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Lettera di don Gianfranco per la Quaresima 2011

Carissimi amici parrocchiani,
iniziamo con grande fervore la quaresima di quest’anno operando in noi davvero un cambiamento interiore capace di farci abbandonare l’uomo vecchio e rivestire l’uomo nuovo. Seguiamo l’invito di S. Paolo:

Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore.(…) Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche Voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è un vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!” (Col 3,8-15).

Tutti i sentimenti di cui parla S. Paolo costituiscono l’opera dello Spirito in noi. Lo Spirito Santo, infatti, è capace di trasformare il cuore dell’uomo per renderlo più conforme all’immagine di Gesù. Tra tutte queste virtù, quelle su cui vorrei riflettere con voi sono in particolare due: la pazienza e il perdono. In un mondo frenetico e altamente basato sull’emotività esse costituiscono una stupenda sfida contro lo spirito di vendetta e di impazienza che spesso anima le nostre decisioni e la nostra interiorità. La pazienza e il perdono sono frutto di un cammino certamente faticoso ma non privo di soddisfazioni anzitutto spirituali, ma anche umane, di relazione con gli altri. In una società che va sempre di fretta dovremmo cominciare a “pensare”, a “meditare”, a fermarci a respirare l’aria evangelica. La saggezza della Sacra Scrittura diventi davvero l’ispiratrice delle nostre azioni. Certamente tutti pensiamo alla “pazienza” e al “perdono” come grandi virtù che si imparano col tempo ma occorre davvero mettere ogni sforzo a perché ciò riesca. Partiamo dalla pazienza. Il cristiano deve essere l’uomo della pazienza, deve cioè leggere gli avvenimenti che lo circondano e anche quelli nei quali egli è protagonista con gli occhi di Dio, che guarda il mondo e la vita di ognuno con profondità e lungimiranza. Spesso noi vogliamo vedere risultati immediati in tutti i campi nei quali svolgiamo attività. Vogliamo cambiare repentinamente il carattere delle persone che ci sono accanto, non sappiamo aspettare i momenti giusti per parlare, per intervenire nelle discussioni rischiando di vivere il rapporto con gli altri in modo pesante, non sereno. Dovremmo imparare a coltivare il dono del silenzio e dell’attesa. L’ira, a volte, condiziona il nostro parlare, il nostro agire. Dio ci dà una grande lezione di “pazienza” quando attende anche anni prima che qualcuno si converta e torni a lui; Ci dà una lezione di “pazienza” quando nella creazione dell’universo impiega miliardi di anni per arrivare allo spettacolo cosmico che contempliamo tutte le sere. Continua a darci una grande lezione di pazienza quando attende anche anni la risposta ad una sua chiamata. Egli non ha fretta di realizzare il suo piano. Impariamo anche noi a guardare lontano, a non aver paura di aspettare. Cerchiamo anche di aver pazienza verso di noi, quando ci accorgiamo di faticare nel correggere alcuni nostri difetti. A volte Dio ha più pazienza di noi nell’attendere i nostri cambiamenti. Infine cerchiamo di avere pazienza nel saper accettare la debolezza dei nostri amici. Riuscire ad accettarli entrando in sintonia con loro è un grande atto di pazienza e di fiducia nel Signore che riesce a cambiare i cuori.
L’altra virtù che vorrei invitarvi a coltivare proprio in quaresima è quella del “perdono”. E’ l’arte più difficile da imparare. Se non ci si esercita cominciando dalle più piccole offese ricevute risulterà sempre più difficile diventare esperti in questa Arte! “Essere perdonati” e “perdonare” implica la stessa dinamica: se speriamo il perdono siamo obbligati a perdonare. Se siamo incapaci di farlo, non possiamo aspettarci che gli altri perdonino noi. Chiedere perdono e perdonare è un processo complicato, o meglio, faticoso, che richiede la nostra saggezza, tutta la nostra umanità e, soprattutto, la nostra più profonda fiducia. Perdonare gli altri è soltanto un aspetto del problema. Spesso è altrettanto difficile perdonare noi stessi. Allora cominciamo col perdonare noi stessi. Diceva il filosofo Seneca: “ogni notte, quando spengo la lampada, e mia moglie, conoscendo la mia usanza, rimane silenziosa, io esamino la giornata. Ripenso a ciò che ho detto e ho fatto, senza nascondermi niente. Se trovo qualcosa di riprovevole, mi dico: – stavolta ti perdono, ma non farlo più” Se i sapienti del passato, nel loro desiderio di perfezione, facevano ogni giorno l’esame di coscienza, a maggior ragione dovremmo farlo noi.
Utilizziamo il tempo quaresimale per meditare e riflettere su queste virtù. Pronti a compiere ogni gesto utile alla nostra conversione. E’ l’augurio che faccio a voi e a me per arrivare alla Pasqua davvero con lo spirito rinnovato.

Con affetto
Roma, 9 marzo 2011, mercoledì delle ceneri

Don Gianfranco
parroco