di Antongiulio Granelli
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Il nuovo insediamento abitativo è ubicato in località Malafede-Fralana , al di qua del fosso di Malafede (attuale via di Malafede), verso la via di Acilia, dove sono state rinvenute una villa rustica e una necropoli (fra via Menzio, via Balestrieri, via Calderara, via Chessa), ed un bacino artificiale più vicino ai palazzoni cosiddetti "ex Ligresti". Al di là del fosso di Malafede verso Roma, nella zona del Camping, sono stati invece ritrovati i resti della villa di Lucio Fabio Cilone. (a.l.)
La valletta solcata dal fosso di Malafede, l'ultimo rilevante
affluente di sinistra del Tevere, da sempre è stata considerata come un
importante segno di discontinuità nel paesaggio della campagna a sud di
Roma.
Oggi il fosso segna, nell'ambito del territorio comunale,
il confine amministrativo tra la XII e la XIII Circoscrizione; ma anche in età
antica esso doveva limitare verso nord-est il territorio di Ostia, frapponendosi
tra questo ed il suburbio romano; e nel Medioevo da qui iniziavano le insidie
(forse è questa l'origine del toponimo
Malafede ) per coloro che si avventuravano lungo
la via Ostiense, che proseguiva verso il mare attraversando le malsane e malsicure
selve paludose della costa.
Eppure anche al di qua del fosso, in età romana,
l'aspetto del paesaggio sulle lievi alture di Acilia era caratterizzato dalla
stessa fitta presenza di insediamenti rurali, le
villae rustiche, che solo di recente, e tardivamente,
si va riscoprendo in quel che resta della Campagna Romana. Ma i numerosi ritrovamenti
avvenuti non appartengono solo ad un contesto edilizio rurale locale, rivelando
invece una ben maggiore importanza di questi luoghi nel quadro complessivo del
litorale romano.
Il comprensorio di Malafede,
intendendo con esso una più ampia fascia di territorio compresa tra
il fosso stesso, la via C.Colombo, la via di Acilia e la via Ostiense, è
in buona parte interessato dai centri di Acilia e Casal Bernocchi ma conserva
ancora notevoli aree verdi, nonostante tra esse si stia proprio in questi
mesi insinuando violentemente un esteso complesso edilizio che contribuirà
a stravolgere definitivamente la situazione ambientale. Ai primi sporadici
ritrovamenti della fine del secolo scorso hanno fatto seguito in anni recenti
numerosi scavi (a volte purtroppo condotti in condizioni di emergenza, per
la necessità di salvare il salvabile dall'avanzare del cemento) che
hanno permesso di collocare molti importanti tasselli nel mosaico delle presenze
insediative e monumentali della zona.
Una prima frequentazione, risalente ad età preistorica
(Paleolitico Medio e Superiore - da 100.000 a 10.000 anni fa circa) è testimoniata
dai materiali litici (schegge, utensili, punte di freccia) raccolti sul terreno
per un'amplissima superficie.
La fondazione, probabilmente nel IV secolo a.C.,
del castrum
di Ostia, cioè il primo nucleo fortificato della città, fu il segno
che Roma aveva raggiunto ormai il controllo stabile dell'area costiera, dalla
quale intendeva lanciarsi sul mare per le future conquiste; per conseguenza si
intensificò lo sfruttamento agricolo dell'entroterra, dove sorsero numerose
e modeste "fattorie" dei piccoli proprietari terrieri; se a Malafede
restano scarse tracce di questi impianti, sono invece molto più consistenti
le strutture relative alle più grandi villae
che alla fine dell'età repubblicana iniziarono
a sostituirli e che in taluni casi continuarono ad essere abitate fino alla tarda
età imperiale.
Le
villae , come risulta chiaro dalla loro
estensione e dagli elementi decorativi, appartennero a ricchi membri dell'aristocrazia,
che non disdegnavano di incrementare le loro fortune con la produzione agricola
dei terreni circostanti. Tra costoro emergeva sicuramente
Lucio Fabio Cilone , senatore, console e
soprattutto intimo amico dell'imperatore Settimio Severo (193-211 d.C.),
il che gli permise di ricoprire importanti incarichi governativi; il suo
nome appare su alcune tubature idriche in piombo scoperte in vicinanza del
fosso e della via Ostiense e diviene così molto probabile attribuirgli
il possesso della villa
rinvenuta in località Colli del Casale, via Fiumalbo. Nel territorio
sono emerse inoltre le strutture di almeno altre tre
villae : una lungo la via Ostiense, in località
Ponte Ladrone (è la lieve depressione tra Casal Bernocchi e Acilia),
un'altra sulla sommità della collina, poco ad est della via di Acilia
(località Fralana) [1] e soprattutto la villa posta nell'area del camping lungo la C.Colombo, presso
l'incrocio con via di Malafede; qui sono stati riconosciuti gli ambienti
della parte "rustica", caratterizzati dalla presenza di un frantoio
e di grandi orci ( dolia
) per conservare le derrate, ed anche gli ambienti "residenziali",
tra i quali spiccano le sale termali, riscaldate e decorate con un mosaico a tema
marino del II secolo d.C.
La presenza delle
villae, nelle quali viveva e operava una più
o meno folta schiera di lavoranti o schiavi che la mantenevano in efficienza anche
in assenza del padrone, presuppone quella, nelle immediate vicinanze, delle aree
funerarie in cui questa gente veniva sepolta; si tratta in genere di tombe semplicissime,
scavate nel terreno e coperte con tegoloni "a cappuccina", come nel
caso del sepolcreto scoperto recentemente, in occasione di lavori edilizi, lungo
la via di Acilia (nei pressi della già nota villa in località Fralana).
Ma le scoperte più interessanti
nella zona riguardano le grandi infrastrutture che attraversano il territorio
di Malafede. Innanzitutto la via Ostiense. Nel 1983 si scavò un tratto
della strada lungo 60 metri, in corrispondenza del km. 17 della moderna Ostiense,
che vi corre parallela, a pochi metri di distanza; si scoprì il basolato
della pavimentazione (di età imperiale) perfettamente conservato,
con una carreggiata larga quasi 5 metri; poco più in basso, a Ponte
Ladrone, una precedente sistemazione della via, risalente all'età
repubblicana, superava la depressione naturale su un viadotto di cui resta
una delle originarie 11 arcate che lo sostenevano. Ancora più a monte,
presso il fosso di Malafede, è stato recuperato il cippo di pietra
che segnava l'XI miglio della strada che portava ad Ostia. E' noto da un
passo di una lettera di Plinio il Giovane (inizi del II secolo d.C.) che
da qui si staccava dall'Ostiense una strada che si dirigeva a sud di Ostia,
in direzione delle lussuose villae
(tra cui quella stessa di Plinio) che sorgevano fin quasi sulla spiaggia
di Castel Fusano e Castel Porziano.Il primo tratto di questo tracciato doveva
correre sul pendio di Malafede, ma è evidente che da questo si sviluppava
una fitta maglia di strade minori e viottoli che raggiungevano nella campagna
le villae
di cui si è già detto.
Indagini di scavo dei primi
anni '90 effettuate sullo stesso pendio, tra il casale dell'Infermeria e
quello di Malafede, hanno messo in luce in più punti le strutture
di due acquedotti che corrono appaiati in direzione parallela al fosso. Il
rinvenimento è stato naturalmente collegato subito con l'esistenza
dell'acquedotto che riforniva Ostia, costruito al tempo di Caligola (37-41
d.C.) e soprattutto con le sue monumentali arcate che ancora fino agli inizi
del 1800 si vedevano attraversare, a poca distanza dalla via Ostiense, le
bassure degli stagni e delle paludi prossimi alla città (chiarissimo
in proposito il disegno che le raffigura nella Mappa della Campagna Romana
di Eufrosino della Volpaia, del 1547). Appartengano o meno i resti trovati
all'acquedotto ostiense, certamente si tratta di condutture che, come si
è visto per le strade, fanno parte di una complessa rete di approvvigionamento
idrico funzionale sia all'uso agricolo che a quello residenziale delle
villae
, sia addirittura al rifornimento della popolosa città
portuale di Roma. Dall'orientamento delle condutture e dallo studio idrogeologico
del bacino del fosso di Malafede, sembra di poter individuare le sorgenti nella
zona di Trigoria.
Resti di un condotto minore, certamente derivato dall'acquedotto ostiense, si
sono rinvenuti anche a Ponte Ladrone.
Anche da un sommario riassunto delle principali evidenze archeologiche finora rinvenute, risulta dunque evidente che ci si trova a poter solo intravedere la complessità e la varietà di un paesaggio antico a vocazione prettamente agricola, punteggiato dalla presenza di più o meno lussuose residenze secondarie, spesso attrezzate come piccole aziende rurali, solcato da una efficiente rete di collegamenti viari a corto e medio raggio ed infine caratterizzato, anche visivamente, da grandi manufatti di servizio, come gli acquedotti, che esprimono il pieno possesso del territorio e la perfetta interazione esistente tra uomo ed ambiente, in funzione soprattutto del grande centro abitato costiero di Ostia. Gli enormi e quotidiani problemi della ricerca e della tutela di un simile patrimonio storico-ambientale e culturale, già in gran parte compromesso, non derivano solo da inefficienza, degrado e speculazioni, ma anche dalla scarsa sensibilità che si ha nei confronti del passato di un territorio che si crede inutile ed anonimo, soltanto perchè se ne ignora l'antico ed originale valore.
[Nota 1] E' appunto questa la “villa” al centro dell'attuale quartiere detto di “Malafede”.