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Festa di Maria SS. Madre di DIO (Giornata Mondiale della Pace) 1 Gennaio 2019

In questo giorno siamo

invitati a riflettere sulla

PACE(Valore universale) e su

MARIA, MADRE di DIO

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro dei Numeri: Nm 6, 22 – 27

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

La benedizione è un regalo stupendo da lasciare alle persone che incontriamo, anche se queste non lo verranno mai a sapere. I gesti di benedizione sono gesti di amore. Come sarebbe bello se i genitori mettessero una mano sulla testa dei figli facendo sul loro capo un segno di croce! Come sarebbe bello se marito e moglie, prima di addormentarsi si salutassero con un segno di croce sulla test, l’uno dell’altra, in segno di benedizione. Come sarebbe bello se le persone tra di loro avessero parole cordiali di amicizia e di benedizione. Tutto ciò non dovrebbe essere solo utopia, ma realtà. Forse sarebbe il fondamento della concordia umana. Probabilmente è per questo che Dio l’ha comandata ai figli d’Israele.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono sempre pronto a benedire chi mi sta accanto, oppure critico, metto zizzania, auguro il male, ecc.

  • Augurare il male in modo “gratuito” significa condurre il gioco di Satana soprattutto quando compio addirittura azioni più gravi (con malefici, rituali occulti, ecc.). Mi rendo conto che facendo tutto questo rischio la mia dannazione eterna?

  • Sono un costruttore di pace?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo Apostolo ai Galati: Gal 4, 4 – 7

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Chiamare Dio “Padre”! Quale onore, quale privilegio. Forse nei tempi di oggi, l’immagine del “padre” non suscita commozione, oppure una riflessione profonda di ciò che è realmente la Paternità. Gesù ci ha mostrato l’immagine di un Dio diverso non nella sostanza, (perché Dio è sempre stato così), ma nella comprensione. Gli Ebrei lo consideravano il “totalmente Altro” pur avendone fatto l’esperienza del “totalmente vicino” con l’esperienza del deserto e del Mar Rosso. Gesù ci insegna a chiamarlo Padre, senza timore, ma con grande amore.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono consapevole del dono che Dio mi fa nel Battesimo, adottandomi come “suo figlio”: cioè vivo da figlio di Dio? Con i diritti e i doveri del figlio?

  • Seguo la voce dello Spirito che mi invita a conoscere sempre di più Dio-Padre?

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 2, 16 – 21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il brano del vangelo ci narra un episodio della vita di una famiglia ebrea, ma l’ambientazione è inusuale per una nascita. Si tratta di una famiglia emarginata socialmente. Eppure il bambino è Dio e la giovane donna l’ha concepito e partorito nella verginità. Alcuni pastori si affrettano, in risposta a un messaggio dal cielo, per riconoscerlo e glorificarlo a loro modo. Vi è difficile considerarlo vostro Dio? Volgete il pensiero per un attimo al fascino persistente esercitato da sua madre su uomini e donne di ogni ambiente e classe, su persone che hanno conosciuto successi o fallimenti di ogni tipo, su uomini di genio, su emarginati, su soldati angosciati e destinati a morire sul campo di battaglia, su persone che passano attraverso dure prove spirituali. Il genio artistico si è spesso consacrato alla sua lode: pensate alla “Pietà” di Michelangelo, al gran numero di Madonne medievali e rinascimentali, alle vetrate incantevoli della cattedrale di Chartres e alla più bella di tutte le icone: la Madonna di Vladimir, che aspetta con pazienza, nel Museo Tretiakov di Mosca, giorni migliori. Perché la Madonna ispira tanta umanità? Forse perché è, come dicono gli ortodossi, un’icona (= immagine) di Dio? Forse perché Dio parla per suo tramite anche se Maria resta sempre una sua creatura, sia pure una creatura unica grazie ai doni ricevuti dal Padre? Tutto ciò è stato oggetto di discussioni, spesso accese, quando spiriti grandi cercarono di esprimere in termini umani il mistero di Dio fatto uomo. Maria fu definita madre di Dio, “theotokos”, e ciò contribuì a calmare dispute intellettuali. Questo appellativo è particolarmente caro ai cristiani dell’Est, ai nostri fratelli del mondo ortodosso, ed è profondamente radicato nella loro teologia, ripetuto spesso nelle loro belle liturgie, specialmente nella liturgia bizantina, che è stata considerata la “più perfetta” proprio per via delle sue preghiere ufficiali dedicate al culto di Maria. Cominciamo l’anno nel segno di questo grande mistero. Cerchiamo allora di approfondire la nostra devozione a Maria, Madre di Dio e nostra, eliminandone, però, ogni traccia di sentimentalismo spicciolo. Tentiamo di convincere i giovani che si tratta qui di un idealismo rispondente, certo, alle aspirazioni più profonde dello spirito umano, ma che richiede impegno e molto coraggio.

Da poche ore, salutato dai botti e dai tappi di spumante, l’anno nuovo ha fatto irruzione nella nostra vita. “Buon anno!” diciamo a tutti e stringiamo mille mani per esprimere ai nostri compagni di viaggio, imbarcati con noi sulla nave della vita, l’auspicio di tanta felicità. Non c’è nulla di più bello e di più sacro di questo intreccio di mani, fatto a capodanno: dovrebbe essere il simbolo di una volontà di amore, di apertura, di dialogo, di impegno a costruire un fitto reticolato di solidarietà tra tutti gli uomini, nella giustizia e nella fratellanza. Se davvero ognuno di noi, per rendere il mondo più umano, mettesse nel corso di tutto l’anno lo stesso puntiglio con cui in queste ore dona e riceve gli auguri, la causa della pace nel mondo sarebbe già mezza risolta. Purtroppo, però, in questo scambio di auguri e di felicitazioni prevale più lo scongiuro che il senso della speranza cristiana. Sembra quasi che si voglia esorcizzare il nuovo anno con formule scaramantiche, gravide di paure più che di promesse. Diciamo “auguri”, ma ci trema la voce. Stringiamo la mano, ma il braccio è malfermo. E’ che siamo sopraffatti dallo scoraggiamento, rassegnati di fronte agli insuccessi, appesantiti dalla violenza e dall’odio presenti nel mondo. Nonostante tutto, però, di fronte ad un anno che nasce a noi credenti è severamente proibito essere pessimisti. E’ un atteggiamento che non possiamo assolutamente assumere, perché se c’è qualcosa che il domani contiene, questo ha un nome: la speranza di oggi. Non lasciamoci, perciò, sopraffare dalla ineluttabilità del male. Poniamo gesti significativi di riconciliazione. Svegliamo l’aurora. Proclamiamo sempre più con le opere e sempre meno con le chiacchiere che Gesù Cristo è vivo e cammina con noi. Nostra speranza è, oggi, la pace. In questo primo dell’anno, da quando Papa Paolo VI l’ha scelto per la celebrazione della “Giornata mondiale della pace”, l’augurio di riconciliazione e di solidarietà scavalca la sfera dei rapporti strettamente personali e raggiunge gli estremi confini della terra. E’ molto significativo che l’anno nuovo cominci proprio con questo impegno, sottolineato da un particolare tema di riflessione proposto dal Papa. Per noi credenti la giornata della pace non può essere solo un rito da celebrare. Se non ci scomoda. se non ci fa stare sulle spine, se non ci sollecita a scelte che contano, sarà solo l’occasione per una risciacquata di buone emozioni. Gravi situazioni di “non pace” sono presenti ancora nel mondo. Le logiche di guerra continuano ancora, anche se dai campi di battaglia si sono trasferiti sui tavoli dell’economia mondiale che va a penalizzare i popoli poveri. La corsa alle armi, nonostante i grandi segnali positivi lanciati dalle grande potenze militari, non accenna a fermarsi. La militarizzazione del territorio è ancora un modus vivendi. La connessione tra malavita organizzata internazionale, commercio di armi e commercio di droga si fa sempre più vergognosa. La violazione dei diritti umani, espressa a volte su popoli interi, continua a turbarci. Il degrado ambientale ci fa cogliere in positivo i nodi che legano pace, giustizia e salvaguardia del creato. Di fronte a questo quadro, il lamento deve prevalere sulla danza? No, nel modo più assoluto. Bisogna però prendere posizione. Quella di oggi deve essere una giornata che provoca il passaggio da una terra all’altra, richiesto alla nostra coscienza cristiana. Perciò la non violenza, la giustizia, la pace devono diventare proposito concreto da esprimere tutto l’anno. Nella messa di oggi ci sono offerti due segni che fanno prevalere la speranza sulla tristezza del futuro. Il primo è il volto del Padre. Il Signore ci aiuterà. Imploriamolo con la preghiera. Se, come abbiamo ascoltato nella prima lettura (v.25), egli farà “brillare il suo volto su di noi”, non avremo bisogno di scomodare gli oroscopi per pronosticare un futuro gonfio di promesse. Tutto questo significa che dobbiamo camminare alla luce del suo “volto” e, riscoperta la tenerezza della sua paternità, impegnarci una buona volta nell’osservanza della sua legge. Il secondo è il grembo della Madre. Tutti i nostri buoni propositi prenderanno carne e sangue se saranno gestiti nel grembo di Maria. Questo è il luogo teologico fondamentale, dove i grandi progetti di salvezza si fanno evento. Il figlio della pace ha trovato dimora in quel grembo duemila anni fa. Oggi è solo in quel grembo che avrà concepimento e gestazione la pace dei figli. Per cui la festa di Maria Madre di Dio, mentre ci ricorda le altezze di gloria a cui la creatura umana è stata chiamata, ci esorta anche a sentirci così teneramente figli di lei, da riscoprire in quell’unico grembo le ragioni ultime del nostro impegno di fratellanza e di pace.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • So meditare nel cuore e fare tesoro dell’opera di Dio nel mondo e nella mia vita?

  • So avere un cuore semplice come i pastori per lodare Dio per tutto ciò che vedo e odo?

  • So leggere gli avvenimenti della vita nello spirito evangelico?