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Un istante di verità, il terremoto in Giappone visto da un testimone

Pubblichiamo sul nostro sito un piccolo testo scritto da un sacerdote in missione in Giappone, che si è trovato a vivere in prima persona la tragedia del terremoto dei giorni scorsi e che, da questo evento, ha preso spunto per delle riflessioni bellissime sulla vita

Una manciata di secondi e scopri la morte guardarti dritto negli occhi. Non c’è tempo per riflettere, ti volti cercando riparo da quel dardo che ti impietrisce e il rumore sordo di quella massa di acqua e detriti ti strappa di gola il respiro superstite. Morire di paura, si può. Ed è come svegliarsi di colpo, il corpo ancora turgido, gli arti pesanti incapaci di rispondere, le lancette biologiche inchiodate a quell’istante. D’improvviso la paura ti afferra e ti spegne sentimenti e pensieri; l’ineluttabilità e l’impotenza ti cortocircuitano dentro, e ti ritrovi come un blocco di marmo costretto a specchiarsi nella tua stessa immagine che sfugge irridendoti. Ti senti come un condannato a guardare, nel breve spazio di un respiro, il film di quello che avresti desiderato, di quello che sarebbe potuto essere, e ti risuona dentro l’eco di un “se”, come un ghigno beffardo.

D’un tratto scopri quanto esile sia filo che ti lega alla vita. Credevi fosse una catena d’acciaio che ti assicurava, non era che un impercettibile filo di lana. E’ dunque questa la vita? Eri sotto scacco, da sempre, e non lo sapevi. Un boato, un sussulto, e tutto svanisce; case e cose, fabbriche e scuole, macchine e treni, tutto ingoiato da quelle fauci dischiuse in un rantolo, sommerse da quel fiume di melma inesorabile come un bulldozer. E quel secondo eterno, la paura in gola, la morte ad un palmo.

Ed è verità. Atroce per chi altro sperava e sognava, una saetta a polverizzare false ed illusorie certezze. Una Parola dal Cielo, un sipario strappato a svelare trucchi e inganni di una vita recitata a soggetto. Quel secondo intriso di paura è il volto autentico dell’esistenza; lo spavento afferra chi ha smarrito l’essenza della propria vita, lo stupore e il terrore smascherano le alienazioni di chi ha gettato se stesso in un circo drogato. Magari avessimo i fianchi cinti e le lucerne accese, magari ogni istante della nostra vita fosse come questo istante che sta per essere inghiottito dal terremoto. In esso, che tutto polverizza, resiste solo ciò che è autentico. Roccia o sabbia, nella scossa di un terremoto si rivela il fondamento di una vita.

A.I.

Giappone, 11 marzo 2011 “””