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Seconda Domenica Ordinaria 20 Gennaio 2013

In questa settimana siamo invitati a riflettere sull’opera di DIO per
rendere NUOVA una COMUNITÀ e il suo RAPPORTO con DIO

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Isaia: Is 62,1-5:

Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.

Il profeta Isaia esalta Gerusalemme, la Città Santa. Il desiderio di Dio, che è anche quello di ogni profeta, è che questa città risplenda davanti ai popoli come luogo prediletto da Lui! Anche se Israele continuamente tradisce l’alleanza, Dio è pronto a rendere nuovo il nome di questa città. E quando Dio rinnova, rende il popolo rinnovato ancora più splendido! “risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.” (cfr Mt 5,16) Essere “belli” davanti a Dio deve diventare la nostra preoccupazione.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

– Sono capace di rendere la mia vita sempre nuova attraverso un cuore purificato dalla Parola di Dio?

– Sono convinto che Dio sia contento di me e delle mie azioni?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi: 1Cor 12,4-11:

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

La Chiesa lungo i secoli ha sempre vissuto una vitalità di fede davvero sorprendente sia nel campo della pastorale che nella liturgia. Pensiamo alle varie comunità etniche che nei primi secoli hanno dato origine ai diversi riti liturgici, pensiamo alle grandi e piccole congregazioni religiose ciascuna con carisma diverso per il bene della Chiesa. Pensiamo ai vari movimenti ecclesiali che negli ultimi anni costituiscono una caratteristica fondamentale della grande esplosione dello Spirito. Tutti questi carismi non servono a dividere, ma ad unire la comunità ecclesiale.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

– Sono capace di mettere a disposizione della comunità i miei doni e i miei carismi, oppure li tengo nascosti?

– Sono capace di riconoscere anche i doni di Dio presenti negli altri?

 

VANGELO:

Dal vangelo secondo Giovanni: Gv 2,1-12:

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Non è venuta la mia ora, dice Gesù alla Madre che, a tutta prima, sembra essere stata importuna dicendo: “Non hanno più vino”. Cos’è l’“ora”? Per Giovanni è il momento cruciale, del Calvario anzitutto; la cruna dell’ago attraverso cui deve passare per essere rivoltata tutta quanta la storia, di tutti gli uomini e di tutti i tempi; ma l’ora è anche il tempo della missione pubblica che la prepara: quello è il tempo dei segni, dei miracoli! Anche Gesù obbedisce ad un tempo che non è il suo, che il Padre gli ha assegnato, di cui egli non è più in un certo senso padrone perché, pur essendo Dio, ha lasciato la sua forma divina presso il Padre e non vuole disporne come uomo. L’umanissimo miracolo di Cana è un miracolo della fede di Maria. Come sarà per la cananea, come avverrà per il centurione, la fede di Maria ottiene dal Padre che Gesù anticipi l’ora. E si vede allora la forza della “donna” che apre qui al banchetto di Cana e chiude sotto la croce gli estremi dell’“ora”. La forza della fede brilla pure nella gioia del maestro di tavola mentre gusta il buon vino: la compagnia di Dio all’uomo è umanissima ed integrale. “Non di solo pane”, dirà Gesù, ma intanto fornisce ai commensali, che allietano gli sposi, dell’ottimo vino.

Abbiamo tre protagonisti da contemplare in questo vangelo: Maria, Gesù e i servi. Maria rivela essere una donna concreta, attenta ai bisogni degli altri e con buone capacità relazionali; questo le consente di accorgersi del disagio che vivono i servi e di riuscire a sapere che il motivo è la mancanza del vino (situazioni che si cercano di nascondere), il che rovinerebbe la festa buttando discredito sugli sposi. Trovandosi in una situazione simile, ci può capitare di cominciare a spettegolare o a cercare un eventuale colpevole, sul quale scaricare il malessere che la situazione viene a creare. Maria preferisce cercare una soluzione, perché vuole bene a questi sposi. Condivide la sua preoccupazione con Gesù, ma forse questa situazione la porta a fare anche un’altra cosa più importante: invogliare il figlio ad esporsi e a buttarsi nella sua missione. Maria crede in suo figlio, nella sua interiore e santa potenza, e crede anche che Dio può fare miracoli, perché l’ha sperimentato. Non sappiamo se gli è capitato di vedere il figlo farne altri. Non credo che si divertisse a cambiare l’acqua in vino a casa o gli uccellini d’argilla in passeri, come raccontano certi vangeli apocrifi. Mi piace contemplare un Dio che veramente si fa uomo, e vive tutta la sua fatica. Leggendo il vangelo sembra tutto semplice, ma provateci voi a fare il vostro primo miracolo! Per miracolo possiamo intendere anche qualsiasi cosa che facciamo per la prima volta. Per esempio uscire di casa, andare a scuola, imparare ad andare in bicicletta, la prima ora come insegnante, fare una operazione chirurgica, la prima predica, etc. Quale è stata la dinamica di queste esperienze? Per me c’è stato bisogno dell’intervento di una persona che credesse in me, nelle mie capacità. Qualcuno che, nel nome del Signore, mi dicesse: “Vai, fai, buttati”. Io contemplo Maria che dice a Gesù: – Fai qualche cosa, chiedi consiglio a tua Padre, prega, non possiamo permettere che questa festa di nozze sia rovinata per un po’ di vino. – Lascia stare, non è ancora giunta la mia ora. – E invece sì, lo sento, non avere paura, ascolta ciò che lo spirito ti suggerisce di fare e buttati; io credo in te e che Dio è con te, coraggio, anche a me costa vedere che ti esponi perché, così facendo, rischio di perderti, ho paura di ciò che il mondo potrà farti, ma non puoi continuare a rimanere nascosto, hai già dei discepoli che ti ammirano. Dio ti benedica, figlio mio. Sicché la passione per l’uomo da parte di Gesù lo porta a rischiare e ad esporsi per la prima volta. Il risultato è che i discepoli cominciano a credere in lui. D’ora in poi imparerà ad esporsi sempre di più, fino ad arrivare alla sua ultima e grande esposizione: esporsi all’ostilità del cuore dell’uomo. Contempliamo ascoltandolo anche il servo: “Passi pure per il mettere acqua nelle giare, ma portarla poi a quello che mi deve pagare la giornata di lavoro, questo no. Se almeno quel Gesù m’avesse detto: “Portala a nome mio, è uno scherzo”, ma così rischio di buscarle. E poi, perché proprio io? Siamo in tanti a servire”. Come saranno andate le cose? I servi se ne sono accorti prima o dopo averlo portato che era diventato vino? Non lo sapremo mai, ma certamente questa è una bella lezione di fede e di abbandono. Signore grazie per tutte le volte che mi hai spinto a fare il mio primo miracolo, e per quando mi hai usato per manifestare la tua gloria. Insegnami ad accogliere con entusiasmo i tuoi inviti a buttarmi nella vita per la gloria del tuo nome, e la contemplazione delle tue esposizioni e della tua croce mi liberi dalla diffidenza.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

– Cerco di mettere Gesù presente in tutti gli aspetti e i momenti della mia vita?

– Chiedo a Dio di trasformare il mio cuore per essere capace di amare come lui senza egoismo, orgoglio, interesse personale?