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XXXII Domenica Ordinaria 6 Novembre 2016

In questa settimana siamo invitati

a riflettere sulla FEDE nella

RISURREZIONE dei MORTI

che sostiene la

TESTIMONIANZA CRISTIANA

fino in FONDO

PRIMA LETTURA:

Dal secondo libro dei Maccabei: 2Mac 7, 1 – 2. 9 - 14

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri». [E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

La testimonianza dei fratelli Maccabei è un esempio di fedeltà al Signore fino in fondo. Anche coloro che perseguitano rimangono meravigliati. La meraviglia, da sola, non basta a far cambiare il cuore. Non fermiamoci alla meraviglia nemmeno noi. L’esempio dei grandi testimoni della fede deve spingerci ad un impegno verso il Signore sempre più pieno. L’orizzonte per una testimonianza “estrema” non può che essere la fede nella risurrezione dai morti.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Mi è capitato, nel “mio piccolo” di aver sperimentato la persecuzione o almeno la presa in giro per la mia fede cristiana? Come ho reagito?

  • Cerco di farmi forza con l’esempio dei santi testimoni della fede?

SECONDA LETTURA:

Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi: 2Ts 2, 16 – 3, 5

Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene. Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno. Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Paolo chiede spesso alle sue comunità la preghiera per il suo ministero. L’evangelizzazione ha bisogno del sostegno della preghiera perché gli avversari contro cui i testimoni della fede combattono non sono umani. Satana ha tutto l’interesse a non far attecchire il messaggio evangelico.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Mi capita di pregare per i cristiani che sono perseguitati a causa della loro fede?

  • Sono convinto che nelle difficoltà dovute all’annuncio del Vangelo Dio mi sostiene?

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 20, 27 - 38

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Oltre ai farisei e agli scribi appaiono ora dei nuovi avversari di Gesù: i sadducei. Essi negano la risurrezione come pura chimera umana. A questo scopo, raccontano una storia di loro invenzione sui sette fratelli e la moglie del maggiore fra loro, ripromettendosi così di mettere in ridicolo Gesù e la credenza nella risurrezione. In realtà, la derisione alla fine si è rivolta proprio contro di loro. Egli dimostra infatti che il mondo futuro non è il prolungamento di questo, afferma che la morte sarà vinta e che coloro che risusciteranno avranno parte alla vita di Dio e non saranno più sottomessi alle leggi biologiche di questo mondo. Nel seguito del discorso, fondandosi sull’ Esodo (Es 3,6), libro che i sadducei considerano sacro, Gesù presenta un argomento biblico sulla vita eterna: “Dio non è Dio dei morti”, e lo sarebbe se Abramo, Isacco e Giacobbe non vivessero più. Ma essi vivono e rendono gloria a Dio. Ciò significa anche che solo chi vive per Dio, vive davvero. Dio invita tutti gli uomini alla sua casa paterna, perché desidera che noi tutti beneficiamo con lui della pienezza della vita nell’immortalità.

NESSO TRA LE LETTURE

Qual è e come è il destino ultimo dell'uomo? A questa inquietante domanda cerca di rispondere la liturgia di questa domenica. Gesù ci insegna che il destino è la vita, ma che questa vita nell'aldilà non si eguaglia alla vita terrena (vangelo). Il martirio della madre e dei suoi sette figli al tempo della guerra maccabea, offre all'autore sacro l'occasione per proclamare vigorosamente la fede nella resurrezione per la vita (prima lettura). Paolo chiede preghiere ai tessalonicesi perché "la parola del Signore continui a propagarsi e ad acquisire gloria" (seconda lettura), una parola che include la sorte finale degli uomini davanti al Giudice supremo, che è Dio.

MESSAGGIO DOTTRINALE

1. Mistero e realtà. Conviene affermare sempre che il destino finale dell'uomo non è chiaro come un teorema matematico, né conoscibile come la composizione chimica dell'acqua. Gesù, nel suo ragionamento con i sadducei, sostiene che è un mistero, e per questo non ricorre al raziocinio, ma alla rivelazione. "Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è un Dio di vivi, non di morti". La storia della salvezza ci aiuta a comprendere che, essendo mistero, la salvezza stessa non è stata oggetto di una conoscenza naturale o di una rivelazione immediata. C'è stato, piuttosto, un processo lungo e pedagogico di rivelazione a partire dall'Antico Testamento fino al Nuovo. I sadducei esagerano tanto il carattere misterioso della resurrezione, che semplicemente la negano. È forse una soluzione facile, ma impropria dell'uomo, che è un eterno ricercatore della verità. Cercare di entrare nel mistero, senza distruggerlo, qui si trova la grandezza dell'essere umano sulla terra. Ma la resurrezione non è soltanto un mistero, è anche realtà. Una realtà che non è percettibile con gli occhi della carne, ma unicamente con gli occhi della fede. Noi cristiani possiamo formulare la nostra fede nella resurrezione in corpo ed anima, in tutta la mia realtà psicofisica. Evidentemente, non si deve mettere tanto in risalto la resurrezione corporale da giungere ad immaginarla come la vita terrena nel suo grado massimo di perfezione. "Non possono più morire, perché sono angeli" (vangelo). L'uomo sarà trasformato e, senza cessare di essere uomo, sperimenterà e vivrà la sua umanità in un modo adeguato a un mondo infinito ed eterno.

2. Martirio e vita. Il martirio, perfino per i non credenti, ha un potere di seduzione assai notevole. Un martire per la propria fede non è soltanto gloria della sua religione, ma dell'intera umanità. È un eroe e, se è cristiano, è anche un santo, un eroe della grazia e un evangelizzatore, perché trasmette la fede cristiana con l'offerta della sua vita. La madre e i sette figli di cui ci parla la prima lettura sono stati per i giudei e per i cristiani un esempio permanente di fortezza spirituale e di fede nella resurrezione. "Il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a una vita nuova ed eterna", così formula la sua fede il secondo dei fratelli. Il martirio di tante centinaia di migliaia di cristiani, nel corso di 21 secoli, è il segno di credibilità più probante della resurrezione dei morti. Un martirio che si radica nel grande Martirio di Gesù Cristo sulla croce per redimerci dal peccato ed ottenerci la vita eterna. La "breve pena" della sofferenza si scambia con la "vita perenne" e infinita. Poiché in verità, martire è chi è disposto a chiudere la porta della vita per fedeltà a Dio, e ad aprire il cancello del Paradiso per stare sempre con il Signore. Questa è la Parola del Signore, che dobbiamo annunciare, e che dobbiamo propagare in ogni luogo. In un mondo non poco secolarizzato, è assai necessario che noi cristiani sigilliamo la nostra fedeltà alla vita, e alla vita eterna.

SUGGERIMENTI PASTORALI

1. Continuità, non uguaglianza. La nostra fede ci dice che l'essere umano resusciterà nella sua integrità. C'è, pertanto, una continuità innegabile tra l'uomo storico, che muore e torna alla polvere, e l'uomo risorto. Risusciterà l'uomo e la donna che hanno calpestato questa terra, che hanno amato, che hanno fatto il bene, che hanno procreato ed educato i loro figli, che hanno lavorato per poter vivere, che sono morti baciando un crocifisso o recitando il rosario. Se qualcuno ponesse in dubbio o negasse questa continuità, in che cosa consisterebbe allora la resurrezione dai morti? Non sarebbe, tale espressione, un suono senza senso? Allo stesso tempo la nostra fede ci dice che la continuità non equivale ad uguaglianza. La nostra polvere rivivrà, ma trascesa. Saremo integralmente uomini, ma la nostra vita non sarà sottomessa alla condizione storica. Nell'eternità non si lavora, né si mangia, non si procrea, né si muore. "Sarete come angeli" (vangelo). Resusciteremo identici, ma diversi in ragione della stessa diversità del mondo in cui si entra e in cui si vivrà per sempre. L'uomo intero vivrà nella condizione degli angeli, perché la sua stessa dimensione corporea resterà penetrata e come trasformata dalla dimensione spirituale, e principalmente dallo Spirito di Dio. Tutto ciò è importante per la catechesi, la predicazione, e l'accompagnamento spirituale. Non è male che ai bambini si parli del cielo in un linguaggio immaginativo e sensoriale. Ciononostante, credo che si debba elevarli a poco a poco, gradualmente, da una concezione sensoriale a una concezione sempre più spirituale della vita eterna. Effettivamente, voler piantare la terra nel cielo è sempre stata una grande tentazione dell'uomo. Non sarà, questa, una, tra le altre cause, per cui si trova in crisi la fede nella resurrezione dei morti e nella vita futura?

2. Un messaggio di speranza. Se ragioniamo con fede, non c'è dubbio che la resurrezione dei morti sia un messaggio di speranza. Per il credente, il tesoro più prezioso non è la vita che si ha, ma quella che si aspetta. Ciononostante, la vita attuale è preziosissima. Come non lo sarà, se in essa l'uomo si gioca tutta l'eternità? La speranza cristiana non fa vivere lontani dalla realtà del mondo e della storia. Costruire la storia non è soltanto compito dei non credenti, è ancora a maggior ragione compito di chi crede nel Signore della storia e nella marcia della storia verso il suo sbocco finale. Sì, come cristiano, spero che Dio aprirà le porte dell'eternità alla mia mente, al mio cuore, al mio corpo, alla mia vita. Perché la speranza cristiana nella resurrezione è messaggio di vita in pienezza, di presenza viva davanti allo stesso Dio vivo. È vivere senza orologio né cronologia, stando sempre con il Signore. Il messaggio cristiano è un messaggio di speranza, perché annuncia il trionfo della vita sul tempo e sul male, il trionfo di Dio su tutti i suoi nemici, l'ultimo dei quali è la morte.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Come vivo la mia fede nella Risurrezione dai morti? Alimento in me questa speranza?

  • Come vivo il dolore per la perdita di persone care? Oppure di persone care ai miei conoscenti e amici? Sono capace di dare una consolazione cristiana?