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Cenni sulla vita di Melania la giovane, di p.Tomáš Špidlík

Indice:

 

Melania l’anziana

 

 

miniatura dal Menologio di Basilio II (976-1025), conservato presso la Biblioteca Vaticana (Cod. Lat.grec. 1613, f.285)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

Di sante chiamate Melania ne esistono in realtà due, l’anziana (seniore) e la giovane (juniore). La prima, morta verso il 409-410, era la nonna della nostra, che è nata invece circa trent’anni dopo, nel 383. L’anziana è molto conosciuta nella storia ecclesiastica perché legata a Rufino, il teologo seguace di Origene aspramente combattuto da San Girolamo, il quale se la prese anche con Melania, arrivando a dire che il suo nome, che in greco vuol dire nera”, significava “tenebra dell’eresia”. I santi molto spesso si combattevano anche violentemente. Le due sante, nonna e nipote, provenivano dalla famiglia aristocratica dei Valerii, una nobile e antichissima stirpe romana che sul Monte Celio possedeva una bellissima villa che faceva invidia a tutti i patrizi romani, proprio dove oggi c’è S. Stefano Rotondo. Nel IV secolo Valerio Massimo era prefetto di Roma, una carica prestigiosa, visto che l’imperatore risiedeva spesso altrove. Sua moglie era appunto Antonia “Melania l’anziana”. Quando il marito morì, lei affidò il figlio ai tutori, perché così si doveva, e partì per l’Egitto per iniziare la vita monastica. Fu una grande sorpresa per la società romana.  

 

La famiglia

La famiglia non era però particolarmente devota: nel 300-400 dopo Cristo l’impero non era ancora tutto cristiano, e nelle famiglie patrizie convivevano pagani e cristiani insieme; lo zio di Melania la giovane era pagano, mentre la madre della piccola, Albina, era molto credente. La piccola Melania cominciò ad essere educata per diventare una dama della grande società, come conveniva al suo rango: bagni, vestiti, servitù … Doveva essere un po’ noioso! La giovane incominciava a sentire qualcosa di diverso: proprio a quel punto arrivò dall’oriente Rufino, il collaboratore della nonna, e la famiglia, per ricevere notizie di questa, dovette riceverlo. Rufino raccontò dei monaci e delle monache, e la bambina ne fu incredibilmente impressionata: scopriva allora che esisteva un modo di vivere diverso da quello dell’aristocrazia romana.

Il matrimonio

I parenti naturalmente non ci pensavano, e le combinarono subito, a quattordici anni, un matrimonio d’interesse con il ricco Piniano. Certo i due erano troppo piccoli, la famiglia li sorvegliava e controllava in tutto; ma un giorno la giovane sposa si rivolse al marito con queste parole: “Se tu, mio signore, vuoi praticare la castità e vuoi coabitare secondo la legge della continenza, ti riconosco come mio signore e padrone della mia vita; ma se questo ti sembra troppo pesante, se non puoi sopportare l’ardore della giovinezza, ecco tutti i miei beni, li metto ai tuoi piedi, puoi usarli a tuo piacere: dammi solo la libertà del mio corpo, affinché io possa presentare la mia anima senza macchia a Cristo nel giorno del giudizio.” Discorso strano da parte di una giovane! E Piniano, giovane sposo, che cosa doveva rispondere a una simile proposta? Si capisce che non doveva essere entusiasta: ma era davvero un uomo molto degno e io lo canonizzerei ancora prima di Melania; la sua risposta fu dunque: “Noi abbiamo tanti beni, un’eredità che deve passare a qualcuno: quando avremo due bambini, vivremo insieme la continenza.” Proposta ragionevole! Nacque dunque una bambina, ma Melania (furbetta…) la offrì subito, la consacrò cioè con il voto di verginità, come si usava a volte a quel tempo con i bambini. La povera bambina purtroppo morì . Subito dopo però arrivò un maschietto. Venne al mondo proprio il giorno della festa di San Lorenzo, che a Roma si celebrava con grande pompa; Melania, in prossimità del parto, voleva partecipare alla festa, e, nonostante i divieti dei familiari, di nascosto andò a partecipare alle preghiere: l’indomani il bambino nacque e subito morì.

Voto di povertà

Proprio quando Melania e Piniano dovevano decidere cosa fare della loro vita, apparve a Roma l’anziana nonna Melania, ormai famosa. Spronata dal suo esempio, la giovane decise di dedicare la propria vita a Dio: Piniano acconsentì di essere suo fratello spirituale, e lei fece da madre spirituale a suo marito. Insieme stabilirono di fare voto di povertà e di regalare tutti i loro beni ai poveri. Immaginarsi cosa si diceva a Roma: credo che la parola “pazza” sia stata pronunciata più di una volta. La cosa non era però priva di problemi: nelle ville vivevano molti schiavi, la loro vendita avrebbe fruttato molto denaro, ma gli sposi volevano dar loro la libertà. Questo significava però la fame dei disoccupati: gli stessi schiavi si rivoltarono contro la vendita della villa, un po’ come quando oggi si chiude una fabbrica. I parenti per parte loro cominciarono a strillare: “Non ha alcun diritto di fare tutte queste sciocchezze! Che se ne vada in Africa, ma che non tocchi i beni!” Bisognava ricorrere per forza alla più alta autorità, la Corte. Grande potere aveva in quegli anni a Roma Serena, moglie di Stilicone: costui, un semplice ufficiale barbaro, nei tempi di guerra era assurto a grande potenza perchè era riuscito a salvare Roma dai Goti. La moglie pretendeva che Melania venisse in udienza da lei. Ma Melania non voleva in nessun modo. Aveva già buttato via i vestiti più belli e cominciava a vestirsi come una monaca, con il capo coperto; ma S. Paolo proibisce di scoprire la testa alle donne e nella pubblica udienza a corte bisognava appunto scoprire la testa. Per questa ragione Melania rifiutò di recarsi a corte. Alla fine tuttavia, pur di ottenere il diritto di vendere tutti i beni, si decise: Serena li ricevette con molta dignità, rifiutò i preziosi doni che gli sposi le portavano perché, disse, erano doni per i poveri di Dio, e proibì alla servitù di accettare. Una volta ottenuto, con l’intercessione di Serena, il permesso dal Senato e dall’imperatore, i due cominciarono a vendere: il patrimonio dei due giovani comprendeva una villa sulla via Appia, con 400 schiavi e 73 case per i coloni; un’altra enorme villa in Sicilia, con un bosco con animali selvaggi e una piscina sul mare; per non parlare delle miniere d’oro e argento a Tagaste, in Africa settentrionale, e di altri possessi in Numidia, Mauritania, Campania, Puglie, Cispadania, Traspadania. Molti degli schiavi, ancora pagani (“pagano” deriva infatti da “pagus”, villaggio di campagna, dove il cristianesimo ancora non era arrivato), si convertirono e seguirono i padroni, molte donne entrarono nei monasteri fondati da Melania, continuando a fare ciò che facevano prima, e in più pregando.

A Nola con Paolino

I due sposi però, oltre a vendere, regalavano, attirando folle di gente: per sfuggire a questo assedio, decisero a un certo punto di recarsi a Nola, dov’era vescovo San Paolino: questi aveva rinnovato la basilica di S. Felice, riempiendola di opere d’arte, per insegnare la Bibbia agli illetterati che non sapevano leggere. Era poeta, e scrisse poesie anche sui nostri due santi, ai quali si era aggiunta nel frattempo anche la mamma di Melania, Albina. Tornati a Roma, Melania pensò di cominciare la sua vita monastica nella sua splendida villa siciliana: ma respinse presto il pensiero come una tentazione del diavolo, e decise di vendere anche quella. Bisognava ormai solo partire dall’Italia.

Il crollo dell’impero

Il momento storico era però gravissimo, e l’impero assisteva a grandi mutamenti: quello stesso Stilicone che aveva liberato Roma da Alarico fu ucciso dai suoi soldati, e Serena strangolata come traditrice. Il 24 Agosto 410 Alarico incendiò Roma e la saccheggiò in modo terribile. San Girolamo, che prima minacciava ai Romani punizioni di Dio se non si fossero convertiti, davanti al Sacco di Roma non riuscì più a scrivere né a parlare; Alarico tuttavia era cristiano e ordinò ai soldati di restituire tutto quello che avevano rubato alle basiliche di S. Pietro e di S. Paolo. Tutto il resto fu però trafugato. Alarico, dopo aver occupato Roma, prosegui verso sud, ed era ormai di fronte alla Sicilia, dove si trovavano Melania, Piniano e Albina. Mentre i tre si apprestavano a fuggire per evitare il saccheggio dei Goti, Alarico improvvisamente mori: Melania e i suoi poterono così prendere una nave e rifugiarsi in Africa. Dove però, mentre l’impero crollava ormai da ogni parte, li aspettavano pericoli ancora più grandi: le ricche donne romane venivano spogliate dei loro beni e vendute come schiave. Melania si salvò solo perché nessuno la riconobbe sotto i suoi poveri vestiti da monaca.

Incontro con S.Agostino

Si fermarono dunque a Tagaste e cominciarono a studiare la sacra scrittura; poco distante, ad Ippona, era vescovo Sant’Agostino, loro amico. I cittadini di Ippona cominciarono a protestare, a chiedere al loro vescovo che invitasse i suoi ricchi amici e si facesse dare un po’ delle loro ricchezze: una volta che Melania e Piniano furono in città, il popolo cominciò a chiedere a gran voce di ordinare sacerdote Piniano, per costringerlo a rimanere là e a dare alla città il suo denaro. Piniano acconsentì a restare, ma quando ebbe regalato tutto ciò che aveva, nessuno si occupò più di lui.

Morte di Melania

Ripartirono dunque per l’Oriente, fermandosi prima ad Alessandria d’Egitto, che era un po’ come New York di oggi, e giungendo infine in Terra Santa. Lì Melania cominciò a fare vita di reclusione, vivendo in estrema povertà. Ma i soldi non erano ancora finiti: costruì allora due monasteri, uno per le donne e uno per gli uomini. Si raccontano molti miracoli compiuti da Melania negli ultimi anni di vita, segni non solo di santità, ma anche della forza della sua preghiera: convertì a Costantinopoli un suo zio pagano che non si era lasciato confessare neppure dal patriarca, e che, dopo le parole di Melania, si lasciò battezzare e prese tre volte la Comunione. Dopo l’ultimo viaggio a Betlemme, Melania morì nel 439.

L’esempio di Melania

La vita antica della santa vuole anzitutto dimostrare che la donna è capace della stessa ascesi dell’uomo. Mentre i filosofi antichi negavano che la donna fosse in grado di filosofare come l’uomo, i Padri ammettevano che la santità, immagine di Dio, era possibile a tutti, uomini e donne. E’ un insegnamento molto valido anche oggi: la confessione era certo riservata ai preti; ma direzione spirituale la facevano monaci e monache. Si parla oggi del sacerdozio delle donne, ma si dimentica che una donna con senso materno può essere molto bene una madre spirituale, come la stessa Melania.Anche il tempo difficile in cui questa è vissuta è molto simile al nostro: l’arrivo dei barbari, la difficoltà di capire e integrarsi con culture nuove e diverse, che non sapevano nulla del cristianesimo. Le invasioni barbariche furono precedute dalle terribili persecuzioni contro i cristiani, ed anche oggi, come dice il Papa, i martiri per la fede sono più numerosi che in qualsiasi tempo; dunque anche oggi possiamo sperare che dalle avversità si esca fortificati e santificati.(sintesi, non rivista dall’autore, della conferenza di p.Špidlík, per la presentazione del volume da lui scritto, Melania la benefattrice, edito dalla Jaka Book)