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XXXIII Domenica Ordinaria 13 Novembre 2016

In questa settimana siamo invitati
a riflettere sul MODO con cui
viviamo la nostra
VITA CRISTIANA

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Malachia: Mal 3, 19 – 20a

Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Il profeta avverte che il giorno del giudizio verrà presto! E sarà comune a tutti. E’ bella e profonda l’immagine dei raggi del sole che saranno roventi per coloro che commettono ingiustizie, mentre saranno benefici per i cultori del nome di Dio.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Mi capita qualche volta di pensare che Dio non sia giusto e che non ci sia una giustizia futura?

  • Ho la coscienza tranquilla per il mio comportamento, da vero figlio di Dio?

SECONDA LETTURA:

Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi: 2Ts 3, 7 – 12

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Paolo è consapevole che i membri di una comunità, soprattutto i responsabili, devono impegnarsi e non “vivacchiare” alle spalle dei loro fratelli. La regola di vita di ogni cristiano è non vivere nell’ozio! L’ozio, all’interno di una comunità, alimenta l’invidia, le chiacchiere, i dissidi, le fantasie varie contrarie al messaggio di Gesù, in una parola, alimenta il peccato.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Mi impegno davvero a costruire l’armonia nella mia comunità come se fosse la mia famiglia?

  • Sono convinto che l’ozio nella mia comunità mi porta ad alimentare le critiche gratuite, le invidie e i dissidi?

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 21, 5 – 19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

I discepoli ammirano l’architettura del tempio. Gli occhi di Gesù si spingono più in là: egli vede la distruzione di Gerusalemme, i cataclismi naturali, i segni dal cielo, le persecuzioni della Chiesa e l’apparizione di falsi profeti. Sono manifestazioni della decomposizione del vecchio mondo segnato dal peccato e dalle doglie del parto di nuovi cieli e di una terra nuova. In tutte le pressioni e le estorsioni esercitate sulla Chiesa, noi non dovremmo vedere qualche cupa tragedia, perché esse purificano la nostra fede e confortano la nostra speranza. Esse sono altrettante occasioni per testimoniare Cristo. Altrimenti il mondo non conoscerebbe il suo Vangelo né la forza del suo amore. Ma un pericolo più grande incombe su di noi: si tratta dei falsi profeti che si fanno passare per Cristo o che parlano in suo nome. Approfittando delle inquietudini e dei rivolgimenti causati dalla storia, i falsi profeti guadagnano alle loro ideologie, alle loro idee pseudo-scientifiche sul mondo e alle loro pseudo-religioni. La vera venuta di Cristo sarà invece così evidente che nessuno ne dubiterà. Gesù incoraggia i suoi discepoli di ogni tempo a rimanere al suo fianco sino alla fine. Egli trasformerà tutte le infelicità, tutti i fallimenti e persino la morte del martire in risurrezione gloriosa e in adorazione.

NESSO TRA LE LETTURE

Il presente e il futuro sono due categorie che si ergono in qualche modo in questa penultima domenica del ciclo liturgico. Gli “arroganti e malvagi” del presente saranno strappati alla radice il Giorno di Javeh, mentre i “fedeli al mio Nome” saranno illuminati dal sole di giustizia (prima lettura). Le tribolazioni e le disgrazie del presente non debbono perturbare la pace dei cristiani, perché, mediante la loro perseveranza nella fede, riceveranno la salvezza futura (vangelo). San Paolo invita i tessalonicesi ad imitarlo nella sua dedizione al lavoro, qui sulla terra, per ricevere poi nel mondo futuro la corona che non marcisce (seconda lettura).


MESSAGGIO DOTTRINALE

1. Cittadini di due mondi. Ogni uomo, che lo voglia o no, è iscritto nel registro di due mondi diversi. Uno è il mondo presente, la terra che calpestiamo e l’aria che respiriamo, un mondo passeggero, segnato dal limite e dalla caducità. L’altro mondo è il mondo in cui regna il sempre e l’infinitudine, il mondo futuro verso il quale l’uomo e la storia si incamminano. L’interessante è che questi due mondi si succedono cronologicamente, ma soprattutto si intrecciano e si incrociano nella vita degli uomini. Nessuno di essi ci è estraneo, in nessuno viviamo come se l’altro non esistesse. Nel mondo presente non possiamo non pensare al futuro, e nel mondo futuro non si potrà dimenticare il presente. Le vicissitudini della storia, i suoi conflitti e le sue pene ci rimandano quasi inesorabilmente verso il futuro. La gioia e la pienezza del mondo futuro solleciteranno il nostro interesse, perché tutti gli uomini di questo mondo possano raggiungerli. Come cittadini del presente, dobbiamo essere occupati e dediti al compito del progresso, della giustizia, dell’avanzare dell’umanesimo e della solidarietà, della crescita nei valori. Come cittadini del futuro, dobbiamo guardare verso l’instaurazione del Regno di Cristo e verso la santità dei cristiani. Il presente è tempo di ideali e di realizzazioni, il futuro lo sarà di incontro e di intimità. Il presente è tempo di costanza nella lotta, il futuro sarà tempo di riposo nella pace. Il presente è tempo di speranza nella fede e nell’amore, il futuro lo sarà di trionfo pieno dell’amore perfetto. Due mondi distinti, non distanti, ma uniti nel cuore dell’uomo. Due mondi in cui il cristiano deve vivere al meglio, facendo onore al suo nome.

2. La luce della giustizia. In questo mondo non sempre la luce della giustizia brilla con tutto il suo splendore. C’è anche molta tenebra di ingiustizia. E per questo l’uomo onesto e buono è insidiato dalla tentazione di dire: “E’ inutile servire Dio! Che cosa ci guadagniamo, osservando i suoi comandamenti?” (Prima lettura). Forse giungono alle nostre orecchie voci di falsi profeti che gridano: “Sono io!”, o che predicono con presunzione: “Il tempo sta per giungere”. (Vangelo). E giungono a preoccuparci queste voci, e creano nei cristiani una certa perplessità. All’oscuro circa il futuro, c’erano, anche tra i cristiani di Tessalonica, alcuni che “non lavoravano e si impicciavano di tutto” (seconda lettura). Evidentemente, creavano confusione e perturbavano la vita e la pace della comunità. Questa tenebra di ingiustizia non è propria soltanto del tempo dell’Antico o del Nuovo Testamento, continua ad essere attualissima nel nostro tempo. Molta gente è convinta del trionfo del male sul bene. Non ci sono di quelli che intimoriscono la gente, soprattutto semplice e senza molta cultura, parlando di rivelazioni ricevute sul fatto che la fine del mondo sta per arrivare e insegnando dottrine erronee? La rivelazione di Dio, raccolta nei testi liturgici di questa domenica, ci ricorda: “Dio farà brillare la luce della giustizia”. Può essere che questa luce già cominci a brillare in questo mondo, ma certamente il sole della giustizia irradierà i suoi raggi nel mondo futuro. Il cristiano, pertanto, in mezzo alle ingiustizie e alle persecuzioni, deve mantenersi tranquillo, paziente e in grande pace, perché Dio interverrà a suo tempo.

SUGGERIMENTI PASTORALI

1. Il tempo della Chiesa. Tra la Pentecoste e la fine della storia si trova il tempo della Chiesa. Questa Chiesa che ha già 21 secoli, che vive il presente cercando di essere fedele al suo Fondatore, e che guarda al futuro con speranza. Gesù Cristo non ha risparmiato tribolazioni a questa Chiesa. Ma non è stato nemmeno avaro con Lei in consolazioni. Nella sua storia passata e presente, vediamo una innumerevole fila di uomini e donne fedeli al loro Signore, e, insieme, defezioni, falsi maestri, apostasia, tradimento. Durante i secoli, in molti luoghi dove non c’era pace, i cristiani santi hanno seminato pace e concordia tra gli uomini, ma ci sono stati anche cristiani, in questi stessi secoli, che hanno sparso discordia, guerra, rivoluzione, disaccordi nella famiglia, nei gruppi, umani, tra le nazioni. Ci sono stati, nella lunga storia del cristianesimo, re e governanti cristiani, estremamente santi, e che hanno fatto tanto bene. Al loro fianco, ci sono stati, allo stesso modo, e continuano ad esserci, re e governanti che hanno perseguitato i loro fratelli nella fede per motivi politici o per interessi ideologici. Nella storia ci sono anche i nemici di Dio e della sua Chiesa. Ricordiamo gli imperatori che, per tre secoli, con maggiore o minore intensità, perseguitarono il cristianesimo, e consideravano i cristiani come atei, perché non adoravano gli dei dell’Impero. Pensiamo ai tormenti che soffrirono i figli della Chiesa in Giappone e in Cina, per il fatto che il cristianesimo fosse considerato come straniero, e come estraneo completamente alle proprie tradizioni religiose. E che cosa dire della brutale persecuzione e dello sterminio del comunismo nei confronti dei cristiani, laddove il socialismo reale fu e continua ad essere un triste ed orrendo incubo dell’umanità nella sua storia? Il tempo della Chiesa è stato e continuerà ad essere così fino alla fine: tempo di tribolazione, e tempo di consolazione e di pace. Questa è la Chiesa in cui viviamo, quella che amiamo, e nella quale lavoriamo per il Regno di Dio!

2. Vivere il presente dal futuro. Molto spesso, si pensa che si debba vivere il presente con un occhio al passato, per apprendere dallo stesso, dato che “la storia è maestra della vita”. Non nego che questo sia vero. Vorrei segnalare, tuttavia, un aspetto proprio della nostra fede cristiana. Si deve vivere il presente come chi già avesse percorso il cammino della vita, e si trovasse nel mondo futuro. È chiaro che le prospettive e il modo di vivere il presente sarebbero molto diversi. Ciò vale nella vita dell’uomo: se fosse possibile vivere i venti anni dalla prospettiva dei sessanta, senza alcun dubbio si vivrebbero in un modo diverso. A maggior ragione vale quando ipoteticamente ci collochiamo nell’aldilà. Domandiamoci: dall’eternità, come avrei voluto vivere il giorno di oggi, questa situazione familiare, questo momento personale di crisi, questa relazione affettiva, questo ambiente di lavoro? Questo futuro crea una distanza tra noi e il nostro presente, e, creando distanza, ci permette di vedere le cose con maggior pace ed obiettività. Questo futuro, ci mette nel mondo di Dio e, in questo modo, ci concede il potere di pensare alle diverse situazioni del presente e della vita con lo stesso modo di pensare di Dio. A partire dal futuro, conosciamo meglio e sappiamo applicare con maggior esattezza e coerenza al presente la regola della nostra fede e la misura della nostra condotta.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Cerco di avere uno spirito pronto a leggere i segni della venuta di Dio nel mondo senza inutili allarmismi?

  • Vivo con tranquillità la mia preparazione alla vita eterna?