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Festa della Epifania di Nostro Signore GESU’ CRISTO 6 Gennaio 2014

In questo giorno continuiamo

a riflettere sulla

UNIVERSALITÀ della

SALVEZZA

 

PRIMA LETTURA:

Dal  libro del profeta Isaia:  Is 60, 1 –6:

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Chi di noi non ha sperimentato almeno una volta l’attesa per un incontro importante: il giorno del matrimonio, un colloquio di lavoro, il primo appuntamento in una storia d’amore, una vacanza tanto attesa, una uscita con gli amici, ecc. Ogni cosa che pensiamo sia importante cerchiamo di viverla, in genere, programmandola fin nei minimi particolari. Forse, tante volte,  solo l’incontro con Dio, lo viviamo alla leggera! Ecco perché è così difficile riconoscerlo, nel nostro cammino di fede, presente nelle cose e nelle persone che incontriamo. 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Ci sono stati, fino a questo momento, incontri forti con la presenza di Dio, nel mio cammino di fede?

–      Vivo con gioia o con timore l’incontro con Dio nei sacramenti?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo Apostolo agli Efesini:  Ef 3, 2 – 3. 5 – 6:

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Per Paolo è chiara una prospettiva stupenda di Dio: Egli chiama tutti i popoli, non solo il popolo d’Israele, alla salvezza. Non è stato facile agli inizi della vita della Chiesa farlo capire ai primi discepoli. La chiamata generale alla salvezza non toglie nulla alla particolare storia d’amore e di predilezione che Dio ha avuto e ha ancora per il popolo d’Israele, ma Egli vuole che tutti siano salvi. Questo è valido anche per noi oggi. Non si può essere gelosi se i fratelli che ci vivono accanto ricevono la nostra stessa chiamata. Anzi se percepiamo che qualcuno abbia ricevuto dei doni particolari, che noi non abbiamo ricevuto, dobbiamo gioirne, perché questi sono stati dati per l’utilità comune.

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

–      Come vivo, nei miei sentimenti, il fatto che tutti nel mondo sono chiamati alla salvezza? 

–      Sono contento dei doni spirituale che hanno i mie fratelli oppure ne sono geloso?

 

VANGELO:

Dal  Vangelo secondo Matteo:  Mt 2, 1 – 12:

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Una stella ha guidato i Magi fino a Betlemme perché là scoprissero “il re dei Giudei che è nato” e lo adorassero. Matteo aggiunge nel suo Vangelo: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Il viaggio dall’Oriente, la ricerca, la stella apparsa ai Magi, la vista del Salvatore e la sua adorazione costituiscono le tappe che i popoli e gli individui dovevano percorrere nel loro andare incontro al Salvatore del mondo. La luce e il suo richiamo non sono cose passate, poiché ad esse si richiama la storia della fede di ognuno di noi. Perché potessero provare la gioia del vedere Cristo, dell’adorarlo e dell’offrirgli i loro doni, i Magi sono passati per situazioni in cui hanno dovuto sempre chiedere, sempre seguire il segno inviato loro da Dio. La fermezza, la costanza, soprattutto nella fede, è impossibile senza sacrifici, ma è proprio da qui che nasce la gioia indicibile della contemplazione di Dio che si rivela a noi, così come la gioia di dare o di darsi a Dio. “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”. Noi possiamo vedere la stella nella dottrina e nei sacramenti della Chiesa, nei segni dei tempi, nelle parole sagge e nei buoni consigli che, insieme, costituiscono la risposta alle nostre domande sulla salvezza e sul Salvatore. Rallegriamoci, anche noi, per il fatto che Dio, vegliando sempre, nella sua misericordia, su chi cammina guidato da una stella ci rivela in tanti modi la vera luce, il Cristo, il Re Salvatore.

Un antico proverbio dice: “Pasqua-Epifania tutte le feste si porta via”. Sembra incomprensibile e strano l’accoppiamento dell’Epifania con la Pasqua. Il Gesù bambino adorato dai magi che già richiama il Gesù crocifisso e risorto. Il Figlio di Maria e Giuseppe, ancora bambino, cede il posto, come in una dissolvenza cinematografica, al Signore della storia, Parola unica e ultima dell’amore di Dio Padre. L’Epifania del Dio-bambino ai magi, cioè il suo manifestarsi ai pagani ed ai lontani, è già un primo squarcio di luce che lacera il velo del tempio che separava e nascondeva il “Santo dei santi”. La lacerazione di quel tempio sarà totale e definitiva nell’evento pasquale, quando la luce del Risorto romperà la separazione tra cielo e terra, tra vita e morte, tra uomo e uomo. Così l’Epifania del Natale è il primo bagliore di una Pasqua ormai annunciata. E la Pasqua è l’annuncio della totale epifania di Dio finalmente realizzata. Non per nulla oggi si annunciano le date festive ruotanti attorno alla Pasqua del Signore. Oggi è la festa degli infaticabili cercatori di Dio. A qualunque popolo, razza, religione e cultura appartengano, tutti lo possono trovare perché egli, che è la meta, si è fatto una strada. I magi sono il simbolo di tutti coloro che affrontano il lungo percorso ad ostacoli senza cedere ai tentativi di depistaggio o disorientamento, senza lasciarsi catturare dagli ambigui sorrisi del potere. E il loro viaggio non termina con il raggiungimento del traguardo sognato. “Videro il bambino con Maria sua Madre” e, così si potrebbe concludere, vissero felici e contenti. No. Dopo aver offerto i doni, “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”. Da allora sarà sempre così per chi lo ha trovato e poi vuole rimanere con lui: bisogna saper cambiare strada, per non perderlo, per non perdersi. Festa anche dei lontani, degli stranieri, degli esclusi dal sistema. L’apparire della luce di Dio tra le nostre tenebre capovolge i sistemi dei pesi e delle misure da noi stabiliti. Trasforma i meccanismi di esclusione e inclusione da noi codificati. Ci sono “lontani” che diventano “vicini” e “primi” che diventano “ultimi”. Ci sono pii e osservanti delle leggi e maestri di morale che escono dal tempio senza essere perdonati, e peccatori, prostitute ed empi samaritani che diventano modelli di santità. Non è l’etichetta che conta: le vecchie carte d’identità, per Lui, sono tutte scadute e vanno rinnovate con… altri criteri. Se i magi riescono a incontrare e adorare Gesù, è perché Dio, per rivelarsi, non fa preferenze di persone, non chiede prima la tessera di appartenenza politica o religiosa, non discrimina in base ai titoli di studio o ai diplomi di benemerenza. Egli va incontro e svela il suo volto a quanti si spingono sulle piste del futuro e aprono i varchi dell’esodo. Si fa trovare nella casa di ogni uomo senza capacità o diritto di parola e di difesa. Festa di chi sa leggere i segni. Una “stella”, guidava i magi nel loro faticoso cammino. Quanti segni anche per noi, nella natura, negli eventi del tempo, nel cuore dell’uomo, possono diventare frecce direzionali, raggi luminosi che, nel cuore della notte, orientano i nostri timidi passi verso un paese, sempre incompiuto, dove c’è spazio per ogni uomo: quell’uomo che è lo spazio stesso di Dio. Soprattutto il Bambino, scoperto e adorato nella povertà di un villaggio da questi curiosi investigatori del mistero, è il segno che dobbiamo indagare tre le case e le baracche della terra. E’ lui il vero cielo, e ne dobbiamo intuire la presenza oltre il velo di ogni persona, dietro le quinte di ogni scena storica. Davanti a Gesù bambino i magi non dicono nulla. Di fronte a lui solo il silenzio, ginocchia che si piegano, vita che diventa dono: mirra, oro, incenso. E’ Gesù crocifisso, risorto, glorificato. Compendio dei misteri dolorosi, gaudiosi, gloriosi della vita umana. Epifania di Dio, pellegrino sulle strade dell’uomo. Epifania dell’uomo, quando si fa pellegrino sulle strade di Dio. Un monito per le nostre comunità affinché, come popolo di “magi pellegrini”, non indugino nei palazzi di Erode, nelle accademie dell’immobilismo, nei labirinti delle ricerche a tavolino, ma affrontino la strada della concretezza quotidiana e forzino la marcia verso quell’alto monte dove il Signore ha già preparato il festoso banchetto della vita e della pace per tutti i popoli.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–      Cerco di donare al Signore le primizie della mia vita, nel tempo, nella preghiera, oppure gli lascio il superfluo?

–      Quali caratteristiche sono capace di mettere a sua disposizione?