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XXIX Domenica Ordinaria 18 Ottobre 2015

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sulla

SOFFERENZA come

STRUMENTO DI SALVEZZA

PRIMA LETTURA: 

Dal libro del profeta Isaia: Is 53, 10-11: 

  • Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.

Il profeta Isaia parla del Messia, Figlio di Dio. Egli renderà la sua vita un “sacrificio”, una “cosa sacra” al Padre. La “sacralità” del dono della vita passa anche attraverso la sofferenza, il dolore. Potremmo dire che in Gesù il dolore acquista una luce nuova: non è visto più semplicemente in chiave negativa, ma diventa addirittura occasione di salvezza perché si impregna di amore. Potremmo dire che Gesù arriva a rendere “bello” più che “sopportabile” il dolore. Solo attraverso l’esperienza di una piena comunione con il Signore riusciremo a capire tutto questo.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Come guardo al mistero della “sofferenza” mia e degli altri? Mi capita di cadere in disperazione?
  • Sono capace di offrire le mie sofferenze per le persone che mi circondano?

 

 

SECONDA LETTURA:

 Dalla lettera agli Ebrei: Eb 4, 14-16:

  • Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

Il “sacerdote” è un ponte tra l’uomo e Dio. Gesù è definito nella Lettera agli Ebrei “Sommo Sacerdote”. Per arrivare al Padre abbiamo bisogno di Gesù. Egli è un grande esperto di umanità avendo condiviso con noi tutto eccetto il peccato. Il Figlio di Dio non ha studiato “l’uomo” sui libri, ma ne ha sperimentato ogni aspetto e soprattutto quello che ne rappresenta la sua più alta dignità: la LIBERTÀ.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Cerco di essere come Gesù un “ponte” per aiutare i miei fratelli ad arrivare a Dio?
  • Cerco di imitare Gesù, abbandonandomi a Dio in tutte le situazioni della vita, con piena fiducia?

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Marco: Mc 10, 35-45: 

  • In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

Gesù reagisce vivamente di fronte alla minaccia che pesa ancora una volta sulla sua comunità a causa dell’ambizione sfrenata di avere i primi posti, di conquistare il potere. La sua lezione è molto severa, quasi solenne. Egli propone in compenso una nuova economia sociale: quella di una comunità senza potere la cui sola regola è servire, fino a offrire la propria vita per i fratelli, bevendo il calice fino all’ultima goccia. E per tutti i suoi membri, perché tutti sono fratelli. All’immagine del capo che comanda si oppone quella del capo che serve. Ed ecco che i capi avranno paradossalmente un solo compito: servire. Il suo prototipo è il Messia, diventato piuttosto il Figlio dell’uomo, schiavo di tutti gli schiavi, per il riscatto dei quali egli offre quello che possiede e quello che è: tutto. La schiavitù di Gesù e la nostra guariranno giustamente tutta l’umanità dalla sua schiavitù endemica. Egli ha appena formulato il suo progetto di comunità, la sua carta “costituzionale”, alla quale tutti i partecipanti devono aderire: ognuno è servitore di tutti.

Nel Vangelo di oggi Giacomo e Giovanni, i due fratelli, figli di Zebedeo, chiedono a Gesù di sedere uno alla destra e uno alla sinistra del suo trono, naturalmente intendono quando finalmente sarà inaugurato il suo Regno, il Regno di Dio di cui tante volte Gesù aveva parlato. Gesù risponde loro: Voi non sapete ciò che domandate. Il destino di Gesù sarebbe stato diverso da come i due pescatori diventati discepoli del Maestro di Nazareth, se lo immaginavano, e sarebbe stata diversa anche la costituzione della sua Chiesa, forma storica del Regno di Dio. Gesù andava incontro alla sua passione; egli lo sapeva e lo aveva anche preannunciato ai suoi apostoli. A quanto pare però essi, non se ne rendevano conto e ragionavano in termini ancora troppo umani, secondo un orizzonte legato agli interessi di questo mondo. E questo non basta, perché gli altri dieci apostoli essendosi accorti della manovra dei primi due fratelli si sdegnano della richiesta, si lamentano e sicuramente incominciano anche a rimproverarli per la loro iniziativa. Gesù prende l’occasione per istruire il gruppo dei dodici sul tema del potere e dell’autorità, nel mondo e dentro la Chiesa. Coloro che sono ritenuti capi, dominano. Potremmo dire che in tanti concorrono, ma uno su mille ce la fa’, perché il capo può essere uno solo. Da sempre il potere si basa sul consenso, ma questo può essere più o meno estorto e chi sta sopra comanda, mentre chi sta sotto obbedisce. Fra di voi però dice Gesù, riferendosi al nuovo popolo di Dio che sarà la Chiesa, non è così. La Chiesa dunque è, e dovrebbe essere il luogo, dove si vince il vizio della superbia, cioè dell’eccellenza ad ogni costo. Il santo curato d’Ars diceva “Noi mettiamo la superbia dappertutto, come il sale.”. “È chiamato superbo chi vuol sembrare più di quello che è; superbo infatti è chi vuol andare al di sopra”. Più precisamente la superbia è il desiderio di una grandezza sregolata. “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.” così dice Gesù nel Vangelo e così è giusto che sia. Gesù non condanna il desiderio di essere grandi, ma ai suoi apostoli insegna la via per arrivare alla vera grandezza che è quella dell’umiltà e del servizio, ossia Gesù ci dice che ci deve essere un collegamento fra quello che uno dà e quello che pretende. Come negli affari se uno è capace verrà riconosciuto e si andrà in cerca di lui, così nel mondo spirituale se uno sa dare ad un certo punto riceverà la sua ricompensa morale senza bisogno di rivendicarla o di attribuirsela falsamente. Tutti abbiamo l’ambizione di essere considerati e ci fa male quando i nostri meriti non vengono riconosciuti e non veniamo stimati per come ci aspetteremo. Ci ribelliamo istintivamente contro le umiliazioni e le sentiamo come delle ingiustizie, e questo va bene, ma può accadere che abbiamo anche la presunzione di superare gli altri, desiderando prestigio e onori. Ci sono tanti modi per essere superbi: c’è una superbia cieca, quando si pensa di essere quel che non si è, allora uno è presuntuoso; c’è una superbia vana, quando ci si vanta di una considerazione presso gli altri che non esiste, quella allora è la vanagloria o vanteria; c’è una superbia cieca e vana insieme, quando, non avendo alcuna buona qualità, ci si vanta ugualmente e si ambisce ad aver fama presso gli altri e quella allora è megalomania. La richiesta dei due apostoli di oggi dimostra una certa presunzione: pensano di poter bere lo stesso calice di Gesù senza immaginare quanto difficile sarebbe stato per loro sostenere la prova della passione del Signore. La presunzione dei due apostoli veniva da una certa ambizione, ma più che altro dalla loro ignoranza, che sarebbe stata tolta nei giorni della Pasqua. I potenti di questo mondo invece secondo Gesù cercano la vanagloria: basta loro essere considerati grandi e non esserlo veramente. Invece la persona umile è consapevole di propri limiti e spera da Dio la realizzazione delle proprie aspirazioni. “Ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili”, dice Maria nel Magnificat. “Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.” Conferma san Pietro nella sua prima lettera: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.” “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?” chiede san Paolo ai cristiani di Corinto. E sempre ai Corinti scrive: “Chi si vanta si vanti nel Signore.” La superbia è per l’uomo che non deve chiedere mai. L’uomo che non deve chiedere mai prende senza chiedere, offende e fa torto senza domandare scusa, ottiene quello che vuole minacciando e non chiedendo per favore. Insomma sarebbe un maleducato, senza rispetto e senza riguardi. Dice il proverbio che quanto più le persone sono vuote, tanto più sono piene di sé. “Sarete come Dio” dice il diavolo tentatore ad Adamo ed Eva nel giardino di Eden e così per superbia, ossia per volere essere superiori al comando di Dio, entrambi persero il paradiso terrestre e dovettero fare i conti con la propria miseria. Questa tentazione è ricorrente nella storia dell’umanità. La superbia ha questo di rovinoso, che mentre tutti i vizi rifuggono da Dio, solo la superbia si contrappone a Dio. Il rimedio ce lo dice Gesù stesso nel Vangelo di oggi: “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Egli ci ha dato l’esempio: l’eccellenza va conquistata con l’umiltà e con la dedizione amorevole. Gesù con tutta la sua vita ci dimostra che non si può servire il prossimo se non si vuole servire Dio. Concludo con la preghiera del Salmista (Salmo 19) “Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo. Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile, sarò puro dal grande peccato.”

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 

  • Cerco di seguire Gesù sempre, anche quando questo comporta grossi sacrifici?
  • Come mi pongo di fronte alle grandi sofferenze dell’umanità? Mi capita di esserne indifferente?