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Prima Domenica di Avvento 2 Dicembre 2012

Prima Domenica di Avvento 2 Dicembre 2012

In questa settimana siamo invitati a riflettere sul MESSAGGIO di GIUSTIZIA e di LIBERAZIONE

contenuto nelle PROFEZIE verso il POPOLO del VECCHIO e del NUOVO ISRAELE

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Geremia: Ger 33,14-16:

 Ecco, verranno giorni – oràcolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.  In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia

Il profeta Geremia annuncia per il popolo d’Israele un tempo in cui sorgerà un germoglio di “giustizia” e di “giudizio”! Cioè si realizzeranno per Israele le promesse di Dio! In questo consiste la “giustizia”: Dio darà al suo popolo ciò che gli ha promesso! Quei giorni, comunque, saranno anche giorni di “giudizio”, cioè le promesse si realizzeranno per coloro che saranno stati fedeli all’Alleanza!

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

–      Credo fermamente alle promesse del Signore, legate, nella mia vita personale,  alla mia risposta di fede?

–      Sono capace di vivere in chiave di ottimismo anche le situazioni più problematiche della mia vita?

  

SECONDA LETTURA: 

Dalla Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi: 1Tes 3,12-4,2:

Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

S. Paolo esorta i cristiani di Tessalonica ad amarsi vicendevolmente! Questo amore fraterno darà loro la possibilità di crescere nella santità e di comportarsi in questo modo secondo il desiderio di Dio, rendendolo felice! Dio, come ogni buon padre di famiglia vuole che i suoi figli si amino e lo amino, andando d’accordo fra di loro e mettendo in pratica la sua volontà. 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Cerco di costruire l’amore nella società in cui vivo, oppure “mi faccio gli affari miei”? Sono convinto che la santità passa anche dall’amore vicendevole?

–      Cerco di lavorare per lasciare un segno indelebile di amore con il mio passaggio in questo mondo?

  

VANGELO: 

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 21,25-28. 34-36:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Il Vangelo di Luca è indirizzato ai cristiani della sua epoca ma anche a quelli di tutti i tempi, che devono vivere nella fede del Signore in mezzo al mondo. Sono parole di consolazione e di speranza, di fronte alle tribolazioni e alle tristezze della vita. Gli stessi avvenimenti che disorientano gli uomini saranno per i cristiani il segno che l’ora della salvezza si avvicina. Dietro tutte le peripezie, per quanto dolorose possano essere, essi potranno scoprire il Signore che annuncia la sua venuta, la sua redenzione, e l’inizio di una nuova era. La venuta del Signore non è considerata come una cosa vicina nel tempo. I cristiani devono pensare che la storia duri a lungo, fino alla creazione definitiva del Regno di Dio. È necessario dunque che essi abbiano un’attitudine paziente di fronte alle avversità, e perseverante nel cammino che li conduce alla vita piena. Così, il vangelo mette in guardia contro il pericolo di rilassarsi nel quotidiano. Bisogna restare vigili, in preghiera, e chiedere forza, perché ogni affanno terreno smussa i cuori, distrae il pensiero e impedisce di vivere, senza angoscia né sorpresa, l’attesa gioiosa del Signore che è misericordia e vita nuova. 

I versetti 25-28 di questo brano di Luca non sono descrizioni di cataclismi cosmici, ma modi di dire immaginosi, iperbolici, “fantastici” a cui gli autori della Bibbia hanno fatto ricorso per annunciare le grandi novità di salvezza e di liberazione portate dal Messia. La Bibbia abbonda di tali descrizioni per presentare avvenimenti storici come la caduta di un re, una sconfitta militare o un qualsiasi rivolgimento nazionale (cfr Es 19,18-19; Is 14,12; Ger 4,23-28; Gl 3,1-5; ecc.). Prendere alla lettera questi annunci non significa solo fraintendere, ma addirittura stravolgere il loro significato. (Per coloro che studiano la Bibbia, gli esegeti, questo tipo di linguaggio è chiamato “apocalittico”). Per es. san Pietro presenta la Pentecoste come giorno in cui si avverano queste parole del profeta Gioele: “Farò prodigi in alto nel cielo e segni in basso sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo. Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, giorno grande e splendido. Allora chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” (At 2,19-21). Ma non si vide nulla di simile in quel giorno. Ci furono grandi avvenimenti, conversioni e rivolgimenti nelle menti e nelle coscienze: questo sì. Il giorno di Pentecoste si concluse così: “Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone” (At 2,41).  Questi modi di dire, dunque, non annunciano un rivoluzione nel mondo fisico, ma un grande evento nella storia della salvezza. Anche nel nostro linguaggio, quando succede qualcosa di imprevisto o di grave, si dice: “Mi sono sentito cadere il mondo addosso!”. Ma, per fortuna il mondo non è ancora caduto addosso a nessuno: l’espressione vuol dire altro. Le potenze dei cieli che saranno sconvolte sono le potenze del nemico, che Gesù vide cadere dal cielo come folgore durante la predicazione dei discepoli (Lc 10,18-19). Se l’uomo ha investito tutto nel mondo presente vede con terrore il crollo di tutti i suoi beni e di tutte le sue attese. Se ha investito tutto nei beni del cielo vede giungere la sua felicità eterna. Il Figlio dell’uomo che viene è il Signore che mi ha amato e ha dato se stesso per me (cfr Gal 2,20) e che mi ha amato quando ancora ero peccatore (cfr Rm 5,6ss). Il suo giudizio sarà il perdono ai crocifissori (cfr Lc 23,34) e l’offerta del paradiso al malfattore (cfr Lc 23,43). Il nostro giudice infatti è colui che ha detto di amare i nemici, di non giudicare, di non condannare, di perdonare sempre. E’ misericordioso come il Padre suo (cfr Lc 6,27-38). La venuta di Cristo si identifica con la nostra liberazione e la nostra salvezza. La nostra vita non deve essere dominata dal terrore del futuro né stordita dalle sollecitudini esagerate per i beni della terra, diversamente non sappiamo più vedere ciò che ci attende. Chi si interessa solo della vita terrena e dei suoi piaceri, non ha tempo né volontà per pensare al giorno finale. Alla sobrietà e all’attenzione bisogna aggiungere la vigilanza ela preghiera. San Paoloci esorta: “E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri” (Rm 13,11-14). La vigilanza dev’essere nutrita da una preghiera costante per non cadere nella tentazione finale di perdere la fede nella fedeltà del Signore. San Paolo scrive: “Voi fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri… Dio non ci ha destinati alla sua collera, ma all’acquisto della salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi” (1Ts 5,4-10). La vigilanza cristiana è l’esatto contrario dell’oppio dei popoli, è il contrario del cuore appesantito dalle crapule. La vigilanza e la preghiera sono il nostro alzare il capo davanti al Signore che viene, non come giudice, ma come fratello. E’ certo che il Signore verrà. Occorrono serietà e severità di vita, vigilanza e pietà per vivere coerentemente la vocazione cristiana e trovarsi pronti all’incontro con lui.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Sono convinto che il mio comportamento eticamente sbagliato può avere conseguenze negative anche per il mondo in cui vivo? 

–      Nella mia vita spirituale coltivo la virtù della “vigilanza”, che mi apre alla vita eterna?