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XXXII Domenica Ordinaria 10 Novembre 2013

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sulla FEDE nella

RISURREZIONE dei MORTI

che riesce a far AFFRONTARE

anche il MARTIRIO agli

UOMINI di FEDE

PRIMA LETTURA:

 Dal secondo libro dei Maccabei:  2Mac 2, 1-2. 9 – 14

 In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».  [E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

Sembrano storie di altri secoli eppure le testimonianze di martiri che in odio alla fede hanno dato la vita non mancano nemmeno ai nostri giorni. Se ci ragioniamo un momento, non esiste un motivo razionalmente valido per una persecuzione in odio alla fede da un punto di vista umano se non un puro disprezzo verso l’uomo e verso Dio. E’ una grave offesa alla dignità della persona il denigrarla fino a procurargli sofferenze fisiche solo perché questa nella sua libertà professi un culto religioso. Questo, naturalmente, osservando il fenomeno della persecuzione da un punto di vista umano; se entrassimo nell’ambito spirituale dovremmo affrontare un discorso più complesso che interessa la lotta tra Dio e satana di cui certamente la persecuzione nei confronti degli uomini di fede ne è un’espressione lampante. Il martire ha dentro di se una grande forza che gli permette di affrontare ogni sofferenza umana: La fede nella risurrezione dei morti

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

–      Mi è capitato di soffrire nel nome del Signore? Fino a che punto sono capace di sacrificarmi per Lui? 

–      Mi capita spesso di scendere a compromessi con le idee del mondo, soprattutto in campo morale, pur di “piacere agli uomini” piuttosto che a Dio?

 

SECONDA LETTURA:

 Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai tessalonicesi:  2Tes 2, 16 – 3, 5

 

 Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene. Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno. Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Paolo esorta i cristiani di Tessalonica a nutrire una forte speranza che Dio non lascia soli i suoi figli nelle mani dei malvagi che lottano contro la fede. Il Signore è fedele e come tale si comporterà nei confronti dei suoi figli che spinti dall’amore per Lui lo pregano e ne diffondono la Parola in mezzo ai fratelli.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Vivo in me la convinzione profonda che Dio non abbandona i suoi figli che vengono perseguitati in odio alla fede?

–      Come affronto le difficoltà del mio compito di annunciatore del Vangelo negli ambiti in cui mi trovo?

 

VANGELO: 

Dal Vangelo secondo Luca:  Lc 20, 27 – 38

 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Dopo i farisei e gli scribi appaiono nuovi avversari di Gesù: i sadducei. Essi negavano la risurrezione come pura chimera umana e hanno adottato contro Gesù una diversa strategia di lotta. I sadducei temevano che l’affluenza delle folle verso Gesù potesse trasformarsi in agitazione politica che i Romani avrebbero soffocato brutalmente. Perciò miravano a limitare l’influenza di Gesù sulla vita pubblica. A questo scopo, hanno raccontato una storia di loro invenzione sui sette fratelli e la moglie del maggiore fra loro, ripromettendosi così di mettere in ridicolo Gesù e la credenza nella risurrezione. In realtà, la derisione si è rivolta contro gli avversari di Gesù. Egli dimostra infatti che il mondo futuro non è il prolungamento di questo, afferma che la morte sarà vinta e che coloro che risusciteranno avranno parte alla vita di Dio e non saranno più sottomessi alle leggi biologiche di questo mondo. Nel seguito del discorso, fondandosi sull’ Esodo (Es 3,6), libro che i sadducei consideravano sacro, Gesù presenta un argomento biblico sulla vita eterna: “Dio non è Dio dei morti”, e lo sarebbe se Abramo, Isacco e Giacobbe non vivessero più. Ma essi vivono e rendono gloria a Dio. Ciò significa anche che solo chi vive per Dio, vive davvero. Dio invita tutti gli uomini alla sua casa paterna, perché desidera che noi tutti beneficiamo con lui della pienezza della vita nell’immortalità.

L’esperienza diretta e sofferta di persone care improvvisamente strappate a noi da una malattia o da una disgrazia ci costringe a confrontarci con la tremenda realtà della morte. E le grandi sciagure come le stesse guerre scatenate dalla violenza e l’innumerevole silenzioso scomparire di tanti per fame e miseria ci interrogano nel profondo della coscienza. E, quasi sempre, viene spontaneo rivolgerci a Dio e domandargli: “Signore, perché?”. La nostra angosciata domanda non rimane senza risposta, anche se il dolore può renderla in quel momento meno rasserenante e forse lontana. Tuttavia dobbiamo misurarci con la parola del Signore e far riemergere tutta la forza della nostra fede: il nostro è il Dio della vita, non dei morti. E la prova che chi vive e crede in lui non conoscerà morte eterna, sta nell’apparire, all’alba del primo giorno dopo il sabato, del Cristo vivente, risorto da morte. A chi accanto a noi geme nella prova terribile e si tormenta nel dubbio che con la morte tutto scompaia nel nulla, non diamo vuote parole di umana consolazione: non bastano. Annunciamo invece la risurrezione di Cristo e la certezza che ogni uomo rivivrà in lui. So che è molto difficile, specialmente nei momenti in cui la tristezza prende il cuore, confortarci con le parole del Signore: so che non è facile superare l’afflizione. Eppure dalla nostra serenità e dalla nostra fede scaturisce anche per gli altri un invito ad avere speranza. Perché, assai più di quanto crediamo, chi non ha la fede guarda a chi si dice cristiano nel momento della prova. Occorre perciò ravvivare la nostra fede nella risurrezione di Cristo. La nostra testimonianza di credenti in Cristo dovrà rendere sempre più visibili i segni della Pasqua, vittoria della vita sulla morte. E a me pare che questa responsabilità ci inviti tutti a comprendere meglio la nostra Pasqua settimanale, celebrata “nel giorno del Signore” e ad esprimerne il mistero. Nell’eucaristia noi “annunciamo la morte del Signore e proclamiamo la sua risurrezione, nell’attesa della sua venuta”. Ma questa morte dobbiamo viverla con lui per condividere la gioia della risurrezione ed attendere che egli venga e noi possiamo apparire con lui nella gloria. Come fare? Anzitutto possiamo cogliere in noi, senza sgomento alcuno, i segni del peccato e della sua pesante eredità: la nostra debolezza, la nostra povertà, le nostre colpe; ma anche le nostre piccole o grandi infermità, i nostri limiti, le nostre forze che vanno diminuendo, i nostri giorni che passano e non tornano: sono tutti segni rivelatori della nostra precarietà e della nostra insufficienza. Perché non offrire insieme con Cristo questa nostra condizione, questo nostro “morire ogni giorno”, unendoci alla morte da lui accettata per amore? Partecipando alla comunione con il suo corpo e il suo sangue noi vivremo di lui, nutrendoci di un pane che assicura la vita per sempre. Ed occorrerà, poi, esprimere questo mistero, della vita vera ed eterna che attendiamo, con coerenti scelte di vita. Sarà allora necessario valutare i beni della terra per quello che contano, ma non in tale misura da farci dimenticare che lo sguardo deve essere rivolto ai beni del cielo. In tal modo daremo testimonianza di quella libertà da ogni legame che ci impedisce, pur condividendo il tempo e la storia di tutti, di orientare i nostri passi all’incontro con Colui che deve venire e ci porterà con sé nel Regno.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Mi capita di vivere la mia fede cristiana lontano da quel mistero fondamentale che è la risurrezione dei morti, pensandola piuttosto come una sorta di impegno solo morale e sociale?

 –      Mi avvicino pericolosamente a strane dottrine contrarie alla fede cristiana riguardo alla vita eterna, mosso da pura curiosità esoterica?