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Festa del Battesimo di Gesù 8 Gennaio 2018

In questa settimana siamo invitati

a riflettere sulla GRANDEZZA

dell’ESSERE FIGLI di DIO

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Isaia: Is 55, 1-11

Così dice il Signore: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.

L’uomo di oggi fa molta difficoltà ad entrare in Comunione con Colui che lo ha reso suo Figlio attraverso il battesimo. Questa difficoltà nasce dal fatto che l’uomo cerca consolazioni e appagamenti puramente umani, dai quali in tempi più o meno brevi rimane deluso. E nonostante le cose del mondo lo deludano, egli continua inspiegabilmente a non fidarsi di Dio che gli offre gratuitamente tutto ciò di cui ha bisogno. Occorre, naturalmente per questo, un cambiamento di rotta, di vedute che soltanto una autentica conversione e abbandono fiducioso nella parola di Dio può dare.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Cerco di dissetarmi con le Parole di Dio? Faccio miei i pensieri del Signore cercando di meditarli nel cuore?

  • Sono più affascinato dalle cose del mondo invece di lasciarmi educare da Dio?

 

 

Dalla prima lettera di S. Giovanni Apostolo: 1Gv 5, 1- 9

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.

Dire di credere in Dio non può limitarsi soltanto alle parole. Lo stesso vale per l’amore. Quando dico di amare una persona non mi posso limitare alle parole. La verità della nostra professione di Fede e del nostro desiderio di fare un’alleanza definitiva con Dio ha bisogno di un profondo impegno che non si fermi di fronte alle prime difficoltà, ma che prosegua diritto confidando nell’aiuto del Signore. Se ci poniamo la domanda: fino a che punto devo aver fede? Fino a che punto devo dare testimonianza? La risposta è chiara, anche se tremendamente impegnativa: Fino all’effusione del sangue!

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Cerco di allargare sempre di più la mia capacità di amare Dio e di dargli testimonianza?

  • Sono convinto che in Gesù posso vincere ciò che nel mondo mi allontana da lui?

 

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Marco: Mc 1, 7-11

In quel tempo, Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

L’evangelista Marco racconta il battesimo di Gesù con la sua abituale sobrietà. Non ha parlato (e non parlerà) della nascita di Gesù, e nemmeno della sua infanzia. Per lui, tutto ha inizio col battesimo di Gesù. I pochi versetti dedicati alla missione di Giovanni richiamano e riassumono in breve la lunga attesa, da parte dell’umanità, della venuta del Salvatore. La missione del Salvatore comincia con il far passare in secondo piano il precursore, il quale, potendo proporre soltanto un battesimo d’acqua, lascia il posto a colui che battezzerà nello Spirito Santo. Comincia una nuova era, una creazione assolutamente nuova. Il Creatore prende il posto della creatura. Il Salvatore scende nel Giordano come un peccatore, il giudice di questo mondo fa la parte di un nuovo Adamo. Gesù esce dall’acqua e intraprende la propria missione, come all’inizio l’uomo fu plasmato dal fango, mentre un flutto risaliva dalla terra e bagnava la superficie del suolo (Gen 2,6). Gesù riceve lo Spirito Santo come già un tempo: “Dio… soffiò nelle sue narici un alito di vita” (Gen 2,7). E Gesù, secondo Marco, diviene l’uomo nuovo, proprio come di Adamo si dice: “E l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7). L’umanità ricomincia allora, col battesimo di Gesù, su basi nuove. Dovrà ancora passare attraverso l’esperienza della morte ed entrare quindi nella gloria della risurrezione. Dovrà ancora, e deve tuttora, trasformarsi lentamente in ogni uomo, aspettando il giorno in cui “vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi… Ed egli… riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo” (Mc 13,26-27)

Come in un dramma didattico, l’episodio del battesimo di Gesù al Giordano viene a rivelare a Lui come a noi una medesima vicenda interiore e la scoperta di una nuova identità. Il battesimo di Gesù cioè è correlato al nostro battesimo. Nel nostro battesimo, giungiamo davanti a Dio peccatori e ne usciamo anche noi “battezzati con lo Spirito santo”, figli propri di Dio, “figli nel Figlio”. Quel fatto rappresenta il primo grande segno che il cielo si è chinato sulla terra per prendere l’uomo e portarlo al cielo. Il battesimo di Gesù segna la discesa di Dio tra gli uomini; il nostro battesimo è la porta per entrare anche noi a far parte di Dio. “Oh se tu squarciassi i cieli e scendessi…” (Is 63,19), invocava un giorno Isaia raccogliendo l’anelito e la preghiera di tutta l’umanità sofferente. Oggi al Giordano Gesù “vede aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui”. Dio finalmente ha voluto prendersi cura di noi e farsi vedere in un modo fisico in quell’uomo Gesù. E’ il mistero dell’Incarnazione, risposta sorprendente ed eccedente di un Dio che viene incontro all’invocazione dell’uomo. Giovanni Battista non sa più quali termini usare per esprimere questa svolta: “Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà con lo Spirito santo”. Ma soprattutto è la voce del Padre a confermare questa speciale presenza di Dio tra noi: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Questo Gesù veniva da Nazaret di Galilea, e come un uomo qualunque si mette in fila tra i peccatori ad aspettare il suo turno per ricevere il battesimo di penitenza di Giovanni Battista. Forse soggettivamente Gesù era ancora alla ricerca della sua identità, in quella crescita come uomo che lo porterà gradualmente a capire e vivere fino in fondo “l’obbedienza della fede”. E proprio qui in un modo vistoso egli riceve coscienza della sua identità di Figlio di Dio e consacrazione per la sua missione di Messia. E’ il dono dello Spirito a costituirlo quell’Inviato speciale di cui il profeta Isaia aveva tanto parlato: “Io l’ho costituito testimonio tra i popoli, principe e sovrano delle nazioni” (I lett.). E Pietro lo ricorderà nella sua predicazione: “Dio consacrò in Spirito santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo” (II lett.). Ecco allora la missione di Gesù, ecco il compito proprio di questo Dio che si fa uomo: liberare l’uomo dal peccato per riconciliarlo con Dio. Per questo si mescola coi peccatori, per questo Gesù dirà di essere venuto per i malati non per i sani, e mangia coi pubblicani e i peccatori. E’ un Dio il nostro che condivide la nostra miseria per riscattarla e innalzarla alla grandezza di Dio. Per questo lo stile di Gesù non è in potenza, ma in amore e misericordia; il suo dono di vita – dato nell’acqua del battesimo – è dono generoso e gratuito: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e senza spesa vino e latte” (I lett.). Ora l’esperienza di Gesù al Giordano è in vista della nostra stessa esperienza nel battesimo. “Io vi ho battezzati con acqua – dice il Battista -, ma egli vi battezzerà con lo Spirito santo”. E’ il nostro battesimo, col quale siamo stati inseriti – innestati, dice Paolo – in Cristo per divenire come lui “figli nel Figlio”. “Oggi l’acqua da te benedetta – ci fa dire il prefazio – cancella l’antica condanna, offre ai credenti la remissione di ogni peccato e genera figli di Dio destinati alla vita eterna”. Anche noi giungiamo all’acqua con sentimento di pentimento e conversione: è la fede richiesta come necessaria per la fruttuosa ricezione del sacramento; e ne partiamo, per l’opera dello Spirito santo, arricchiti della dignità di figli di Dio e investiti di una nuova missione nel mondo. Certo: anche al nostro battesimo risuona la parola di Dio Padre: “Tu sei il mio figlio prediletto”. Questa è la realtà trasformante del battesimo, e chi ne prende coscienza, cambia la vita. Viviamo in un mondo sempre più difficile da vivere e che normalmente dimentica la radice e la sostanza profonda della identità vera dell’uomo per farci vivere a ruoli più superficiali, col risultato di trovarci tra lotte, paure, enigmi e insicurezze circa il senso e il destino della vita. Scoprire l’intima identità di figli di Dio, e quindi di suoi eredi, significa elevare la vita al di sopra delle precarietà e fragilità per radicarla sulla roccia sicura di Dio. E’ dono dello Spirito questa coscienza: “Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre! Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8,15-16). E dall’identità la missione. Come per Cristo, il battesimo ci consacra a prolungare nel tempo l’opera di salvezza, sempre con la forza dello Spirito. Cristo assume le nostre risorse umane perché noi possiamo incarnare in ogni tempo la premura del Padre per la vita e la salvezza di ogni uomo, e in primis quelli che ci sono affidati o come coniuge, o come figli, o come amici, o come realtà di cui abbiamo qualche responsabilità.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sento su di me la bellezza e la responsabilità del Battesimo?

  • Cosa vuol dire per me e come vivo l’invito di Dio Padre ad ascoltare la voce di Gesù?