CICLO DI INCONTRI SULLA STORIA DEL CRISTIANESIMO E DELLA CHIESA DI ROMA . (II ANNO): STORIA MEDIEVALE
“MEDIOEVO CRISTIANO”.
di Pietro Messa
E’ un dovere restituire al popolo cristiano il tesoro della sua storia, che gli appartiene e che a volte è stato patrimonio solo degli studiosi.
Quest’esigenza guida la nostra scelta di tenere presso la nostra parrocchia di Santa Melania un ciclo di conferenze di storia del cristianesimo e della Chiesa di Roma che, a Dio piacendo, ci condurrà nei prossimi anni fino all’età contemporanea.
Offriamo qui, semplicemente, la possibilità di approfondire la propria conoscenza e la propria fede, per diventare discepoli di Cristo sempre più consapevoli ed entusiasti.
La storia cristiana, infatti, è certamente storia di uomini, di popoli, di sangue e di amore, ma soprattutto è storia della salvezza, guidata dalla provvidenza; è un incontro personale con il Verbo fatto carne che ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
I testi di seguito riportati riguardano il secondo anno di questo ciclo di conferenze, svolte nell’anno pastorale 2009, e si riferiscono all’età medioevale; l’autorevolezza dei relatori conferisce a questi testi una bellezza e una profondità ancora maggiori.
Siamo onorati che studiosi del calibro dei professori Pietro Messa,Barbara Frale, Carla Frova e altri, abbiano offerto a tutti noi qualche cosa del loro sapere, ponendolo a servizio della nostra comunità.
Questi testi saranno utili come base per uno studio personale, ma anche per una lettura spirituale della piccola storia di ognuno di noi, inseriti per Grazia nella grande storia della chiesa di Roma, per attingere alle sorgenti della tradizione cristiana.
19 gennaio 2009 - Professor Pietro Messa
Don Francesco
Possiamo cominciare già con un cambio di programma: lui non è Don Mario Pangallo, che ha l’influenza, ma forse qualcuno di voi lo ricorderà è già venuto da noi nel 2006 a fare la predica di Quaresima, è Padre Pietro Messa, è il Preside dell’Istituto di Storia Medievale dei Fratelli Francescani e quindi lo ringraziamo che anche all’ultimo momento ha accettato di venire, ormai è un amico della nostra comunità, è già la seconda volta che viene e speriamo di averti ancora. Lui inizierà questo secondo anno di storia che quest’anno sarà dedicato al Medioevo e poi alla fine della serata vi dirò come saranno gli altri incontri, inizierà con una panoramica generale per aiutarci ad entrare in questo periodo così complesso. Basti pensare che il Medioevo dura 1000 anni, già dalla lunghezza del periodo ci fa capire la complessità: è il periodo in cui si sono gettate le basi di quello che siamo noi oggi. Oggi nessuno storico serio direbbe più che il Medioevo è stato un periodo buio, è stato un periodo di enorme luce anche dal punto di vista della spiritualità cristiana che adesso noi con semplicità cercheremo di approfondire perché sono le radici della nostra storia. Mi fa anche piacere che iniziamo questa riflessione sul Medioevo con la spiritualità francescana e questo non è un piccolo dono, basta dire il nome di Francesco e non c’è da aggiungere altro e ti ringraziamo della tua disponibilità.
Padre Pietro
Allora, ben trovati a tutti e visto che Don Francesco ha accennato a Francesco d’Assisi possiamo iniziare proprio leggendo ad esempio qualche testo di Francesco, uno dei suoi scritti: per esempio l’Esortazione alla lode di Dio. Ecco, scrive Francesco
“Temete il Signore, rendetegli onore, il Signore è degno di ricevere la lode e l’onore. Voi tutti che temete il Signore, lodatelo. Ave Maria piena di grazia il Signore è con te. Lodatelo cielo e terra, lodate o fiumi tutti il Signore, benedite figli di Dio il Signore. Questo è il giorno che ha fatto il Signore, esultiamo e rallegriamoci in esso, alleluia, alleluia, alleluia. Il re d’Israele ogni vivente dia lode al Signore, lodate il Signore perché è buono. Voi tutti che leggete queste parole benedite il Signore. Creature tutte benedite il Signore, voi tutti uccelli del cielo lodate il Signore, tutti i bambini lodate il Signore, giovani e fanciulle lodate il Signore. Degno è l’agnello che è stato immolato di ricevere la lode, la gloria e l’onore, sia benedetta la santa Trinità, indivisa e unita. San Michele Arcangelo difendici nel combattimento”.
Ecco questa è una preghiera di Francesco d’Assisi. Allora ben trovati per quelli che c’eravamo già visti altre volte, questo pomeriggio sono stato raggiunto da una telefonata che m’ha detto, non è che per caso puoi andare all’Axa, beh un po’ conosco quella zona, ero venuto due volte, ci vado volentieri, poi venendo in macchina mi ha spiegato il vostro parroco le varie persone che vengono ai prossimi incontri e devo dire che un po’ di timore mi ha preso, mi ha assalito e allora, come gli ho detto nel pomeriggio, vabbè quello che passa il convento!!
Medioevo è un concetto storiografico, nel senso di chi scrive la storia, cioè la storia viene scritta, narrata e già la narrazione, la scrittura della storia è una interpretazione della storia. Ad esempio c’erano diverse interpretazioni: c’era l’interpretazione che vedeva la storia dalla creazione al peccato originale, quindi quella condizione della storia istituita da Dio, poi la storia nella natura del peccato, quindi dell’uomo, status naturae lapse, decaduto nel peccato, poi l’avvenimento di Gesù lo stato della storia già visitata da Cristo, ma non ancora che ha accolto questa visita, questa redenzione, quindi lo status viae e poi lo status gloriae nel paradiso, ecc. Questa ad esempio è una divisione della storia che ha caratterizzato parecchi scrittori e poi c’erano alcuni che dividevano la storia in tante epoche.
Quindi Medioevo è un concetto storiografico che rimanda appunto al fatto della scrittura della storia che è anche una interpretazione, in fondo quando uno scrive la storia, ricorda la storia e quindi rimanda il concetto di Medioevo all’invenzione della memoria, la costruzione della memoria. C’è un avvenimento, ecco ad esempio quello che è accaduto nella notte di Natale dell’800, nella Basilica di San Pietro qui a Roma che è l’incoronazione di Carlo Magno e poi quell’avvenimento viene narrato, viene raccontato. Ecco c’è la memoria di quell’avvenimento che viene costruita, la costruzione della memoria, l’invenzione della memoria, invenzione nel senso proprio etimologico dell’invenire, trovare, che però per noi invenzione ha anche il significato di inventare, cioè una cosa che non esiste uno la inventa. Quindi questa storia ricordata, per dirlo con un termine un pochino più tecnico, una mnemostoria, una storia ricordata. Quindi questo concetto storiografico che rimanda proprio alla memoria, al concetto di memoria. Scrivere la storia, ricordare la storia: questo è fondamentale.
Qualche tempo fa un grandissimo studioso del Medioevo francese André Bauchet alla domanda che cosa secondo lei è importante oggi? Lui diceva: avere la concezione della storia, cioè sapere che c’è una storia, che non è sempre stata così e che ci sono stati vari avvenimenti. Questo grande studioso francese, ha scritto un bellissimo libro che vi consiglio di leggere “Storia della spiritualità medievale occidentale” e ad un certo punto qualcuno gli ha risposto: ma c’è un Medioevo non occidentale? Cioè il Medioevo c’è stato in altre parti del mondo? Facendo lezione ad un gruppo di varie nazioni ad un certo punto chiedevo loro cosa succedeva nel vostro paese quando nasceva Francesco d’Assisi? E uno dell’America Latina disse da noi arrivavano gli spagnoli. Insomma, Francesco d’Assisi nasce nel 1182, da noi arrivavano gli spagnoli, insomma le cose sono un po’ diverse. Che succedeva nel tuo paese quando nasceva Francesco d’Assisi? Ma noi non sappiamo. Ma c’erano delle popolazioni prima, in Mozambico? Ci sono dei ruderi, qualcosa.
Quindi alla fine il concetto di Medioevo è un concetto tipicamente occidentale: cioè il Medioevo lo abbiamo avuto noi, in Africa il Medioevo non c’è stato, in America il Medioevo non c’è stato. E’ come dire che l’epoca dei samurai è esistita in Giappone, non è esistita in Europa. Allora questo è un fatto su cui riflettere e familiarizzarci: cioè che ci sono delle categorie, le concezioni della storia, che sono nostre e che la gente che incontriamo ad esempio sull’autobus, in metropolitana, lungo la strada non ha queste categorie, non è figlia di questo tempo del Medioevo, anche se anche loro devono ad un certo punto, per comprendere il mondo attuale, studiare il Medioevo.
La prima volta che è usato il termine Medium Evum è nel 1604, cioè in poche parole ad un certo punto, dopo l’Umanesimo, il Rinascimento, si comincia a guardare quel periodo storico che va dalla decadenza del mondo classico, diremo la caduta dell’Impero Romano e questo Rinascimento, una rinascita a livello culturale, a livello letterario, ecc. comincia a denominare quel periodo di mezzo come Medium Evum. Ma quando inizia il Medio Evo? Ecco vi dico alcune cose che sono proprio un ricordare quello che abbiamo studiato a scuola. Quando inizia? Di solito si dice che inizia nel 476 con la deposizione dell’ultimo imperatore romano d’occidente e finisce nel 1492 con la scoperta dell’America e, come giustamente faceva riflettere prima il parroco, se i termini sono 476-1492 il Medioevo è durato 1000 anni. Quindi capite che già tutte le affermazioni che dicono: l’uomo nel Medioevo era un uomo terrorizzato dalla novità, ecco, capite che 1000 anni di storia insomma qualche differenza ci sarà stata. Oppure l’uomo nel Medioevo era un uomo che era succube dei preti. Quei 1000 anni in tutta Europa, capite che veramente è ampio come spettro storico.
Qualcuno dice che non è il 476 ma il 500 d.C. con il battesimo di Clodoveo e quindi proprio il fatto che la Francia diventa cristiana. Qualcuno lo sposta ancora più avanti l’inizio, il secolo VII con la conversione dei germani. Sicuramente c’è da dire una cosa che la conversione dell’Europa è stata graduale, quasi c’erano delle zone che attorno all’anno 1000 e anche dopo non avevano ancora avuto la conversione, quindi non c’è da pensare un’Europa medievale totalmente cristiana. Ecco questo è importante. Quindi capite che l’inizio è molto fluttuante.
Quando finisce il Medioevo? Secondo alcuni finisce come è la vulgata più diffusa, con la scoperta dell’America 1492, qualcun altro dice no il Medioevo finisce nel 1517, con la Riforma protestante: termina l’unità dei cristiani e quindi l’Europa si divide, la cristianità viene meno e quindi c’è questa divisione. Qualcun altro dice no, il Medioevo finisce con l’Illuminismo, qualcuno pone la fine del Medioevo nel 1274, un anno importante perché muoiono due grandissimi personaggi che sono San Tommaso d’Acquino e San Bonaventura da Bagnoregio.
Medioevo concetto storiografico che rimanda all’invenzione, la costruzione della memoria, una storia ricordata, una mnemostoria, un concetto che è elaborato fuori dal Medioevo, non è che i medievali pensavano di essere medievali, anzi è interessante andare a vedere come si pensavano loro, i medievali. C’era chi diceva noi siamo i migliori perché noi siamo legati alla tradizione di Agostino e quindi ad esempio Bernardo di Chiaravalle, quando lui spiega un concetto molto importante tanto che è presente in modo abbondante nella nostra liturgia dell’Avvento, quando spiega il concetto del Medius Adventus, Bernardo di Chiaravalle dice non vi paia una novità quello che io sto dicendo, perché questo concetto di Medius Adventus noi lo troviamo già nei Vangeli dove c’è scritto nel Vangelo di Giovanni “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Quindi voi capite che per Bernardo da Chiaravalle l’essere una persona all’avanguardia è essere fortemente radicati nella tradizione, cioè nel senso di essere radicati nella Scrittura, in Agostino, in Ambrogio, nei Padri della Chiesa. C’è qualcun altro invece che per lui essere all’avanguardia è essere persone nuove, avere una novità. Questo ad esempio sarà in alcuni gruppi di francescani che parlano moltissimo della novità. Quindi Medioevo è un concetto elaborato fuori dal Medioevo per guardare quel periodo lì, ma non è che loro si pensavano come delle persone medievali.
Sta di fatto che nel momento in cui si studia la storia c’è da prendere atto della realtà che è diversa dal mito. Per dirlo in un’immagine dei Promessi Sposi che vi invito ad andare a rileggere: vi ricordate quando l’Innominato ad un certo punto ha fatto arrestare Lucia, l’ha consegnata a quella donna, e poi si parla dell’Innominato che corre nella sua stanza e spranga la porta come se fosse inseguito da tanti nemici e poi passa tutta quella notte e ad un certo punto la mattina sente un po’ di rumori e l’Innominato che fa? Apre la finestra e vede quella gente contenta, semplice, che sta tornando da una festa e si informa, chi c’è, cos’è successo, cos’è avvenuto? C’è il Cardinal Borromeo, ma allora può ricevere anche me e allora esce dalla stanza e se ne va. Fondamentalmente noi possiamo avere due atteggiamenti nella vita: o quello di essere sprangato, chiuso dentro il proprio io, la persona che è chiusa dentro le sue idee, quella che i Padri del deserto, poi ripreso tantissimo nel Medioevo, definivano come la Philautia cioè l’amore esasperato di sé, l’egolatria, l’adorazione del proprio ego, una persona che è tutta chiusa in se stessa. Oppure c’è la possibilità, come fa l’Innominato in quel momento, di aprire la finestra.
Guardate che la distinzione fondamentale tra gli uomini è tra chi apre la finestra e chi non la apre la finestra, cioè chi rimane chiuso in una egolatria, philautia, rimane chiuso dentro la sua ideologia e chi invece apre la finestra. Aprire la finestra è cominciare quell’avventura dell’incontro con l’alterità, con l’altro. Santa Teresa d’Avila usa un’espressione molto bella e diceva è come passare dal baco da seta tutto chiuso in se stesso alla farfalla, sapete il baco da seta, c’è la metamorfosi e diventa una farfalla. Ecco proprio passare dall’io al tu. Martin Buber, questo scrittore ebreo parlava proprio dell’avventura dell’alterità. Ecco noi abbiamo due possibilità: o vivere l’avventura dell’alterità, che è aprire la finestra, che è andare ad incontrare la realtà, che è diversa da come l’hai pensata, in parte coincide in parte no, oppure rimanere chiusi dentro la propria immagine della realtà. Uno fa esperienza delle proprie immagini. Prendere atto della realtà che è diversa dal mito e riguardo al Medioevo ci sono tanti miti. Ad esempio voi avrete la possibilità di fare questo incontro sui Templari, il mito dei Templari, c’è un mito dei Templari e poi c’è una realtà dei Templari; oppure ad esempio c’è il mito di Federico II. Sapete Federico II è spesso presentato come l’antesignano della tolleranza, della convivenza tra i popoli, tra le culture, quindi oggi diremmo una persona di riferimento, Federico II, questo personaggio veramente illuminato. Poi se uno va a leggere la cronaca di Salimbene De Adam dice che Federico II fece uno sperimento, volle sapere che lingua parlava un bambino senza aver ascoltato nessuno parlare e allora Federico II prese dei bambini e li fece accudire, dargli da mangiare ecc., ma senza mai parlargli e voleva sapere se quei bambini avessero parlato in ebraico, in greco o in latino, cioè le tre lingue del tempo e dice alla fine quei bambini morirono. Cioè esperimenti degni dei nazisti! Capite che il mito di Federico II come antesignano della tolleranza un po’ si incrina.
Quindi ecco il discorso: noi possiamo rimanere chiusi nel mito oppure aprirci alla realtà. La realtà che ha delle caratteristiche, prima di tutto la realtà è complessa, cioè quando uno racconta una storia semplice vuol dire che nasconde qualcosa, c’è il retrobottega dove ci sono degli scheletri, ci sono delle parti che non sono narrate, non sono raccontate, la realtà è complessa e così anche la realtà medievale: c’è l’aspetto religioso, c’è l’aspetto delle cattedrali, c’è l’aspetto dell’economia, c’è l’aspetto della salute, c’è l’aspetto della cultura, c’è l’aspetto del potere cioè chi comanda, chi obbedisce, c’è l’aspetto della relazione dell’uomo e della donna, c’è l’aspetto della relazione con l’altro, con il diverso che vuol dire persone di altre culture, di altre religioni. Quindi la realtà bisogna prendere atto che è complessa. Ma tutta la realtà è complessa e qualsiasi volta che si legge una storia, un racconto dove non traspare la complessità, gatta ci cova, ecco per parlarci in modo molto schietto.
Non solo la realtà è complessa e riguardo alla complessità del mondo medievale vi suggerisco di leggervi Paolo Diacono “La storia dei Longobardi”, è uscita se non sbaglio in Edizioni Paoline, un librettino così, ma è una cosa meravigliosa. Paolo Diacono è un longobardo e narra la storia del suo popolo: il suo popolo che ad un certo punto finisce di essere questo grande popolo, pensate il Ducato di Spoleto e poi Monza, Pavia, Cividale del Friuli, Benevento, ecc. termina perché? Perché ad un certo punto il Papa tra virgolette ormai si lega al regno dei franchi. Però, lui Paolo Diacono è figlio del suo popolo, vuole narrare la storia del suo popolo e nel frattempo però è anche legato alla chiesa di Roma e c’è questa storia che è una storia complessa, mi meraviglio non so se per caso ci hanno già fatto un film ma bisognerebbe farlo: c’è proprio di tutto, potere, denaro, sesso, fede, santità, c’è tutto, c’è quello che invita una persona ad una festa e lo fa bere in un calice che è fatto col cranio del padre di quella persona che beve, proprio la crudeltà. C’è quell’altra persona che vuole che un cavaliere ammazzi un altro però quello gli direbbe di no e allora lei si veste da prostituta, lui va con lei e poi lei va da lui e gli dice guarda che tu sei stato con me e quindi se tu non vuoi che lo dica e in questo modo riceverai la morte devi ammazzare quell’altro. Cioè proprio una storia intricatissima e in mezzo a questa storia così complessa emerge questa figura straordinaria, la Regina Teodolinda e soprattutto emerge questo grande personaggio che è Gregorio Magno. Quindi questa storia dei Longobardi andate a leggerla e quando vi capita di dire in che brutto mondo siamo capitati, insomma rileggetela di nuovo. Una storia complessa.
Ma è fatta così la storia: è fatta di potere, di denaro, di sesso, di sangue, di santità, di cantastorie, di vigliacchi, questa è la storia. Una storia complessa vi dicevo, una storia che è contraddittoria, le contraddizioni che noi troviamo in questo periodo medievale e ce ne sono varie. Francesco d’Assisi: il testamento di Francesco d’Assisi, Francesco lo conosciamo, lui che la minorità… e quindi pensate lui sta per morire e dice Francesco “Tutti i frati siano tenuti ad obbedire, così i loro guardiani a dire l’ufficio secondo la regola …..io stesso voglio obbedire, voglio sempre vivere nell’obbedienza” poi passano alcune righe e lo stesso Francesco dice “comando fermamente per obbedienza tutti i frati che dovunque si trovino non osino chiedere lettera alcuna alla curia romana…” Nello stesso testamento dice io voglio obbedire e poi dice comando fermamente, decidi che vuoi fare vuoi obbedire o comandare? Oppure c’è questo fatto di Francesco che ad un certo punto si dimette e quindi vedi l’umiltà di Francesco, si fa da parte, e c’è un altro episodio che dice “i frati non dovrebbero seguire altre persone che me”. Allora veramente rimani costernato: le contraddizioni di Francesco. Qualcuno parla delle durezze di Francesco d’Assisi.
Quindi questa storia medievale che è una storia complessa, una storia contraddittoria e viene da dire una storia assurda, come quello che dicevamo prima di Federico II, un imperatore tanto illuminato che poi fa certi esperimenti. Allora come fare a conoscere questa storia? Quella medievale ma la storia in generale: prima di tutto bisogna partire dalle fonti, se noi vogliamo uscire dal mondo mitologico, da questa costruzione che ci siamo fatti, dobbiamo partire dalle fonti. Le fonti medievali sono manoscritti, sono pergamene, sono codici, è molto complesso studiarli perché bisogna imparare a conoscere le pergamene: queste pelli, normalmente sono pelli di pecora, oppure ci sono ad esempio libretti per delle regine, sono pelli di agnello, perché sono ancora più fini. A volte sono queste pelli anche colorate, i codici purpurei, con la porpora, ma non solo fonti scritte ma anche fonti iconografiche, cioè il modo di dipingere, di rappresentare, fonti archeologiche, ecc.
Quindi bisogna partire da lì, bisogna partire dalle fonti. Una delle cose importanti è appassionarsi delle fonti, andarsi a leggere le fonti primarie. Vi dicevo prima un consiglio, una lettura se non è per adesso, per l’estate, “La storia dei Longobardi” di Paolo Diacono, oppure “La storia degli Angli” di Bede…. Oppure la Storia di San Martino di Tours scritta quando lui era ancora vivente. Oppure una storia che non è del Medioevo ma ha avuto una grandissima influenza nel Medioevo: è la storia di Sant’Antonio Abate, quello che abbiamo festeggiato ieri, quello del porchetto, quello degli animali, scritta da Atanasio. E’ una storia che avrà una grandissima influenza nel mondo medievale, oppure la storia di San Benedetto scritta da Gregorio Magno. Questo è un invito ad andare alle fonti primarie, quindi prima di tutto partire dalle fonti e verificare che siano edizioni critiche e che quindi siano lette nel modo giusto e a queste fonti non tanto porre delle domande, perché se uno pone delle domande ad una fonte alla fine trova soltanto quello che cerca e in fondo capite che ciò rientra sempre in un gioco di specchi che non apre la finestra.
Cioè per farvi un esempio. Ogni tanto c’è qualcuno che dice: parlami di San Francesco e la natura. Allora voi siete d’accordo nel fare un incontro su S. Francesco e la natura ? C’è qualcuno che ha obiezioni? Siete tutti d’accordo? No. Perché? Perché non mi sembra l’aspetto più rilevante. Beh, non è rilevante, però posso dire S. Francesco e le sue malattie, cioè non è così rilevante però ci stavano. Però è limitante, non è l’insieme della persona. Ma anche quelli che descrivono S. Francesco e la preghiera è limitante, perché non è che questo stava solo a pregare, mangiava pure. Quindi siete d’accordo o no a fare un incontro su S. Francesco e la natura? Io parlo di quello che conosco, io conosco S. Francesco. Secondo voi Bernardo di Chiaravalle era per la guerra santa o no? Sì. Tutti d’accordo? Non lo sapete. E’ stato il più grande ispiratore dell’ordine dei Templari. Quindi che fa la guerra santa. In qualche modo sì, volente o nolente, in modo diretto o indiretto. Facciamo un’altra domanda allora: Santa Chiara, secondo voi era una persona che ci teneva all’ecologia o no? Conoscete un po’ Santa Chiara? Chi la conosce, ci teneva o no all’ecologia? A quel tempo non esisteva l’ecologia. Allora andiamo a S. Francesco, era per la globalizzazione o no? Bella domanda. Sì o no? Allora capite che queste domande sono tutte domande anacronistiche: è come se io chiedo S. Francesco usava Internet oppure spediva con i francobolli? Capite che sono anacronistiche.
Quindi tutte queste domande che ci siamo poste sono domande anacronistiche. Noi facciamo spesso errori di anacronismo, nel senso che per S. Francesco non c’era la natura, potremmo parlare di S. Francesco e la creazione. Laudato sii mi Signore per Frate Sole e con tutte le tue creature. Il suo modo di percepire la realtà non la percepisce come la natura, la percepisce come creazione, come prodotto di un atto creativo: c’è un Creatore che per amore ha creato questo. Poi uno sia d’accordo o non sia d’accordo questa è un’altra cosa.
Ad esempio imparare prima di tutto un giudizio descrittivo, noi passiamo subito ad un giudizio valutativo. Dire Francesco era bravo perché amava la natura: questo è un giudizio valutativo. Prima di un giudizio valutativo, un giudizio descrittivo. Francesco percepiva la realtà come creazione e ad esempio per Bernardo di Chiaravalle non c’è la guerra santa, perché questi sono concetti nostri. Per Bernardo di Chiaravalle c’è il pellegrinaggio in nome della Croce, infatti le Crociate parecchi dicono vanno studiate più nell’ottica del pellegrinaggio che nell’ottica della guerra. Questo è molto importante perché altrimenti facciamo degli anacronismi.
Allora quando noi abbiamo davanti una fonte, prima di tutto dobbiamo rettificare le domande, quando qualcuno ci pone una domanda, oppure noi poniamo una domanda, dobbiamo sempre chiederci ma questa domanda è posta nel modo giusto? Ad esempio il chiederci come pensava Francesco la natura ? La domanda è posta nel modo giusto? No, perché natura è un concetto che a lui è estraneo. Bernardo di Chiaravalle era per la guerra santa? Bisogna rettificare la domanda. Quindi prima di tutto questo fatto: rettificare le domande. Se voi avete in mente ad esempio il Vangelo spesso quando a Gesù pongono una domanda, lui come risponde? Con un’altra domanda. Maestro buono cosa devo fare per avere la vita eterna? E Gesù risponde: Perché mi chiami maestro buono? E’ giusto dare il tributo a Cesare? Si fa dare una moneta e dice di chi è questa immagine. Ecco, bisogna rettificare la domanda.
Allora le fonti, attenti a porre domande perché altrimenti tu trovi soltanto quello che cerchi: un gioco di specchi, alla fine uno dice quanto è moderno S. Francesco, l’hai dipinto come un uomo no-global, oppure l’hai dipinto come un guerrafondaio e certo che è moderno perché lo hai dipinto come lo vuoi tu, ti stai specchiando in lui, ti sembra di incontrare lui ma incontri te stesso, cioè non incontri nessuno, infatti si dice un’esperienza povera.
Quindi si tratta di rettificare le domande, ma tante volte di fronte alle fonti neppure si tratta di porre delle domande, ma cercare di comprendere a quali domande quel determinato autore sta rispondendo scrivendo quell’opera oppure facendo quel dipinto o costruendo quel monumento. Ad esempio Gioacchino da Fiore, noi diciamo il Medioevo, per Gioacchino da Fiore questo è altro che complesso, non so se vi è mai capitato di vedere tutte le immagini, i diagrammi che fa Gioacchino da Fiore è una cosa incredibile, forse vi sarà capitato di leggere qualcosa è famoso e dice: c’è un’età del Padre che è l’Antico Testamento, un’età del Figlio che è il Nuovo Testamento e un’età dello Spirito Santo che è l’età dei nuovi vangeli e poi ad un certo punto è l’età dello Spirito Santo. Un pensiero che crea vari problemi perché ad un certo punto vuol dire che dopo il vangelo, come è finito l’Antico Testamento, così finisce il Nuovo Testamento e inizierà una nuova era, in inglese si chiama new age. Allora Gioacchino da Fiore crea un po’ di trambusto, ma il fatto è questo: quando io leggo i testi di Gioacchino da Fiore non si tratta di porre delle domande, Gioacchino da Fiore era new age o no? Ma di dire: Gioacchino da Fiore quando scrive quelle opere dove vuole andare a parare? A cosa vuole rispondere? Cosa vuole trasmettere? E gli ultimi studi, ve lo dico proprio in modo semplice perché Gioacchino da Fiore è complesso e anche contraddittorio, Gioacchino da Fiore ha un’intenzione: dire che i monaci sono i migliori. Allora all’Antico Testamento si associano i coniugati, al Nuovo Testamento si associano i preti, ma i migliori sono i monaci e dice soprattutto un nuovo gruppo di monaci che arriverà. Quando sono arrivati i frati han detto siamo noi! Infatti tutta la gente dice che i frati son meglio dei preti, quindi aveva ragione.
Quindi capite che alle fonti non si tratta di porre domande, se si pongono delle domande, rettificarle ma soprattutto cercare di capire a quali domande stavano rispondendo mediante quella opera, mediante quel discorso.
Poi un’altra cosa importante: quando si analizzano le fonti stare attenti a quello che è lo spostamento semantico. Che significa ? Significa, questo lo sperimentate tutti i giorni anche voi a casa, cioè la stessa parola acquista significati diversi: nel senso che ad esempio Francesco d’Assisi scrive a Frate Leone, sapete che era il suo compagno, che stava con lui alla Verna quando ha ricevuto le stimmate, Francesco scrive a Frate Leone e gli dice “Frate Leone ti dico come una madre, sicut mater”… ecc. Uno legge il termine madre, poi se conosce un po’ l’Antico Testamento dice ah ecco, è come quel passo dell’Antico Testamento che dice come una madre ama il figlio, così io ti amo ecc. E poi dopo pensa alla madre nella mentalità italiana, mammona, e allora pensa Francesco come se fosse un peluche che dice a Frate Leone io peluche ti dico ecc. e quindi anche noi dobbiamo essere dei peluche, ecc. Nel senso che, al di là della battute: la stessa parola acquista significati diversi, cioè c’è uno spostamento semantico. Ad esempio quando Francesco dice a Frate Leone “dico a te come una madre”, proprio uno studio recentissimo, vuol dire “dico a te come superiore”. Francesco non usa mai il termine “superiore” perché contraddice il fatto che sono “minori”, superior/minor. Allora non usa mai il termine superiori e neppure il termine Padre, perché uno solo è il vostro Padre, quello che sta nei cieli e allora per indicare che già lo dice come uno che ha autorità, dice “dico a te come una madre”, come una madre che ha la responsabilità verso il figlio, di che cosa? di governarlo, di nutrirlo, di istruirlo, ecc. Capite lo spostamento semantico.
Ad esempio quando si dice San Francesco e il lupo bisogna capire cosa è il lupo adesso, specie in estinzione per cui si investono migliaia di euro per salvarlo e il lupo ai tempi di Francesco. Ecco il discorso molto importante: lo spostamento semantico.
Fatte alcune condivisioni, concluderei, poi lasciamo spazio alle domande. Quando inizia il Medioevo? Beh, sicuramente c’è un avvenimento grosso, epocale: ci sono le invasioni dei cosiddetti barbari, qualcuno preferisce dire popoli germanici e cade il mondo romano, l’impero romano. L’impero romano è una rete di strade: avete fatto la Flaminia, siete andati a vedere ad esempio il ponte di Augusto a Narni, bellissimo, sul Nera, avete visto al Passo del Furlo la Galleria che han fatto i romani ai tempi dei romani, la Cascata delle Marmore, sapete che è artificiale, l’han fatta i romani per far svuotare la valle di Rieti in modo che non rimanesse acquitrinosa, però c’era il problema che cadeva giù di botto e il fiume Nera scoppiava, invadeva tutto e allora han dovuto far fare dei salti, la Cascata delle Marmore è una cascata artificiale fatta dai romani. I romani erano questi: i romani erano il diritto, i romani erano le costruzioni e l’impero romano crolla, non è dall’oggi al domani ma pian piano e crolla un mondo. Quando ad un certo punto Girolamo, sapete lui era un dalmata della Dalmazia, un po’ un “dalmata” anche, perché insomma ringhiava quando c’era bisogno e lui era profondamente romano e dice a Roma, dove prima c’era la gente adesso c’è la civetta che ha fatto il nido, è uno strazio.
Un pochino paragonabile: crollano le Torri Gemelle, ma non solo le Torri Gemelle, lì crolla giù tutto, e in quel crollo che arriva questa ondata di popoli, si salvi chi può. Ci sono state varie risposte: io ne ricordo due, di due monaci. Uno era Cassiodoro e l’altro Gregorio Magno. Cassiodoro è vissuto a Vivarium in Calabria e lui che cosa ha fatto, arrivano questi, bisogna salvare il salvabile. Quindi cosa fa, comincia a ricopiare libri, a fare elenchi di libri, che sono importanti per l’istruzione, è come uno che dice mettiamo tutto in cassaforte perché sennò qui finisce una civiltà, un patrimonio culturale. Questo è l’atteggiamento di Cassiodoro.
C’è un altro profondamente romano anche lui, che abitava con la sua famiglia sul Celio, ad un certo punto la sua famiglia, la casa sua diventa un monastero e poi diventerà vescovo di Roma: Gregorio Magno, profondamente romano. Lui invece fa un’altra scelta, dice: bisogna mettere assieme, coniugare tutto il patrimonio romano, di cui lui era veramente impregnato, con queste nuove civiltà che arrivano e si è accorto di questo, che questi qui insomma dei Cicerone, di Aristotele, di tutte questo robe qui non è che gliene importava più di tanto, questi cercavano i miracoli. Questa era gente molto terra terra. Mi viene in mente: quando ho accompagnato delle suore del Ruanda in giro per Roma e gli facevo vedere i monumenti e dico qui c’è la tomba di un santo e queste molto semplicemente mi hanno chiesto: padre, fa miracoli? Perché noi in Ruanda abbiamo bisogno di miracoli. Vi ricordate la guerra tra Utu e Tutsi, cioè non gliene importava niente del resto, fa miracoli? Ci fa trovare l’acqua dove fare il pozzo, ci difende la notte mentre stiamo a dormire? Perché sennò potete tenervelo questo santo e pensate che queste suore del Ruanda che sono scappate e quando sono tornate giù gli avevano rubato tutto, le porte, le finestre eccetto una cosa: i libri della biblioteca, non sapevano che farsene.
Allora questo Gregorio Magno ha detto: questi arrivano e sono così e allora tocca presentargli i santi che non sono quelli che hanno intuito che Dio è uno e Trino, ma i santi che sono quelli che “ti pigliasse un colpo!” e quello schiattava! Capito? Una roba così e infatti cosa scrive Gregorio Magno? I Dialoghi, cioè tutta questa serie di storie di santi, dove c’è questa lotta con i demoni, con il male e soprattutto un emblema, il santo che è San Benedetto. Bene Gregorio Magno diventerà il padre del Medioevo, un riferimento costante. Ad esempio è interessante che questa sintesi lui la fa sulla Scrittura. Quindi possiamo dire quando inizia il Medioevo? Cade l’impero romano, ecco qui inizia un nuovo mondo, un momento nuovo.
Questo periodo qua è interessantissimo, è da studiare, ad esempio vi dicevo la storia dei Longobardi, perché più o meno sta avvenendo quello, cioè stiamo andando verso una realtà multietnica, multirazziale, multiculturale, multireligiosa e non si può fermare il mare con uno scoglio. Come hanno affrontato questi personaggi, Gregorio Magno, ecc. quel momento? Forse studiando loro, possiamo comprendere come affrontarlo noi. Le banlieues francesi stanno lì come braci che sono pronte ad esplodere da un momento all’altro, non è che è risolta la cosa e sono realtà che possiamo andare a studiare là cosa è avvenuto, come hanno fatto.
Quando finisce il Medioevo? Abbiamo detto varie date: possiamo dare un’indicazione. Qualcuno dice che finisce con Abelardo, perché con Abelardo inizia quel sic et non, cioè in poche parole le questio, in poche parole comincia la scolastica e poi l’arrivo di Aristotele, prima era l’esegesi monastica, i quattro sensi, il senso letterale, morale, allegorico, antropologico, ecc. arriva invece Aristotele il filosofo, si comincia a porre domande alla Scrittura, alla fede e ad interpretarle mediante il filosofo: la ragione, fede e ragione. Fede e ragione che sono unite ancora con Tommaso d’Acquino, con Bonaventura, con Alberto Magno, la scolastica, un momento straordinario. Dopo però la ragione sempre di più si enfatizza questo aspetto della ragione e qualcuno di fronte a questa tarda scolastica, dove la ragione si enfatizza sempre di più, queste dispute teologiche qualcuno dice: ma no, l’importante è la devozione, l’importante è la preghiera, l’importante è la spiritualità, la devotio moderna di cui un esempio è Tommaso da Kempis, l’Imitazione di Cristo che dirà come una spiritualità, tralasciando la ragione. In questo momento fede e ragione, spiritualità e teologia cominciano a separarsi e qualcuno dice lì finisce il Medioevo.
Qualcuno dice ma quella divisione fra fede e ragione ha una radice precedente che è la disputa sull’Eucaristia: nel Medioevo c’era stata una grossa disputa sull’Eucaristia, molto complessa. Ad esempio qualcuno diceva: questo è veramente Corpo di Cristo, tanto è vero che quando io lo mangio i miei denti triturano il corpo di Gesù. Digeriscono il corpo di Gesù e qualcuno arrivava a dire, quando vai in bagno espelli il corpo di Gesù. Quindi bisognerebbe conservare pure quello che uno fa quando va in bagno, le vostre facce mi sembrano abbastanza perplesse. Qualcuno dice no, non è che è proprio il corpo di Gesù, è un simbolo. Qualcun altro dice: no, non è un simbolo, è una realtà. E arrivano pian piano a coniugare quella dottrina della transustanziazione, cioè che c’è la materia e la sostanza, che ancora oggi è un punto importante nella teologia. In quel momento, qualcuno dice quel fatto, materia/sostanza, lì c’è quella divisione e qualcun altro dice no, il Medioevo finisce con la lotta per le investiture.
Sapete tutto il discorso: chi deve dare il potere ai vescovi, Matilde di Canossa e tutta la storia e si arriva a dire che c’è un potere temporale che ce l’ha l’Imperatore e un potere spirituale che ce l’ha il Papa. Nel momento della lotta per le investiture c’è la divisione del potere, lì finisce il Medioevo. E questo argomento fede/ragione, potere temporale/potere spirituale è un altro argomento importantissimo da studiare perché il fatto è che per noi questa divisione è abbastanza scontata, ma ci sono popoli, ad esempio nell’Islam dove questo non è scontato. Costruire una moschea non è soltanto costruire una moschea, non è soltanto il luogo dove si va a pregare, ma questo non soltanto nell’Islam ma anche ad esempio in certe, sapete che la chiesa ortodossa è molto legata al fatto della nazione, quindi si dà una chiesa per il culto degli ortodossi greci e quella diventa sotto la giurisdizione del governo greco. Tu pensavi di averla data al prete ortodosso, in realtà ce l’ha il governo della Grecia. Cose molto concrete, non c’è bisogno di stare a parlarne di più. Perché non c’è stata quella divisione potere temporale/potere spirituale, fede/ragione. Divisione che porterà alla ragione, la luce della ragione, l’Illuminismo, il razionalismo, ecc. e che Benedetto XVI, vedete come richiama continuamente fede/ragione, con una ragione aperta al mistero e una fede che è ragionevole, cioè che non si mangia il cervello, perché sennò cade nel fanatismo. Quindi rimane fede/ragione ma in una dialettica tra di loro.
Quindi vedete che il Medioevo è una realtà complessa, contraddittoria, in parte assurda, è la realtà ma con degli elementi veramente importanti da approfondire e da studiare.
Ci sarebbero altre cose che potremmo condividere ma forse è meglio lasciare spazio a vostre domande, riflessioni, ecc.
Domanda
Volevo chiedere due cose: proprio oggi mi capitava un po’ di meditare sul Cantico delle Creature e la critica letteraria ha sempre visto una bipartizione fra la prima parte, in cui c’è la lode della natura nella sua bellezza e la seconda parte in cui si parla dell’uomo, e dell’uomo in certe condizioni, cioè l’uomo può essere beato soltanto se non è nelle peccata mortali. Quindi la critica ha sempre detto c’è una contraddizione, forse è stata redatta in momenti differenti questa seconda parte.
Io credo ed è una mia impressione, per cui volevo chiederle lumi su questo: che anche questa contraddizione fra la natura, bellissima, lodata per la sua bellezza, mentre l’uomo è lodato solo se si comporta bene fra virgolette, sia un po’ il frutto di un anacronismo, cioè quello che lei diceva: una mentalità forse moderna applicata ad un testo antico, perché per l’uomo medievale la morte è una parte integrante della vita. Io non sono mai riuscita a vedere, mi sembra proprio una contraddizione che però deriva da una proiezione così storica, da un anacronismo storico.
E poi un’altra cosa che mi incuriosisce è la visione della storia dell’uomo, dell’uomo del Medioevo come figura, quindi il fatto che un avvenimento storico viene rivisitato in chiave provvidenziale cristiana come figura di un avvenimento che poi magari è successivo, faccio un esempio delle Scritture: per esempio la liberazione del popolo d’Israele dall’Egitto vista come immagine di Cristo che libera dal peccato, quindi un evento successivo. Sul piano della Scrittura è così. Mi chiedo nei testi storici che lei citava c’è questa prospettiva, che a volte è un po’ dal punto di vista oggettivo sposta la storia, cioè questa prefigurazione degli eventi in chiave provvidenziale che però poi in qualche modo può deviare, penso a Fulgenzio, ci sono degli esempi proprio sul piano dei testi letterari, io sono più su quel versante, mi intendo meno di storia, mi interessava la lettura storica di certi eventi cristiani.
Risposta
Allora, riguardo al Cantico delle Creature, conosciuto come il Cantico di Frate Sole, certamente la realtà completa come l’abbiamo è frutto di momenti diversi, ma questo è per ognuno di noi. Ogni opera pian piano, uno ha imparato dei vocaboli, li ha composti, ecc. Che è una realtà unitaria pure, cioè la prima parte è un cantico pasquale, è simile al cantico dei tre fanciulli che nella Bibbia sono messi nella fornace ardente e quella fornace ardente, lì spira questa brezza primaverile e loro intonano questo cantico dei tre fanciulli che la liturgia fa cantare proprio la mattina di Pasqua. Quindi il Cantico delle Creature è proprio un cantico pasquale. Francesco lo compone a San Damiano quando già c’è stato l’evento della Verna, quando lui si trova nella malattia, nella sofferenza.
Una volta ho visto una raffigurazione che mostrava questo: “altissimo onnipotente bon Signore, tue son le laudi, la gloria e l’onore et onne benedizione. A te solo altissimo se confanno e null’omo è ne digno te mentovare. Laudato sii mi Signore con tutte le tue creature specialmente Messer lo Frate Sole e mostravano quel sole cocente dell’Africa che faceva morire tutto, le vacche, ecc. Laudato sii mi Signore per Sora Acqua e l’acqua delle alluvioni che seminava morte. Laudato sii mi Signore per Frate Focu che è il fuoco che incendia e distrugge una casa. Cioè in poche parole è l’evento pasquale di morte e risurrezione, quindi non c’è contraddizione tra il prima e il dopo. Certo se invece il prima tu immagini Francesco che sta correndo in un campo di papaveri e canta quello lì, ma storicamente non è stato così. Non c’è contraddizione. Certo della morte che è passaggio: la morte di Francesco si chiama il transito, il passaggio, la pasqua e per loro i defunti sono realmente presenti e ci si prende cura di loro, pregando per loro, facendo dire delle messe per loro. Mi è capitato ad esempio di andare in un monastero dove c’era una sorella che stava morendo, la badessa che veramente è una madre di questa grande comunità, ma questa stava proprio morendo e questa gli dice “per obbedienza non devi morire finchè io torno, perché voglio essere qui accanto a te”. O la badessa è andata via, è stata via una settimana, lei torna il sabato verso mezzogiorno questa ha cominciato a peggiorare e prima di sera è morta e loro ci credono e glielo dice, per obbedienza mi devi aspettare perché non voglio farti morire sola. A noi ci fa ridere, invece questi ci credono e loro ci credevano.
Poi il fatto del simbolismo: il discorso del simbolo. Come qui Francesco dice “Laudato sii mi Signore per Frate Sole che de te altissimo porta significatione”, noi siamo un po’ abituati da una mentalità marxista per cui quello che governa la realtà è l’economia, la religione è la sovrastruttura, in poche parole pensa al cielo, che mo ti frego sulla terra. Invece per loro non era un alienarsi dalla realtà ma entrare ancora più dentro: cioè il sole è quello che dona luce, dona calore, dona energia, dona vita e in questo fatto qua è che lui è simbolo di colui che dona vita ecc. ecc. Così l’acqua, preziosa e casta, perché è l’acqua del battesimo. Allora c’era questo fatto, Bonaventura lo chiama “cointuitio”, intuire cosa c’è dietro. Ad esempio in cristologia pensiamo al Gesù della storia e al Cristo della fede, il Cristo della fede è qualcosa appiccicato sopra, vabbè tu ci credi, no invece il Cristo della fede è che qualcuno ha visto più profondamente. Infatti San Francesco parla di vedere e credere, dice Francesco “gli apostoli vedevano l’uomo Gesù ma vedevano di più e vedevano che era Figlio di Dio”. Non è che vedevano di meno, quindi noi vediamo che è pane consacrato sull’altare come lo vedono tutti, ma io non è che non vedo quello che vedono gli altri, vedo di più cioè vedo che è corpo di Cristo. Io vedo Don Francesco che è un uomo col clergymen, che è prete, uno vede questo ma chi vede e crede vede questo e vede di più, vede che Don Francesco è quello che mi dona l’Eucaristia, quello che mi dà l’assoluzione dai peccati. Infatti Francesco dice un grande rispetto per tutti i sacerdoti, soprattutto i più poverelli, non proprio economicamente, i più stupidotti, ignorantotti, quelli che ogni tanto bevono un bicchiere di troppo, perché lì vedo ancora di più il fascino della loro povertà e del vedere in fondo che loro mi danno l’Eucaristia e la Confessione. Però nel frattempo erano coscienti anche che quel vedere più può andare a finire che vedo e stravedo, tanto è vero che nel Medioevo dicevano che a soffiare il naso troppo forte alla fine sanguina, oppure a mungere stringendo le mammelle troppo forte alla fine non esce più latte ma sangue. Quindi anche questo fatto bisogna essere attenti perché sennò c’è tutto quel simbolismo, loro se ne rendevano conto.
Domanda
Scusi, lei prima parlava di Gregorio Magno che ha intuito che i popoli germanici bisognava come dire intercettarli, coinvolgerli nella nostra cultura. Poi si riferiva al nostro tempo: non c’è un po’ di differenza nel senso che i popoli che arrivano adesso hanno già una loro cultura un po’ più profonda e un po’ più radicata rispetto ai popoli germanici?
Risposta
Prima di tutto non è che lui intuiva che arrivavano, erano arrivati; nel senso che lui dice, io volevo fare la vita di…e mi trovo a dover riparare le mura, a soccorrere quelli che hanno distrutto, dare da mangiare, ecc. in realtà erano arrivati. Anche queste persone avevano una loro cultura, non è che erano gente con tabula rasa, avevano una loro cultura ma la grossa differenza è questa: che lì arrivava tutto un popolo invece qui arrivano dei singoli o delle famiglie. Allora arrivano i Longobardi, si affacciano sopra il Friuli, vanno a Cividale poi vanno a Pavia, ma è tutto il popolo e allora ad un certo punto si battezza Clodoveo e tutto il popolo. Invece qui sono delle persone singole, sono delle famiglie.
Poi ricordiamoci anche che più della metà delle persone extra comunitarie che sono qui sono già cristiane e io sto in una parrocchia a Terni dove ce ne sono molti, ad esempio posso dirvi un segreto da prete: ma hanno una profondità di vita spirituale incredibile. Sono i rumeni, veramente incredibile, veramente ti accorgi che lì c’è una tradizione del mondo ortodosso, della spiritualità ortodossa, orientale. A volte ci sono persone che vengono a parlare e veramente è incredibile hanno una spiritualità eccezionale. Allora questa differenza che non sono dei popoli ma dei singoli allora lì il discorso e l’integrazione deve avvenire. Ad esempio c’è stata in parrocchia a Terni l’Epifania, abbiam fatto lo spettacolo tipo che arrivano i Magi, mi hanno fatto fare pure a me uno dei Magi, tutto bardato, noi frati e i ragazzini coinvolte tutte le persone e per dire il protagonista di questa storia, recitava benissimo, faceva il gatto con gli stivali, è un ragazzo rumeno. Oppure c’erano altri albanesi, ci sono delle ragazzine, c’è il gruppo degli scout, il gruppo post cresima, il gruppo del teatro e c’è tutta una integrazione.
Domanda
Quindi non stiamo entrando nel secondo Medioevo?
Risposta
Non lo so. Nel senso che la storia è maestra di vita, ad esempio già il fatto di accogliere la complessità, aprire la bocca e dargli fiato, gli slogan servono ad arringare la piazza. Invece bisogna ammettere che c’è una complessità, c’è una contraddittorietà, c’è persino un’assurdità della vita e questa è la realtà.
Domanda
Se all’epoca di Gregorio Magno arrivano i Longobardi e questo rappresenta l’inizio del Medioevo, oggi, se tanto mi dà tanto vuol dire che stiamo entrando nel II Medioevo.
Risposta
Può avvenire questo di una realtà di inciviltà perché ad esempio sali sul treno e c’è quello lì che si leva le scarpe e poggia i piedi davanti e quello che sputa per terra e dici beh se tanto mi dà tanto io sono in treno e vado a sedermi nella carrozza accanto e allora vicino a quello va a sedersi soltanto uno che gli va bene quel modo di fare. Pian pianino la carrozza diventa una carrozza solo di persone di una certa cultura e di una certa nazione. Così avviene con la carrozza, così avviene col palazzo, così avviene con il quartiere ecc. E così avviene con le banlieues francesi, sapete che in Francia l’integrazione non è avvenuta ed è veramente un grosso problema. Si può fare un’altra cosa, un’altra strada, cioè di un lavoro che il Papa chiamerebbe l’emergenza educativa. Ad esempio il fatto che se uno sta qui deve sapere l’italiano. Ecco però queste sono realtà che sono complesse come erano complesse quelle. Possono esserci nello studio di quel periodo degli stimoli importanti e delle indicazioni importanti: vedere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato.
Ad esempio e finiamo con questo: quando io dico istituzione, però voi siete un po’ attempatelli ed è un po’ diverso, quando dico istituzione che colore abbinereste alla parola istituzione? Verde? Grigio? Blu? Quale colore di questi che abbiamo detto è il più adatto? Quando io dico quello è un uomo delle istituzioni che uomo è? Che tipo è? Preistorico? Che temperatura c’ha? -3, 0 gradi. Vedete noi abbiamo questa percezione che l’istituzione è una cosa grigia, l’uomo dell’istituzione è un uomo grigio. Adesso gli studiosi stanno scoprendo che l’istituzione è la cosa più bella e più geniale che possa esserci e l’uomo delle istituzioni è il genio. Andare a dire vogliam la pace a Gaza è aprire bocca e dargli fiato e via. Che ci vuole a Gaza? Ci vuole uno che sappia costruire istituzioni economiche, fiscali, educative, sociali, ospedaliere, istituzioni che facciano sì che la situazione lì funzioni e non ci sia una tregua, ma ci sia la pace. Oggi parlavo con uno che proprio è addentro e mi diceva la cosa non è aprire i valichi perché quelli di Gaza possano andare a lavorare in Israele, perché questo è schiavismo, quello è il ghetto da cui vanno fuori a lavorare, ma fare in modo che in quei territori ci sia un’economia propria che si sviluppa. Però questo chi può costruirlo? Un uomo delle istituzioni. Studiando il Medioevo, si studiano delle istituzioni che hanno funzionato, cioè studiando la storia non solo del Medioevo ma anche dell’età moderna, si studiano le istituzioni che hanno funzionato ed altre che non hanno funzionato. Tipo l’Ordine dei Frati Minori o dei Predicatori ha funzionato, perché? Perché c’erano certi modi istituzionali che hanno funzionato, altri ordini ad esempio non hanno funzionato, cioè avevano un’organizzazione che alla fine non funzionava per cui sono finiti. Ogni tanto si incontrano delle persone che dicono sai abbiamo fatto in quel periodo un’esperienza di comunità bellissima e poi? Poi dopo ci siamo scontrati, non andavamo d’accordo e siamo andati ognuno per conto proprio. Sarà stata bellissima ma non è durata nel tempo? Ad esempio una delle cose da scoprire nel Medioevo sono le istituzioni che funzionano e quelle che invece non hanno funzionato. Su certi punti erano molto pragmatici.
Prima di concludere un po’ di compiti a casa ve li do, però dovete scriverli! Una delle persone oggi studiata tantissimo è Raimondo Lullo. Chi era? E’ uno che è nato nell’Isola di Maiorca e nell’Isola di Maiorca erano presenti saraceni, musulmani, ebrei e allora questo tale era un cantastorie, più o meno un disk jockey, poi si converte, diventa francescano e tutta la sua vita la impiega sul fatto di come vivere assieme, cristiani, musulmani ed ebrei. Inventa il sistema binario che è il fondamento del computer e tutta una serie di cose e lui dice “bisogna fare delle scuole dove si spiegano ai musulmani cosa pensano i cristiani e fare delle scuole dove si insegna ai cristiani cosa pensano i musulmani”. Ad esempio portandolo all’oggi bisognerebbe spiegare ai cristiani che i musulmani sono contenti di fare il presepe, perché Gesù è il più grande profeta e ci sono dei giovani musulmani che vanno ad aiutare a fare il presepe e che a loro il presepe gli è caro e loro credono che Gesù è nato in modo miracoloso dalla Vergine Maria. Questo pensano i musulmani quindi Gesù è nato in modo miracoloso da Maria come pensiamo noi. Su questo c’è un librettino molto bello, divulgativo di Sara Muzzi “Introduzione a Raimondo Lullo”- Ed. Porziuncola.
Un’altra cosa da leggere, posso autocitarmi, un po’ di pubblicità ci vuole: c’è un libro sempre Ed. Porziuncola, Pietro Messa, mia sorella si chiama Domenica, “Le fonti patristiche del pensiero di Francesco d’Assisi”. In fondo Francesco attinge molto dai padri, parecchie cose da Benedetto. Poi ci sono “I Promessi Sposi”. Basta così.
Don Francesco
Concludendo con un ringraziamento: il convento ha passato frutta, dolce, aperitivo. Come tu sai bene quando ti chiede una mano la Chiesa ti prende anche un braccio quindi attenzione che sarai richiamato, magari per gli esami.
Volevo solo ricordare che il prossimo appuntamento sarà il 16 febbraio, verrà la Prof. Fova che ci parlerà dell’arte di insegnare, come la figura del maestro ha avuto un’evoluzione, la nascita dell’università fino ai nostri giorni, noi ci fermeremo al Medioevo. Poi vi dico soltanto chi ha accettato anche se le date sono da stabilire nei mesi, come sapete verrà Branduardi che ci parlerà della musica sacra, lui ha fatto uno studio sul Prologo di Giovanni e lo ha messo in musica, è una cosa molto interessante. Poi sono molto contento che ha accettato, verrà una Prof. che si chiama Frale che lavora all’Archivio Segreto Vaticano ed è una dei massimi esperti mondiali dei Templari e soprattutto ha accesso a dei documenti che sono secretati, naturalmente non ce li porta però ci può dare qualche anticipazione su questi studi sui Templari che ballano tra mito e realtà come dicevi prima. E poi verrà il vice direttore del TG5 Andrea Pamparana che è esperto del Medioevo e ci parlerà della santità medievale, in particolare di Gregorio Magno e Abelardo, ha scritto dei libri su questo e penso che sia interessante.
Cosa è che caratterizza l’uomo medievale? L’uomo medievale era un uomo che pregava, magari scantonava un po’ nel mito, nel devozionalismo; l’uomo moderno è un uomo che programma, questo mi ha colpito leggendo un po’. La santità medievale è un punto che dobbiamo toccare assolutamente, penso che Gregorio Magno, l’appellativo Magno calza a pennello. Poi, se non lo fanno prima Presidente della Commissione Rai, ha accettato di venire Sergio Zavoli che ci parlerà delle invasioni barbariche che è un punto determinante, poi verrà Pupi Avati che invece ci parlerà delle Crociate dal punto di vista storico. Buona notte a tutti e Grazie.
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