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Seconda Domenica dopo Natale 5 Gennaio 2014

In questa settimana siamo invitati

a riflettere sulla vera SAPIENZA

che può FONDARE

le nostre SCELTE

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro del Siracide: Sir 24, 1-4. 12-16:

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tend e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti” . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno.Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

Il libro del Siracide parla della Sapienza come di una persona viva “antica” e “giovane” quanto Dio! L’amore di Dio per la Sapienza la rende con lui una unità indissolubile e talmente feconda da originare tutto l’universo creato. 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Dove fondo la mia sapienza, le mie conoscenze per vivere le scelte fondamentali della mia vita? 

–      Sono convinto che Cristo sia la vera sapienza dell’umanità?

 

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini: Ef 1,3-6. 15-18:

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

La vera Sapienza che viene dall’alto, se invocata, può illuminare la nostra mente e il nostro cuore e permetterci di vivere in santità e immacolati. Essa deve aiutarci a comprendere a quale speranza siamo chiamati: la Vita eterna. Questa speranza cambia radicalmente le nostre prospettive e le rende trasparenti ad una visione del mondo unica rispetto a quella di chi non crede! 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE 

–      Chiedo nelle mie preghiere di conoscere sempre di più Gesù per amarlo con più fervore 

–      Sono convinto che la sapienza del Vangelo sia fonte in me di una grande speranza?

 

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Giovanni: Gv 1, 1 – 18:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

L’evento dell’incarnazione del Verbo è la rivelazione perfetta e insuperabile del mistero di Dio. È nella “storia del Verbo” (san Bernardo) che l’uomo può vedere la gloria di Dio e così la vita eterna è già donata all’uomo, mentre ancora vive nel tempo. Il disegno misterioso di Dio sull’umanità ora è pienamente svelato: a chi accoglie il Verbo fatto carne viene donato il potere di diventare figlio di Dio. L’uomo è chiamato a divenire partecipe della stessa filiazione divina del Verbo: ad essere nel Verbo Incarnato figlio del Padre. E il Padre genera nel Verbo Incarnato anche ogni uomo e in lui vede e ama ogni persona umana. È la suprema rivelazione della dignità di ogni persona umana, della singolare preziosità di ogni uomo.

 

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE

La Parola incarnata, Gesù Cristo, è un dono del Padre. In questa frase tento di riassumere il senso della liturgia di questa seconda domenica dopo Natale. Il Padre ci ha benedetto con ogni sorta di beni spirituali, tra i quali eccelle il dono messianico, per mezzo di Cristo (seconda lettura). Nella storia delle benedizioni divine, che corrisponde alla storia dell´uomo, Dio ha dato se stesso come dono della Sapienza, innanzitutto al popolo di Israele (prima lettura), e poi al popolo cristiano, giacché Gesù Cristo è Sapienza di Dio, l´unico che abbia visto Dio e che ce lo possa rivelare (vangelo). In codesta medesima lunga storia, Dio ci viene dato come Parola eterna, che ha preso carne mortale in Gesù di Nazaret (vangelo).

Dono per Israele, dono per il mondo. Non c´è nulla di più straordinario del fatto che Dio abbia voluto essere dono per l´uomo. Non si tratta di dargli delle cose, degli oggetti materiali. Questo già sarebbe grande, ma resta piccolo di fronte alla meraviglia di un Dio, che fa dono di se stesso. Nella storia delle relazioni di Dio con l´uomo, innanzitutto è un dono che si incarna sotto la forma di sapienza. È una sapienza divina, quella che troviamo nella prima lettura. Preesisteva presso Dio ed è uscita dalla sua bocca, e allo stesso tempo ha posto la sua tenda in Gerusalemme ed ha il suo luogo di riposo in Israele. Cioè, in mezzo alla sapienza umana, tanto straordinaria, dei popoli confinanti, come Mesopotamia ed Egitto, Israele gode di una sapienza superiore, per mezzo della quale Dio gli rivela i suoi disegni e progetti e gli manifesta il senso delle cose e della storia. Con il passare dei secoli, giungendo il momento culminante di tutta la storia, si verifica un cambiamento singolare: Dio non soltanto si dà come dono spirituale, ma personale (incarnazione del Verbo, della Parola di Dio). Nessun segno di ammirazione è capace di esprimere, in modo adeguato, questo dono eccezionale. Che Dio strappi il mistero della sua trascendenza, entri nella storia e si dia a noi in una creatura umana appena nata, chi lo potrà comprendere?  Non basterà l´eternità per sorprenderci davanti a questo grande mistero. Non è una ´necessità´ di Dio; non si sente obbligato da nessuno; non lo perfeziona nella sua divinità. Soltanto l´amore lo spiega, l´amore che è diffusivo e generoso. Inoltre, non è soltanto un dono personale, è anche un dono universale, mondiale. ´Luce per tutte le nazioni´. Finché esisterà la storia, Dio sarà un dono per tutti, senza distinzione alcuna. Gli uomini potranno dire: ´Non lo voglio´, ´Non ne ho bisogno´, ma non potranno mai pronunciare con le labbra: ´Ne sono escluso´, ´Non è per me´. Gesù Cristo è il dono del Padre per tutta l´umanità. Un dono in pienezza. Sono belle le immagini che utilizza il Siracide per comunicarci codesta pienezza: l´aroma del lauro indiano (cinnamomo), il profumo del balsamo o della mirra, l´odore penetrante del galbano, dell´onice e dello storace; soprattutto, l´incenso che fumiga nel tempio, e nella cui composizione entrano tutti gli aromi qui menzionati. La bellezza e l´eleganza degli alberi, la freschezza e il colorito dei rosai, l´intensità dei profumi si radunano per sottolineare la pienezza del dono divino della sapienza. Il vangelo è più sobrio di immagini, ma più ricco di significato. Parla della ´gloria del Figlio unico del Padre, PIENO di grazia e di verità´ e, poco dopo: ´dalla sua PIENEZZA tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia´.

Un dono venuto da lontano. Lo vediamo tanto uguale a noi, che ci può capitare di pensare che non venga dal mondo di Dio. Nelle braccia di sua Madre non c´è nulla che lo mostri divino. E purtroppo, in non poche occasioni, noi uomini, dal fatto che Egli non appaia come Dio, concludiamo che non può esserlo, né lo è. Diremo che è un grande personaggio della storia, che la sua personalità è enormemente seduttrice, che la sua morale è di una altezza e nobiltà grandiose, che la sua capacità di trascinare è imponente, che è un paradosso vivente, essendo il più amato e il più odiato tra i nati di donna… Ma, nel nostro ragionamento non possiamo giungere all´affermazione fondamentale: ´È un Dono di Dio, venuto dallo stesso mondo di Dio´. Venendo al mondo e facendosi uomo, è venuto a rimanere con noi; allo stesso tempo, stando con noi, ma provenendo dal mondo di Dio, è venuto a portarci con Lui nel mondo lontano dal quale è uscito, mondo ignoto, ma che è la nostra patria vera e definitiva. Accettiamo con fede e con amore questo Dono vicino, come lo è un bambino, ma trascendente, come lo stesso Dio? Testimoni del dono divino. Giovanni, il Battista, è chiamato nel vangelo ´testimone della luce, affinché tutti credano per mezzo di lui´. Testimone, Giovanni, di codesta luce, di codesta sapienza divina che è Gesù Cristo. Seguendo il Battista, tutti in una certa maniera siamo chiamati ad essere testimoni del dono divino, Gesù Cristo. Il mondo crederà se aumentano i testimoni di Cristo. E se nel nostro paese la fede diminuisce, non sarà perché sono diminuiti i testimoni? I maestri possono chiarire la verità del Dono divino, ma i testimoni fanno la verità, e facendola la accreditano e la garantiscono. Cristo, Dono di Dio per l´uomo, ha bisogno di testimoni. Bambini, testimoni di Cristo per i bambini e per gli adulti; giovani, testimoni di Cristo per i giovani e quelli non tanto giovani; adulti, testimoni di Cristo per gli adulti, e per i bambini e i giovani. Testimoni convinti e audaci, allo stile di Papa Giovanni Paolo II. Cristo ha bisogno di padri di famiglia, che non abbiano paura di donare la fiaccola della loro testimonianza cristiana ai propri figli; di educatori, che siano testimoni di Cristo per i propri alunni; di parroci, che testimonino con la loro vita santa il Dono di Cristo a tutti i loro fedeli. Sono un autentico testimone di Cristo? Che cosa faccio, e che cos´altro posso fare perché la mia testimonianza sia credibile e Dio la renda efficace?

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Ci sono occasioni, nella mia vita, in cui mi sembra di non accogliere Gesù?

Cosa faccio per riconoscere Gesù nelle persone e negli avvenimenti che mi circondano?