Skip to content
 

Il testamento spirituale del “Maestro” Gesù, Gv 14, 15-31

Pubblichiamo sul nostro sito la trascrizione del ciclo di catechesi che don Gianfranco Corbino sta tenendo nel periodo di Quaresima nella parrocchia di S. Melania Juniore.

Gv 14, 15-31

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».


22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.


27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».

Immaginiamo anche questa sera di essere in quel cenacolo a mensa con Gesù. Dalle sue labbra ci vengono parole che devono sostenerci nei momenti cruciali della vita, come lo è quello che i suoi discepoli stanno per vivere, a loro insaputa. Ma Gesù lo sa e cerca di consolarli con alcune promesse stupende.

“Se mi amate…”: queste parole non hanno il significato di un “condizionale”. Gesù ha la certezza che i suoi discepoli lo amino, (anche se è un amore che deve essere purificato) ed è per questo che chiede loro la fedeltà a quella amicizia e a quell’amore verso di lui. Promette loro il dono dello Spirito Paraclito, che in greco vuol dire “aiuto”. Un aiuto perpetuo. E’ davvero consolante questa costante presenza nella vita non solo dei discepoli ma di tutti i cristiani di ogni tempo.

Allora lo Spirito abiterà in noi. È bello quello che Gesù dirà dopo. I discepoli non capiscono ancora in pienezza ciò che Gesù sta dicendo, come non lo capiremmo noi, abbiamo bisogno che lo Spirito ci illumini. Quando facciamo l’esperienza mistica, interiore, della presenza di Dio in noi. È allora che noi facciamo la stessa esperienza che faranno poi i discepoli. Giovanni sta ascoltando queste parole, ma le capirà pian piano, come anche noi le capiremo pian piano.

Poi c’è un’altra frase consolante:

18Non vi lascerò orfani: verrò da voi.

Per gli Ebrei c’erano due categorie di persone che erano considerate le più deboli in assoluto, le vedove e gli orfani. Gli orfani perché non avendo padre e madre, mancavano di tutto, non avevano protettori. Le vedove, perché nella mentalità e nella cultura del tempo, non potevano essere più mantenute da alcuno. Gesù dice che non ci lascerà soli, e questo è consolante per noi. Pensate semplicemente che noi stando qui, ai piedi di Gesù, non ci sentiamo orfani, non lo siamo. Gesù ci fa una promessa, sa cosa sta per avvenire nella sua vita, sa che sarà il momento di più grande crisi per i suoi discepoli, il loro Maestro verrà trattato come un malfattore. Immaginate una persona innocente che viene calunniata, messa a morte, per poi risultare innocente dopo tanto tempo. Pensate se questa persona è qualcuno a cui noi abbiamo dato piena fiducia, e che finisce in modo ignominioso. Chissà quali pensieri ci saranno nel cuore di Gesù in quel momento per i suoi discepoli.

19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; Questa frase, da un lato è bella, per noi che sappiamo come si concluderanno i giorni della passione e morte, ma dall’altro è drammatica, perché l’espressione “il mondo non mi vedrà più”, ci ricorda che il mondo pensa di uccidere Dio, da sempre. Gesù lo ha spiegato nella splendida parabola dei vignaiuoli omicidi. Il padrone parte e lascia la sua vigna a fattori che pensava fossero affidabili e invece… Manda i suoi servi a riscuotere la rendita. Di questi qualcuno verrà bastonato, qualcun altro ucciso, alla fine manda suo figlio, il suo unico figlio, pensando che di lui avranno rispetto, ma anche il figlio verrà ucciso. È drammatico, il mondo cerca di uccidere da sempre Dio, noi abbiamo cercato di uccidere quell’unica differenza che non ci faceva essere Dio, quell’unica differenza tra Dio e Adamo nel giardino dell’Eden: “il frutto della conoscenza del bene e del male”. È il peccato originale:tentare di uccidere Dio e sostituirsi a Lui.

“voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.”

Perché, innestati in me, voi vivrete. Questa è l’esperienza consolante del nostro cuore. Il nostro cuore, quando si mette davanti al Signore e ascolta le sue parole, parole di esortazione, di fiducia, conosce una speranza unica, che va oltre la morte. E non è solo speranza fine a se stessa, ma speranza che diventa certezza.

20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

E’ meraviglioso che Gesù pensi già alla sua Resurrezione! “In quel giorno”: la Resurrezione è il giorno eterno, il giorno che non ha fine. Gesù già pensa a quel “terzo giorno”, e cerca di consolare i suoi per quei due giorni drammatici precedenti, il venerdì e il sabato, in cui la loro fede verrà messa in crisi, e Gesù lo sa. È importante pensare a questi discorsi perché Gesù li fa a noi tutte le volte che, nella nostra vita, la nostra fede è messa in crisi. Ricordate le frasi di martedì scorso: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Queste sono frasi stupende che dobbiamo ripeterci spesso, perché spesso ci troviamo a vivere la stessa esperienza: ci sono momenti in cui la nostra fede è messa in crisi profondamente. Ma anche per noi ci sarà “quel giorno” , che è il giorno della Resurrezione.

21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.

Noi siamo immersi nell’amore ed è per questo che possiamo osservare i suoi comandamenti. E siccome osserviamo i suoi comandamenti, vuol dire che lo amiamo. È come se Gesù desse a noi un po’ di merito, nonostante sia consapevole che soltanto la sua grazia ci rende capaci di compiere opere di amore. Io dico sempre che se possiamo osservare i comandamenti, è perché siamo santi, e non il contrario, anche se Gesù sembra  lasciarci un pizzico di merito: “Bravo, servo buono e fedele”.

Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e

Guardate che interscambio che c’è: è la logica degli amici: dalle parole di Gesù sembra che anche il Padre celeste dica.  “i tuoi amici sono i miei amici”. Nella preghiera sacerdotale, (Gv 17), Gesù addirittura si rivolge al Padre dicendo: “Io voglio che anche quelli che tu mi hai dato siano con me”. È la preghiera del Figlio verso il Padre, ed è una preghiera straordinaria, la preghiera sacerdotale, chiamata così perché Gesù sta intercedendo presso il Padre per noi.

….mi manifesterò a lui.

Vi ricordate domenica scorsa, la manifestazione di Gesù a Pietro, Giacomo e Giovanni. Era solo un anticipo. Questo è il significato dell’amore: contemplare e stare con la persona amata. Credo che il desiderio più grande dell’uomo sia vedere Dio, e quindi se io lo amo, il regalo più grande che posso avere è vederlo, stare con Lui. Il Paradiso è questo, non è semplicemente “un bel posto con alberi e fiorellini”, è “vedere Dio”!. Questa è la bellezza che la tradizione della Chiesa chiama “VISIONE BEATIFICA”: contemplarlo. Come per  una persona la gioia più grande è vedere la persona amata, non è importante dove, se in un posto bello, o in uno scantinato, ma vederla, stare con lei! Questo è il desiderio dell’amore.

22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».

Cosa significa questa frase? Guardate che l’Inferno è questo, non è tanto un luogo diverso dal Paradiso, l’Inferno è semplicemente non vedere la persona amata. Immaginate che tra voi e la persona che amate ci sia un muro: io di qua dalla parete non la vedo, l’altro che è di là con lei la vede. Come posso soffrire io che non la vedo? Questo è l’inferno! Il mondo non lo ha conosciuto, non lo ha amato. Con una lucidità drammatica ha deciso di non amarlo.

Gesù risponde a Giuda dando il senso profondo di questa manifestazione:

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

E’ una delle affermazioni più belle di tutto il Vangelo: Dio abita in noi! S. Paolo aveva capito questo e ci aveva definito “tempio dello Spirito Santo”, “tempio di Dio”, riprendendo queste parole di Gesù. Noi siamo inabitati da Dio, la Trinità abita in noi. Ecco perché gli Angeli sono in qualche maniera “santamente” invidiosi di noi, perché Dio, pur avendo creato gli angeli di natura superiori a noi, ha scelto l’uomo per abitare in lui. Noi allora dobbiamo cercare di far trovare al Signore una casa accogliente.

24Chi non mi ama, non osserva le mie parole;

State attenti, Gesù non dice che “chi non osserva le sue parole non lo ama”, ma il contrario

e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

C’è questa unione profonda tra il Padre e Gesù che è bellissima perché ci fa capire come Gesù stia cercando di consolare i suoi dicendo che quello che sta per capitargli è perché nel pieno amore del Padre lui ha accettato la Sua volontà. E non è facile. Immaginate che dramma interiore deve aver vissuto Gesù durante quei due giorni tragici in cui i suoi lo hanno abbandonato. Basta prendere le parole dei due discepoli di Èmmaus: “Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”. In fondo i due di Èmmaus stanno dicendo: “Siamo rimasti soli”, e Gesù, in realtà, sta camminando insieme a loro, eppure non se ne sono accorti.


25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Che bella questa opera di ricordo! Perché ricordare? Perché noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi le cose belle. In un brano bellissimo, Ap 2,4, alla Chiesa di Efeso si dice: “Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.” Quando mi capita di parlare con delle coppie in crisi, dico alle persone di provare a ricordare l’amore di un tempo. Lo Spirito Santo compie questa opera di ricordo, non semplicemente di nostalgia, ma ricordare davvero serve a rivitalizzarti in un momento di crisi profonda.

C’è poi un bellissimo discorso sulla pace:


27Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

Questo versetto è fantastico. In un momento in cui il mondo sta per ucciderlo, pensando di rendere culto a Dio, Gesù parla di pace, dicendo: “La mia pace”. Così come Gesù dice: “La mia gioia”. Mi sono sempre chiesto perché Gesù debba usare l’aggettivo “mia”, basterebbe dire  “pace”, perché la “mia pace”? Ma è proprio quella la particolarità, anzi l’unicità della sua pace!

Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Sappiamo bene che il mondo fa la guerra per ottenere la pace! Che strano, la pace di Gesù è un’altra. La pace del mondo è guerra fredda. La pace di Gesù è altro, Gesù parla di pace in un momento in cui è circondato dall’odio del mondo. E addirittura un odio che stava per coinvolgere anche i discepoli. Sapete cosa succede nell’Orto degli ulivi. Pietro, per difendere Gesù, con il suo entusiasmo caratteristico, con la sua pragmaticità,  taglia l’orecchio al servo del sommo sacerdote. È il suo modo di difenderlo. Come faccio a raggiungere la pace? Gesù dice: “Vi lascio la mia pace”. La pace è un suo dono e solo entrando in piena comunione con lui riusciremo a conquistarla.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Ecco la pace! la pace vera non turba il cuore. Sembra che Gesù faccia un’opera di consolazione preventiva per quello che avverrà a breve. Ciò che manca ai discepoli è proprio quella pace interiore per cui non ce la faranno a rimanere accanto a Gesù, ma scapperanno.

28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.

Questo versetto è bello perché ci fa capire che il nostro sguardo non deve essere limitato alle cose umane. Noi questo lo vediamo nel momento del distacco, quando perdiamo una persona amata perché essa muore. I discepoli lo capiranno dopo, quando la Chiesa compirà i primi passi da sola, senza più la presenza fisica di Gesù, ma contemporaneamente sarà più grande. I segni che la Chiesa compie nel mondo sono più grandi di quelli che ha compiuto Gesù durante la sua vita pubblica, molto più grandi!

29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

Gesù guarda già a quei due giorni drammatici, a quelle notti drammatiche che sta per vivere. Egli, percorrendo la via del Calvario, calunniato da tutti, si sarà chiesto cosa stessero pensando in quel momento i suoi discepoli. Ecco perché cerca, prima che tutto avvenga, di spiegare loro alcune cose. Gesù è sempre stato sincero con i suoi, non li ha mai presi in giro, non ha mai promesso ricchezza e successo su questa Terra, tutt’altro. Ha sempre detto la verità e lo Spirito Santo ci ricorda questa verità, che poi significa ricordare a noi stessi chi siamo e che la nostra bellezza è una bellezza per Grazia. Noi, il Venerdì Santo, saremo chiamati a contemplare la bellezza dell’uomo crocifisso, la sua bellezza. Pensate alla perfezione dell’uomo disegnato da Leonardo. Quella è la bellezza umana. Il crocifisso è la bellezza divina dell’uomo.

30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla,

Quante volte noi, guardando il male del mondo, pensiamo che il male sia più forte del bene? Gesù dice che il principe del mondo, contro di lui, non può nulla. Se noi leggiamo i racconti della Passione, ci sembra che Gesù sia quasi trascinato, travolto dagli eventi; invece lui è pienamente cosciente, è il vero protagonista. Lo vediamo quando si trova dinanzi a Pilato o ai sacerdoti. È lui a decidere quando parlare e quando stare zitto, è lui che “conduce il gioco”. Apparentemente sembra essere in balia degli eventi, quando lo “sballottano” da una parte all’altra.. C’è una scena molto significativa del Gesù di Nazaret, di Zeffirelli, al momento del trasferimento dei prigionieri da crocifiggere sul calvario, in cui i centurioni chiedono se sono finiti i condannati da giustiziare e qualcuno risponde: “Ce n’è un altro!”, spingendo Gesù fuori dalla prigione. Per loro Gesù è uno dei tanti. Chi è andato in Terra Santa sa che la Via Crucis viene fatta in mezzo al mercato. Così l’ha fatta Gesù, in mezzo alla gente che gridava, che faceva mercato, che stava a guardare, che pensava ai propri affari. Ma Satana non ha alcun potere su di Lui. Questa è una certezza forte che Gesù afferma nella notte in cui il principe di questo mondo lo rapirà e ucciderà l’uomo-Dio pensando di aver vinto. In realtà ha vinto una battaglia, ma non la guerra.

31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco.

Gesù cerca di aiutare i suoi discepoli ad essere pieni di gioia e di speranza, in un momento di tristezza, dove la gioia non è la gioia del mondo, ma la “sua” gioia. Noi oggi leggiamo questo discorso già sapendo come va a finire, siamo avvantaggiati rispetto ai discepoli, ma nonostante questo abbiamo i nostri momenti di crisi forte, profonda. Momenti in cui qualcuno cerca di uccidere Dio nel nostro cuore, di uccidere Gesù. E Gesù dice: “Guarda che anche se qualcuno cerca di uccidermi nel tuo cuore, quel qualcuno non ha alcun potere su di me”. Satana può uccidere Gesù nel nostro cuore momentaneamente, non per sempre.

Alzatevi, andiamo via di qui

È la partenza. Potremmo dire che adesso Gesù è preparato in pieno per essere la vittima sacrificale. E’ pronto per il sacrificio.