documento stesso segnala questioni da approfondire per trovare nuove
convergenze e superare permanenti divergenze. È presumibile che le autorità
delle Chiese suggeriscano tematiche da approfondire. La prossima sessione è
fissata per il 2010 e avrà luogo dal 24 al 30 gennaio ad Antelias di
Cilicia, in Libano. La commissione sarà ospitata dal Catholicossato della
Chiesa apostolica armena, presieduta dal Catholicos, Sua Santità Aram i. Nel
rapporto redatto al termine dell'incontro di Roma si informa che nella
sessione in Antelias "saranno presentate diverse relazioni che indagano le
vie in cui le Chiese hanno espresso la loro piena comunione durante i primi
cinque secoli con particolare attenzione sulle Chiese di Alessandria,
Antiochia, Armenia, Persia e India". Sono queste le antiche Chiese da cui
provengono le Chiese impegnate in questo dialogo. La discussione quindi
resta aperta con una concreta e programmata prospettiva di lavoro.
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