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Lettera di don Gianfranco per la Quaresima 2013

Carissimi parrocchiani,

quaresimaognuno di noi, divenuto Figlio di Dio e cristiano il giorno in cui è stato battezzato, ha iniziato un cammino, lento ma profondo, la cui durata non dipende da noi e che ci porterà, alla fine della vita terrena, all’incontro definitivo con l’Onnipotente! Nella Bibbia sono molte le immagini del “cammino”. Il Cammino di Abramo verso la Terra promessa, il cammino del Popolo d’Israele dall’Egitto sempre verso la Terra Promessa, il “cammino” di Gesù, durante la sua vita pubblica verso Gerusalemme, il cammino dei discepoli di Emmaus, ecc.
Il cammino del cristiano non è la passeggiata tranquilla di una domenica assolata; non è nemmeno, però, una scalata impossibile ai comuni mortali e a cui possono accedere solo “esperti-alpinisti”! E’ un cammino impegnativo, è vero, ma che percorriamo con Gesù accanto! E’ facile da una parte perchè conosciamo la meta ed anche la strada (Gesù ci dice: “io sono la Via, la Verità e la Vita”); difficile dall’altra, perché non possiamo compierlo con le nostre sole forze; abbiamo bisogno di camminare con il “Maestro” e con i fratelli per sostenerci ed esortarci a vicenda. Anche la quaresima è un momento privilegiato per dare una spinta più profonda a questo “viaggio” verso la Terra Promessa del Regno dei cieli. Come spunto per questo periodo vorrei lasciarvi un brano di un libro tra i più tradotti al mondo che risale alla tradizione medievale e che ha aiutato e aiuta tutt’oggi tantissimi cristiani nell’impegno pratico di vita cristiana: “L’IMITAZIONE DI CRISTO”:

“<<O vanità delle vanità! Tutte le cose sono vanità!>> (Qo 1,2), eccetto amare Dio e servire Lui solo; la più sublime saggezza è questa: mirare al regno dei cieli, disprezzando le cose del mondo. Vanità è dunque ambire le ricchezze che passano e porre in esse ogni nostra speranza. Vanità è pure tendere agli onori e bramare d’essere innalzati. Vanità è servire alle passioni della carne e desiderare ciò di cui dobbiamo poi essere gravemente puniti. Vanità è sperare in una lunga vita, poco curandosi di viverla bene! Vanità è badare solo al presente, e non pensare alle cose future. Vanità è amare ciò che rapidamente passa, e non mirare là dove ci attende un gaudio eterno. Ricorda spesso quel detto di un saggio: che <<l’occhio non si sazia di ciò che vede, né l’orecchio si empie di ciò che ascolta>> (Qo 1,8). Cerca dunque di staccare il tuo cuore dalle cose sensibili, per volgerlo tutto alle cose dello spirito. Coloro che assecondano le passioni, macchiano la coscienza e perdono la grazia di Dio”.

Se guardiamo interiormente ai nostri desideri più profondi ci rendiamo conto di quanto cammino abbiamo ancora da compiere nella ricerca e nella conquista della perfezione umana. Ciò che spesso rende questo cammino difficile è l’attenzione alle cose del mondo, agli affetti del mondo. Quando i sentimenti, le persone e la creazione intera diventano più importanti del Creatore, la nostra “passione” non è pura perché il cuore non è staccato da tutto ciò e non vive in pienezza la dimensione dello spirito.
La “Vanità” è quel sentimento alimentato dall’orgoglio che ci mette nelle stesse condizioni e nello stesso pericolo di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre; Adamo ed Eva era immersi nella gioia e nella grazia dei doni di Dio.

“Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l`uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l`albero della vita in mezzo al giardino e l`albero della conoscenza del bene e del male….Il Signore Dio prese l`uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all`uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell`albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti»”. (Dal libro della Genesi)

Nel momento in cui Adamo ed Eva hanno voluto usurpare quell’unica “differenza” tra loro e l’Onnipotente, si sono accorti in realtà della loro debolezza! (Una differenza “sostanziale”, ma che Dio avrebbe voluto colmare donando Lui stesso a noi la Vita divina adottandoci come “figli”.eden

“Allora la donna vide che l`albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare
saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch`egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.” (Dal libro della Genesi)

Ricordate? Anche il figlio minore della parabola del Figliol prodigo quando è andato via di casa ha voluto la sua parte di eredità; gli sarebbe spettata, certo, ma lui non ha voluto riceverla come dono; l’ha voluta usurpare.
E’ stato, quello dei nostri progenitori, un grande peccato di “vanità”. Essi si sono talmente invaghiti della loro condizione di Grazia, della grandezza dei loro doni, della grandezza dell’essere Immagine e somiglianza di Dio, da voler agire al posto suo spodestandolo dalla sua “carica” di Dio, cercando di rubargli i suoi poteri. L’onore, le ricchezze, l’amore, il successo nella vita, sono certamente dei “doni” se vissuti in Dio, ma possono diventare occasione di peccato, di autodistruzione della nostra dignità e di lontananza da Dio se li viviamo senza di Lui o addirittura contro di Lui.
La “vanità” ci rende “Onnipotenti” ai nostri occhi, ma in realtà è una onnipotenza fatta di cartapesta, e spesso quando ci rendiamo conto della nostra debolezza cerchiamo di nasconderla” per non fare brutta figura” o addirittura di nasconderci per evitare ostacoli alla nostra vanità, piuttosto che vivere la nostra reale condizione di esseri umani in unione con Dio e sostenuti dalla sua grazia.
L’uomo è grande perché Dio lo ha voluto così! E’ bellissima l’espressione del salmo 8:

4Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate,
5che cosa è l`uomo perché te ne ricordi e il figlio dell`uomo perché te ne curi?
6Eppure l`hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato:
7gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi;
8tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna;
9Gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare.

Dio non ha paura della nostra grandezza, anzi ne è orgoglioso perché rende ancora più evidente quanto l’uomo sia un capolavoro della sua Creazione, ma se l’essere umano non si rende conto della sua fragilità, allora il peccato di vanità fa capolino fino al punto da offuscare la vera realtà delle cose.
La vanità rischia di renderci ridicoli di fronte alla gente! La Quaresima è un’occasione splendida per riflettere sul modo con cui viviamo il nostro rapporto con le cose, le persone, gli affetti e correggere quegli elementi che oscurano il volto di Dio presente in noi. Lo auguro di cuore a tutti!

Buon cammino!


Don Gianfranco
parroco


Roma, 2 febbraio 2013, Festa della presentazione di Gesù al Tempio