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Gli scavi archeologici sulla residenza romana di S.Melania

Gli scavi archeologici sulla residenza romana di S.Melania La curiosità di conoscere meglio la storia di Santa Melania ma, soprattutto, i luoghi di Roma che appartenevano alla sua famiglia. ci ha spinto ad incontrare l'archeologo Gianfranco De Rossi che, in un suo studio, è riuscito ad approfondire l'indagine sulla residenza urbana dei Valeri, una delle famiglie “storiche” più importanti di Roma. Gli abbiamo rivolto alcune domande e, così, abbiamo scoperto che sul Celio si nascondono le testimonianze del passato romano di Melania. Parliamo un po' dei Valeri: sappiamo che Melania era figlia di Valerio Publicola e che il suocero, padre di Piniano, si chiamava Aradius Valerius Severus. I Valeri erano una delle famiglie patrizie più importanti nella Roma del tempo. Fin dall'età della Repubblica consoli, generali e magistrati avevano dato lustro alla gens e avevano inoltre permesso che i Valeri accumulassero ingenti ricchezze e possedimenti nell'area del Mediterraneo. Era naturale, quindi, trovare la loro domus sul Celio, al tempo quartiere residenziale abitato da senatori e membri dell'aristocrazia romana e luogo di lussuose dimore appartenenti a facoltosi personaggi. Zona del Celio. L'edificio circolare è la Basilica di S.Stefano Rotondo. A destra di essa, più in basso, i Castra Peregrinorum. Ancora più a destra, più in alto, la Domus Valeriorum, all'interno del quadrato attualmente occupato dall'ospedale dell'Addolorata. Possediamo testimonianze scritte o reperti che avvalorino l'ipotesi dell'appartenenza di questa domus patrizia alla famiglia di Melania ? La prima domus dei Valeri era posta dagli storici romani sulla Velia, il piccolo colle che congiungeva il Palatino al colle Oppio e che fu “tagliato” nel nostro secolo per permettere la costruzione di via dei Fori Imperiali. Nel 1554, poi, venne scoperta sul Celio la residenza del padre di Piniano. Accanto ad essa vi erano i Castra Peregrinorum, la caserma dell'esercito provinciale che, nell'Urbe, aveva compiti connessi con l'amministrazione della città, oltre a svolgere funzioni di polizia e servizi postali. Durante il XVI e XVII secolo, ripetuti scavi interessarono l'area occupata dalla domus e, purtroppo, in seguito sparirono gran parte delle colonne, delle sculture e delle pitture che la adornavano. La sicura identificazione della villa come appartenente a Valerio Severo e a Piniano è possibile grazie a due diplomi in bronzo, dono delle colonie africane di Thenae e di Hadrumetum, venuti alla luce durante i primi scavi. Inoltre il rinvenimento di una lucerna di bronzo a forma di nave con Cristo al timone, recante l'iscrizione “Dominus legem dat Valerio Severo”, insieme a numerosi vetri dorati con l'effigie di Pietro e Paolo e alcuni oggetti d'argento con simboli cristiani, rendono ormai certa la nostra ipotesi. Puoi descriverci la villa? Forse dovremo lavorare un po' con la fantasia… Purtroppo della domus dei Valeri oggi è visibile ben poco, essendo stata in gran parte distrutta e, successivamente, occultata dalla costruzione dell'Ospedale dell'Addolorata. Comunque gli scavi della fine dell'Ottocento hanno permesso il rinvenimento di alcuni settori, che non ci consentono, però, una lettura globale dell'edificio. La villa doveva essere di notevoli dimensioni e dotata di un ricco e importante apparato decorativo. Vi era uno spazio porticato, forse un atrio oppure un cortile a peristilio; su di esso si affacciava un'aula di rappresentanza con un pavimento ad intarsi di marmi colorati tagliati in varie forme geometriche (sectilia). Essa terminava con un'abside e comunicava con stanze adibite a terme private. E' stata inoltre ritrovata una fontana e una serie di altri ambienti, forse utilizzati come stanze di servizio. Lo scavo ha messo in luce che l'abbandono della domus avvenne in seguito ad un grande incendio, evento, questo, ricordato anche nella biografia di Melania. Per concludere: che trasformazioni ha subito quest'area, dopo la distruzione e l'abbandono della villa causati dall'incendio? Non sappiamo se dopo l'abbandono della domus il luogo fu subito rioccupato. Nel 575 fu fondato sui resti della villa dei Valeri il monastero greco di Sant'Erasmo con annesso lo Xenodochium Valeriorum, una sorta di ricovero od ospizio per poveri e pellegrini. Esso conservava nel nome il ricordo dell'antica proprietà della famiglia di Piniano. In rovina già nel X secolo, fu definitivamente distrutto dai Normanni di Roberto il Guiscardo nel “sacco” del 1084. Intervista a cura di Marta Silli