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Solennità di Maria SS. Madre di Dio e Giornata Mondiale della Pace 1 Gennaio 2016

In questa settimana siamo invitati a riflettere sulla BENEDIZIONE come

SEGNO della PRESENZA di DIO

nella VITA dell’UOMO

soprattutto attraverso GESÙ

PRIMA LETTURA:

Dal libro dei Numeri: Nm 6, 22-27

  • Il Signore si rivolse a Mosè dicendo: “Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro: Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”.

Il segno della “benedizione”porta in sè il simbolismo della presenza di Dio nel mondo, nella propria vita e nella vita dell’altro. La comunicazione di bene tra un uomo e il suo fratello è una forma di solidarietà che travalica l’aspetto umano, coinvolge tutta la persona. L’augurio di bene contenuto nella “benedizione” porta il dono della “pace” interiore che trova sbocco in un’armonia tra i popoli! Noi usiamo troppo poco il grande dono della “benedizione” che il Signore ha messo a nostra disposizione. Forse è anche per questo che non siamo in grado di costruire una pace duratura. Pregare per i nostri simili è un atto di amore concreto e di fiducia nella reale presenza di Dio.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Sono capace di benedire e di non essere polemico quando parlo con chi mi circonda?
  • Sono convinto che la costruzione della pace non può partire sempre dagli altri, ma deve partire anche dalle mie azioni e dalle mie parole?

 

SECONDA LETTURA:

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Galati: Gal 4, 4 – 7

  • Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

La “benedizione” più forte e più profonda di Dio nei confronti dell’umanità è senza dubbio l’invio del Figlio Gesù. E’ una “benedizione” personificata! Ed è lo Spirito di Gesù che ci rende idonei a benedire Dio Padre prima di tutto, e poi i suoi figli, cioè i nostri fratelli. Quando maturiamo nel cuore la consapevolezza di essere amati dal Padre non possiamo non manifestare tutta la nostra gioia attraverso la benedizione! Che grande privilegio abbiamo nel chiamare Dio Padre utilizzando il linguaggio confidenziale di un bambino. Può essere difficile qualche volta fare questo: infatti occorre una forte dose di umiltà, che non sempre abbiamo! Eppure, quanto coraggio spesso riusciamo a trovare per umiliarci di fronte a qualcuno per ottenere non solo cose importanti, ma anche quelle effimere.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Francesco si commuoveva quando, rivolgendosi a Dio, lo chiamava “Padre”! Sono capace di essere un figlio fedele?
  • Un figlio deve condividere i desideri del Padre! Sono capace di essere un figlio obbediente?

 

 

VANGELO:

Dal Vangelo secondo Luca: Lc 2, 16-21

  • In quel tempo, i pastori andarono senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

Il brano del vangelo ci narra un episodio della vita di una famiglia ebrea, ma l’ambientazione è inusuale per una nascita. Si tratta di una famiglia emarginata socialmente. Eppure il bambino è Dio e la giovane donna l’ha concepito e partorito nella verginità. Alcuni pastori si affrettano, in risposta a un messaggio dal cielo, per riconoscerlo e glorificarlo a loro modo. Vi è difficile considerarlo vostro Dio? Volgete il pensiero per un attimo al fascino persistente esercitato da sua madre su uomini e donne di ogni ambiente e classe, su persone che hanno conosciuto successi o fallimenti di ogni tipo, su uomini di genio, su emarginati, su soldati angosciati e destinati a morire sul campo di battaglia, su persone che passano attraverso dure prove spirituali. Il genio artistico si è spesso consacrato alla sua lode: pensate alla “Pietà” di Michelangelo, al gran numero di Madonne medievali e rinascimentali, alle vetrate incantevoli della cattedrale di Chartres e alla più bella di tutte le icone: la Madonna di Vladimir, che aspetta con pazienza, nel Museo Tretiakov di Mosca, giorni migliori. Perché la Madonna ispira tanta umanità? Forse perché è, come dicono gli ortodossi, un’icona (= immagine) di Dio? Forse perché Dio parla per suo tramite anche se Maria resta sempre una sua creatura, sia pure una creatura unica grazie ai doni ricevuti dal Padre? Tutto ciò è stato oggetto di discussioni, spesso accese, quando spiriti grandi cercarono di esprimere in termini umani il mistero di Dio fatto uomo. Maria fu definita Madre di Dio, “theotokos”, e ciò contribuì a calmare dispute intellettuali. Questo appellativo è particolarmente caro ai cristiani dell’Est, ai nostri fratelli del mondo ortodosso, ed è profondamente radicato nella loro teologia, ripetuto spesso nelle loro belle liturgie, specialmente nella liturgia bizantina, che è stata considerata la “più perfetta” proprio per via delle sue preghiere ufficiali dedicate al culto di Maria. Cominciamo l’anno nel segno di questo grande mistero. Cerchiamo allora di approfondire la nostra devozione a Maria, Madre di Dio e nostra, eliminandone, però, ogni traccia di sentimentalismo spicciolo. Tentiamo di convincere i giovani che si tratta qui di un idealismo rispondente, certo, alle aspirazioni più profonde dello spirito umano, ma che richiede impegno e molto coraggio.

Alla nascita di Gesù si apre il cielo e gli uomini possono assistere alla liturgia celeste che si svolge sopra questo bambino. A questa liturgia celeste, dischiusa dall’annuncio che ne dà la vera interpretazione, corrisponde una liturgia terrestre di povera gente obbediente alla parola di Dio che corre a vedere un povero bambino. Essi, dopo aver constatato e sperimentato ciò che era stato detto loro, a loro volta l’annunciano. In questi pastori, primi ascoltatori che si fanno annunciatori, si profila chiaramente la Chiesa. E’ una Chiesa di poveri che riconosce, annuncia, glorifica e loda Dio che si è rivelato nell’impotenza di Gesù. I pastori, che vanno in fretta a trovare Gesù, vengono presentati come modelli di fede. Ciò che gli angeli hanno fatto in cielo, i pastori continuano a fare sulla terra: annunciano il Salvatore. Si profila la dinamica necessariamente missionaria della Chiesa: chi è stato evangelizzato, a sua volta evangelizza. La prima reazione al loro annuncio è la meraviglia provocata da una bella notizia e da una sorpresa sbalorditiva. Maria custodiva con cura tutte queste parole-eventi, meditandole nel suo cuore. La Parola di Dio dev’essere conservata, perché è chiamata a crescere ed è destinata a realizzarsi (Ap 1,3; 22,7-20). Anche per la Madre di Dio la fede è un cammino, una ricerca lenta e faticosa. La piena luce giungerà anche per lei solo al termine della sua esistenza. Nel frattempo ella mantiene inalterati i suoi rapporti e i suoi impegni con Dio. Dopo la presentazione del Salvatore agli umili, c’è la presentazione ufficiale di Gesù al popolo d’Israele. Otto giorni dopo la nascita, il bambino Gesù viene circonciso e riceve il nome che era stato annunciato dall’angelo. L’alleanza di Dio con il popolo ebraico aveva il suo segno nella circoncisione. Essa significava l’appartenenza al popolo che si era impegnato con Dio. Con la circoncisione Gesù appartiene realmente al popolo dell’alleanza e sarà l’unico circonciso d’Israele totalmente obbediente a Dio.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

  • Quanto impegno metto nel raccontare le meraviglie che Dio opera nella mia vita? Me ne accorgo?
  • La mia presenza in mezzo ai fratelli è davvero edificante?