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Domenica delle Palme 9 Aprile 2017

In questa settimana siamo invitati

a riflettere sulla

SOFFERENZA come

OCCASIONE di GRAZIA

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Isaia: Is 50, 4-7

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.

Il “servo di Jawhè” di cui parla il profeta Isaia accetta la sofferenza per amore; per essere segno e intercessione presso il Padre delle sofferenze degli uomini. La Lettera agli Ebrei parla, in riferimento a Cristo, di una sofferenza divenuta “esperienza” di vita che ha reso Cristo uomo fino in fondo. La sofferenza umana, forma, educa, fa crescere. La presenza di Dio la rende esperienza di Grazia perché la fa diventare occasione di amore.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Come affronto la sofferenza nella mia vita quotidiana? Quella degli altri e quella mia personale?

  • Cosa vuol dire per me “offrire” le mie sofferenze al Signore come sacrificio a lui gradito?

 

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo Apostolo ai Filippesi: Fil 2, 6– 11

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Che bello questo inno di S. Paolo. E’ un compendio teologico meraviglioso sulla persona di Gesù “uomo-Dio”. Non basterebbero fiumi di parole a spiegarne la portata e l’intensità. Gesù attraverso la sua obbedienza al Padre ha reso la sua umiliazione, apparentemente priva di qualsiasi onore, anzi, (forse, umanamente può anche essere così), il segno più emblematico di “regalità”. Il Servo obbediente può “comandare” e ricevere tutti gli onori perché è stato capace di “obbedire” fino all’estremo, senza tirarsi indietro.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Fino a che punto sono capace di sacrificarmi per gli altri? Fino a che punto sono capace di vivere la virtù dell’ “obbedienza”?

  • Sono capace di accettare le umiliazioni, non solo quelle meritate dai mie comportamenti, ma anche quando non lo merito?

 

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Matteo: Mt 26,14 – 27,66

C In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: P “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. C E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua? Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: P “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. C Ed egli rispose: + “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. C I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Uno di voi mi tradirà. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: + “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. C Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: P “Sono forse io, Signore?”. C Ed egli rispose: + “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. C Giuda, il traditore, disse: P “Rabbi, sono forse io?”. C Gli rispose: + “Tu l’hai detto”. Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue C Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: + “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”. C Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: + “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”. C E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. Allora Gesù disse loro: + “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: ‘‘Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge’’, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”. C E Pietro gli disse: P “Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai”. C Gli disse Gesù: + “In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. C E Pietro gli rispose: P “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. C Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli. Cominciò a provare tristezza e angoscia. Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: + “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. C E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: + “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. C E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: + “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. C Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: + “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. C E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: + “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”. C E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: + “Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina”. Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. C Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: P “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”. C E subito si avvicinò a Gesù e disse: P “Salve, Rabbi!”. C E lo baciò. E Gesù gli disse: + “Amico, per questo sei qui!”. C Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: + “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”. C In quello stesso momento Gesù disse alla folla: + “Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti”. C Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio. Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: P “Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”. C Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: P “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. C Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: P “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. + “Tu l’hai detto, C gli rispose Gesù, + anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete ‘‘il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo’’”. C Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: P “Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. C E quelli risposero: P “È reo di morte!”. C Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: P “Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?”. Prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte. C Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: P “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”. C Ed egli negò davanti a tutti: P “Non capisco che cosa tu voglia dire”. C Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: P “Costui era con Gesù, il Nazareno”. C Ma egli negò di nuovo giurando: P “Non conosco quell’uomo”. C Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: P “Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!”. C Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: P “Non conosco quell’uomo!”. C E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E uscito all’aperto, pianse amaramente. Consegnarono Gesù al governatore Pilato. Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: P “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. C Ma quelli dissero: P “Che ci riguarda? Veditela tu!”. C Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: P “Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue”. C E, tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: “E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il Campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore”. Sei tu il re dei Giudei? [ Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l’interrogò dicendo: P “Sei tu il re dei Giudei?”. C Gesù rispose: + “Tu lo dici”. C E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: P “Non senti quante cose attestano contro di te?”. C Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: P “Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo? ”. C Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: P “Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua”. C Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: P “Chi dei due volete che vi rilasci?”. C Quelli risposero: P “Barabba!”. C Disse loro Pilato: P “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. C Tutti gli risposero: P “Sia crocifisso!”. C Ed egli aggiunse: P “Ma che male ha fatto?”. C Essi allora urlarono: P “Sia crocifisso!”. C Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla dicendo: P “Non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi!”. C E tutto il popolo rispose: P “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli”. C Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. Salve, re dei Giudei! Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: P “Salve, re dei Giudei!”. C E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Insieme con lui furono crocifissi due ladroni. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “Questi è Gesù, il re dei Giudei”. Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce! E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: P “Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!”. C Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: P “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!”. C Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. Elì, Elì lemà sabactani? Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: + “Elì, Elì, lemà sabactani?”, C che significa: + “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: P “Costui chiama Elia”. C E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: P “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”. C E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: P “Davvero costui era Figlio di Dio!”.] C C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo depose nella sua tomba nuova. Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Magdala e l’altra Maria. Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete Il giorno dopo, che era quello successivo alla Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: P “Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!”. C Pilato disse loro: P “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”. C Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

Siamo alla fine del cammino di Gesù su questa terra. Tanta era stata la fatica di far comprendere a tutti il vero volto di Dio attraverso la Sua testimonianza, ma la gente ancora non aveva capito. Ci verrebbe da dire: – Certo che a quel tempo erano proprio duri! – Ma siamo proprio sicuri che noi oggi ci saremmo comportati diversamente? Se ti fa comodo pensare un Dio che ti aggiusta la vita, accendi la candela e l’esame ti va bene, un po’ di acqua benedetta e la salute è assicurata, stai osannando anche tu il figlio di Davide, non il Figlio di Dio. In poche parole stai adorando un altro Dio, che non è quello di Gesù Cristo. Il Dio che è venuto a rivelarci Gesù è un Dio che non usa la forza, il potere, non è venuto per sottometterci al suo volere, ma usa la debolezza dell’Amore, ci lascia liberi di scegliere Lui o chiunque altro; come il padre misericordioso, ci lascia andare, liberi di fare la nostra vita lontano da lui, ma tiene sempre lo sguardo fisso sulla strada sperando di vederci tornare per poterci riabbracciare senza chiederci niente, pronto a fare festa per noi.

Il racconto evangelico della passione di Gesù, e soprattutto lui, sono per il cristiano insegnamento e modello. E’ auspicabile che oggi, domenica delle palme, ognuno riconosca nella passione di Gesù la propria “passione”. Soprattutto è utile riconoscere nella passione il segno dell’amore di Dio per ciascuno di noi e perciò aprirsi al dono dello Spirito Santo, che viene al credente dal Signore crocifisso e risorto. Che la sofferenza della croce sia stata terribile per Gesù, è fuori dubbio; e sulla base di altre crocifissioni, nonché dei dati della scienza medica odierna, la si potrebbe anche descrivere. Ma i Vangeli hanno preferito dilungarsi sulla “passione interiore” di Gesù, quella che ha preceduto la croce e l’ha resa possibile. Quel: “Padre mio… sia fatta la tua volontà!” in bocca a Gesù (mt 26,42) dà uno spessore di inaudita drammaticità al nostro quotidiano, spesso facile e superficiale: “Padre nostro… sia fatta la tua volontà”. Anche Gesù avrebbe preferito fare a meno di quella fine, umanamente tragica e ingloriosa: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice” (Mt 26,39). La sofferenza è sofferenza, la morte è morte, per tutti. Né il “fiat” di Gesù fu un “sì” alla morte come tale, alla sofferenza come tale. In se stessa sofferenza e morte, specialmente se cadono sull’innocente e sul giusto, offendono l’uomo e offendono Dio. Il “sì” di Gesù alla propria morte è vissuta come donazione totale per la vita dell’umanità. Quando si soffre, si vorrebbe non essere soli. La solitudine totale di Gesù fu, in lui, un tratto sublime della condiscendenza divina alla solitudine di tutti i sofferenti. “Non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?” (Mt 26,40). Nel Getsemani Gesù è solo. I discepoli, invitati a vegliare, si addormentano e non partecipano alla sua passione interiore: una solidarietà ardentemente invocata, una solidarietà puntualmente tradita! Forse però, quella notte, qualcuno vegliava e pregava: a Betania, Marta e Maria in attesa del Maestro… altre donne… Maria. “Amico, per questo sei qui!” (Mt 26,50). Con queste parole Gesù risponde al bacio traditore di Giuda. Impossibile non ricordare il Salmo 55,13-55: “Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato… Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo insieme”. “Non conosco quell’uomo” (Mt 26,72.74). E’ quanto dice Pietro, che prima “aveva seguito da lontano” Gesù e poi “era entrato nel palazzo di Caifa… per vedere la fine” (Mt 26,58). L’apostolo rinnega “davanti a tutti” il Maestro, “giura e impreca” di non conoscerlo. Ovviamente, non gli era riuscito mantenere un’aria distaccata! Così vanno a finire le calorose, istintive nostre promesse di fedeltà. Pietro imparava a sue spese quanto fossero vere le parole, un giorno pronunciate: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore” (Lc 5,8). A Pietro, come ad ogni altro peccatore pentito, non resta che “uscire all’aperto, in solitudine, e piangere amaramente” (Mt 26,75). Processo camuffato, processo da burla! Tale fu il duplice processo di Gesù, dinanzi al Sinedrio giudaico e dinanzi a Pilato che finì per consegnarlo alla brutalità degli istinti peggiori di una folla scatenata. “I sommi sacerdoti e gli anziani, membri del Sinedrio” avevano i loro bravi motivi per volere la morte di Gesù: il suo giudizio lucidissimo e la sua costante opposizione al loro potere antiumano, ai loro privilegi, alla loro doppiezza e falsità, alla loro chiusura consapevole dinanzi alla verità conosciuta. Nel meditare sulla passione e morte di Gesù non si deve mai scinderle da tutto ciò che le ha precedute. Non si condanna nessuno a morte, per gioco. La follia dei giudici di tanti tribunali illegali che la storia anche recente ha conosciuto, è follia lucida e consapevole, che sa inventare accuse e pretesti nobilissimi in nome della “ragion di stato”, persino in nome del proprio Dio. Lo stesso Pilato, che pur è convinto della innocenza di Gesù, è disposto a cadere in contraddizione e a rinunciare all’obiettività dei fatti, pur di non dispiacere alla folla, pur di evitare la grana di “un tumulto cerscente” (Mt 27,24). Libera il ribelle (oggi lo chiameremmo terrorista politico) e consegna alla morte Gesù. “Non si può rifiutare il Cristo semplicemente: lo si baratta. Una volta consumata la condanna tutti si defilano, nessuno se ne assume la responsabilità. Giuda è costretto ad ammettere l’innocenza di Gesù: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente” (Mt 27,4), e getta via il prezzo del suo tradimento; ma non serve a nulla. Anche i sommi sacerdoti non vogliono “il prezzo del sangue” nel tesoro del tempio. Comprano con quel denaro macchiato di sangue innocente un campo, chiamandolo “campo di sangue”. Quel fazzoletto di terra, destinato alla sepoltura degli stranieri e impregnato di “sangue innocente” si carica fortemente di significati estremamente attuali. E’ la terra dell’emarginazione dove vanno a finire gli “stranieri”, considerati tali dall’ostracismo politico, ideologico e persino religioso. E’ la terra della schiavitù, in cui vengono condannati gli “stranieri” della famiglia, della patria o delle confessioni religiose. E’ la terra che accoglie il sangue innocente di tutti i “martiri innocenti”, della cui vita o della cui libertà tutti, chi in un modo e chi in un altro, “si sono lavati le mani” (Mt 27,24). I sommi sacerdoti e i farisei assicurano guardie a custodia del sepolcro, per evitare il pericolo di un trafugamento del cadavere da parte dei discepoli di Gesù; addirittura, Matteo dirà poco dopo che le guardie furono pagate per sostenere l’idea del trafugamento. Ma in realtà, proprio loro furono i primi testimoni della risurrezione: “Per lo spavento che esse ebbero dell’angelo del Signore le guardie tremarono e caddero come morte”, e corsero ad annunciare l’accaduto ai sommi sacerdoti. Purtroppo, la storia del “cadavere trafugato” continua ad invadere le contrade del tempo umano. Si fa di tutto per rinchiudere e sigillare in una tomba il soffio della vita e della risurrezione, e si veglia a custodirla perché esso non esploda. Se poi la vita infrange i sigilli apposti dagli uomini, si ricorre alla calunnia e alla corruzione, pur di affossarla. Ma la vita la vince sempre sulla morte. La sfida della risurrezione continua.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Come ho vissuto questa quaresima? E’ stata per me un vero cammino di conversione?

  • Cerco di approfondire sempre di più il senso profondo della sofferenza e della passione di Gesù?