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Sesta Domenica Ordinaria 12 Febbraio 2017

In questa settimana siamo invitati

a riflettere su come TESTIMONIARE

la FEDE senza DARE SCANDALO

col nostro COMPORTAMENTO

PRIMA LETTURA:

Dal libro del Siracide: Sir 15, 16-21

Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare.

Sul tema dell'osservanza della legge di Dio e sulla rettitudine morale è incentrato il testo della prima lettura di oggi, tratto dal libro del Siracide. Evitare il peccato, vivere nella giustizia e nella pace, essere persone coerenti con i principi religiosi a cui uno ispira la propria esistenza terrena.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Mi sembra più facile seguire una legge divina oppure cerco di entrare nel valore che questa legge cerca di salvaguardare?

  • Mi è capitato mai di calunniare qualcuno, di insultarlo, oppure di scandalizzare con il mio comportamento?

SECONDA LETTURA:

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi: 1Cor 2, 6-10

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma, come sta scritto: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano». Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Il brano di questa domenica segue direttamente quello di domenica scorsa. Paolo ha appena affermato che la sua predicazione non si era basata su artifici retorici o sulla sapienza umana che ai Greci (e quindi ai Corinti) piacevano tanto. La sua predicazione si era basata sulla croce di Cristo, testimoniata direttamente dalla situazione di povertà e di malattia di Paolo. La fede dei Corinzi così era nata non grazie alla sapienza, ma era scaturita dalla croce di Cristo, grazie alla potenza dello Spirito Santo, che avevano potuto agire grazie alla povertà di Paolo. Ora Paolo recupera la categoria della sapienza, trattando della vera sapienza quella che si inserisce all'interno dell'agire di Dio. Paolo cambia qui registro. Egli riprende il vocabolario dei filosofi greci, parla di perfetti, di sapienza, di mistero. E' uno dei meriti di Paolo, quello di essere riuscito a spiegare il mistero della fede degli israeliti con le parole della filosofia greca, dando a questo mistero un veicolo più degno per essere diffuso in tutto il mondo allora conosciuto. Le categorie di pensiero ebraiche infatti non potevano sostenere una discussione dialettica, un dialogo di approfondimento che trovasse un punto di contatto con la ragione umana.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Quali sono i criteri che guidano la mia vita, le mie scelte, i miei comportamenti? Sono ispirati dal Vangelo oppure dal comune sentire?

  • Ritengo il messaggio evangelico attuale e sempre nuovo, oppure penso che sia superato, antiquato e inutile per il bene dell’umanità?

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Matteo: Mt 5, 17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno»

In questa domenica del tempo ordinario leggiamo un lungo brano del "discorso della montagna" che ci invita a riscoprire la bellezza della radicale novità dell'esperienza cristiana. È provvidenziale per noi la lettura di questi testi essenziali per comprendere i fondamenti dell'esistenza cristiana in un momento storico nel quale tutto va rimotivato. Il cristiano non trova il motivo fondante della propria identità nell'osservanza magari più integrale della legge naturale (come può essere accaduto nei tempi più recenti), ma nell'incontro con l'evento-Cristo nel quale nasce un uomo nuovo, una nuova visione della realtà capace di essere "giudizio critico" di altre visioni antropologiche, una interpretazione nuova anche della legge naturale. È un evento talmente singolare da poter generare una identità che non si perde, anzi, proprio perché si proietta in una meta escatologica, si realizza attraverso incontri sempre nuovi di orizzonti culturali diversi.

Se non lasciamo che la pagina delle Beatitudini ci illumini, dia sapore alla nostra vita, ci faccia diventare come una città sul monte a cosa serve dirsi cristiani? E ancora per qualche settimana Gesù insiste su questa sua rivoluzione interiore. Non è un anarchico che abolisce le norme, o un pacioccone che dice "liberi tutti" come vorrebbero alcuni adolescenti cresciuti che confondono l'amore con i propri appetiti e piegano Dio alle proprie teorie. Non vuole gettare alle ortiche la Torah, ma riportarla alla sua origine, al suo cuore. Perché la parola stessa impropriamente tradotta come Legge, in realtà deriva dalla radice iaràh, che descrive il volo della freccia. La Torah, quindi, è stata data da Dio come indicazione per la felicità dell'uomo. E la norma diventa la veste dell'amore, la forma dell'impegno, la struttura che sorregge e rende credibile l'emozione. E Gesù, con le Beatitudini, è venuto a completare quella indicazione. Guai a chi si permette di cambiare anche solo una virgola di quelle indicazioni, guai a trasgredire anche un solo precetto del discorso della montagna, anche solo minimo. Significa diventare minimo davanti a Dio. Gesù, tanto per non essere frainteso, affronta sei questioni specifiche, sei interpretazioni della Legge che, dal suo punto di vista, sono state ampiamente tradite. Quattro le affrontiamo oggi, due la prossima domenica. Accusato di non voler rispettare le prescrizioni, Gesù ribalta le accuse mostrando come sono proprio i suoi avversari a non volerci avere nulla a che fare. E allora rilegge la Scrittura e la riporta all'origine. Prende le leggi fatte dagli uomini per tentare di proteggere la Legge di Dio e le smonta.

Quel ma io vi dico, perentorio, folle, inconcepibile perché pronunciato da un falegname fattosi profeta, ci dicono la misura dell'autorevolezza di Gesù, capace di mettere in discussione ciò che nessuno mai avrebbe osato contestare. Sull'invito a non uccidere c'è poco da discutere. E, in un modo o nell'altro, tutti rispettavano tale norma, eccetto il caso di legittima difesa. Quello che fa Gesù è molto più radicale: ricorda a tutti che possiamo uccidere in mille modi. Col giudizio, con la critica, con l'indifferenza, con il pettegolezzo... Mille modi di uccidere che contrastano chi osserva i comandamenti senza fare la volontà di Dio. I miei avversari politici, quei parenti scorretti, il collega arrampicatore e scorretto non sono pazzi, folli, stupidi ma, dice bene il Signore, sono anzitutto fratelli. E se posso avere usato violenza interiore, e accade, allora ho uno strumento prezioso: la richiesta di perdono, l'ammettere di avere oltrepassato il limite, chiedere scusa. Un perdono che è superiore al culto. Per i rabbini non bisogna interrompere lo Shemà, la preghiera più sacra per un ebreo, nemmeno se un serpente sale sulla gamba. Gesù chiede di interrompere la preghiera e l'offerta al tempio (!) per tentare di riconciliarsi col fratello che ce l'ha con te. Non farlo, non mettersi d'accordo, non tentare una conciliazione, significa rischiare di presentarsi davanti al giudice, a Dio, senza essere ascoltati. I farisei e i rabbini interpretavano la Legge a svantaggio delle donne, autorizzando il divorzio maschilista. Gesù nega questa opportunità, chiarisce che questo modo di fare piega la volontà di Dio, la tradisce. Dio pensa che un uomo e una donna possano vivere insieme tutta la vita e che le passioni e i sentimenti sono al servizio della persona e non dominano le sue scelte. Occorre vigilare con lo sguardo e con le azioni sapendo che la tentazione di tradire un progetto, una persona, se stessi, è sempre presente. Il rischio è quello di giustificarsi sempre (di questi tempi, poi!) e si finisce nella Geenna, una delle vallate che circonda Gerusalemme dove veniva bruciata l'immondizia della città. Se non vigili su te stesso sei una discarica... E sempre di autenticità Gesù parla condannando severamente la brutta abitudine, ereditata dall'esilio in Babilonia, di intercalare il discorso giurando continuamente. Abitudine orribile che ha alle spalle una visione superstiziosa di Dio, chiamato a giudice e vendicatore degli uomini e una sfiducia totale verso i fratelli. Il nostro linguaggio deve essere trasparente e libero, autentico e corretto. Il di più viene dal maligno. Gesù non va per il sottile ed è esigente. Talmente esigente che, spesso, anche noi viviamo la tentazione di annacquare le sue parole.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono capace di testimoniare in modo schietto il messaggio evangelico oppure lo vivo in maniera “annacquata” alleggerendolo quando le scelte diventano difficili?

  • Penso ai comandamenti come una semplice legge da osservare oppure ritengo che l’amore di Gesù li renda ancora più affascinati e desiderosi di essere seguiti?