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Festa del Battesimo di Gesù 11 Gennaio 2015

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sulla

PURIFICAZIONE PERSONALE

per ADERIRE a GESÙ

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Isaia: Is 55, 1-11: 

Così dice il Signore: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. 

Parola di Dio sovranamente efficace, le cui opere rivelano i pensieri, l’infinita misericordia. Attraverso Gesù, il suo Figlio prediletto, il suo Verbo, Dio ha fatto germogliare la salvezza sulla terra.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Penso che Dio sia capace di dissetare la mia sete di felicità? Sono convinto che la sua Parola sia la gioia del mio cuore?
  • Mi capita di dissetare la mia sete di gioia, di divertimento, di amore seguendo le mode effimere del mondo piuttosto che gli insegnamenti della Parola di Dio?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla prima lettera di S. Giovanni Apostolo: 1Gv 5, 1- 9: 

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. 

Fede in Gesù, il Cristo; battesimo nell’acqua e nello Spirito; fedeltà ai comandamenti: per ogni uomo, la certezza di partecipare alla vittoria riportata sul peccato e sulla morte dal Figlio di Dio, che ha versato il suo sangue per la nostra salvezza. 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Vivo l’osservanza dei comandamenti con un spirito di amore profondo verso il Signore?
  • Penso che l’osservanza dei comandamenti sia uno stimolo forte ad una purificazione personale nel mio cammino verso la santità?

 

VANGELO:

Dal  Vangelo secondo Marco: Mc 1, 7-11:

In quel tempo, Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

Solo il Signore dona lo Spirito: lo ha ricevuto in pienezza quando si sono “aperti” i cieli ed è risuonata la parola di Dio. Egli ha aperto, nel deserto, le vie della salvezza. 

Quella del Battesimo del Signore è la celebrazione che chiude il Tempo di Natale ed è memoria di una delle tre epifanie, manifestazioni del Signore: dà inizio alla vita pubblica di Gesù ed è insieme evento di rivelazione. Sembra strano il contrasto tra la liturgia dell’Epifania, quando abbiamo trovato Gesù ancora Bambino, adorato da persone importanti come i Magi e la liturgia di oggi: Gesù ormai adulto e in compagnia di meno favolosi personaggi. Ma è davvero bello che il contrasto sia solo apparente, perché torna quel verbo, camminare, che la notte e il giorno di Natale ci siamo consegnati. Anche in questo racconto infatti, come nella narrazione dell’epifania, possiamo osservare lo svolgersi di un cammino che è suddiviso in diverse tappe e si conclude con un riconoscimento. I Magi si sono mossi perché, scrutando il cielo, hanno visto una stella. Quelli che vanno a farsi battezzare da Giovanni si muovono perché, guardando dentro di se’, hanno visto l’assenza di una stella… Questo movimento è legato alla coscienza del proprio peccato, è legato al sentirsi sempre un po’ dispari, nei confronti di Dio e nei confronti dei fratelli. Ogni volta che ci scopriamo sedentari (ed è già una grazia del cielo scoprirsi sedentari perché il più delle volte ci crediamo in cammino) è perché siamo ben sistemati nelle nostre certezze: nei confronti di Dio, perché abbiamo le nostre devozioni, e nei confronti dei fratelli e delle sorelle perché comunque, in difetto sono sempre gli altri, che non ci capiscono, che ce l’hanno con noi e per questo rimaniamo lì e non andiamo loro incontro. Quante stelle non sono accese dentro di me… la stella della relazione, la stella dell’accoglienza, la stella della solidarietà, la stella della compassione, la stella dell’andare verso gli altri appunto… E’ soltanto questo senso dell’incompiutezza interiore che ci mette in cammino per cambiare, per convertirci…un pensiero di un sacerdote dice: L’uomo si rivela là dove c’è un’esistenza in cui si intrecciano sentimenti vitali come l’inquietudine, la nostalgia, l’invocazione, il grido, la speranza… anche la vergogna può essere un elemento attivo, che mette in movimento; se manca questo tipo di esperienza, a che serve una fede religiosa? Vale più un uomo senza battesimo che un battesimo senza l’uomo. Non voglio scandalizzare nessuno, ma là dove c’è un uomo ferito dalla propria povertà morale, c’è anche un cammino che porta verso spazi nuovi di libertà, verso una vita nuova, diversa. Allora, anche noi possiamo metterci in fila quest’oggi, per chiedere a Dio una nuova nascita, consapevoli che la stella manca nel nostro cuore e invece vogliamo che sia ben accesa. E i cieli che si aprono sul Figlio, Dio vuole che siano aperti anche per noi e su di noi perché possiamo ascoltare la voce che il Padre fa giungere al nostro cuore: “Anche in te ho messo il mio amore, anche tu sei il prediletto, ai miei occhi sei unico, sei unica, sei insostituibile… niente potrà modificare l’amore che ho per te…”  Allora una prima intuizione importante per noi oggi: nel mistero del Battesimo di Gesù presso il Giordano è nascosta una stupenda verità: siamo tutti immersi in una condizione di miseria e di oscurità (manca la stella), ma su di noi brilla la luce di un Dio che come Padre si ostina ad amarci. C’è solo una cosa da non dimenticare: che questa stessa luce nobilita non solo la nostra vita, ma segretamente anche la vita di chi, accanto a noi siamo abituati a vedere solo nella condizione di chi è peccatore o di chi pensiamo ce l’abbia con noi, non ci capisce etc etc. Dio lo vede diversamente, è un Dio che, come dice il profeta Isaia, non ama spezzare la canna incrinata o spegnere uno stoppino dalla fiamma smorta… E’ un Dio che valorizza chiunque, anche chi sembra lì lì per spezzarsi o spegnersi, i suoi criteri non corrispondono al principio dell’efficacia, ma del rispetto di ciò che è debole e dell’aiuto rivolto a chi è in difficoltà. Mi pare che questo rispetto, che altro non è che un senso di solidarietà e di condivisione, spesso manchi, anzi, alle volte qualcuno gode della difficoltà dell’altro sbattendogli in faccia i suoi successi e le sue vittorie… ma tutto questo con il Vangelo non c’entra niente. Chi ama Dio non può che far sua questa divina passione della misericordia e della pietà. Sono molto importanti anche le parole che Gesù pronuncia, perché sono le prime nel vangelo di Matteo e hanno un senso programmatico…sono l’impegno che Gesù vuole prendere con la sua gente: adempiamo ogni giustizia. Giustizia nel senso religioso del termine, che affonda le sue radici nell’Antico Testamento e che i biblisti indicano come la sottomissione fedele alla volontà di Dio, il retto comportamento dell’uomo che concorda con il desiderio di Dio. Gesù si riconosce obbligato a tutta la giustizia, a realizzare completamente la volontà del Padre… ed è con questo atteggiamento di obbedienza che Gesù intraprende il suo cammino. Il contenuto di tale obbedienza è collegato ad una certa posizione da assumere: Gesù si mette in fila, si inserisce tra coloro che vanno a farsi battezzare; si inserisce tra i peccatori e il suo aiuto comincia dal fatto che Lui non mantiene le distanze ma si mette al fianco di coloro per i quali è venuto… con questo stile ci dice che Lui è Dio, con lo stile della silenziosa solidarietà: non griderà, non alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, ma per compiere ogni giustizia starà in ascolto del Padre e si mescolerà con i fratelli… 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono capace di coltivare in me uno spirito di umiltà capace di cogliere la grandezza personale come frutto di grazia e non di “capacità personali?
  • Penso che il mio cammino di santità sia frutto esclusivamente di miei sforzi, non riconoscendo in me l’opera di Dio?