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VIII Domenica Ordinaria 2 Marzo 2014

In questa settimana siamo invitati a riflettere sul nostro

ATTO DI FEDE

NELLA PROVVIDENZA DI DIO

PRIMA LETTURA:

Dal  libro del profeta Isaia Is 49, 14-15: 

Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.

Una comunità vive una crisi di fede profonda! Anche personalmente qualche volta forse abbiamo fatto l’esperienze di una crisi di fede seria. La crisi di fede non è il combattimento in noi tra il credere nell’esistenza o nella non-esistenza di Dio, ma l’esperienza del sentirsi o non sentirsi amati da Dio. Attraverso il Profeta Isaia, il Popolo di Israele  rinnova il suo atto di fiducia nel Signore che lo ha scelto e lo ama fin nelle viscere proprio in un momento di scoraggiamento. Quello di Dio è un amore forte, geloso da vero innamorato. Fin dall’inizio della sua storia di relazione con l’uomo Dio ha cercato di convincerlo a non nascondersi da lui, a non aver paura di lui. Questa tentazione, purtroppo è sempre presente e la nostra lotta per vincerla in certi momenti diventa molto faticosa. Ripetere nella preghiera le parole del profeta Isaia  può diventare per noi una grande forza d’animo.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

–      Mi è capitato mai di avere grandi crisi di fede? Come le ho combattute? Sono rimasto solo? Mi sono fatto aiutare? 

–      Quale ruolo ha la preghiera nella mia vita di fede?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla Prima lettera di S, Paolo apostolo ai Corinzi: 1Cor 4, 1-5: 

Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.  A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.

Le parole di Paolo sono un atto stupendo di fiducia in Dio. L’apostolo non ha timore di essere giudicato, nel suo operato, dal Signore. Egli sa che non ha nulla da nascondere. Tra due innamorati, quando non si ha nulla da nascondere, non si ha paura di essere giudicati, analizzati. In termini di fede potremmo dire: non dobbiamo aver paura di rendere ragione della nostra fede, se la nostra coscienza non ha nulla da rimproverarci. Abbiamo il compito, giorno dopo giorno, di purificare le intenzioni del cuore perché il nostro rapporto con Dio sia sempre più bello e limpido. 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

–      Mi capita spesso di aver paura del giudizio di Dio? Quanto è limpida la mia coscienza nelle intenzioni, nell’operato? 

–      Sono positivamente orgoglioso quando penso che il Signore mi affida un compito importante di testimonianza nell’ambiente in cui vivo?

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Matteo: Mt 6, 24-34: 

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:  «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?  Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?  E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?  Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.  Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Gesù ci invita a fare una scelta. Egli lo fa spesso con un vigore estremo. Noi abbiamo capito bene che il regno di Dio è incompatibile con il regno del denaro. In quel regno non si vende nulla. La vita è gratuita, come l’aria, come l’acqua (Is 55,1; Ap 21,6), l’acqua soprattutto, senza la quale non c’è vita. E colui che ha ricevuto gratuitamente, deve dare gratuitamente (Mt 10,8). In questo regno, invece, tutto si compra. La prudenza raccomanda di essere previdenti e rapaci. Bisogna preparare l’avvenire, poiché è incerto. Ma l’avvenire ci sfugge. Esso appartiene a Dio. Fare la scelta del regno di Dio, scegliere di servire Dio escludendo ogni altro padrone, significa anche rimettersi a lui per l’avvenire: avere fede in Dio, al punto di non preoccuparsi per l’avvenire. È la nostra ricchezza, il nostro tesoro (Mt 13,44). È più sicuro per noi che tutto l’oro del mondo. Avere dell’oro da parte è un modo di assicurare il proprio avvenire. Ma un avvenire sulla terra, cioè a breve termine. L’avvenire di cui parliamo è grande come l’eternità. Su questo avvenire non abbiamo nessuna presa. Poco importa. Dio stesso se ne preoccupa per noi. Gesù si incarica di “prepararci un posto” (Gv 14,2). Il nostro avvenire è in buone mani. È sicuro. Perché farci tante preoccupazioni? Questo atto di fiducia, che Gesù esige, è anche una lezione di saggezza. Troppo spesso, con il pretesto di preparare l’avvenire, noi non viviamo più. Gesù è un maestro, non di noncuranza, ma di pacifica serenità.

Viviamo tempi difficili, siamo onesti. Non soltanto per le questioni economiche, che comunque mettono a dura prova le nostre famiglie. Ma soprattutto per la mancanza di speranza che sta travolgendo i giovani, esasperati dalla mancanza di futuro, storditi da un mondo che non li vuole se non per consumare e fare gli idioti. Ma proprio in questi momenti siamo chiamati a tirare fuori il meglio, ad andare all’essenziale. Con i piedi ben piantati in terra e con il cuore che vola alto, sopra i problemi, per guardarli da un’altra angolazione. Quella di Dio. È ciò che afferma l’inaudito messaggio del cristianesimo. Dio è ed è presente. Non è un severo contabile che dall’alto della sua indifferenza ci lascia sguazzare nelle nostre tragicomiche vicissitudini. Dio si occupa di noi, sempre. Con questa stupenda certezza la Parola di oggi ci invita a sollevare lo sguardo dalle nostre inquietudini e preoccupazioni per guardarci intorno, per osservare gli uccelli del cielo e i gigli del campo, ed avere uno sguardo che sappia ancora stupirsi del fatto che Dio ha creato il mondo con saggezza e previdenza. Certo: siamo chiamati a guadagnarci il pane col sudore della nostra fronte, ma senza l’ansia dell’accumulo, senza il demone della bramosia che rischia di accecare la nostra anima. È leggero, il cuore del discepolo, sa che il Padre conosce il suo cuore e veglia su di lui. In questa domenica invernale proviamo a cogliere i segni della presenza del Signore nella Provvidenza che si occupa dei passerotti e degli alberi che si stanno risvegliando dal freddo dell’inverno. Proviamo ad alzare lo sguardo oltre l’angusto limite della nostra quotidianità, cercando anzitutto il Regno e tutto il resto ci sarà dato in aggiunta. Non facciamo come i pagani che si lasciano travolgere dall’inquietudine. Ad ogni giorno basta la sua pena: viviamo intensamente il presente, lasciando al Signore e nelle sue mani il nostro futuro. È una madre, il nostro Dio, così sperimenta Isaia. Una buona madre e un buon padre. Non possessivo, né isterico, né iperprotettivo, né severo, come a volte capita di essere a noi genitori. Dio sa che dobbiamo crescere, segue da distante il nostro percorso, non interviene per soffiarci il naso o allacciarci le scarpe. Dio si fida di noi, sa che ce la possiamo fare da soli. E ci ricorda che non ci abbandona, mai. Come una buona madre non può dimenticarsi del figlio che ha portato in grembo e che ha generato alla vita. Allora, in questa splendida avventura che è la vita, siamo chiamati a fissare lo sguardo su di lui, a mettere al centro della nostra crescita la ricerca del Regno di Dio. Dio non è un assicuratore che ci garantisce l’assenza del dolore dalla nostra vita, no. Ma un adulto che ci tratta da adulti, che ci offre la possibilità di guardare alle cose che sono con un altro sguardo. Il mondo non è un inganno e un covo di violenza che precipita nel caos, e la vita non è inutile. Attorno a noi si sta costruendo un gigantesco mosaico d’amore in cui ognuno di noi è una tessera. Dio ci chiede di collaborare al suo grande progetto. Certo, ci vuole fede, e molta, per credere in questo. Perciò Gesù ci invita a guardare meglio. I gigli, gli uccelli del cielo. E, aggiungo: il mare, il vento, la primavera che freme, la neve che riflette la luce accecante. Tutto intorno ci grida che Dio ha creato il mondo con sapienza e lo conserva con lungimiranza. Occupiamoci del lavoro, del futuro, del mutuo da pagare, certo, ma sapendo che il nostro cuore è altrove, che il Regno è da un’altra parte. Sapendo che ogni (buona) cosa che viviamo non è che la caparra del futuro, la pagina pubblicitaria dell’assoluto di Dio, della pienezza che ci aspetta altrove. Allora capiamo l’invito di Paolo nella seconda lettura: se anche la gente, intorno a noi, vive al contrario, chi se ne importa? Perché ci preoccupiamo di cosa pensa la gente e del loro impietoso giudizio? Vivere le beatitudini, vivere il paradosso del vangelo, vivere il desiderio di guardare l’invisibile è la nostra vita. Anche se veniamo presi per ingenui, o pazzi. Sappiamo mettere al centro l’essenziale, in questa settimana, non lasciamoci ingannare dalle mille sirene che ci indicano una improbabile strada della felicità (il successo, il denaro, l’apparire…), ma ostinatamente guardiamo verso l’unico che può colmare il nostro infinito bisogno di pienezza. A ogni giorno basta la sua pena, certo, e noi vogliamo investire bene le nostre energie spirituali.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

 –      Posso dire davvero che il Signore è al primo posto nei miei pensieri, nelle mie scelte, nel mio affetto? 

–      Fino a che punto sono capace di fidarmi di Dio?