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XXXIII Domenica Ordinaria 17 Novembre 2013

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sul VERO

ATTEGGIAMENTO da AVERE

nei confronti della VITA

guardando alla

VITA ETERNA

PRIMA LETTURA:

 Dal  libro del profeta Malachia: Mal 3, 19 – 20a

 Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

 Il profeta Malachia annuncia la venuta definitiva del Regno di Dio come sconfitta dei cuori superbi. La superbia è la caratteristica di coloro che si mettono al posto di Dio e si credono anche superiori agli uomini. La fine che ne prevede il profeta è veramente ridicola. Saranno come paglia, cioè facilmente eliminati. La persona superba è come un pallone gonfiato: per tanto grande che sia, basta un semplice spillo perché tutto il suo volume si riduca e si distrugga drasticamente. Questa è la fine dei superbi nel giorno del Signore. Il Sole di Giustizia sarà per i salvati illuminante e per i dannati rovente come un forno.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Penso di avere un cuore superbo sia nei confronti di Dio che nei confronti dei miei fratelli?

–      Rispondo alla superbia di chi mi vive accanto con altra superbia, non fermando mai, in questo modo la catena di odio e rancore che a volte caratterizza i rapporti umani?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla Seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi: 2Tes 3, 7 – 12

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Paolo si trova ad affrontare il problema dei fratelli oziosi all’interno delle comunità. L’aiuto reciproco nelle prime comunità fa emergere il solito problema di sempre: la presenza dei “furbi”. Purtroppo anche coloro che sono credenti non sono esenti dal pericolo di essere approfittatori, soprattutto se ricoprono posizioni di responsabilità all’interno della comunità. Dobbiamo essere attenti a non coltivare sentimenti di superbia e di superiorità nei confronti degli altri e saremo davvero cristiani limpidi e onesti. Ogni compito che ci viene affidato è a servizio degli altri e non per prevalere sugli altri.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Vivo la partecipazione alla vita della mia comunità cristiana con ozio, rendendomi presente solo esteriormente e “per finta”?

–      Metto continuamente “zizzania” nella mia comunità, sparlando, criticando, senza mai rimboccarmi le maniche per migliorare le cose?

 

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 21, 5 – 19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

 I discepoli ammirano l’architettura del tempio. Gli occhi di Gesù si spingono più in là: egli vede la distruzione di Gerusalemme, i cataclismi naturali, i segni dal cielo, le persecuzioni della Chiesa e l’apparizione di falsi profeti. Sono manifestazioni della decomposizione del vecchio mondo segnato dal peccato e dalle doglie del parto di nuovi cieli e di una terra nuova. In tutte le pressioni e le estorsioni esercitate sulla Chiesa, noi non dovremmo vedere qualche cupa tragedia, perché esse purificano la nostra fede e confortano la nostra speranza. Esse sono altrettante occasioni per testimoniare Cristo. Altrimenti il mondo non conoscerebbe il suo Vangelo né la forza del suo amore. Ma un pericolo più grande incombe su di noi: si tratta dei falsi profeti che si fanno passare per Cristo o che parlano in suo nome. Approfittando delle inquietudini e dei rivolgimenti causati dalla storia, i falsi profeti guadagnano alle loro ideologie, alle loro idee pseudo-scientifiche sul mondo e alle loro pseudo-religioni. La vera venuta di Cristo sarà invece così evidente che nessuno ne dubiterà. Gesù incoraggia i suoi discepoli di ogni tempo a rimanere al suo fianco sino alla fine. Egli trasformerà tutte le infelicità, tutti i fallimenti e persino la morte del martire in risurrezione gloriosa e in adorazione.

Forse abbiamo travisato il messaggio evangelico di Gesù. Forse abbiamo immaginato che il percorso che ci conduce verso il Regno di Dio è un percorso trionfale che va di successo in successo, di vittoria in vittoria. Se c’è qualcuno che ha pensato o pensa così, resterà deluso ascoltando il Vangelo di questa domenica. Gesù annuncia ai suoi discepoli persecuzioni, tradimenti che si verificheranno nelle loro stesse famiglie ed una valanga di odio che si rovescerà su di loro. Il cristiano, oggi, non può nascondersi né gli può essere consentito di ridurre la sua fede alla sfera della sua vita privata. E questo non solo perché egli deve essere “luce, sale” (Mt 5,13-16) e fermento (Mt 13,33), ma anche perché è impossibile che le sue scelte di vita non entrino in contrasto con il vivere del mondo. Ci rendiamo tutti conto che “siamo nel mondo, ma non siamo del mondo” e che pertanto come Gesù non fu del mondo e soffrì persecuzione, così deve accadere anche per chi gli è fedele. Ma entrare in contraddizione con il mondo di oggi, con la sua cultura e con le sue attese non significa affatto non amare questo tempo e l’uomo che in esso vive la sua avventura inquietante nell’ansiosa ricerca della verità, anche se vaga incerto oppure ostenta illusorie sicurezze. Al contrario significa superare ogni difficoltà ed incomprensione pur di parlare all’intelligenza dell’uomo e di presentare alla sua libertà le prospettive che Cristo gli offre. Non è facile, certo, ma è doveroso per la fedeltà che dobbiamo al Vangelo e per la responsabilità di una missione, che ci è stata consegnata con la fede. Qualcuno vuole pensare a tutti i costi in modo ottimistico: progresso, benessere, pacificazione. Una graduale eliminazione dei conflitti, una cancellazione degli attriti, una soluzione di tutti i contrasti ancora aperti. Ma Gesù sembra tratteggiare un quadro a tinte opache: ingannatori, guerre, rivoluzioni, “fatti terrificanti e segni grandi nel cielo” (v. 11). Ma perché tutti questi discorsi scoraggianti, perché questi annunci terribili? Forse per metterci paura? Per tenerci all’erta e vivere in uno stato di allarme, pronti alla difesa? No. L’obiettivo è esattamente il contrario. Gesù non vuole che i suoi discepoli coltivino sogni di successo e di gloria e che si trovino poi smarriti di fronte alle persecuzioni e alle prove che arriveranno. Ci vuole realisti, con gli occhi bene aperti sulla storia, pronti a decifrare i segni dei tempi. Ma non disillusi, pessimisti, pronti a cogliere ogni aspetto negativo in tutto ciò che si presenta. Il suo è un invito alla fiducia, alla serenità, al discernimento, alla perseveranza perché il Signore Gesù non abbandonerà mai i suoi discepoli. Portati nei tribunali, sottoposti a vessazioni e a soprusi, troveranno in lui sempre un sostegno e una forza. Al discernimento perché il discepolo non deve essere un ingenuo, pronto a credere a tutti quelli che si presentano e parlano in nome di Gesù. Semplice, ma non facile preda di coloro che vogliono ingannarlo. Alla perseveranza, cioè alla fedeltà, ad una fede adulta, matura e responsabile. Non superficiale, non emotiva, ma fondata su Cristo, sulla sua parola, sulla sua promessa, sulla sua azione di salvezza che ci raggiunge ancora oggi. Nella storia, dentro la storia, sulle piazze come nei sotterranei, alla luce del sole come nelle catacombe, con il coraggio e la forza serena dei testimoni. Testimoni dell’amore di Dio per l’uomo, non possiamo soltanto opporci alla menzogna e al male: dobbiamo far emergere i germi della speranza. E’ vero che ci prepariamo al giorno del giudizio finale, ma è questo il tempo in cui il suo Spirito accende in tante realtà luci che si impongono alle ombre. Penso ai tanti giovani che riscoprono il silenzio e la meditazione per l’ascolto della parola di Dio; guardo alla generosità di una nuova solidarietà che va affermandosi e si sviluppa a livello planetario, non solo predicata ma anche resa possibile da uno spirito di servizio generoso nel volontariato; penso alla volontà di pace che sempre più si afferma tra gli uomini. E vi leggo tracce del Vangelo che “tra le tribolazioni del mondo e le consolazioni di Dio” noi annunciamo, nella speranza.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Riesco a leggere i segni dei tempi per non lasciarmi prendere dal panico quando vedo la superbia prevalere sull’umiltà, specialmente nella vita sociale?

 –     Sono capace di guardare autentici esempi di vita virtuosa senza prendere come modelli persone che vivono disordinatamente e senza una vera vita di fede?