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Commemorazione di Tutti i Defunti 2 Novembre 2014

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sulla MORTE

come PORTA

verso la VITA ETERNA

Ricordarsi, fino a rendere loro un culto, dei parenti e degli amici scomparsi, delle persone che hanno lasciato profonde tracce in noi con la loro vita, le loro azioni e i loro benefici, è la cosa più diffusa e più naturale del mondo. Monumenti funebri e commemorativi, fotografie esposte in bella vista in casa, ne testimoniano ampiamente. Ma per i cristiani, la memoria dei defunti si accompagna con la preghiera di intercessione per loro e per tutti i defunti di cui Dio solo conosce la fede. E’ così che a partire dalla seconda metà del II secolo, la preghiera liturgica per i defunti è attestata nel nord Africa. Le testimonianze abbondano dal IV secolo. Ma solo più tardi è stata fissata al 2 novembre la Commemorazione di tutti i defunti per iniziativa dell’Abate di Cluny (994-1049). Rapidamente si diffuse in tutta la Chiesa latina.

Provando nei riguardi dei defunti gli stessi sentimenti di tutti gli altri, i credenti si pongono anche  gli stessi numerosi e angoscianti interrogativi sulla morte. La fede infatti non rende insensibili di fronte alla prospettiva della fine della vita terrena. Per loro, come per gli altri, essa resta incomprensibile. E si può, magari, accettarla per se stessi, dal momento che è inevitabile, ma resta comunque in qualche modo “scandalosa” quando colpisce esseri umani appena nati, bambini, uomini e donne che sembravano avere ancora un lungo avvenire davanti e nei quali si erano riposte grandi speranze, vittime innocenti di stupidi incidenti o di cieca violenza. “Perché, Signore?”, chiedono allora i credenti in un grido di fede nel quale si mescolano lacrime e indignazione. “Perché, Signore, mi hai abbandonato?”, gemeva Gesù, pregando, dalla croce.

Il Cielo resta muto. Ma Cristo è risorto dai morti e con lui noi risorgeremo. Solo questa certezza ci dà la forza di dire, immersi nella notte più profonda: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”.

 

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro di Giobbe: Gb 19, 1.23 – 27a 

Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Quando le cose vanno bene, sono molti a frequentare la casa di Giobbe e a dichiararsi suoi amici. Ma poi sopraggiunge la sventura, ed egli rimane col suo dolore. Nella solitudine totale, disprezzato e deriso, senza che ormai i suoi giorni vengono meno. Ma anche nel naufragio di tutte le speranze umane, ha ancora una speranza nel cuore, che lo proietta al di là del sepolcro che ormai l’attende: “So che il mio redentore è vivo; dopo che questa mia pelle sarà stata distrutta, vedrò Dio!”

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

-      Quanto è viva in me la speranza della vita ultraterrena?

-      Cosa suscita in me la speranza di “vedere Dio”? Vivo nel cuore la gioia di incontrare “faccia a faccia” la persona amata?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani: Rm 5, 5 - 11 

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.  A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

L’uomo non può rifiutarsi di sperare, per piccole che siano le sue speranze, e anche se la vita sembra non favorire il suo ottimismo. Ma il fondamento della speranza cristiana è solido: resisteremo alle angosce e alle incertezze della vita, perché Dio ci ama ormai per sempre. Questa convinzione si basa sulla prova di amore che il Cristo ci ha dato morendo per noi. Dopo la croce, abbiamo la certezza che colui che si è seduto a tavola coi peccatori ha veramente dato loro la possibilità di condurre una vita nuova, liberata, in comunione con lui.

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

-      Come manifesto la mia vicinanza verso i defunti? Prego per loro, per la loro salvezza, oppure ne percepisco un semplice ricordo umano?

-      Sono capace di essere una persona che infonde speranza con le parole, i gesti, i pensieri?

  

VANGELO:

Dal  Vangelo secondo Giovanni: Gv 6,37-40:  

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Gesù parte sempre dalle cose concrete e ne fa veicolo di insegnamenti sconvolgenti. Aveva appena sfamato una folla con la moltiplicazione dei pani, e molti lo seguivano vedendo in lui il profeta che deve venire nel mondo. Gesù prende l’occasione dei pani distribuiti per parlare della vita nuova, principio di risurrezione immortale che egli è venuto a inaugurare nel mondo. Si ripete così l’episodio della samaritana: alla donna, che non sa vedere oltre l’acqua del pozzo, Gesù promette un’acqua che disseta eternamente; qui, ai giudei che non sanno vedere oltre il pane che li ha sfamati per un po’, Gesù offre il pane della vita eterna.

 Gesù è diventato uomo per fare la volontà del Padre, per vivere in sintonia con il Padre. Il progetto di Dio è un progetto di salvezza. Affidando al Figlio questo progetto, il Padre proclama che gli uomini sono salvati da Gesù, e che nessuno deve andare perduto, perché Dio vuole che tutti siano salvati. Il Padre vuole che Gesù risusciti nell'ultimo giorno tutti coloro che gli ha affidato. Dio vuole la salvezza completa e perfetta di tutte le persone affidate a suo Figlio. Questa salvezza ci è data attraverso la risurrezione finale. Le parole di Gesù: "E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno" (v.39) ci fanno capire che Gesù salva tutti donando la vita eterna, la vita stessa di Dio. E questo dono della vita eterna è legato a una condizione: contemplare il Figlio di Dio e credere in lui. Si tratta dello sguardo contemplativo di una fede profonda che orienta tutta l'esistenza verso la persona di Gesù. Gesù è Dio che realizza il desiderio più profondo dell'uomo: vivere sempre. Egli appaga questo desiderio vitale dell'uomo a condizione che egli creda, non solo a parole ma con la vita vissuta, che Gesù è il Figlio di Dio. L'espressione "nell'ultimo giorno" (vv.39-40) ha un significato preciso: è il giorno in cui termina la creazione dell'uomo e si compie la morte di Gesù; il giorno in cui si celebrerà il trionfo finale del Figlio sulla morte e tutti potranno ricevere lo Spirito che verrà donato all'umanità: il giorno della Pasqua di risurrezione. Allora Gesù porterà a compimento la sua missione tramite la risurrezione e donerà la vita definitiva, che ha inizio già nella vita presente mediante la fede e il suo compimento nella risurrezione alla fine dei tempi.

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

-      Mi impegno in profondità per compiere la volontà di Dio anche quando costa fatica?

-      Cerco di lavorare nella Chiesa per aiutare i miei fratelli a non peccare, perché non rischino di perdere la “vita eterna”?