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Pasqua di Resurrezione 31 Marzo 2013

In questa settimana siamo invitati a riflettere sul MISTERO della

RISURREZIONE di GESÙ

Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti. “Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò.

 

PRIMA LETTURA:

Dagli Atti degli Apostoli: At 10,34.37-43:

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.  E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Gesù ha bisogno di testimoni. La Chiesa da duemila anni vive di testimoni. Si tratta di testimoni “oculari” in un senso molto particolare. Ogni cristiano è chiamato ad essere un testimone del Risorto, nella fede! La Chiesa è custode e portatrice del più grande mistero di fede che la storia umana possa immaginare: La Risurrezione di un uomo dalla morte e la vita eterna in anima e corpo. Non si tratta di una testimonianza giuridica, ma di una testimonianza di amore! Solo chi ama è disposto a dare la vita per un annuncio di fede.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Mi è mai capitato di testimoniare apertamente la mia fede in Gesù cercando di suscitare interesse nelle persone che mi circondano? 

–      Mi sono mai domandato cosa mi spinge a seguire Gesù e il suo messaggio anche quando vengo deriso?

 

SECONDA LETTURA:

 Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Colossesi: Col 3,1-4:

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

La risurrezione di Gesù non è un fatto isolato nel contesto della fede cristiana, ma proprio nel piano di salvezza di Dio coinvolge tutti coloro  che accolgono l’annuncio della risurrezione del Messia e vogliono cambiare le loro prospettive di vita puntando il loro interesse sulle “cose di lassù”! E’ una scelta di coraggio e non ci si può permettere il lusso di mantenere un piede da una parte e un piede dall’altra. Gesù vuole da parte nostra una scelta radicale.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

–      Come ho vissuto la Settimana Santa? Mi sono preoccupato solo degli aspetti consumistici della Festa di Pasqua? 

–      Quanto cerco di coltivare la gioia, come segno pasquale, nella mia vita?

 

VANGELO: 

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 24,1-12:

 Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.  Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

Gesù premia una scelta d’amore facendo annunciare dagli angeli per la prima volta  la sua risurrezione alle donne del suo seguito che erano andate al sepolcro per un gesto di umanità e di affetto. Le sorprese di Dio sconvolgono sempre i nostri gesti di amore. Dio non si fa mai superare in “amore” dalle creature, solo che spesso noi non sappiamo leggere i suoi segni. I suoi gesti di amore non sono mai estremamente palesi, ma hanno sempre un velo per permettere al nostro cuore un adesione libera e non forzata dall’evidenza. Anche questo modo di comportarsi del Padre celeste è una scelta d’amore.

La risurrezione di Gesù resta per ogni cristiano una “fede difficile”. La “difficile” fede nel Risorto si misura e si rinvigorisce nella vita. Siamo “uomini pasquali” e “testimoni della risurrezione”. Bisogna abituarci a vivere in compagnia della “fede difficile”. Perché la fede è sempre minacciata dal di dentro e dal di fuori di noi e Dio stesso la mette a prova “come oro nel crogiolo” (Pro 17,3). “Fare Pasqua” è anche sopportare con forza e con gioia quel che in noi, nella società, nella stessa comunità ecclesiale, mette a prova, appare grigiore e tenebra, tentazione e contraddizione. Dobbiamo andare oltre quel che si sente e si vede di contrario da far sembrare che il peccato e la morte dominino ancora il mondo. Ciò non è possibile senza silenzio interiore, senza abituarci a contemplare silenziosamente le meraviglie di Dio, sempre presenti fra le contorte vie della vita. Se uno smette di pregare mette a rischio la propria fede. Se una comunità parrocchiale non si diffonde nella preghiera e nella contemplazione della verità, diventa un agglomerato infernale, smarrito, abbattuto. La formazione alla preghiera insieme ad una tensione escatologica, sono il punto nodale per ogni cristiano e per ogni comunità ecclesiale. Siamo “conrisorti” con Cristo perché, mediante il battesimo siamo “pasta nuova”, “azzimi di sincerità e di verità”. Seguitiamo a camminare e a crescere in questa novità con la frequenza al sacramento della riconciliazione, e soprattutto, con la partecipazione piena all’Eucaristia. La vita pasquale del cristiano è strutturalmente sacramentale. E’, questo, un punto determinante per la fede e la pastorale della Chiesa. Sappiamo che in primo luogo bisogna “lasciarci costruire da Cristo” per rispondere alla sua signorìa col “Vangelo vissuto”. La solennità della Pasqua non ci ferma alla persona e alla comunità ecclesiale formata. Se dunque dobbiamo essere “uomini pasquali”, non è possibile chiudere in noi e nella comunità dei “conrisorti con Cristo” quanto il Risorto ci ha donato. I brani dei vangeli di questa domenica (Veglia della notte, Messa dell’aurora e Messa del giorno) ci mostrano un grande movimento delle donne e dei discepoli di Cristo verso il suo sepolcro vuoto e poi dal sepolcro ai fratelli. Un movimento tremante e ancora incerto, ma durante il quale già esce il comando: “Andate ad annunziare”. Quell'”andate”, che nel tempo di Pasqua sempre più si intensifica, è aperto al mondo intero. Perciò l’impegno della fede pasquale, mentre ci spinge ad essere, nella chiesa e con la chiesa, il popolo dei “conrisorti” con Cristo, illumina la nostra missionarietà costitutiva. Non siamo un popolo “secondo la carne”, ma la nuova “adunanza della carità” che non ha più casa né terra (come indicano etimologicamente i termini di “parrocchia” e di “parrocchiani”), che è anima del mondo intero e deve “andare… fino agli estremi confini della terra” (At 1,8). La Pentecoste lo rivelerà, ma intanto far Pasqua senza lo spirito missionario e l’azione missionaria è tradire il Risorto. Le nostre comunità ecclesiali, le famiglie cristiane, hanno da rivedere il loro rapporto con chi non ha fede, con chi l’ha perduta, con chi mantiene un vago senso religioso senza pratica cristiana. Ci dobbiamo domandare in pratica, tutti, quanto siamo gente dell'”annunzio”. La “seconda evangelizzazione”, necessaria anche tra noi, lo esige con urgenza sempre maggiore. 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Sono capace di coltivare nel mio spirito la “meraviglia” come segno di un cuore pronto ad accogliere la straordinaria forza della Risurrezione?

–      Chiedo al Signore di saper leggere i segni della sua presenza anche nella sofferenza?