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Festa della Epifania di N.S. Gesù Cristo 6 gennaio 2013

In questa festa siamo invitati a riflettere sulla MANIFESTAZIONE
della presenza di DIO nel MONDO!

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Isaia: Is 60, 1–6:

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Il profeta Isaia vuole incoraggiare Gerusalemme, la città Santa, la città di Dio, perché presto sarà visitata dalla Luce! E’ un bellissimo invito quello del profeta perché essa si prepari ad accogliere la Luce di Dio che viene! La Città si rallegrerà a quella vista perché saprà che Dio la ama e la renderà splendida agli occhi di tutti i popoli! Avrà la pienezza di tutte le ricchezze della terra perché sarà Dio stesso ad abitare in lei e diventerà irresistibile presso tutte le nazioni!

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

– La mia presenza è davvero una presenza luminosa in mezzo ai miei fratelli con le parole e i gesti?

– Sono contento quando le persone che mi vivono accanto mi vedono come un esempio di santità da imitare? Cerco di mantenermi sempre così?

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini: Ef 3, 2–3. 5-6:

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Nei piani di Dio la Rivelazione è graduale lungo la storia e Paolo si rende conto della particolarità e della grandezza del momento storico che lui e la sua comunità stanno vivendo: la pienezza della Rivelazione. Certamente Paolo non sa ancora che i suoi scritti entreranno nel canone dei libri considerati ispirati, ma è consapevole che il mistero più profondo di Dio si è manifestato agli uomini della sua generazione!

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

– Mi sforzo continuamente perché sempre più persone possano avvicinarsi al messaggio di Gesù?

– Quali sono le cose che, mi piacerebbe, la gente dicesse di me? Cerco di lasciare un segno di santità con la mia persona?

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Matteo: Mt 2, 1-12:

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Il racconto dei magi che compiono un lungo viaggio per adorare il bambino Gesù è senza dubbio l’aspetto del Natale che ci aiuta a capire come la salvezza di Dio si apra a tutti i popoli, non limitatamente al popolo ebraico. L’eredità del popolo eletto può essere davvero condivisa con tutte le altre nazioni allora conosciute e che verranno. Israele non deve aver paura che le promesse di Dio non si realizzeranno per lui, ma anzi dal suo seno avrà origine il più grande popolo che l’umanità possa mai contemplare: il popolo dei salvati!

La domanda dei magi: “Dov’è colui che è nato, il re dei giudei?” (v.2) costituisce, forse, il tema principale del brano. Ciò che più meraviglia è il fatto che essa viene formulata da persone estranee al popolo d’Israele, ancora lontane dalla salvezza, ma che presto prenderanno il posto del popolo eletto. I magi erano gli appartenenti alla casta sacerdotale della Persia. Più tardi, con questo nome furono designati i teologi, i filosofi e gli scienziati orientali. Essi con il loro viaggio a Betlemme anticipano e preannunciano la venuta dei popoli pagani al Vangelo. Il valore Cristologico di questo brano (Cristo, salvezza dei popoli) è il significato centrale che va salvaguardato sempre. Le altre spiegazioni moraleggianti o allegoriche, in particolare a proposito dei doni e del loro significato, valgono quello che valgono. Sono i pagani che, per primi, si muovono per la nascita del “re dei giudei” e vanno a cercarlo. Essi giungono naturalmente a Gerusalemme (cfr Is 60,3-6). Lì i magi incontrano e interrogano gli ebrei e la loro storia sacra. Questi attestano con sicurezza che le Scritture annunciano il Messia, ma non sono in grado di riconoscerlo nel Bambino di Betlemme. I giudei sono capaci di scrutare le Scritture e di scoprire il luogo della nascita del Messia predetto dal profeta, ma non fanno un passo per trovarlo, per mettersi almeno al seguito degli adoratori stranieri. Il loro raduno nella reggia di Erode sembra piuttosto un consiglio di guerra che una serena ricerca della volontà di Dio. La capitale messianica, la piccola Betlemme, minima tra le città di Giuda, fa ombra alla grande Gerusalemme: questa si lancerà con tutte le sue forze contro di lei, ma inutilmente: il Messia sfuggirà ai suoi attacchi. Il comportamento di Erode, dei sacerdoti, degli scribi e del popolo contro Gesù è lo stesso che le autorità e il popolo di Gerusalemme assumeranno contro il Cristo durante gli anni della sua vita pubblica e nei giorni della sua passione, morte e risurrezione. E lo stesso atteggiamento assumeranno contro i predicatori del vangelo e i continuatori della sua opera. Un doppio movimento antitetico percorre questo racconto: quello del rifiuto degli ebrei e quello dell’accoglienza dei pagani. Ritroveremo questa contrapposizione lungo tutto il vangelo. La salvezza dei pagani è una verità presente nell’Antico Testamento e nella tradizione giudaica (cfr Gen 12,3; Is 2,2-5; Sal 47), Se a Israele è dato di scoprire Dio attraverso la loro storia, i pagani devono venire a lui attraverso gli splendori della creazione (cfr Dt 4,15-20): gli astri narrano la gloria dell’unico Dio (cfr Sal 19, 2-7) e rivelano la potenza del loro creatore (cfr Sap 13,1-9). Pare che qui Matteo si riferisca al racconto di Nm 22-24 e ne faccia un commento alla maniera dei targumim palestinesi, che sono traduzioni spiegate dell’Antico Testamento. Sia nel Libro dei Numeri che in questo brano di Matteo, dei magi pagani incontrano un re straniero: Balac che vuole maledire il popolo di Dio (cfr Nm 22,11; 23,7), Erode che vuol far morire il re dei giudei (Mt 2,8). I magi però, nei due casi, assumono un atteggiamento contrario alla volontà dei due re, benedicendo e adorando colui che dovevano condannare (cfr Nm22,18; 23,8-9; Mt 2,11); inoltre annunciano una stella luminosa (cfr Nm 24,17; Mt 2,2) e se ne tornano ai loro paesi tranquilli e contenti (cfr Nm 24,25; Mt 2,12). Matteo vuole associare i pagani, fin dall’inizio della vita di Gesù, all’instaurazione del regno universale di Dio. Gesù è la luce che illumina i popoli (cfr Is 9,1-5; 60,1-6); è la sapienza che sorpassa quella di Salomone e attira a sé tutti i re e i sapienti della terra (cfr 1Re 10,1-13; 4,14). La venuta dei pagani comporta il riconoscimento del dominio universale del Cristo. Ma, come si è già detto, per Matteo è importante il contrasto che la venuta dei magi crea con il rifiuto degli ebrei: la salvezza accettata da chi viene da lontano, è trascurata dai vicini (cfr Mt 8,11-12; 22,1-14). I magi ricevono in sogno l’avvertimento di non tornare più da Erode. Essi sono esperti anche nell’interpretazione dei sogni. Questi uomini di Dio, ubbidienti, “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (v.12).

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

– Cercare e trovare Gesù è impegnativo! Considero davvero Gesù un tesoro per cui vale la pena di lottare e faticare?

– Cerco di farmi aiutare nella ricerca di Gesù, per non sbagliare il “luogo di incontro” con lui?