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Festa di Pasqua 27 Marzo 2016

In questa settimana siamo invitati

a riflettere sul MISTERO

della REDENZIONE

PRIMA LETTURA: Dagli Atti degli Apostoli: At 10, 34. 37 - 43
  • Il cristiano è chiamato a testimoniare come profeta la Risurrezione di Gesù, ad annunciarla agli altri con il coraggio che viene da una vita nello Spirito. Egli è chiamato a testimoniare “tutto ciò che Gesù ha fatto nella sua vita pubblica rivelando il volto del Padre. Il Cristianesimo è la religione dell’ “ANNUNCIO”. Si fonda sull’Annuncio. La Fede si fonda sull’annuncio. La Speranza si fonda sull’annuncio. E’ bello pensare che Gesù si serva di noi per annunciare la sua risurrezione, la sua gioia e il suo amore per il mondo. Come S. Paolo possiamo: “non è per me un vanto predicare il vangelo, è un dovere.
SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:
  • Mi capita qualche volta di annunciare la risurrezione di Gesù con la gioia di essere suo discepolo?
  • Accolgo con entusiasmo chi annuncia con la sua vita il Vangelo prendendolo ad esempio per la mia vita di fede?
  SECONDA LETTURA: Dalla lettera di S. Paolo Apostolo ai Colossesi: Col 3, 1 - 4
  • La nostra Pasqua è davvero tale se la smettiamo di pensare alle cose della terra come se fossero immortali e definitive, se compiamo letteralmente una “conversione” di pensiero orientando ogni nostra scelta, ogni nostro comportamento alle “cose di lassù”. Essere morti in Cristo significa sperimentare con lui la “crocifissione della carne” per vederla trasfigurata nella risurrezione. Essere realmente convinti che Gesù è risorto significa pensare che la sua manifestazione definitiva è un evento meraviglioso di cui gioire e non aver paura.
SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:
  • Quale è il mio orizzonte nelle scelte e nell’interpretare gli eventi della mia vita? Cerco le “COSE DI LASSU’”?
  • Vivo più il timore o l’attesa rispetto alla venuta del Messia alla fine dei Tempi?
  VANGELO: Dal Vangelo secondo Giovanni: Gv 20, 1 - 9
  • Gesù “non è qui”. Non è più tra i morti e i moribondi, tra coloro che vivendo solo questa vita, sono totalmente preda della morte. E’ tra i vivi, ed è la vera Vita dei veramente vivi. Se lo volete trovare, ormai bisogna cercarlo o in cielo negli splendori della vita eterna, oppure quaggiù, tra i veli eucaristici e nel mistero della Chiesa e dell’anima cristiana. Gesù è a tal punto vivo da essere fonte di vita, la sola fonte della vita vera. Di lui vivono i vivi. Chi vive di lui non conoscerà la morte. In lui continuano a vivere i morti. Gesù è la vita. Nessun’altra forma di vita può pretendere a questo nome, perché tutte sono soggette alla morte. Gesù solo ha vinto la morte, e oggi è risorto; soltanto la vita che dà Gesù è vita perché oltrepassa la morte, ed è vita eterna. Eccovi una pagina di S. Agostino: è una splendida meditazione sul mistero della Redenzione:
1) La Passione e la Risurrezione del Signore ci mostrano due vite: una che noi sopportiamo, l’altra che desideriamo. Potente è infatti chi per darci quella, si è degnato di sopportare questa. E questo ci dice in verità quanto egli ci ama, ed ha voluto avere in comune con noi i nostri mali. Noi siamo nati, ed anch’egli è nato: perché siamo destinati alla morte, egli è morto. In questa nostra vita due cose conoscevamo: l’inizio e la fine, il nascere e il morire: nascendo per avviarci alle tribolazioni, morendo per emigrare verso cose incerte. La nostra regione è la terra; la regione degli angeli è il cielo. Venne dunque nostro Signore a questa regione da un’altra regione: venne alla regione di morte dalla regione della vita: alla regione del dolore, dalla regione della beatitudine. Venne portandoci i suoi beni, e sostenne pazientemente i nostri mali. Portava i suoi beni di nascosto, sopportava i nostri mali apertamente; appariva l’uomo, si nascondeva Dio; appariva la debolezza, si nascondeva la maestà; appariva la carne, si nascondeva il Verbo. Soffriva la carne: e dove era il Verbo quando la carne soffriva? Il Verbo non taceva, perché ci insegnava la pazienza. Ecco Cristo Signore è risorto il terzo giorno. Ricordate, o carissimi, le cose che avete udito, allorché si leggeva la Passione: "Se è figlio di Dio, discenda dalla croce e gli crederemo; se è figlio di Dio lo salvi lui" (Mt 27,40.42; Mt 27,43). Egli ascoltava queste cose, e taceva; pregava per coloro che dicevano tali cose, e non manifestava se stesso. In altro Vangelo sta scritto persino che esclamò per essi e disse: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). Colà egli vedeva coloro che sarebbero stati suoi in futuro, vedeva coloro che avrebbero creduto in lui di continuo, ad essi voleva perdonare. Il nostro Capo pendeva dalla croce, ma conosceva le sue membra sulla terra. 2) Quando verrà letto il libro degli "Atti degli Apostoli", lí già avete sentito come coloro che si trovarono presenti rimasero ammirati che gli apostoli e quelli che stavano con loro parlassero le lingue di tutte le genti, senza che le avessero apprese, sotto l’ispirazione e per l’insegnamento dello Spirito Santo che avevano ricevuto, e come ad essi stupefatti del miracolo abbia parlato l’apostolo Pietro, ed abbia esposto ad essi che per ignoranza fecero questo male, cioè l’aver ucciso il Signore; ma Dio compí il suo disegno, affinché per tutto il mondo fosse versato il sangue innocente, e fossero cancellati i peccati di tutti i credenti: è morto infatti colui nel quale non poteva essere trovato peccato. Tutti eravamo debitori, dal momento che tutti nasciamo con un debito ereditario: è stato effuso sangue senza peccato, ed è stata cancellata la cauzione del peccato. Coloro dunque che avevano creduto alle parole di Pietro, secondo gli "Atti degli Apostoli", dissero rattristati: "Che dobbiamo fare, fratelli? Ditecelo" (At 2,37). Disperavano infatti che un cosí grande delitto potesse essere perdonato. E fu risposto loro: "Pentitevi, e ognuno di voi si faccia battezzare nel nome del Signore Nostro Gesú Cristo, e saranno rimessi i vostri peccati" (At 2,38). Quali peccati? Tutti. Come, tutti? Il che è cosa tanto piú grande, poiché avete ucciso Cristo. Cosa potevate compiere in effetti di piú scellerato che l’uccidere il vostro Creatore per voi creato? C`è qualcosa di piú grave che possa fare un malato dell`uccidere il proprio medico? E tuttavia - vien detto loro -, anche questo è perdonato: tutto è perdonato. Vi siete abbandonati alla ferocia, avete effuso il sangue innocente: credete, e bevete ciò che avete effuso. C`eran dunque di quelli che, in preda a disperazione, dissero: "Diteci, fratelli, cosa dobbiamo fare?" E si sentirono rispondere che i credenti in colui che avevano ucciso possono ricevere il perdono di tanto delitto. Erano là presenti, egli li vedeva: vide dinanzi alla sua croce quegli stessi che aveva previsto prima della costituzione del mondo. E per loro disse: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Quelli uccidevano il Medico: il Medico faceva con il proprio sangue un medicamento per gli uccisori. Grande misericordia e gloria: cosa mai non sarà loro rimesso, se viene rimesso ad essi persino il fatto di avere ucciso Cristo? Perciò, carissimi, nessuno deve dubitare che nel lavacro della rigenerazione vengono perdonati proprio tutti i peccati, per minimi o massimi che siano: questo ne è infatti grande esempio e documento. Nessun peccato è piú grave dell`uccidere Cristo: quando persino questo viene perdonato, cosa resta di non perdonato nel credente battezzato? 3) Ma consideriamo, carissimi, la Risurrezione di Cristo: infatti, come la sua Passione ha significato la nostra vita vecchia, cosí la sua Risurrezione è sacramento di vita nuova. Perciò l`Apostolo dice: "Siamo stati sepolti con lui per il Battesimo nella morte, e come Cristo è risuscitato dai morti, così anche noi camminiamo in novità di vita" (Rm 6,4). Hai creduto, sei stato battezzato: la vecchia vita è morta, uccisa nella croce, sepolta nel Battesimo. E` stata sepolta la vecchia nella quale hai vissuto: risorga la nuova. Vivi bene: vivi, sí, che tu viva, affinché quando sarai morto, tu non muoia. Considerate, carissimi, quel che disse il Signore nel Vangelo all`uomo che aveva curato: "Ecco, sei stato risanato; non peccare piú, perché non ti accada di peggio" (Gv 5,14). Noi eravamo prigionieri di tale sentenza, ridotti in grande angustia: eppure la sua misericordia non venne mai meno. Assegnò una preghiera ai battezzati, dal momento che quaggiú non si vive esenti da peccato, affinché quotidianamente potessimo dire: Rimetti a noi i nostri debiti (Mt 6,12). Son debiti: quella generale cauzione, ed anche noi che non cessiamo di diventare debitori. Diciamo donde a noi quotidianamente si perdonano; ma non per questo dobbiamo riposare pressoché sicuri in turpitudini, in scelleratezze e in crimini. I peccati non debbono essere nostri amici: li abbiamo rigettati, li abbiamo in odio: non torniamo a mo` di cani al nostro vomito. E se ci sorprendono, sorprendano i non volenti, non gli amatori o i vogliosi ad ogni costo: chi infatti ha voluto coltivare amicizia con i peccati, diverrà nemico di colui che, senza peccato alcuno, venne a cancellare i peccati. Fratelli miei, considerate quel che dico: chi ama la malattia è nemico del medico. Se stai male nel corpo, e viene da te il medico in veste professionale, dimmi cosa, venendo da te, egli vuole: cosa mai, se non risanarti? Se dunque egli deve essere tuo amico, è necessario che si dimostri nemico della febbre: infatti, se amasse la tua febbre, non amerebbe te. Odia quindi la tua febbre; contro di lei entrò nella tua casa, contro di lei salí in camera tua, contro di lei si accostò al tuo letto, contro di lei tastò il tuo polso, contro di lei ti prescrisse una ricetta, contro di lei compose ed applicò un medicamento: tutto contro di lei, tutto per te. Se dunque egli è tutto contro la febbre, tutto per te, tu, amando la febbre, sei il solo ad essere contro te stesso. Mi risponderai, lo so, mi risponderai dicendo: Chi è che vuol bene alla febbre? Lo so anch`io, il malato non ama la febbre, però ama ciò che la febbre pretende. Cos`è che disse il medico, allorché venne da te armato della sua arte contro la febbre? Ti disse, se non sbaglio: Non bere bevande fredde. Non bere bevande fredde, ti sei sentito dire dal medico, nemico della tua febbre. Ma, appena il medico è uscito, la febbre ha detto: Bevi qualcosa di freddo. Quando la febbre ti disse questo, dovevi dire: Questa sete è la febbre. Un tacito discorso ti parla, fa inghiottire la sete, il bere dà ristoro: ricorda ciò che il medico disse, non bere. Però, mentre il medico è assente è presente la febbre! Cosa aveva detto il medico? Vuoi averla vinta su di lei? Non cederle. Se ti allei con il medico, sarete in due contro la febbre; se consenti alla febbre, il medico è vinto, ma il peggio è per il malato, non per il medico. Ma, ci mancherebbe altro che il Medico, Cristo, sia vinto in "coloro che egli ha prescelti e predestinati:" perché "quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati, li ha anche glorificati" (Rm 8,29.30). Si pieghino i vizi, si reprimano le libidini, il diavolo e i suoi angeli si contorcano nel livore. "Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?" (Rm 8,31). 4) Comincia dunque ad agire spiritualmente, vivendo bene ciò che Cristo mostra con la Risurrezione del suo corpo. Invero, non vogliate sperare in altro modo quella medesima cosa, ovvero, la medesima proprietà, la medesima verità, la identica incorruttibilità della carne: è il salario della fede, e il salario vien dato solo alla fine della giornata. Per ora, fatichiamo nella vigna, e aspettiamo la fine della giornata: chi ci ha condotti qui per lavorare, non ci ha infatti abbandonati, perché venissimo meno. Nutre l`operaio che lavora, colui che gli prepara il salario a fine giornata: di modo che il Signore nutre in questo mondo noi lavoratori, non solo con il cibo del ventre, ma anche con quello dello spirito. Se non nutrisse, io non parlerei; perché nutre con la parola, questo facciamo, noi che la predichiamo non ai vostri stomaci bensí alle vostre menti. Assetati ricevete banchettando lodate: perché mai reclamate, se alle vostre menti non perviene alcun alimento? Ma noi cosa siamo? Ministri suoi, suoi servi: infatti non la nostra, ma quella della sua dispensa proferiamo ed eroghiamo a voi. Di questo anche noi viviamo, perché siamo conservi. E cosa vi somministriamo: il pane di lui o uno stesso pane? Chiunque abbia portato un uomo come operaio nella sua vigna, può dare a questi il pane, non se stesso. Cristo invece dà se stesso ai propri operai: se medesimo conserva nel pane, se medesimo serba per mercede. E non diciamo: Se lo mangiamo in tal modo, alla fine cosa avremo? Noi mangiamo, ma egli non finisce: ristora gli affamati, ma egli non viene meno. Nutre cosí i lavoratori, per i quali conserva integra la mercede. Cosa infatti potremmo ricevere di meglio che lui stesso? Se avesse avuto qualcosa di meglio di se stesso, ce lo avrebbe dato: però niente è meglio di Dio, e Cristo è Dio. Ascolta: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio; egli era in principio presso Dio" (Gv 1,1.2). Chi può capire questo? Chi può coglierlo? Chi può intuirlo? Chi può contemplarlo? Chi può pensarlo in modo degno? Nessuno. "Il Verbo si è fatto carne, e ha posto la sua dimora in mezzo a noi" (Gv 1,14). A questo egli ti chiama, affinché tu lavori come operaio. "Il Verbo si è fatto carne". Egli ti chiama: il Verbo sarà la tua lode, il Signore sarà la tua mercede. SPUNTI PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:
  • Sono capace di leggere i segni della risurrezione nelle vicende umane del mondo, anche là dove la sofferenza e il peccato sembrano avere il sopravvento?
  • Penso che con il Battesimo sono inserito in Cristo, nella sua morte e nella sua risurrezione? Penso, cioè, che il mio cammino di fede e di testimonianza cristiana debba percorrere le strade di Cristo?