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XXXII Domenica Ordinaria 12 Novembre 2017

In questa settimana siamo invitati

a riflettere sulla VIGILANZA

in ATTESA della VITA ETERNA

 

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro della Sapienza: Sap 6, 12 – 16

La sapienza è splendida e non sfiorisce,
facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
e si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
poiché lei stessa va in cerca

di quelli che sono degni di lei,

appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.

Chissà se l’uomo di oggi, preso dalla frenesia dell’ “ATTIMO FUGGENTE”, abituato alle facili soluzioni, la cui mente non è più esercitata a pensare, ma semplicemente ad abbracciare superficialmente il pensiero della “maggioranza”, abbia davvero voglia di mettersi in ricerca della Sapienza. E’ una ricerca faticosa, che può durare anche tutta la vita e non si arriverà mai a possederla in pieno. Eppure il Signore ci chiede di non smettere di cercarla: chi cerca la Sapienza cerca Dio, perché la Sapienza è Dio.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Nelle scelte della vita mi capita di cercare soluzioni facili che seguano il modo di pensare della massa, oppure sono capace di pensare, meditare, pregare prima di decidere?

  • Accetto la fatica per non smettere mai di imparare, oppure penso di non aver mai bisogno di nessun maestro di sapienza?

 

 

SECONDA LETTURA:

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi: 1Ts 4, 13 – 18

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole

Paolo affronta con i Tessalonicesi il tema della vita eterna per i defunti. La vera sapienza non lascia senza speranza chi confida in Dio e crede nella risurrezione di Gesù. Spesso anche oggi sull’AL DI LÀ ci sono moltissime false idee che sviano la fede dei semplici. Per capire qualcosina sulla Vita Eterna bisogna rifarsi all’insegnamento di Gesù contenuto nei vangeli. Affidiamoci alla Chiesa e ai suoi ministri, cercando di non seguire false idee sull’AL DI LÀ che rischiano soltanto di confonderci rischiando di portarci davvero fuori strada.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Mi capita di lasciarmi abbindolare da stravaganti idee sul Paradiso non radicate sull’insegnamento della Chiesa?

  • Cerco di formarmi leggendo la Parola di Dio e chiedendo consiglio ai sacerdoti sulla dottrina della Vita Eterna?

 

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Matteo: Mt 25, 1 – 13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora»

Ai tempi di Gesù la sposa aspettava nella casa dei genitori l’arrivo dello sposo. Dopo il tramonto del sole, lo sposo arrivava con un corteo nuziale per portarla nella sua casa. Alcune damigelle seguivano la sposa. Diverse ragioni potevano causare il ritardo dello sposo come, per esempio, lunghi discorsi con i genitori della sposa sui doni e sulla dote. Il tirare in lungo le trattative era di buon auspicio. Ma non è lo stesso per le spose di cui si parla nel Vangelo di oggi. Qui si tratta infatti del ritorno di Cristo e tutto è riassunto nelle ultime parole: “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, cioè: “Siate pronte per l’arrivo di Cristo”. Così la parabola delle vergini poteva cominciare con questa frase: “Per il regno dei cieli accadrà come per le dieci vergini che uscirono, con le loro lampade, incontro allo sposo”. Agli occhi di Gesù, è saggio chi veglia, cioè chi pensa sempre, nel suo animo, al giorno del ritorno del Signore e all’ora della propria morte, chi vive ogni giorno nell’amicizia di Dio, nella grazia santificante, e chi si rialza subito se, per debolezza, cade. Allora “Vegliate”, perché nessuno, all’infuori di Dio, conosce il giorno e l’ora.

La vita finisce con la morte, e la storia termina con la fine del mondo. E poi? Se c’è un dopo, e un dopo condizionato dal prima, cambia completamente la vita; almeno la vita che sembra vivere il nostro mondo pagano di oggi, indifferente ad ogni valore, tesa al godimento immediato, senza riferimenti etici, senza.. speranza! Queste ultime domeniche dell’anno liturgico ci parlano proprio del come dover vivere per poter giungere ad avere un aldilà di vita e poter “essere sempre con il Signore” (II lett.). Si tratta allora di vivere la vita come attesa e con vigilanza. La nostra precarietà non è roba morta; essa genera desideri, attese, insoddisfazioni che spingono a volere mete e traguardi più alti. Nell’uomo c’è una ricerca, una speranza, che sospinge – nonostante l’esperienza contraria – fino all’infinito, all’assoluto, oltre ogni sua finitezza. Dare spazio a questa ‘scalata, purificandone le mire, significa crescere in sapienza (cfr. I lett.), rispondere cioè alle domande di senso e di speranza, per saziare con verità e felicità la fame più vera del cuore dell’uomo. Rinunciarvi – fino all’alienazione dell’edonismo o fino alla rassegnazione del ‘pensiero debole’ – per vivere solo del “come” e non del “perché”, è tradire l’uomo nella sua più intima struttura di essere pensante e libero. Questa tensione profonda – stando alla Bibbia – non è che l’emergere di una strutturazione originaria della creatura umana, così come è uscita dalle mani di Dio: Dio ha creato l’uomo a sua immagine, o meglio “lo ha predestinato da essere conforme all’immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). L’uomo è quindi un impasto di umano e di divino, di terreno e di eterno, di finito e di infinito. In sostanza: è stato voluto figlio di Dio perché ne divenga erede, simile a Lui. Questo spiega ogni insoddisfazione umana che non raggiunga quell’unico destino iscritto in noi che è quello di divenire niente di meno che come Dio. “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, diceva sant’Agostino. Se è nella natura dell’uomo il bisogno di un dopo, Dio non ha mancato di proporglielo e di offrirglielo, con tutti i colori della gratuità, della magnificenza, ma soprattutto della tenerezza e della intimità quale si esprime in un rapporto d’amore sponsale. Per tutta la Bibbia corre questa immagine di un Dio che invita l’uomo alla alleanza sponsale con Lui, fino alle ultime pagine dell’Apocalisse dove è presentata la Chiesa (l’umanità che si è aperta a Dio) come “una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21,2), pronta a entrare nella intimità nuziale della Gerusalemme celeste. E’ questo il senso della parabola di oggi che parla appunto di un corteo di nozze cui partecipare preparati se si vuol entrare con lo sposo e non trovare la porta chiusa che esclude definitivamente dal Regno.

Il Preconio pasquale della Liturgia Ambrosiana così canta nella santa veglia: “Teniamo le fiaccole accese come fecero le vergini prudenti; l’indugio potrebbe attardare l’incontro col Signore che viene. Verrà certamente e in un batter di ciglio, come il lampo improvviso che guizza da un estremo all’altro del cielo”. C’è il pericolo di assopirsi nella lunga attesa, nella lunga notte della vita; cioè di lasciar affievolire la lampada della nostra fede e della nostra speranza. Anche perché la notte è segnata da prove che a volte fan perdere fiducia in un Dio che si presenta come Padre e Sposo. Allora il primo senso di “Vegliate!” è rifornirsi dell’olio della conoscenza sempre più rassicurante del vero volto di Dio perché sia stampato in noi come un assoluto affidabile anche nei momenti di prova. Gesù al Getsemani, e proprio lì, disse: “Abbà, papà, non capisco, ma mi fido!” (cfr. Mc 14,36). L’idea della porta chiusa in faccia e di quella parola “Non vi conosco”, richiama un altro senso della vigilanza. Un giorno Gesù disse: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Mt 7,21-23). Dove la vigilanza è costruire sulla roccia sicura non del dire ma del fare, di “chi ascolta le mie parole e le mette in pratica” (cfr. Mt 7,24-27). Le vergini che sono corse all’ultimo momento a prendere l’olio e sono state chiuse fuori ci dicono anche che non bisogna aspettare l’ultimo momento, non bisogna fare i furbi e dire… domani, adesso godo la vita come voglio e poi… vedremo all’ultimo momento. Perché – si dice – muore bene chi ha vissuto bene. E l’appuntamento con Dio è sempre imprevedibile. Il giudizio di Dio non farà che sancire quello che abbiamo scelto noi. E non si potrà andare in cerca dell’olio di altri: ciascuno è chiamato – in queste cose serie – a rispondere della propria libertà e responsabilità. E’ il senso ultimo della libertà: quello di decidere appunto il proprio destino. Anche Dio non può farci niente. E forse conviene anche dire che si parla di essere chiusi fuori, cioè dell’inferno. Se la libertà ha un senso, anche davanti a Dio, non può essere tutto indifferente. Anche se è difficile capire il mistero dell’inferno, pure se ne parla nella Scrittura e ne parla anche Gesù. E’ meglio stare a ciò che è scritto che non a tante chiacchiere gratuite e un po’ troppo interessate!

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Come vivo, nella pratica della mia vita cristiana, l’invito di Gesù a “vegliare”?

  • Vivo con leggerezza il mio impegno a vigilare perchè la mia vita non si perda?