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Seconda Domenica di Quaresima 2015

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sulla

FEDE nella

VITA ETERNA

 

PRIMA LETTURA:

Dal libro della Genesi: Gen 22, 1-2.9a. 10-13.15-18: 

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo!”. Rispose: “Eccomi!” Riprese: “Prendi il tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!” Rispose: “ Eccomi!”. L’angelo  disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito”. Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni, e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

Una sorta di prova per assurdo che evidenzia l’obbedienza incondizionata di Abramo e la sua totale fiducia in Dio. Agli occhi degli uomini, infatti, la fede, soprattutto se spinta fino a un tale livello di eroismo, è pura follia. Ma essa è saggezza suprema, perché si basa sulla verità, la solidità, la fedeltà a Dio, la sua conoscenza delle persone e delle cose, il suo dominio assoluto del passato, del presente e del futuro. Dio non vuole la morte di nessuno; i sacrifici umani gli ripugnano ed egli li vieta formalmente. Dio ha sempre accettato una sola oblazione: quella del Figlio, che ha liberamente offerto la sua vita per la salvezza di tutti gli uomini e che egli ha risuscitato, per loro, dai morti.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Posso dire sinceramente di mettere Dio al primo posto, rispetto alla famiglia, al lavoro, al divertimento, ecc.?
  • Quali sono i segni concreti che mi permettono di capire se Dio è davvero al primo posto?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani: Rm 8, 31b-34: 

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! 

Dio, che non ha voluto che Abramo gli sacrificasse il suo unico figlio per testimoniare la sua fede, ha offerto il suo Figlio, poiché solo la sua morte e risurrezione potevano giustificarci.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono convinto che Dio mi ami davvero e faccia di tutto per farmi ottenere la salvezza? 
  • Mi capita di immaginare Dio come un essere “vendicativo” piuttosto che “misericordioso”?

 

VANGELO:

Dal  Vangelo secondo Marco: Mc 9, 2-10: 

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Sofferenze, morte, risurrezione, entrata nella gloria: intimamente legate fra loro, queste quattro tappe dell’unico mistero pasquale del Cristo devono essere conservate sempre unite, come fa del resto la liturgia. Mentre avanziamo verso la celebrazione della Pasqua, essa pone davanti ai nostri occhi l’icona della trasfigurazione del Signore che ci chiede: sapete che cosa significa risuscitare dai morti? Credete che Gesù, sfigurato durante la sua passione, si trova ormai nella gloria di Dio? Siete pronti ad ascoltarlo, accogliendo, giorno dopo giorno, la testimonianza di Mosè, di Elia, di tutti i profeti, degli apostoli? In definitiva, è questo ciò che voi confessate partecipando all’eucaristia? 

La Parola di Dio della seconda domenica di Quaresima ci presenta, nel testo del Vangelo di Marco che ascoltiamo oggi, la Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor, anticipo della sua passione, morte e risurrezione. Questa esperienza di paradiso fatta dai tre discepoli del Signore li toccò profondamente, tanto da chiedere di continuare a stare lì a contemplare il Cristo glorioso, il Cristo trasfigurato. Nel presentarci i contenuti essenziali della mistero di luce della Trasfigurazione, il Prefazio così recita: “Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”. Forte appello ed invito a fare del tempo della Quaresima anche il tempo della prova, della purificazione interiore e della disponibilità alla volontà di Dio mediante l’abbraccio delle nostre croci quotidiane. La gioia della vittoria e della risurrezione, la gioia della vita e della rinascita si sperimenta dopo il tempo della sofferenza e dell’abbandono, della solitudine e del Calvario. Sulla tematica morte-risurrezione di Cristo è incentrato anche il testo della seconda lettura tratto dalla Lettera ai Romani di San Paolo Apostolo: “Fratelli, che diremo? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?”. Nel testo della prima lettura, ricavato dal Libro della Genesi, troviamo narrato il sacrificio di Isacco, prefigurazione del sacrificio di Cristo, di cui tutta la parola di Dio di questa domenica parla in modo esplicito. Nel testo è sottolineata anche la fede del patriarca Abramo, completamente disponibile alla volontà di Dio. Uomo di fede per eccellenza e padre nella fede, oltre che esempio di fede per tutti, si lasciò guidare da Dio e non disdegnò su invito dello stesso Signore di donare in sacrificio il suo figlio Isacco. Questa sua disponibilità ad abbandonarsi ai progetti di Dio permise ad Abramo di avere il dono di non sacrificare più il suo unico figlio, ma di ottenere la promessa di una lunga e numerosa discendenza. Come così fu, non solo perché il popolo di Israele ebbe una lunga e gloriosa storia, ma soprattutto perché a partire da Abramo molti uomini hanno creduto e continuano a credere sulla Parola di Dio, che è vita, liberazione, è amore, oblazione e risurrezione. Nel cammino della Quaresima da poco iniziato un’iniezione di fede è necessaria a tutti per potenziare questo pellegrinaggio interiore che è soprattutto pellegrinaggio di fede, speranza e carità. Solo la fede ci aiuta e cogliere in Gesù Cristo l’unico salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre. Solo la fede ci sostiene nel cammino della vita, spesso contrassegnato da tante prove e sofferenze, solo la fede ci proietta verso un’eternità e ce ne dà la certezza, non scientifica e dimostrabile mediante strumenti della tecnica, ma mediante l’accoglienza della Parola di Dio che è parola di verità, anzi è la verità stessa, in quanto Cristo, Verbo del Padre, è lui stesso la verità. Sul monte Tabor la verità finale su Dio e sulla storia dell’uomo è fatta intendere ed assaporare a tre discepoli ancora bisognosi di una fede adulta, capace di passare attraverso il vaglio della prova e della passione del loro maestro. Passione che sarà di esempio anche per affrontare con coraggio, una volta ricevuto il dono dello Spirito Santo, dopo la risurrezione di Cristo, la stessa morte e lo stesso martirio, senza rinnegare quel dono meraviglioso della fede in Gesù che non venne mai meno dopo questi singolari eventi, che restarono impressi nella mente e nella coscienza di quanti conobbero Gesù e lo toccarono con le loro mani, prima e dopo la risurrezione dai morti. Alla delusione e allo scoraggiamento che li presero nel momento della passione di Gesù subentrarono, dopo la risurrezione, la gioia e la speranza di un mondo nuovo, che partì proprio dal sepolcro vuoto. Quella gioia che gli apostoli assaporarono pienamente sul monte Tabor, nella Trasfigurazione del divino Maestro che tanto colpì la mente e il cuore di Pietro, Giacomo e Giovanni, tanto da chiedergli di rimanere lì per sempre. E’ questa la nostra prospettiva eterna, quella della contemplazione della gloria di Dio e della nostra partecipazione totale ad essa, anche con la nostra corporeità trasfigurata alla fine dei tempi con il giudizio universale e con la ricapitolazione in Cristo di tutte le cose. Allora noi saremo simili a lui e lo vedremo faccia a faccia per l’eternità beata.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono consapevole che una vita di preghiera e di lettura e approfondimento della Parola di Dio può rendere la mia vita “trasfigurata” e farmi diventare una “bella persona” davanti al mondo?
  • Mi metto costantemente in ascolto di Gesù per seguirne attentamente gli insegnamenti?

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