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Festa della Epifania di N.S. Gesù Cristo 6 Gennaio 2018

In questa FESTA siamo invitati

a riflettere sull’UNIVERSALITÀ

della SALVEZZA CRISTIANA

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Isaia: Is 60, 1-6

Alzati, rivestiti di luce perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore e la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Il Profeta Isaia invita alla speranza! A prepararsi con un cuore ottimista alla venuta del Salvatore capace di portare nelle tenebre del mondo la sua luce, la “luce vera”, “che illumina ogni uomo”! Ogni comunità cristiana deve essere immagine della Gerusalemme Celeste verso dove camminano tutti i popoli attirati da Gesù, luce del mondo.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Cerco di vedere sempre segni di speranza nel messaggio del vangelo lanciato al mondo!

  • Cerco di essere un esempio di ottimismo e di totale fiducia in Dio, all’interno della mia comunità?

 

 

SECONDA LETTURA:

Dal lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini: Ef 3, 2–3a. 5-6

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Paolo è convinto dell’universalità della salvezza e per questa si batte per tutta la sua vita, pur essendo fino in fondo un amante del suo popolo di origine: il popolo ebraico. Soffrirà tantissimo per tutta la sua vita del fatto che il suo popolo non ha accolto Gesù come Messia; ma questa sofferenza non gli ha tolto il coraggio, l’entusiasmo, la voglia di portare anche ai pagani l’annuncio di salvezza.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Quante volte, nell’arco della giornata, della settimana, del mese, parlo del Vangelo a qualcuno?

  • Mi prodigo con fatica a costruire il regno di Dio nell’ambiente in cui vivo?

 

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Matteo: Mt 2, 1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. All’udire questo il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: <<E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele>>” Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: “Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga a adorarlo”. Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Una stella ha guidato i Magi fino a Betlemme perché là scoprissero “il re dei Giudei che è nato” e lo adorassero. Matteo aggiunge nel suo Vangelo: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Il viaggio dall’Oriente, la ricerca, la stella apparsa ai Magi, la vista del Salvatore e la sua adorazione costituiscono le tappe che i popoli e gli individui dovevano percorrere nel loro andare incontro al Salvatore del mondo. La luce e il suo richiamo non sono cose passate, poiché ad esse si richiama la storia della fede di ognuno di noi. Perché potessero provare la gioia del vedere Cristo, dell’adorarlo e dell’offrirgli i loro doni, i Magi sono passati per situazioni in cui hanno dovuto sempre chiedere, sempre seguire il segno inviato loro da Dio. La fermezza, la costanza, soprattutto nella fede, è impossibile senza sacrifici, ma è proprio da qui che nasce la gioia indicibile della contemplazione di Dio che si rivela a noi, così come la gioia di dare o di darsi a Dio. “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”. Noi possiamo vedere la stella nella dottrina e nei sacramenti della Chiesa, nei segni dei tempi, nelle parole sagge e nei buoni consigli che, insieme, costituiscono la risposta alle nostre domande sulla salvezza e sul Salvatore. Rallegriamoci, anche noi, per il fatto che Dio, vegliando sempre, nella sua misericordia, su chi cammina guidato da una stella ci rivela in tanti modi la vera luce, il Cristo, il Re Salvatore.

“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo”. Sulla scia dei Magi ripercorriamo l’itinerario dell’uomo che cerca sinceramente Dio. Troveremo alla fine che Dio ci ha preceduti e ci aspetta in una casa perché anche noi lo abbiamo ad adorare. Epifania significa appunto “manifestazione di Dio”. Quel Dio invisibile che l’uomo cerca da sempre s’è reso visibile in quel Bambino che i Magi vengono a Betlemme ad adorare. Una stella appare ai Magi. Forse erano degli astronomi, scrutatori della bellezza del creato in cui primariamente si squaderna la grandezza di Dio creatore. Dalle cose visibili l’uomo è rapito alle cose invisibili: “Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore” (Sap 13,5). Scrive san Paolo: “Ciò che di Dio si può conoscere, lui stesso lo ha manifestato; le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalle creature del mondo attraverso le opere da lui compiute” (Rm 1,19-20). In fondo è da questa radice che si nutre il senso religioso di ogni uomo e son nate tutte le grandi religioni storiche. Ma più probabilmente questi Magi conoscevano la tradizione biblica, lì dove si parla che “una stella spunterà da Giacobbe e uno scettro sorgerà da Israele” (Nm 24,17). Vi è stato tra il popolo di Dio una lunga preparazione e attesa del Messia, che sarebbe nato a Betlemme – come attestano le Scritture e ben sanno i capi dei sacerdoti. E’ la Bibbia allora a precisare la ricerca dell’uomo e a indirizzarne l’incontro al punto giusto, all’evento storico della Incarnazione. Il Cristianesimo porta l’uomo là dove Dio gli è venuto incontro, dove il cielo si è chinato sulla terra, dove in sostanza “il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi”. E’ un fatto storico, un punto geografico preciso l’incrocio tra le strade dell’uomo e quelle di Dio. A Gerusalemme i Magi trovano l’indifferenza della città e il sarcasmo di Erode. Non è facile il cammino della ricerca di Dio, ieri come oggi. Una cultura, la nostra, che per lo meno è indifferente, quando non ostile e stoltamente supponente nei confronti del fatto religioso; e in particolare nei confronti del Cristianesimo e della Chiesa. Ma in alternativa cosa sa offrire? Magia, sette, e – oggi – le semplificazioni pagane della befana! Pura irrazionalità e generico sentimentalismo come è nella forma vagamente religiosa che si sta diffondendo chiamata New Age. Quanto è penoso vedere gente che lascia la sicurezza documentata di Cristo per volgersi alle più sciocche favole ammannite dalla televisione! E i Magi “entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Riconoscono in quel bambino il Dio fatto uomo. “Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. Commenta sant’Ambrogio: “L’oro spetta al re, l’incenso a Dio, la mirra al defunto”. Cioè riconoscono in quel Bambino il Messia, re discendente di Davide; il Dio fatto carne; il Figlio di Dio che muore per noi. Il mistero sconvolgente del Natale è appunto quello di un Dio venuto tra noi, prima nella storia col nascere a Betlemme, e poi nella vita di ognuno, oggi, nella Chiesa e nel sacramento, fino a farsi pane, nostro nutrimento! Un Dio con noi e per noi! Anzi, per tutti. Oggi, nella seconda lettura, san Paolo si mostra orgoglioso di essere annunciatore di un mistero tenuto nascosto per secoli e ora finalmente svelato, un progetto cioè di Dio per il quale “i Gentili sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa, per mezzo del vangelo”. Si sono cioè spalancate le porte: quel che all’inizio era dono ad Israele – l’alleanza e la comunione con Dio – ora è offerto a tutti. I Magi ne sono come la primizia e il simbolo. Isaia aveva sognato i tempi in cui Gerusalemme sarebbe diventata il centro d’incontro di tutti i popoli col Signore: “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del suo sorgere. Tutti costoro si sono radunati, vengono a te, proclamando le glorie del Signore”. E’ scritto: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tim 2,4). I modi di questa chiamata per ogni uomo sono sorprendenti e propri. Per i Magi fu il discreto tremolare di una stella; per ognuno di noi Dio pone dei segni e fa seguire itinerari personali. A noi chiede di essere attenti, incominciando a consentire con la rettitudine e la fedeltà della coscienza, prima voce di Dio e prima forma della sua chiamata. Divenire seri di fronte alla vita e porsi l’interrogazione sul significato e il fine della propria esistenza è condizione indispensabile per incrociare le risposte di Dio. Senza precludersi lo studio di ciò che oggettivamente Dio ha posto per incontrarci; lo studio quindi, sincero, della Bibbia. Termina oggi il ciclo dell’Incarnazione. Un Dio che si rivela per comunicarsi. Un Dio che ama la nostra carne per contagiarla della sua divinità: è mistero decisivo per la sorte dell’uomo e della sua storia. L’immagine che meglio ne coglie il senso è quella dello sposalizio. Un antico canto orientale – caduto come canto alla comunione entro la Liturgia Ambrosiana di oggi – così si esprime: “Oggi la Chiesa si unisce al celeste suo sposo che laverà i suoi peccati nell’acqua del Giordano. Coi loro doni accorrono i Magi alle nozze del Figlio del Re, e il convito si allieta di un vino mirabile”. Mirabili nozze abbiamo celebrato con Dio in questo Natale; siamone degni e fedeli!

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono una persona in continua ricerca? La mia fame di Dio mi spinge a conoscerlo sempre di più?

  • Cosa vuol dire per me Adorare il Signore e manifestargli tutta la mia fiducia?