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Il testamento spirituale del “Maestro” Gesù, Gv 15,18-28 – Gv 16,1-2″

Invochiamo lo Spirito Santo perché ci aiuti a fare un ulteriore passo in avanti nella meditazione. Mi sento un po’ come il notaio che, alla morte di una persona, legge ai familiari il testamento della persona che è morta. In questo caso però noi leggiamo il testamento di una persona che è viva, vivente in mezzo a noi e che chiede a noi qualcosa, in attesa di incontrarci di nuovo. Il testamento spirituale di una persona che è partita per un viaggio e che torna per raccogliere i frutti di ciò che ci ha chiesto in questo documento….(Invocazione allo Spirito Santo) Continuiamo con le parole di Gesù nell’ultima cena: 18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 23Chi odia me, odia anche il Padre mio. 24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione. 26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. È una parola forte, ma che mette nel nostro cuore tanta gioia, tanta serenità. 18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. la parola odio non ha il senso che noi siamo abituati ad attribuirle, vuol dire “amare meno”. Il senso è più forte: “Se il mondo vi ama meno, rispetto a qualcun altro, sappiate che prima ha amato meno me, rispetto a qualcun altro”. Per questo il significato ha maggior forza, perché l’odio può essere fine a se stesso. Io posso odiare una persona per etnia, non ha fatto niente di male, però io la odio. Ma dire: amare me meno di qualcun altro, vuol dire introdurre un termine di paragone. Questo è bello anche perché ci fa capire che c’è, tra noi e Gesù, una comunanza di intenti. Da quando siamo stati battezzati noi siamo stati innestati in Gesù, ognuno di noi è un alter Christus. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, Qual è il motivo per cui non siamo del mondo? Noi viviamo nel mondo, ma non apparteniamo al mondo, perché Gesù ci ha prescelti. S. Paolo ha capito molto bene questo e lo spiega quando parla di predestinazione. Noi quando parliamo di predestinazione pensiamo sempre ad un destino già stabilito, ma non è questo. La predestinazione vuol dire che Dio ci ha destinati a qualcosa di grande, ha un progetto per noi, qualcosa di bello, di unico. Dio ci ha predestinati, come dice al profeta Geremia: Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato (Ger 1,5) ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Siccome io vi ho scelti, il mondo vi ama meno, perché ama meno me. E questo noi lo percepiamo tutte le volte che dobbiamo testimoniare Gesù in mezzo agli altri e ci rendiamo conto, non che il mondo ci odia, ma che ci ama meno degli altri. Ci ama meno. Anche se il nostro cuore è pieno di Dio. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. È bello pensare che Gesù ci considera esattamente come lui e questo è un dono grandissimo; essere come Lui, condividere ciò che Lui patisce o gioisce, essere tutt’uno con Lui. Gesù quando sceglie qualcuno è sincero fino in fondo, non è come un politico che deve cercare di accaparrarsi i voti, non è come un leader che deve far di tutto per accontentare chi gli sta davanti, come un cantante, che canta anche qualcosa che non sente pur di accattivarsi l’uditorio. Gesù parla chiaro fin dall’inizio:”Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Ci chiediamo perché dobbiamo soffrire tanto a volte, ma Gesù vuole che noi condividiamo ciò che Lui ha vissuto. Ha fatto condividere ai discepoli le stesse gioie che ha vissuto Lui. La guarigione di uno storpio e di un cieco. Ricordate la prima guarigione operata da Pietro? «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6). Ed è vero, la Chiesa, con i suoi figli, condivide le stesse gioie e le stesse passioni del Signore, fino in fondo. Questo è l’amore! L’amore condivide tutto. Gesù vuole convivere con noi e la convivenza è condividere tutto. Nel suo testamento spirituale Gesù chiede ai suoi di condividere tutto con Lui. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome Sono bellissime queste parole, perché Gesù sta dicendo: guardate che non ce l’hanno con voi! Se vi perseguitano è perché ce l’hanno con me. È bellissima quella pagina della Bibbia in cui il popolo di Israele ad un certo punto chiede al profeta Samuele di ungere un re. Israele non aveva un re, era Dio il suo re. Ma vuole essere come tutti gli altri popoli, il profeta mette in guardia il popolo d’Israele. (1Sam 8,11-18) «Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, 12li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. 13Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. 14Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. 15Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. 16Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. 17Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. 18Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà» Il popolo non ascolta ragioni e vuole un re, ed è bellissimo quello che Dio dice al profeta: “7Il Signore disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro” (1Sam 8,7). Gesù fa capire ora ai discepoli che ormai tra loro e Lui c’è una unione così intima quale può essere solo quella tra il maestro e i suoi discepoli. perché non conoscono colui che mi ha mandato. Il mondo non conosce il Padre, perché conoscere Dio non vuol dire tanto: “Credere che Dio esista”, ma “credere in Dio”, e quindi “conoscere Dio”, vuol dire credere che Lui mi ami. E questo è ancora più difficile. 22Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; Con quanta malinconia Gesù deve aver pronunciato queste parole! Gesù ha parlato chiaro tante volte; ha agito, ha fatto dei segni, dovevano capirlo. Pensate solo a ciò che Natanaele dice nel suo primo incontro con Gesù, quando lo riconosce subito come il figlio di Dio. Dai segni che Gesù ha compiuto, il popolo doveva riconoscerlo come Messia, in realtà questo non è successo, se non come un lampo, in quella famosa “domenica delle Palme” di allora. In quel momento lo hanno esaltato e fatto entrare in Gerusalemme come Messia, ma dopo cinque giorni è cambiato tutto, il vento è cambiato! ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Non ci sono scuse per quel cambiamento repentino, dall’acclamazione alla crocifissione, non da parte del popolo, ma da parte di coloro che avevano il compito di guardare i segni. 23Chi odia me, odia anche il Padre mio. Chi ama meno me rispetto alle cose del mondo, in realtà ama meno Dio, rispetto alle cose del mondo. E questo ci fa domandare spesso che ruolo abbia Dio per noi. Davvero Dio è al di sopra di tutto per noi? Che cosa vuol dire che Dio è al di sopra di tutto? 24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; Le “opere”, in Giovanni, sono i segni della presenza di Dio; opere e parole coincidono, la parola di Dio è un’opera, la parola di Dio non scende in terra senza portare frutto. Opere e parole sono un tutt’uno. Gesù non si riferisce semplicemente ai miracoli, ricordate che nel brano delle Tentazioni Gesù ha rifiutato di vivere in modo umano il suo messianismo, operando miracoli come fenomeni da baraccone. Gesù compie solo miracoli “messianici”. I ciechi recuperano la vista per vedere la strada, gli storpi ricominciano a camminare per andare spediti, i sordi riacquistano l’udito per ascoltare la parola di Dio, i muti cominciano a parlare per poter essere profeti. Questi sono segni messianici e tutti dovevano capirli. Sono i segni del battesimo e ogni cristiano vive in sé questi segni messianici che Gesù ha operato in maniera fisica e spirituale, senza che gli altri capissero. ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Hanno visto questi segni, e nonostante questo mi amano meno di tutto il resto. Immaginate due giovani che fanno la proposta d’amore ad una stessa ragazza. Entrambi danno segni del loro amore e la ragazza sceglie uno e non sceglie l’altro. Non ha scuse per la sua scelta, ha fatto una scelta. È quello che sta dicendo Gesù: hanno visto i segni e hanno fatto una scelta. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione. Non c’è ragione, perché il mondo non ci dà cose maggiori di quelle che ci dà il Signore; non ci dà una certezza maggiore riguardo alla ricchezza, alla morte, alla felicità. Non è che le persone scelgono il mondo perché da questo ricevono la promessa di una vita migliore di quella che dà Gesù. Non è così, perché qualsiasi proposta che fa il mondo non garantisce nulla, non mi può garantire duemila anni di vita, una ricchezza senza possibilità di “crac finanziari”. Il mondo non garantisce niente, e nonostante i segni noi preferiamo il mondo, sebbene non ci dia soluzioni in nessun campo. Non c’è ragione alcuna perché io scelga il mondo rispetto a Gesù, proprio perché non mi dà soluzioni migliori rispetto alle domande importanti della vita. 26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; È vero, perché gli renderà testimonianza nella Chiesa. Il grande miracolo di Gesù oggi è la Chiesa. Gesù è vivo nella Chiesa; se la Chiesa è viva è perché il suo capo è vivo. Non si può staccare la Chiesa da Gesù, sarebbe come un corpo senza testa. 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Lo Spirito opererà in voi ciò che finora ha operato in me. Gesù è venuto in comunione di intenti con il Padre e con lo Spirito e le opere e le parole di Gesù sono il frutto di un progetto trinitario. Ora noi siamo chiamati a rendere testimonianza attraverso lo Spirito, nel mondo. Noi dobbiamo compiere le stesse opere e dire le stesse parole di Gesù, siamo come un prolungamento di questa missione splendida che Gesù ha iniziato. 1Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. È consolante questo invito che Gesù fa, perché il pericolo dopo qualche ora sarà lo scandalo. Cos’è lo scandalo? Lo scompiglio nella fede. I discepoli vedono arrestare il loro Maestro: “ma allora è un malfattore? Cosa ha fatto? Ma non doveva essere Lui a liberare Israele?” La croce è scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani. Gesù sta dicendo ai suoi di non preoccuparsi, di non farsi confondere, perché le cose devono andare così. È come se nei momenti di grande crisi della nostra fede Lui ci stesse accanto allo stesso modo per consolarci. 2Vi scacceranno dalle sinagoghe; sarete “scomunicati”, l’abbiamo visto anche con il cieco nato, che viene scacciato dalla sinagoga. Vuol dire non contare più nulla per la società di allora. anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. Può succedere non solo che si uccida in nome di Dio, ma pensando addirittura di rendere culto a Dio in questo modo. E in realtà la parola di Gesù è profetica, perché ogni volta che si viene uccisi la nostra vita diventa offerta gradita a Dio, diventa culto. Noi celebriamo la messa sull’altare; voi sapete che sotto ogni altare ci sono le reliquie di alcuni santi, di alcuni martiri. Questo perché noi celebriamo la messa sulla tomba dei martiri. Noi celebriamo sul sangue dei martiri, un “sacrificio” gradito a Dio. Chi uccide in nome di Dio pensa di rendere culto al proprio Dio, ma in realtà rende culto a Dio nel senso di rendere la nostra vita qualcosa di sacro, e lo è, specialmente nel momento in cui viene donata. 3E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Proprio nel momento di massima sconfitta di Gesù e quindi di massima vittoria apparente di Satana, c’è stato come uno scambio: è “lì” la grande vittoria di Gesù. In quel momento Gesù, con la sua morte, “sacrificio”, “cosa gradita a Dio”, ha fatto sì che quella vita donata diventasse oggetto di culto, cosa sacra a Dio. Quello che dice Giovanni è quello che pensa il mondo quando sacrifica la vita di un cristiano, in modo più o meno cruento, uccidendolo o perseguitandolo. Chi perseguita o uccide pensa di rendere culto a Dio a volte, ma facendo questo ci permette di offrire la nostra vita in sacrificio e quindi di rendere effettivamente culto. 4Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà l’ ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Possiamo intendere questa frase in due modi: in riferimento all’ “ORA di Gesù”: quando giungerà “l’ora di Gesù, e quindi quando giungerà il momento in cui la nostra fede traballerà in qualche modo, possiamo ricordare l’avvertimento del Maestro. L’altra lettura è quando giungerà la nostra ora, l’ora della sofferenza o del martirio, della persecuzione, quando qualcuno ci prenderà in giro, dovremo ricordarci che Lui che ci aveva avvertiti. Ci sono sofferenze legate alla nostra testimonianza di fede o alle nostre crisi di fede. Entrambe possono indurci allo scandalo o diventare offerta gradita a Dio se lasciamo che queste parole di Gesù, dette nel suo testamento spirituale, diventino anche le nostre.