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XXIX Domenica Ordinaria 19 Ottobre 2014

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sulla

PRESENZA DI DIO

NELLE AUTORITA' CIVILI

PRIMA LETTURA: 

Dal  libro del profeta Isaia: Is 45, 1. 4 – 6:

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:«Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri».

Un re pagano “inviato” da Dio? Sì, nel senso che, senza saperlo, è stato lo strumento del suo disegno. Ma il solo vero padrone della storia della salvezza è il Signore.

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

-      Mi rendo conto che Dio è capace di parlare ed agire in ogni uomo, anche quelli che apparentemente sono lontani da lui, in particolare chi svolge il compito di autorità pubblica?

-      Sono convinto che Dio agisce nella storia dell’umanità e non è un Dio “lontano” dagli uomini?

  

SECONDA LETTURA:

Dalla prima lettera di S. Paolo Apostolo ai Tessalonicesi: 1Tes 1, 1 – 5b: 

Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.  Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione. 

Il primo di cinque passi letti a partire da oggi del più antico fra gli scritti del Nuovo Testamento: solo una ventina d’anni dopo la morte di Cristo. Una comunità cristiana, quella di Tessalonica, viene già chiamata “Chiesa”. L’adesione in opere al messaggio evangelico (la fede), la pratica del “comandamento nuovo” (la carità), la ferma fiducia nelle promesse divine e il desiderio di vederle realizzate (speranza) caratterizzano ogni comunità ecclesiale che vive sotto l’egida del Padre e del Figlio, animata dallo Spirito.

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

-      Sono convinto che Dio opera nella vita delle persone che mi circondano? Riesco a vedere con gli occhi della fede questa opera? 

-      Sono capace di gioire per l’opera di Dio negli uomini oppure a volte provo gelosia e invidia per loro?

 

 

VANGELO: 

Dal  Vangelo secondo Matteo: Mt 22, 15-21: 

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.  Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».  Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Anche quando non la si pone per tendere un tranello al proprio interlocutore, la domanda “Dio è Cesare?” è sempre più o meno fonte di imbarazzo e non consente alcuna facile risposta. Tale sembra essere invece la risposta categorica di Gesù. Il frequente ricorso alla sua risposta per preconizzare o giustificare comportamenti contrapposti stimola una considerazione più approfondita. Cesare e Dio non sono sullo stesso livello. Si devono rendere all’ “imperatore” gli obblighi che gli sono dovuti, ma senza dimenticare quelli che si devono a Dio. Il Signore che non ha eguali.

Non c'è che dire, quello che i Farisei tendono a Gesù è proprio un bel tranello, nel quale Egli potrebbe cadere con molta facilità! Considerando infatti la situazione politica contestuale, la risposta alla domanda "E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?" esige una risposta immediata ma allo stesso tempo precisa e ponderata, che soddisfi tutti quanti e che non susciti inimicizia in alcuno. Si tratta di una di quelle domande per rispondere alle quali occorrerebbero anche interi mesi di riflessione intensa, e Gesù, colto a bruciapelo in quella circostanza, avrebbe anche potuto rispondere avventatamente, senza criterio e in modo tale da legittimare le aggressioni nei suoi confronti. In quella determinata epoca infatti il territorio in cui si vive è succube dell'egemonia dei Romani; non sono affatto poche le leggi che vengono imposte in modo del tutto arbitrario e ingiusto, e parecchie di esse contrastano, con le aspettative della fede giudaica e della Legge mosaica; numerose sono anche le imposte e le tasse dovute all'erario di Roma, che però in parte finiscono nelle tasse degli esattori. Tutto questo fa' sì che si fomentino malcontenti e focolai di rivolta contro il potere istituito, in particolar modo ad opera della classe degli Zeloti, che (come il termine stesso afferma) animati dallo zelo per la Legge di Mosè e dalla volontà di autonomia del loro paese, stavano meditando veri e propri atti sovversivi. Per essi, così come per tutti gli Israeliti e anche per le popolazioni limitrofe dell'epoca, solo Dio è legittimato ad esercitare il potere sul popolo (teocrazia) e anche il monarca non è altro che un emissario della divina volontà sul fattore pubblico. Pertanto, se Gesù avesse risposto ai Farisei in senso affermativo ("Sì, è lecito pagare il tributo a Cesare") si sarebbe schierato dalla parte dei Romani andando contro il sistema di religiosità giudaica; se avesse risposto in senso negativo ("No, non è lecito") avrebbe avallato le attese dei nazionalisti e per ciò stesso sostenuto le rivolte e le sovversioni, diventando un "anti–romano". Gesù fornisce una risposta che elude la tentazione dei suoi interlocutori preoccupandosi piuttosto di andare alla radice del problema: "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Adoperando termini calcistici, potremmo dire che la sua risposta è una... parata in due tempi. La questione non riguarda infatti il pagamento o meno delle tasse, ma piuttosto il fatto che qualsiasi autorità politica – Democratica o totalitaria che sia – pur essendo tenuta a promuovere il Regno di Dio nella ricerca del bene comune, gode di una certa autonomia e rispettabilità. Per meglio intenderci, come affermerà poi l'apostolo Paolo ai Romani, anteriormente alla sua matrice o alla sua configurazione qualsiasi autorità proviene da Dio e pertanto va' rispettata in tutte le sue deliberazioni e nella legittimità del suo potere legislativo: pur orientato verso la patria celeste il cristiano non perde di vista di essere un cittadino del Regno terreno, mentendosi ben lungi dall'usare indifferenza verso le istituzioni e il potere politico. Piuttosto, è chiamato alla retta collaborazione con l'autorità nell'osservanza di tutte le leggi e nella sottomissione a chi lo governa, come pure al rispetto delle varie normative, delle leggi e delle prescrizioni, soprattutto tenendo conto che la sua osservanza contribuisce alla realizzazione del bene comune, obiettivo da cui è sempre coscienziosamente motivato. Prendiamo qualche esempio: Non suscita un certo disgusto il notare automobili disposte disordinatamente e senza criterio? Così anche il procedere di certi automobilisti a velocità sproporzionata, l'omissione dei segnali di insicurezza, l'irregolarità gratuita dei sorpassi, l'imbrattamento del suolo pubblico e delle aiuole e molte altre devianze e omissioni sono disdicevoli già alla vista del cittadino e deturpano il fascino della città, in cui ad un certo punto non risulta più piacevole vivere. L'ottemperanza alle norme e alle disposizioni rientra insomma fra gli elementi di primario interesse di tutti quanti noi. Di più: il cristiano è tenuto anche a mostrare interesse e mantenersi sempre aggiornato sull'andamento della gestione della propria città o della Nazione e ben vengano tutte quelle forme di governo che incoraggiano la partecipazione diretta o indiretta del popolo alla vita politica perché il cittadino possa esprimersi, avanzare opinioni e proposte, usufruendo della possibilità del voto come diritto e dovere. Mai essere neutrali e qualunquisti. Non è escluso che si possa anche non condividere l'impostazione del sistema vigente come anche avanzare delle recriminazioni verso un determinato modo di legiferare, ma ciò non toglie che l'autorità del momento vada sempre rispettata e mai ostacolata nelle sue funzioni. Ma finora ci siamo soffermati soltanto sulla prima parte della frase di Gesù: "A Cesare quel che è di Cesare". La seconda parte - "A Dio quel che è di Dio" – è essenziale perché noi possiamo comprendere in fondo le vere istanze nel vangelo nella situazione politica. Affermare infatti che l'autorità vada rispettata e ottemperare a tutte le disposizioni e alle leggi del sistema vigente non corrisponde infatti al non lottare più per le istanze del Regno di Dio e per la causa della sua gloria su questo mondo: prescindendo da ogni ordine istituzionale, si è sempre tenuti a salvaguardare l'etica, la giustizia, la pace, la dignità dell'uomo e i suoi diritti, la vita umana sin dal suo primo concepimento e quante altre esigenza del Regno e non è affatto illegittimo che si possa contravvenire alle disposizioni della legge di Stato quando questa debba metterli a repentaglio; in altre parole, si è moralmente legittimati a disobbedire alle leggi e al sistema quando questi non debbano garantire la salvaguardia dei valori e dei principi evangelici specialmente in relazione al procacciamento del bene comune da raggiungersi FINO IN FONDO, ferma restando la fuga da ogni forma di repressione e di violenza. Poiché queste sono le attese del Regno di Dio. In certe circostanze Pietro affermava "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini" e in tale asserzione non contraddiceva la logica dell'ottemperanza alle leggi della Nazione ma rivendicava la priorità di Dio sulla terra, anche nei confronti con le istituzioni... Poiché appunto Dio ha sempre la priorità su tutto, così come insegna il profeta Isaia nella Prima Lettura e se da una parte non si vuole la teocrazia o l'accentramento del potere umano sul divino, dall'altra si deve pretendere che Dio abbia la prevalenza su tutto e in tutto venga glorificato.

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

-      Ho rispetto per le autorità pubbliche, pensando che anche attraverso di loro può realizzarsi il progetto di Dio per l’umanità? 

-      Sono capace di essere un buon cittadino, oppure sono solo capace di criticare e lamentarmi?