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Lettera di don Gianfranco per l’Avvento 2010

Carissimi parrocchiani,

Stiamo entrando nel periodo di Avvento, tempo propizio per prepararci al Natale del Signore, e riprendendo un concetto che avevo già espresso nella lettera che vi ho inviato in occasione del mio ingresso in Parrocchia, vorrei offrirvi qualche spunto di riflessione sl senso del “cammino” nella vita criatiana inteso come “Pellegrinaggio”. Nella Bibbia sia nel Nuovo che nell’aAntico Testamento gli autori ispirati chiamano il fedele “straniero e pellegrino” davanti a Dio. È una definizione carica di significato perché si riferisce in particolare alla crescita spirituale del credente: Per un ebreo il pellegrinaggio verso Gerusalemme, la “città Santa” era il simbolo del cammino verso Dio e la Vita Eterna, era il movimento per eccellenza che portava all’incontro con l’Onnipotente, era il cammino verso la Santità da compiere davvero con gioia. S. Pietro, riprendendo il tema, nella sua prima lettera, esorta i primi cristiana alla santità offrendo loro le caratteristiche del pellegrinaggio:

Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. (1Pt 1,13-17)

Quanti termini, in queste poche righe, invitano al pellegrinaggio non soltanto fisico, ma anche spirituale: “preparare la mente all’azione”, “diventate santi”, “la vostra condotta”, “ciascuno secondo le sue opere”,  “tempo del vostro pellegrinaggio”. C’è in tutte queste espressioni un dinamismo eccezionale. La vita del cristiano è davvero dinamica ed esclude ogni appiattimento se davvero viene vissuta come pellegrinaggio. Prendiamo ad esempio i nostri pellegrinaggi abituali verso i santuari: quando sono fatti davvero con devozione, offrono una grande carica spirituale iniziando proprio dal viaggio (si raggiunge il santuario in preghiera, a piedi, o con  altre forme di fatica fisica che esprimono il nostro impegno nel raggiungere l’incontro con Dio). La nostra vita è un pellegrinaggio verso la meta che per ognuno di noi è la “Terra Promessa”. Il ritenersi “stranieri e pellegrini” ci aiuta a non fissare lo sguardo soltanto sulla vita terrena che sappiamo essere precaria, ma a fissare lo sguardo su quella “dimora celeste… non costruita da mani di uomo, ma da Dio stesso…”. Quando un cristiano vive la sua esistenza con lo spirito del pellegrino non perde il suo desiderio di raggiungere la meta e quindi non si trova impreparato quando la sta per raggiungere: sta qui il segreto della santità.

Giovanni Paolo II, nella Bolla con la quale ha indetto l’Anno Santo del 2000 ha offerto una bella immagine del pellegrinaggio: Esso “evoca il cammino personale del credente sulle orme del Redentore: è esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante vigilanza sulla propria fragilità, di preparazione interiore alla riforma del cuore. Mediante la veglia, il digiuno, la preghiera, il pellegrino avanza sulla strada della perfezione cristiana sforzandosi di giungere, col sostegno della grazia di Dio, allo stato di uomo perfetto nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo”.

Dio ci vuol e protagonisti nel cammino verso la santità. Non siamo una macchina telecomandata.

Lo scrittore inglese Chesterton in un suo romanzo mette in bocca al protagonista della vicenda narrata un’espressione particolarmente profonda e densa di significato: “Mi sono fatto pellegrino, per guarirmi dall’essere un esiliato”.

Se fissiamo con attenzione lo sguardo sul rapporto che ci lega alla società attuale ci rendiamo conto che il rischio di vivere da esiliati c’è davvero: lì dove prevale la cultura di “massa” o dell’“individualismo” ci si sente esclusi e si rischia inoltre di soccombere psicologicamente. Avere una “meta” con le caratteristiche del soprannaturale apre orizzonti di speranza davvero forti e coinvolgenti che ricaricano il nostro spirito per affrontare le scelte quotidiane verso la piena maturità cristiana: essere un “alter Christus”, cioè una vera immagine di Cristo.

Colgo l’occasione, allegando alla lettera il calendario parrocchiale per l’Avvento e il periodo Natalizio, di augurare a tutti, fin da ora, un buon Natale e un felice anno nuovo esortandovi alla semplicità dell’andare incontro al Signore che viene

 

Con affetto

Don Gianfranco

Parroco

Roma, 29 novembre 2010