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Terza Domenica di Avvento 13 Dicembre 2015

In questa settimana siamo

invitati a riflettere sulla

GIOIA che VIENE

dalla PRESENZA di DIO IN NOI

PRIMA LETTURA:

Dal libro del profeta Sofonia: Sof 3, 14-18

  • Rallègrati, figlia di Sion,
    grida di gioia, Israele,
    esulta e acclama con tutto il cuore,
    figlia di Gerusalemme!
    Il Signore ha revocato la tua condanna,
    ha disperso il tuo nemico.
    Re d’Israele è il Signore in mezzo a te,
    tu non temerai più alcuna sventura.
  • In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
    «Non temere, Sion,
  • non lasciarti cadere le braccia!
    Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
    è un salvatore potente.
    Gioirà per te,
    ti rinnoverà con il suo amore,
    esulterà per te con grida di gioia».

L’invito alla gioia del profeta Sofonia è una grande iniezione di entusiasmo. Il mondo ha bisogno di entusiasmo; la nostra vita ha bisogno di entusiasmo. Non ne possiamo fare a meno. Il motivo della gioia è l’attesa di una persona! Anzi la consapevolezza che questa persona è già presente in mezzo a noi. Non dobbiamo più vergognarci di averlo accanto è capitato ad Adamo dopo aver commesso il peccato. Con Dio sperimentiamo la sua misericordia, il suo perdono, il suo amore. Con la sua grazia egli trasforma le nostre fragilità rendendoci creature nuove.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–   Quali sono le cose che cerco, per trovare in me la gioia profonda?

–   Quali sono le cose, che nel rapporto con Dio, mi donano gioia?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo ai Filippesi: Fil 4, 4-7

  • Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

Sulla scia del profeta Sofonia Paolo invita i cristiani di Filippi ad essere lieti. Anche per Paolo il motivo della gioia è la certezza che il Signore è vicino. Non c’è alcuna sofferenza, alcuna angustia tanto grande da togliere la gioia di sentirsi amati da Dio. Se c’è dialogo tra noi e il Padre Celeste, nelle nostre preghiere, le preoccupazioni, i timori, si sciolgono perché emerge nel nostro animo la consapevolezza che non siamo soli e che Egli condivide la nostra fragilità trasformandola dall’interno.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

–   Mi capita di lasciarmi andare ad angustie e preoccupazioni in maniera eccessiva anche per le piccole cose?

–   Quanto è forte, qualitativamente, la mia preghiera? Quali sono i contenuti della mia preghiera?

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 3, 10-18

  • In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.


L’annuncio profetico di Giovanni Battista trova un’eco in quelli che lo ascoltano. Vanno da lui per domandargli: “Cosa dobbiamo fare?”. Giovanni si rifà alla tradizione dei profeti e risponde che la condizione necessaria è il compimento del comandamento dell’amore del proprio prossimo, espressione reale dell’amore di Dio. Giovanni non esige la durezza della vita che egli conduce, non disapprova neanche le attività proprie ai laici che vanno verso di lui. Tuttavia, egli sa indicare a ognuno quello che deve convertire in se stesso, e come realizzare i propri doveri verso il prossimo, e nello stesso tempo indicare loro chiaramente dove risiedono l’ingiustizia e l’errore che devono essere superati.

Con umiltà proclama che il Messia si trova sulla terra, che lui solo possiede il battesimo vero. Questo non si farà con l’acqua, ma con lo Spirito Santo e il fuoco, per tutti coloro che vorranno vivere la conversione completa. Solo il Messia potrà riunire il frumento e bruciare la paglia in un rogo, dettare il giudizio della misericordia. Giovanni non è neanche degno di slegare i suoi sandali; a lui, Giovanni, è stato solo chiesto di preparare il cammino del Signore.

“Gioisci, esulta, rallegrati con tutto il cuore…” leggiamo nel passo del profeta Sofonia, e sono verbi che sottolineano la gioia profonda dell’Avvento, il tempo liturgico durante il quale ripercorriamo l’attesa antica del Messia promesso, un’attesa storica, che ha attraversato secoli e generazioni, e l’attesa dei credenti per il ritorno del Cristo glorioso, il Figlio di Dio redentore, il Signore della Storia. Gioia, esultanza e senso di liberazione profonda, sono sentimenti che accompagnano l’Avvento, sentimenti strettamente legati alla fede nel dono di Dio che è Cristo, il Figlio fatto uomo per noi, e che Sofonia indica come “Re d’Israele… il Signore in mezzo a te..”; Cristo: il Dio presente, in forma umana in mezzo agli uomini, per redimerli dal peccato e dalla condanna, che fin dalle origini gravava su di loro. Con l’avvento del Figlio di Dio nella Storia, l’uomo non ha più ragione di temere, perché non cammina più solo tra le tenebre della vita, ma ha affianco a sè il suo Salvatore: ” Il Signore ha revocato la tua condanna, ci dice ancora il Profeta, ha disperso il tuo nemico….tu non vedrai più la sventura.”; infatti, non ci sarà più condanna per l’uomo, ridiventato amico, anzi figlio di Dio, nel Cristo che gioisce per la nostra salvezza, come dirà un giorno ai suoi discepoli: “Ci sarà gioia nel cielo più per un peccatore che si converte, che non per novantanove giusti, che non   hanno   bisogno di conversione.” (Lc.15,7); è Lui, il Salvatore, che ci fa nuovi con il suo amore, quell’amore infinito che, come ci dice ancora Sofonia, lo fa ” gridare di gioia.” Alla gioia di Dio, fa eco, nel salmo responsoriale, tratto dal profeta Isaia, la gioia dell’uomo credente: “Ecco, Dio è la mia salvezza, recita il testo; io confiderò, non avrò mai timore, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza.”; non è un sogno fantastico, ma una profonda esperienza di vita di chi è passato dalle tenebre alla luce, dall’errore alla verità, dalla vacuità e inconsistenza di un’esitenza frivola e sciocca, ad un percoso di vita luminoso e fecondo sui passi del Cristo Redentore, unica fonte di luce, di verità e di salvezza eterna. La consapevolezza della presenza viva e costante di Dio, che in Cristo ci salva, è quella che fa dire a Paolo, il grande convertito, l’apostolo, che per il suo Signore ha affrontato tante fatiche e tanti rischi: “Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” Su Cristo, il Figlio di Dio venuto nella carne per la nostra salvezza, morto e risorto per noi, è fondata, dunque, la gioia alla quale la liturgia, oggi, ci esorta; una gioia che non esclude la sofferenza, ma pur nell’esperienza della fatica e del dolore, resta immutata nelle profondità dell’anima, là dove è radicata la fede nel Salvatore, nel quale è riposta ogni nostra speranza, e che attendiamo con fiducia, quando tornerà nella pienezza della sua divinità.

La gioia cristiana, lo sappiamo, non è facile, come non è facile una fede adulta e forte; essa è dono di Dio in Cristo Gesù, un dono esigente, dato che al dono d’amore è necessario rispondere con un altro dono d’amore. Con quale dono, dunque, risponderemo al Padre che ha messo nelle nostre mani il Figlio? E’ nel passo del Vangelo di Luca che, oggi, per bocca di Giovanni Battista, troviamo la risposta: “In quel tempo, recita il testo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: “Che cosa dobbiamo fare?”. Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. All’amore del Dio che salva nel Figlio fatto uomo per noi, non possiamo che rispondere con gesti di giustizia e di carità operosa verso il prossimo, il quale è l’immagine concreta del Dio che non si vede, ma che si incarna in ogni povero che incontriamo sul nostro cammino; è una legge fondamentale, questa della carità, una legge, che non esime nessuna categoria di persone, come ci dice ancora il passo del vangelo di questa domenica, in cui è detto che anche i pubblicani e i soldati si rivolgevano a Giovanni con la medesima domanda: “Maestro, che dobbiamo fare?”, e la risposta è la stessa per tutti, ed indica un comportamento ispirato alla giustizia e all’amore. Anche noi, in modo particolare in questo tempo di Avvento, dobbiamo ripetere la domanda, che un tempo fu rivolta al Precursore, e che oggi rivolgiamo allo stesso Signore Gesù: “Maestro, che dobbiamo fare?”; e la risposta la conosciamo bene, perché sappiamo che il Cristo, prima di concludere la sua esistenza terrena, ha lasciato ai suoi questa consegna : “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Voi siete miei amici, se fate ciò che vi comando.”(Gv.15,12-14). E questo amore è l’annuncio più chiaro e credibile che Cristo è il nostro Dio presente in mezzo a noi.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

– Sono capace di essere portatore di gioia nell’ambiente in cui vivo? Oppure sono sempre triste?

–   Sono in continua ricerca per capire come vivere nella giusta attesa di Gesù che viene in me?