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	<title>WWW.SANTAMELANIA.IT</title>
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	<description>Sito dalla Parrocchia Santa Melania Juniore in Roma</description>
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		<title>XXV Anniversario della dedicazione della nostra parrocchia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 05:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cliccare sul link per vedere la presentazione. XXV Anniversario della dedicazione della parrocchia di S. Melania Juniore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cliccare sul link per vedere la presentazione.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=juzS7gUeE2Q">XXV Anniversario della dedicazione della parrocchia di S. Melania Juniore</a></p>
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		<title>Giovanni Paolo II a Santa Melania Juniore &#8211; 27 novembre 1988</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 05:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dove c&#8217;è rumore c&#8217;è anche amore Le parole di Giovanni Paolo II ai bambini di S. Melania in occasione della sua visita Pubblichiamo  le parole che Giovanni Paolo II rivolse ai bambini in occasione della sua visita alla nostra parrocchia, il 27 novembre 1988. Restiamo a disposizione per l&#8217;immediata rimozione se la presenza del testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #000000;"><strong>Dove c&#8217;è rumore c&#8217;è anche amore</strong></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le parole di Giovanni Paolo II ai bambini di S. Melania in occasione della sua visita</strong></span></p>
<p><span style="color: #663300;"><span style="color: #000000;">Pubblichiamo  le parole che Giovanni Paolo II rivolse ai bambini in occasione della sua visita alla nostra parrocchia, il 27 novembre 1988. Restiamo a disposizione per l&#8217;immediata rimozione se la presenza del testo sul sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. </span><strong><br /></strong></span></p>
<p><em>L’incontro con la porzione più giovane della comunità di Santa Melania  Juniore si svolge in un piccolo anfiteatro alle spalle della chiesa. Sui gradini  sono radunati circa 300 bambini iscritti ai corsi della scuola di vita cristiana  organizzati dalla parrocchia, che con un entusiasmo incontenibile accolgono il  Santo Padre. È un incontro particolarmente gioioso ed anche “rumoroso”, come  sottolinea il parroco nel presentare i piccoli al Papa, ma, forse proprio per  questo, ancor più significativo. In un certo senso la grande vivacità dei  bambini è un po’ lo specchio della vivacità interiore della giovane parrocchia  di Santa Melania Juniore.<br />Rispondendo alle parole del parroco e dei bambini,  Giovanni Paolo II rivolge a tutti i presenti queste parole. </em></p>
<p>Sia lodato Gesù Cristo.</p>
<p>Il vostro parroco ha detto: Ecco i giovani di questa nostra giovane  parrocchia. Sono molto lieto di essere qui e di trovarmi in mezzo a voi, i più  giovani che costituiscono il futuro della parrocchia, della Chiesa di Roma,  della vostra patria, del mondo. Vi ringrazio per la gioiosa accoglienza.  Ringrazio anche i due oratori, che hanno parlato a nome di tutti i ragazzi della  parrocchia. Condivido il rammarico del vostro collega che andando in Vaticano ha  trovato il portone di bronzo chiuso e poi le guardie che non lo lasciavano  entrare. Questo si deve correggere. Cercheremo il modo perché una volta non  solamente lui, ma anche tutti voi, trovi il portone di bronzo aperto e le  guardie disponibili ad introdurlo nella casa del Papa. Vi invita a fare una  visita in Vaticano.</p>
<p>Il vostro parroco ha detto ancora una parola molto interessante: <strong>Ecco i  giovani e dove ci sono i giovani c’è anche un po’ di rumore. Io direi abbastanza  rumore, ma mi è venuta in mente subito un’associazione di parole: dove c’è  rumore c’è anche amore.</strong> È vero che non sempre, molte volte il rumore è segno di  amore. <strong>Quando la gente si ama, quando un ambiente è pieno di amicizia, quando le  persone sono aperte vicendevolmente, allora c’è anche un po’ di rumore, un po’  di chiasso, che significa gioia. Allora si può dire che è vero, come ho pensato,  che dove c’è rumore c’è anche amore.</strong></p>
<p>Qualche volta, però, il rumore può essere segno di un’altra cosa, non più di  amore, ma di disamore, di odio, di guerra. Sappiamo bene che le guerre si fanno  anche con grande rumore, un rumore terribile, spaventoso. Allora <strong>aspiriamo a  questo rumore che viene dall’amore e non all’altro. Aspiriamo tutti a questo  amore e preghiamo tutti per questo.</strong></p>
<p>Quando dico che dove c’è rumore c’è anche amore, penso alla situazione alla  quale noi e tutta la Chiesa cominciamo a pensare nella prima domenica di  Avvento. Cominciamo a pensare più intensamente a quella notte non rumorosa, ma  piena di tranquillità, nella quale viene tra noi, per abitare tra noi, il Figlio  di Dio fattosi uomo, Gesù Cristo, quella notte di Betlemme, quella notte che  deve concludere e coronare il periodo dell’Avvento liturgico, quella notte che è  tanto vicina a tutti i cuori umani, specialmente a quelli dei giovani e dei  bambini. Vi auguro una buona preparazione alla venuta di Gesù. E vi auguro anche  di fare intorno a lui quando verrà, quando verrà come bambino, ricordando la sua  prima nascita a Betlemme, un po’ di rumore, quel rumore che esprime la gioia. <strong>Si  deve attendere Gesù con gioia. Si deve incontrarlo con gioia. Si deve  partecipare alla sua nascita con gioia. Vi auguro questa santa gioia, questa  gioia cristiana.</strong> Ogni anno, le feste natalizie, il santo Natale ci portano una  nuova ispirazione, una speranza di vita: Dio è un Dio che viene ad abitare tra  noi, vuol essere tra noi e con noi. Questa è la speranza, questa è l’ispirazione  per ciascuno di noi, che ci illumina, che illumina le strade. Anche le strade  piene di buio, piene di disperazione vengono illuminate dalla presenza di Dio,  dal suo Natale, dalla sua alleanza con noi: Dio di amore, Dio Emmanuele.</p>
<p>Auguro a tutti di prepararsi bene al santo Natale. Auguro alla vostra  parrocchia di prepararvi bene in questa età giovanile ad incontrare Gesù, nostro  salvatore, durante tutta la vostra vita, ogni giorno. Lo auguro a voi, alle  vostre famiglie, Chiese domestiche. Auguro questo alla vostra parrocchia che è  anche la famiglia dei figli di Dio intorno a Gesù Cristo, unigenito Figlio di  Dio.</p>
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		<title>Messa per l&#8217;insediamento di don Gianfranco Corbino, 18 settembre 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 15:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Insediamento di don Gianfranco Corbino, 18 settembre 2010 Cliccare sul link per vedere la presentazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ulyULkbJS1U">Insediamento di don Gianfranco Corbino, 18 settembre 2010</a></p>
<p>Cliccare sul link per vedere la presentazione</p>
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		<title>Gallerie fotografiche</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 14:26:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella sezione Gallerie fotografiche è possibile vedere le foto delle celebrazioni del Triduo Pasquale e quelle della messa per l&#8217;insediamento del nuovo parroco, don Gianfranco Corbino, a breve pubblicheremo anche le foto della messa per il XXV anniversario della dedicazione della nostra parrocchia. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sezione Gallerie fotografiche è possibile vedere le foto delle celebrazioni del Triduo Pasquale e quelle della messa per l&#8217;insediamento del nuovo parroco, don Gianfranco Corbino, a breve pubblicheremo anche le foto della messa per il XXV anniversario della dedicazione della nostra parrocchia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Via crucis parrocchiale, 22 aprile 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 14:47:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cliccare sul link sottostante per vedere la presentazione Via crucis parrocchiale, S. Melania Juniore, 22 aprile 2011 &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cliccare sul link sottostante per vedere la presentazione</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=hpSUtIVL3Us">Via crucis parrocchiale, S. Melania Juniore, 22 aprile 2011</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Veglia di Pasqua, 23 aprile 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 14:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Veglia di Pasqua 2011, S. Melania Juniore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=R5eYUbbaluU">Veglia di Pasqua 2011, S. Melania Juniore</a></p>
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		<title>Il testamento spirituale del &#8220;Maestro&#8221; Gesù, Gv 15,18-28 – Gv 16,1-2&#8243;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 14:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Invochiamo lo Spirito Santo perché ci aiuti a fare un ulteriore passo in avanti nella meditazione. Mi sento un po’ come il notaio che, alla morte di una persona, legge ai familiari il testamento della persona che è morta. In questo caso però noi leggiamo il testamento di una persona che è viva, vivente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Invochiamo lo Spirito Santo perché ci aiuti a fare un ulteriore passo in avanti nella meditazione. Mi sento un po’ come il notaio che, alla morte di una persona, legge ai familiari il testamento della persona che è morta. In questo caso però noi leggiamo il testamento di una persona che è viva, vivente in mezzo a noi e che chiede a noi qualcosa, in attesa di incontrarci di nuovo. Il testamento spirituale di una persona che è partita per un viaggio e che torna per raccogliere i frutti di ciò che ci ha chiesto in questo documento….(Invocazione allo Spirito Santo) Continuiamo con le parole di Gesù nell’ultima cena: 18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 23Chi odia me, odia anche il Padre mio. 24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione. 26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. È una parola forte, ma che mette nel nostro cuore tanta gioia, tanta serenità. 18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. la parola odio non ha il senso che noi siamo abituati ad attribuirle, vuol dire “amare meno”. Il senso è più forte: “Se il mondo vi ama meno, rispetto a qualcun altro, sappiate che prima ha amato meno me, rispetto a qualcun altro”. Per questo il significato ha maggior forza, perché l’odio può essere fine a se stesso. Io posso odiare una persona per etnia, non ha fatto niente di male, però io la odio. Ma dire: amare me meno di qualcun altro, vuol dire introdurre un termine di paragone. Questo è bello anche perché ci fa capire che c’è, tra noi e Gesù, una comunanza di intenti. Da quando siamo stati battezzati noi siamo stati innestati in Gesù, ognuno di noi è un alter Christus. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo,  Qual è il motivo per cui non siamo del mondo? Noi viviamo nel mondo, ma non apparteniamo al mondo, perché Gesù ci ha prescelti. S. Paolo ha capito molto bene questo e lo spiega quando parla di predestinazione. Noi quando parliamo di predestinazione pensiamo sempre ad un destino già stabilito, ma non è questo. La predestinazione vuol dire che Dio ci ha destinati a qualcosa di grande, ha un progetto per noi, qualcosa di bello, di unico. Dio ci ha predestinati, come dice al profeta Geremia: Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato (Ger 1,5) ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.  Siccome io vi ho scelti, il mondo vi ama meno, perché ama meno me. E questo noi lo percepiamo tutte le volte che dobbiamo testimoniare Gesù in mezzo agli altri e ci rendiamo conto, non che il mondo ci odia, ma che ci ama meno degli altri. Ci ama meno. Anche se il nostro cuore è pieno di Dio. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.  È bello pensare che Gesù ci considera esattamente come lui e questo è un dono grandissimo; essere come Lui, condividere ciò che Lui patisce o gioisce, essere tutt’uno con Lui. Gesù quando sceglie qualcuno è sincero fino in fondo, non è come un politico che deve cercare di accaparrarsi i voti, non è come un leader che deve far di tutto per accontentare chi gli sta davanti, come un cantante, che canta anche qualcosa che non sente pur di accattivarsi l’uditorio. Gesù parla chiaro fin dall’inizio:”Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Ci chiediamo perché dobbiamo soffrire tanto a volte, ma Gesù vuole che noi condividiamo ciò che Lui ha vissuto. Ha fatto condividere ai discepoli le stesse gioie che ha vissuto Lui. La guarigione di uno storpio e di un cieco. Ricordate la prima guarigione operata da Pietro? «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6). Ed è vero, la Chiesa, con i suoi figli, condivide le stesse gioie e le stesse passioni del Signore, fino in fondo. Questo è l’amore! L’amore condivide tutto. Gesù vuole convivere con noi e la convivenza è condividere tutto. Nel suo testamento spirituale Gesù chiede ai suoi di condividere tutto con Lui. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome Sono bellissime queste parole, perché Gesù sta dicendo: guardate che non ce l’hanno con voi! Se vi perseguitano è perché ce l’hanno con me. È bellissima quella pagina della Bibbia in cui il popolo di Israele ad un certo punto chiede al profeta Samuele di ungere un re. Israele non aveva un re, era Dio il suo re. Ma vuole essere come tutti gli altri popoli, il profeta mette in guardia il popolo d’Israele. (1Sam 8,11-18) «Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, 12li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. 13Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. 14Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. 15Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. 16Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. 17Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. 18Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà» Il popolo non ascolta ragioni e vuole un re, ed è bellissimo quello che Dio dice al profeta: “7Il Signore disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro” (1Sam 8,7). Gesù fa capire ora ai discepoli che ormai tra loro e Lui c’è una unione così intima quale può essere solo quella tra il maestro e i suoi discepoli.  perché non conoscono colui che mi ha mandato.  Il mondo non conosce il Padre, perché conoscere Dio non vuol dire tanto: “Credere che Dio esista”, ma “credere in Dio”, e quindi “conoscere Dio”, vuol dire credere che Lui mi ami. E questo è ancora più difficile.  22Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato;  Con quanta malinconia Gesù deve aver pronunciato queste parole! Gesù ha parlato chiaro tante volte; ha agito, ha fatto dei segni, dovevano capirlo. Pensate solo a ciò che Natanaele dice nel suo primo incontro con Gesù, quando lo riconosce subito come il figlio di Dio. Dai segni che Gesù ha compiuto, il popolo doveva riconoscerlo come Messia, in realtà questo non è successo, se non come un lampo, in quella famosa “domenica delle Palme” di allora. In quel momento lo hanno esaltato  e fatto entrare in Gerusalemme come Messia, ma dopo cinque giorni è cambiato tutto, il vento è cambiato! ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Non ci sono scuse per quel cambiamento repentino, dall’acclamazione alla crocifissione, non da parte del popolo, ma da parte di coloro che avevano il compito di guardare i segni.  23Chi odia me, odia anche il Padre mio. Chi ama meno me rispetto alle cose del mondo, in realtà ama meno Dio, rispetto alle cose del mondo. E questo ci fa domandare spesso che ruolo abbia Dio per noi. Davvero Dio è al di sopra di tutto per noi? Che cosa vuol dire che Dio è al di sopra di tutto?  24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; Le “opere”, in Giovanni, sono i segni della presenza di Dio; opere e parole coincidono, la parola di Dio è un’opera, la parola di Dio non scende in terra senza portare frutto. Opere e parole sono un tutt’uno. Gesù non si riferisce semplicemente ai miracoli, ricordate che nel brano delle Tentazioni Gesù ha rifiutato di vivere in modo umano il suo messianismo, operando miracoli come fenomeni da baraccone. Gesù compie solo miracoli “messianici”. I ciechi recuperano la vista per vedere la strada, gli storpi ricominciano a camminare per andare spediti, i sordi riacquistano l’udito per ascoltare la parola di Dio, i muti cominciano a parlare per poter essere profeti. Questi sono segni messianici e tutti dovevano capirli. Sono i segni del battesimo e ogni cristiano vive in sé questi segni messianici che Gesù ha operato in maniera fisica e spirituale, senza che gli altri capissero. ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio.  Hanno visto questi segni, e nonostante questo mi amano meno di tutto il resto. Immaginate due giovani che fanno la proposta d’amore ad una stessa  ragazza. Entrambi danno segni del loro amore e la ragazza sceglie uno e non sceglie l’altro. Non ha scuse per la sua scelta, ha fatto una scelta. È quello che sta dicendo Gesù: hanno visto i segni e hanno fatto una scelta. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione. Non c’è ragione, perché il mondo non ci dà cose maggiori di quelle che ci dà il Signore; non ci dà una certezza maggiore riguardo alla ricchezza, alla morte, alla felicità. Non è che le persone scelgono il mondo perché da questo ricevono la promessa di una vita migliore di quella che dà Gesù. Non è così, perché qualsiasi proposta che fa il mondo non garantisce nulla, non mi può garantire duemila anni di vita, una ricchezza senza possibilità di “crac finanziari”. Il mondo non garantisce niente, e nonostante i segni noi preferiamo il mondo, sebbene non ci dia soluzioni in nessun campo. Non c’è ragione alcuna perché io scelga il mondo rispetto a Gesù, proprio perché non mi dà soluzioni migliori rispetto alle domande importanti della vita.   26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me;  È vero, perché gli renderà testimonianza nella Chiesa. Il grande miracolo di Gesù oggi è la Chiesa. Gesù è vivo nella Chiesa; se la Chiesa è viva è perché il suo capo è vivo. Non si può staccare la Chiesa da Gesù, sarebbe come un corpo senza testa.  27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Lo Spirito opererà in voi ciò che finora ha operato in me. Gesù è venuto in comunione di intenti con il Padre e con lo Spirito e le opere e le parole di Gesù sono il frutto di un progetto trinitario. Ora noi siamo chiamati a rendere testimonianza attraverso lo Spirito, nel mondo. Noi dobbiamo compiere le stesse opere e dire le stesse parole di Gesù, siamo come un prolungamento di questa missione splendida che Gesù ha iniziato. 1Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. È consolante questo invito che Gesù fa, perché il pericolo dopo qualche ora sarà lo scandalo. Cos’è lo scandalo? Lo scompiglio nella fede. I discepoli vedono arrestare il loro Maestro: “ma allora è un malfattore? Cosa ha fatto? Ma non doveva essere Lui a liberare Israele?” La croce è scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani. Gesù sta dicendo ai suoi di non preoccuparsi, di non farsi confondere, perché le cose devono andare così. È come se nei momenti di grande crisi della nostra fede Lui ci stesse accanto allo stesso modo per consolarci. 2Vi scacceranno dalle sinagoghe;  sarete “scomunicati”, l’abbiamo visto anche con il cieco nato, che viene scacciato dalla sinagoga. Vuol dire non contare più nulla per la società di allora. anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio.  Può succedere non solo che si uccida in nome di Dio, ma pensando addirittura di rendere culto a Dio in questo modo. E in realtà la parola di Gesù è profetica, perché ogni volta che si viene uccisi la nostra vita diventa offerta gradita a Dio, diventa culto. Noi celebriamo la messa sull’altare; voi sapete che sotto ogni altare ci sono le reliquie di alcuni santi, di alcuni martiri. Questo perché noi celebriamo la messa sulla tomba dei martiri. Noi celebriamo sul sangue dei martiri, un “sacrificio” gradito a Dio. Chi uccide in nome di Dio pensa di rendere culto al proprio Dio, ma in realtà rende culto a Dio nel senso di rendere la nostra vita qualcosa di sacro, e lo è, specialmente nel momento in cui viene donata.  3E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.  Proprio nel momento di massima sconfitta di Gesù e quindi di massima vittoria apparente di Satana, c’è stato come uno scambio: è “lì” la grande vittoria di Gesù. In quel momento Gesù, con la sua morte, “sacrificio”, “cosa gradita a Dio”, ha fatto sì che quella vita donata diventasse oggetto di culto, cosa sacra a Dio. Quello che dice Giovanni è quello che pensa il mondo quando sacrifica la vita di un cristiano, in modo più o meno cruento, uccidendolo o perseguitandolo. Chi perseguita o uccide pensa di rendere culto a Dio a volte, ma facendo questo ci permette di offrire la nostra vita in sacrificio e quindi di rendere effettivamente culto.  4Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà l’ ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Possiamo intendere questa frase in due modi: in riferimento all’ “ORA di Gesù”: quando giungerà “l’ora di Gesù, e quindi quando giungerà il momento in cui la nostra fede traballerà in qualche modo, possiamo ricordare l’avvertimento del Maestro. L’altra lettura è quando giungerà la nostra ora, l’ora della sofferenza o del martirio, della persecuzione, quando qualcuno ci prenderà in giro, dovremo ricordarci che Lui che ci aveva avvertiti. Ci sono sofferenze legate alla nostra testimonianza di fede o alle nostre crisi di fede. Entrambe possono indurci allo scandalo o diventare offerta gradita a Dio se lasciamo che queste parole di Gesù, dette nel suo testamento spirituale, diventino anche le nostre.</p>
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		<title>Il testamento spirituale del “Maestro” Gesù, Gv 15, 1-17</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 03:47:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il testamento spirituale del “Maestro” Gesù, Gv 15,1-17 Pubblichiamo sul nostro sito la seconda catechesi tenuta da don Gianfranco Corbino durante il periodo di Quaresima 2011 nella parrocchia di S. Melania Juniore. 1«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il testamento spirituale del “Maestro” Gesù, Gv 15,1-17</strong></p>
<p><em>Pubblichiamo sul nostro sito la seconda catechesi tenuta da don Gianfranco Corbino durante il periodo di Quaresima 2011 nella parrocchia di S. Melania Juniore.</em><strong><br /></strong></p>
<p><strong><em><sup>1</sup></em></strong><em>«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. <strong><sup>2</sup></strong>Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. <strong><sup>3</sup></strong>Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. <strong><sup>4</sup></strong>Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. <strong><sup>5</sup></strong>Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. <strong><sup>6</sup></strong>Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. <strong><sup>7</sup></strong>Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. <strong><sup>8</sup></strong>In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.<br /> <strong><sup>9</sup></strong>Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. <strong><sup>10</sup></strong>Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. <strong><sup>11</sup></strong>Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.<br /> <strong><sup>12</sup></strong>Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. <strong><sup>13</sup></strong>Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. <strong><sup>14</sup></strong>Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. <strong><sup>15</sup></strong>Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. <strong><sup>16</sup></strong>Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. <strong><sup>17</sup></strong>Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.<br /> <strong><sup>18</sup></strong>Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. <strong><sup>19</sup></strong>Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. <strong><sup>20</sup></strong>Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. <strong><sup>21</sup></strong>Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. <strong><sup>22</sup></strong>Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. <strong><sup>23</sup></strong>Chi odia me, odia anche il Padre mio. <strong><sup>24</sup></strong>Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. <strong><sup>25</sup></strong>Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione.<br /> <strong><sup>26</sup></strong>Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; <strong><sup>27</sup></strong>e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Continua il nostro dialogo ai piedi di Gesù, anche questa sera immaginiamo di essere nel Cenacolo, accanto a quel tavolo, sdraiati, come si usava a quei tempi, accanto a Lui, per ascoltarlo parlare durante quella cena ebraica, durante la Pasqua ebraica, nella quale Gesù rivela se stesso. Forse mai, come in quel momento, è stato così vicino ai suoi discepoli. Nel vangelo di Luca, all’inizio della cena pasquale Lui usa delle parole splendide: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi”, perché non la mangerà più fino a che non si compirà il Regno di Dio. Se mangiare insieme è il segno dell’amicizia, quella Pasqua per Gesù aveva un significato unico, particolare, stava con i suoi amici. Immaginiamo che sia Lui stesso, qui presente nell’Eucarestia, a dirci le stesse parole che ha detto ai suoi discepoli in quella sera splendida e drammatica allo stesso tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em><sup>1</sup></em></strong><strong><em>«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. </em></strong></p>
<p>È un’immagine stupenda quella che usa Gesù: l’immagine della vite. Tutti noi abbiamo visto una vite, è carica di tralci che portano l’uva. Nella Bibbia il vino è sempre il segno della gioia, per cui l’uva simboleggia la festa. Pensate soprattutto che il primo miracolo compiuto da Gesù a Cana è stato trasformare l’acqua in vino per non rovinare la festa di due sposi. Se noi volessimo leggere questa frase in termini spirituali, è come se Gesù volesse dirci di stare attenti perché potrebbero esserci altre vigne che producono uva, ma questa uva può essere selvatica, può produrre gioia, non una gioia vera, può produrre festa, ma non una festa vera, può dare alimento, ma probabilmente non l’alimento vero, quello che fa crescere. Noi abbiamo la certezza che Gesù sia la vera vite, perché il Padre è il vignaiuolo, il miglior vignaiuolo che l’uomo possa immaginare, perché è colui che si intende davvero di vigne e di “vino buono”. La sua vigna è buona, capace di produrre uva buona, e quindi anche il vino sarà sempre un “vino d’annata”.</p>
<p><strong><em><sup>2</sup></em></strong><strong><em>Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.</em></strong></p>
<p>È una frase bella, ma insieme anche drammatica. Quando è che noi siamo stati innestati in Gesù? Nel giorno del nostro battesimo noi siamo diventati tralci attaccati alla vite. Sappiamo bene che per la pianta la potatura è un’operazione dolorosa, ma necessaria, perché quella pianta possa produrre ancora più frutto. La potatura per noi è ogni volta che viviamo momenti di sofferenza. Quante volte diciamo che i momenti di crisi ci aiutano a crescere? La potatura è necessaria per una pianta, perché arrivi a produrre più frutto, e soprattutto in senso qualitativo. Ogni momento difficile, di sofferenza, di crisi, può diventare momento di crescita per portare più frutto nella nostra vita cristiana.</p>
<p><strong><em><sup>3</sup></em></strong><strong><em>Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. </em></strong></p>
<p>La potatura non è soltanto una operazione dolorosa perché indica momenti di sofferenza, ma è anche una operazione di purificazione, serve a purificare la pianta da tutti quei rami inutili perché non danno frutto. Questo è il periodo in cui si potano gli ulivi, si tolgono tutti quei rami che gli agricoltori esperti sanno che non produrranno mai olive. La potatura è un momento di purificazione anche per noi. Gesù ci dice che siamo già puri perché ascoltiamo la sua parola, ma c’è sempre bisogno di purificare il nostro cuore perché la parola di Dio non sia offuscata, per eliminare quelle zavorre che ci impediscono di renderla ancora più fruttuosa.</p>
<p><strong><em><sup>4</sup></em></strong><strong><em>Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. </em></strong></p>
<p>La parola <em>rimanere</em> è una parola chiave del vangelo di Giovanni, la troviamo spesso. Rimanere in Gesù vuol dire rimanere in intimità con lui. Come Gesù ha voluto quella cena in intimità con i suoi discepoli perché era l’ultima, ha voluto, cioè, celebrare la Pasqua con un significato nuovo, così chiede a ciascuno di noi di rimanere in Lui, in un modo nuovo rispetto a come i discepoli di quel tempo seguivano i loro maestri. Solo se restiamo attaccati a Lui continuiamo a produrre frutto, sappiamo bene che se stacchiamo un ramo dall’albero quel ramo è destinato a seccare; come è vero questo, così è vero che se noi non rimaniamo in Gesù non possiamo portare frutto. È una certezza che non ci viene solo dalle parole di Gesù, ma dall’evidenza che Egli ci porta davanti. Con la stessa evidenza con la quale un ramo staccato da una pianta non può più dare frutto, noi, separati da Lui, non possiamo più portare frutto. Come si può parlare di Gesù agli altri se non si fa l’esperienza di stare con Lui? Se non si fa l’esperienza di piena comunione con Lui? Di chi parlo?</p>
<p>Io posso parlare di Giulio Cesare perché l’ho studiato nei libri di storia, ma di Gesù, siccome è una persona viva, bisogna fare esperienza di piena comunione, quindi rimanere con Lui. E sappiamo bene che questo possiamo farlo solo nella preghiera. A catechismo si impara a conoscere Gesù, ma è, soprattutto, pregando, e attraverso i sacramenti che si fa l’esperienza dello “stare” con Gesù.</p>
<p><strong><em><sup>5</sup></em></strong><strong><em>Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto,</em></strong></p>
<p>Che bella questa frase! Il Signore non ci chiederà mai di essere una vite, ma di essere un<em> </em>tralcio. Senza quei tralci però la vite non potrebbe produrre frutto, una vite senza tralci è una vite senza frutto, pensate quanto siamo importanti. È vero siamo solo tralci, ma i tralci insieme producono i frutti. È come se Gesù dicesse: “Io ho bisogno di voi”, perché senza i tralci non si produce uva e senza uva non si può portare gioia nel cuore delle persone. E non solo ci chiede di produrre frutto, ma produrre “molto” frutto. Poi Gesù dice una verità che noi dovremmo stamparci nel cuore:</p>
<p><strong><em>perché senza di me non potete far nulla. </em></strong></p>
<p>Se noi pensassimo di vivere la vita cristiana senza Gesù partiremmo già falliti, vivere una vita cristiana senza l’esperienza viva di Gesù significa partire con il fallimento. Gesù non dice semplicemente che non possiamo arrivare al “massimo” senza di Lui, ma che “non possiamo fare nulla”. S. Paolo è andato più avanti in 1Cor 12,3 quando dice: “<em>nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo” .</em></p>
<p><strong><em><sup>6</sup></em></strong><strong><em>Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; </em></strong></p>
<p>Sono drammatiche queste parole di Gesù. Ma quello che non possiamo mai rimproverare a Gesù è di averci preso in giro come seguaci. Ha sempre detto la verità fino in fondo, non ha mai tentato di illudere coloro che avessero deciso di seguirlo, tutt’altro. Chi decide di seguire Gesù lo fa perché lo ama davvero.</p>
<p><strong><em>poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. </em></strong></p>
<p>Perché non serve più a nulla! Vi ricordate l’altro esempio che fa Gesù in Mt 5,13-15? <em>“<strong><sup>13</sup></strong>Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. <strong><sup>14</sup></strong>Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, <strong><sup>15</sup></strong>né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa”</em>.</p>
<p>Gesù ci chiede di rimanere in Lui per portare frutto. E si vede se un cristiano non rimane in Gesù, traspare dal suo volto, dal suo comportamento. Ci si può avvicinare a Gesù per semplice cultura, ma se non si rimane attaccati a Lui, questo si percepisce. La gente percepisce se siamo davvero radicati in Lui, se portiamo frutto. Pur rimanendo con la nostra libertà, rimanendo uniti alla vite, possiamo essere noi stessi coloro che producono l’ “uva buona”.</p>
<p>Gesù continua poi con una frase splendida:</p>
<p><strong> <em><sup>7</sup>Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. </em></strong></p>
<p>Guardate che certezza ha il cristiano, se rimane attaccato a Gesù. La preghiera è l’onnipotenza di Dio messa a nostra disposizione. Mentre pregavo su questo passo, mi veniva in mente la fiaba della lampada di Aladino, nella quale una persona, sfregando la lampada, può vedere soddisfatti tre desideri. Può ottenere tre cose, cosa chiedere? Immaginate se prendessimo davvero sul serio le parole di Gesù; potremmo chiedere tutto ciò che vogliamo e lo otterremmo. Ho iniziato a pensare: “Io allora chiedo questo, poi chiedo quest’altro, ecc.!”, ma ogni cosa che mi veniva in mente, anche la più grande, non era il Tutto. Alla fine mi è venuto in mente di chiedere: “Signore, fai la tua volontà, che sicuramente è la cosa buona!”. Questo è il regalo più grande, questa è l’onnipotenza di Dio. Perché Dio, se le parole di Gesù rimangono in noi, se noi restiamo attaccati a Lui, ci rende onnipotenti, esattamente come ha reso onnipotente Gesù. L’onnipotenza di Dio è proprio la “sua volontà” ed è nelle nostre mani.  allora noi saremo capaci di chiedergli davvero delle cose importanti se entreremo in quest’ottica. Se facciamo questo esperimento ci rendiamo conto che se chiediamo una cosa importantissima, dopo ce ne viene in mente un’altra, e dopo un&#8217;altra, e dopo…. Questo è la preghiera. Io credo che se il nostro cuore entra in sintonia con il cuore di Gesù, noi potremo dire con Lui: “Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato”. Gesù è arrivato a chiedere: <em>«Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». (Lc 22,42). </em>Lui è arrivato a dire questo, ed è stata la richiesta più alta della sua preghiera.</p>
<p><strong><em><sup>8</sup></em></strong><strong><em>In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.</em></strong></p>
<p>Cosa vuol dire che “è glorificato”? Che “in questo modo facciamo capire chi è Dio”. Cosa è la gloria? L’essenza vera di una persona. Quando vogliamo glorificare Dio ci rivolgiamo a Lui con termini come: grande, misericordioso, gli diamo gloria. Dare gloria significa dire di una persona, ciò che quella persona è. E questo possiamo farlo anche con qualcuno che fisicamente è davanti a noi. Se io dico a una persona: “Tu sei brava a parlare, tu sei intelligente, ecc.”, io gli rendo gloria. A volte, però, con qualcuno scadiamo nell’adulazione, che è una gloria falsa, una gloria che non c’è. A Dio possiamo veramente invece rendere gloria, perché con Lui non c’è questo rischio. La gloria per il Signore è che noi diventiamo discepoli. Noi siamo un regalo che Dio fa a  se stesso, siamo la sua gloria. Pensate a quando un bravo figlio fa la gloria dei suoi genitori, fanno un complimento a lui e i suoi genitori ne godono. Quando qualcuno parla bene di noi come cristiani, Dio è contento, gli rendono gloria, perché è Lui che è stato capace di fare questo capolavoro. Se voi andate a S. Pietro, guardando la Pietà, raramente dite: “Ma quanto è stato bravo Michelangelo!”. Tutti dicono: “Ma quanto è bella!”. Dicendo però che la Pietà è bella rendo gloria a Michelangelo. Così è per la gloria di Dio, perché se noi portiamo frutto possiamo riempire di gioia il cuore di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em><sup>9</sup></em></strong><strong><em>Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>L’amore tra Gesù e il Padre è un amore trinitario e noi possiamo entrare in questo amore; è come se Dio volesse metterci in mezzo all’amore trinitario.</p>
<p><strong><em><sup>10</sup></em></strong><strong><em>Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. </em></strong></p>
<p>Avevamo già visto questa richiesta di Gesù, osservare i comandamenti per restare nel suo amore. Non so se ci avete fatto caso, ma in tutte queste frasi ricorre l’aggettivo “mio”. Gesù dice il “mio” amore, la “mia” gioia, la “mia” parola, i “miei” comandamenti, i “miei” amici. Che strano! È proprio quell’aggettivo però che ci fa capire la straordinaria particolarità di quello che è Gesù. E ci fa capire anche la straordinaria particolarità di questo testamento. Se noi dovessimo lasciare un testamento spirituale diremmo: “Vivi nella gioia, nella pace, mi raccomando, ama tuo fratello, tua madre”. Gesù invece esorta i suoi dicendo: “Rimanete nella mia parola”, “Sarete miei amici”,  “la mia gioia”. Io credo che tutto il Cristianesimo sia lì, nello scoprire la particolarità di quel “mio”! Qual è la differenza tra la gioia “in genere” e la “gioia” di Gesù? Tra la pace e la “sua pace”? Tra la Legge i “suoi comandamenti”? Cosa vuol dire essere “miei amici”? L’amore di Gesù è l’amore del Padre. Rimanere nel suo amore significa entrare nella logica dell’amore del Padre, non un “amore qualsiasi”, ma un amore che ha le caratteristiche del “divino”, del soprannaturale.</p>
<p><strong><em><sup>11</sup></em></strong><strong><em>Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.</em></strong></p>
<p>Il vino prodotto dall’uva, prodotta dalla vite, non è segno di gioia? Non una gioia falsa, è il “vino buono” delle nozze di Cana, non un vino annacquato, è una gioia vera! Se è vero che il desiderio di Gesù è rendere ognuno di noi suo discepolo e condividere le cose belle, cosa c’è di più bello per i suoi discepoli se non la loro gioia? Siamo in un momento di tristezza, perché stanno per iniziare i tre giorni più drammatici per la loro sequela, e Gesù pronuncia queste parole nel momento culminante della sua vita terrena.</p>
<p><em><br /> <strong><sup>12</sup></strong><strong>Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. <sup>13</sup>Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. </strong></em></p>
<p>Questo versetto mi ha sempre sconvolto positivamente, perché mi sono sempre chiesto: “Come si può comandare l’amore?”. Noi quando pensiamo all’amore pensiamo a un fatto sentimentale: “Io sento di amare”. Gesù invece ai discepoli <strong>ha comandato di amare</strong>. Più in là lo dirà esplicitamente: “Amatevi”. E non usa il “modo indicativo”, ma il “modo imperativo”. <strong>Io ho sempre fatto fatica a capire questo passo fino al giorno in cui sono diventato prete e mi hanno dato il primo incarico. Lì ho capito il significato di quel comando perché da quel momento io non ho mai più amato per puro  sentimento, ma Gesù mi ha comandato di amare le comunità nelle quali sono stato mandato</strong>. Questo è un esempio splendido di cosa voglia dire il comando di amare. Se noi rimaniamo in Gesù è Lui a dirci chi amare, non siamo noi a decidere. Questo è bellissimo: non amiamo per le nostre scelte, ma è Gesù che ci mette accanto i nostri compagni di viaggio. È Gesù che mette accanto a una donna il marito e viceversa. Certamente le persone possono anche sbagliare. I figli non li scegliamo, il marito o la moglie sì e possiamo sbagliare, specialmente quando in noi non abita la Parola di Dio. Però dobbiamo entrare nella logica che è Dio che sceglie  i nostri compagni di viaggio e l’abbandono alla sua volontà significa “abbandono al suo amore”. Ecco perché Gesù può comandare ai suoi discepoli di amarsi reciprocamente, perché l’origine di quell’amore non è umana, ma viene dalla “vite divina”, la cui linfa dell’amore passa  al tralcio. E questo può succedere soltanto se si è attaccati alla vite. Poi Gesù ci dà le dimensioni di questo amore:</p>
<p><strong><em><sup>13</sup></em></strong><strong><em>Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. </em></strong></p>
<p>Si può dare la vita per la gloria, per un ideale; dare la vita per gli amici è la forma più alta di amore. Dare la vita per gli amici anche se loro non se ne accorgono, e darla non per coloro che tu hai scelto, ma per quelli che Gesù ha scelto per te, per i tuoi compagni di viaggio,  è la forma più alta di amore. Certamente possiamo pensare a una mamma che per istinto dà la vita per suo bambino, ma se ci avete fatto caso nella Bibbia l’amore di una madre per i figli è considerato un amore viscerale e non è mai preso da Gesù come esempio per l’amore vicendevole. Gesù prende ad esempio  l’amore tra fratelli. Avete mai visto due fratelli che non litighino dalla mattina alla sera? Gesù prende in considerazione l’amore che non parte solo dal sentimento, ma dalla testa, dalla volontà, dalla libertà  E’ questo tipo di amore che è capace di arrivare fino in fondo.</p>
<p><strong><em><sup>14</sup></em></strong><strong><em>Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. <sup>15</sup>Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. </em></strong></p>
<p>Quanto è consolante questa frase. Ecco un’altra caratteristica di questo amore di Gesù per i suoi discepoli.? Tutto quello che il Padre gli ha detto lui lo ha rivelato a noi. Agli amici si rivelano i segreti più intimi, più profondi. Gesù vuole rivelare i suoi segreti ai discepoli, ora più che mai. Questa notte, che per Lui è una notte speciale, vuole accanto a sé i suoi amici. Nell’Orto degli Ulivi non andrà tanto bene, lo lasceranno solo. Eppure Gesù ha cercato di rivelare a loro i segreti del Padre, pian piano, nei tre anni della sua vita pubblica, trattandoli come amici sempre più intimi. E non solo! siccome l’opera non era ancora completa, ha promesso il dono dello Spirito Santo perché rivelasse la verità tutta intera. Questa amicizia, dopo la Resurrezione, raggiungerà la perfezione. In tutto il Vangelo, fino al momento della Resurrezione, Gesù non ha mai chiamato i suoi discepoli “fratelli”. Dopo la Resurrezione, quando apparirà a Maria Maddalena dirà:<em> va’ dai miei “fratelli” e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”</em></p>
<p>Noi diventiamo fratelli di Gesù quando riceviamo il Battesimo. Per diventare fratelli di Gesù ed essere innestati nella vite, abbiamo bisogno di fare esperienza della sepoltura e della rinascita. I discepoli per diventare fratelli dovevano aspettare il “mistero pasquale attuato”. Vedete il passaggio: amici – fratelli.</p>
<p><strong><em><sup>16</sup></em></strong><strong><em>Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; </em></strong></p>
<p>Questa è un’altra verità splendida. Spesso pensiamo di essere stati noi ad aver scelto Gesù, in realtà non è così; è Gesù che ha scelto noi e ci ha costituiti. Non è una sequela arrabattata, stile armata Brancaleone, Lui ci “ha costituiti” profeti, sacerdoti, re. E quel frutto non deve essere portato una volta, ma deve rimanere, diventare eredità per coloro che vivranno dopo di noi. È come una catena: noi abbiamo ricevuto la fede da altri, che l’hanno ricevuta da altri, una grande catena. Nessuno di noi è diventato cristiano per magia, ma ha ricevuto la fede da coloro che lo hanno preceduto e la lascerà a coloro che lo seguiranno. Chi ha visto Gesù sono solo i primi discepoli, e da allora fino ad oggi la fede si è diffusa grazie alla testimonianza di miliardi e miliardi di persone che se la sono scambiata l’un l’altro nei secoli. Questo è lo straordinario miracolo della Chiesa, è il frutto che rimane!</p>
<p><strong><em>perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. </em></strong></p>
<p>Potremmo dire che questa onnipotenza che ci è data nella preghiera, è un’onnipotenza che varca i confini del tempo e della storia, perché è una catena di preghiera che non si è mai interrotta e che non si interromperà mai, ma che al momento della fine del mondo si trasformerà e diventerà preghiera perenne in un modo completamente nuovo.</p>
<p><strong><em><sup>17</sup></em></strong><strong><em>Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.</em></strong></p>
<p>Quanto insiste Gesù su questo comandamento! Forse perché l’uomo è un po’ restio a questo comando dell’amore nuovo. Vorrei che provassimo a partire da questo periodo di Quaresima, a far nostro questo invito, a vivere la pace, l’amore, la gioia di Gesù. Dobbiamo fare nostro quel “mio” di Gesù.<em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il testamento spirituale del &#8220;Maestro&#8221; Gesù, Gv 14, 15-31</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 03:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Catechesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo sul nostro sito la trascrizione del ciclo di catechesi che don Gianfranco Corbino sta tenendo nel periodo di Quaresima nella parrocchia di S. Melania Juniore. Gv 14, 15-31 15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo sul nostro sito la trascrizione del ciclo di catechesi che don Gianfranco Corbino sta tenendo nel periodo di Quaresima nella parrocchia di S. Melania Juniore. </em></p>
<p>Gv 14, 15-31</p>
<p><strong><em><sup>15</sup></em></strong><em>Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; <strong><sup>16</sup></strong>e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, <strong><sup>17</sup></strong>lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. <strong><sup>18</sup></strong>Non vi lascerò orfani: verrò da voi. <strong><sup>19</sup></strong>Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. <strong><sup>20</sup></strong>In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. <strong><sup>21</sup></strong>Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».</em></p>
<p><em><br /> <strong><sup>22</sup></strong>Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». <strong><sup>23</sup></strong>Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. <strong><sup>24</sup></strong>Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.<br /> <strong><sup>25</sup></strong>Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. <strong><sup>26</sup></strong>Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.</em></p>
<p><em><br /> <strong><sup>27</sup></strong>Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. <strong><sup>28</sup></strong>Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. <strong><sup>29</sup></strong>Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. <strong><sup>30</sup></strong>Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, <strong><sup>31</sup></strong>ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».</em></p>
<p>Immaginiamo anche questa sera di essere in quel cenacolo a mensa con Gesù. Dalle sue labbra ci vengono parole che devono sostenerci nei momenti cruciali della vita, come lo è quello che i suoi discepoli stanno per vivere, a loro insaputa. Ma Gesù lo sa e cerca di consolarli con alcune promesse stupende.</p>
<p>“Se mi amate…”: queste parole non hanno il significato di un “condizionale”. Gesù ha la certezza che i suoi discepoli lo amino, (anche se è un amore che deve essere purificato) ed è per questo che chiede loro la fedeltà a quella amicizia e a quell’amore verso di lui. Promette loro il dono dello Spirito Paraclito, che in greco vuol dire “aiuto”. Un aiuto perpetuo. E’ davvero consolante questa costante presenza nella vita non solo dei discepoli ma di tutti i cristiani di ogni tempo.</p>
<p>Allora lo Spirito abiterà in noi. È bello quello che Gesù dirà dopo. I discepoli non capiscono ancora in pienezza ciò che Gesù sta dicendo, come non lo capiremmo noi, abbiamo bisogno che lo Spirito ci illumini. Quando facciamo l’esperienza mistica, interiore, della presenza di Dio in noi. È allora che noi facciamo la stessa esperienza che faranno poi i discepoli. Giovanni sta ascoltando queste parole, ma le capirà pian piano, come anche noi le capiremo pian piano.</p>
<p>Poi c’è un’altra frase consolante:</p>
<p><strong><em><sup>18</sup></em></strong><em>Non vi lascerò orfani: verrò da voi. </em></p>
<p>Per gli Ebrei c’erano due categorie di persone che erano considerate le più deboli in assoluto, le vedove e gli orfani. Gli orfani perché non avendo padre e madre, mancavano di tutto, non avevano protettori. Le vedove, perché nella mentalità e nella cultura del tempo, non potevano essere più mantenute da alcuno. Gesù dice che non ci lascerà soli, e questo è consolante per noi. Pensate semplicemente che noi stando qui, ai piedi di Gesù, non ci sentiamo orfani, non lo siamo. Gesù ci fa una promessa, sa cosa sta per avvenire nella sua vita, sa che sarà il momento di più grande crisi per i suoi discepoli, il loro Maestro verrà trattato come un malfattore. Immaginate una persona innocente che viene calunniata, messa a morte, per poi risultare innocente dopo tanto tempo. Pensate se questa persona è qualcuno a cui noi abbiamo dato piena fiducia, e che finisce in modo ignominioso. Chissà quali pensieri ci saranno nel cuore di Gesù in quel momento per i suoi discepoli.</p>
<p><strong><em><sup>19</sup></em></strong><strong><em>Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più;</em></strong><em> </em>Questa frase, da un lato è bella, per noi che sappiamo come si concluderanno i giorni della passione e morte, ma dall’altro è drammatica, perché l’espressione “il mondo non mi vedrà più”, ci ricorda che il mondo pensa di uccidere Dio, da sempre. Gesù lo ha spiegato nella splendida parabola dei vignaiuoli omicidi. Il padrone parte e lascia la sua vigna a fattori che pensava fossero affidabili e invece… Manda i suoi servi a riscuotere la rendita. Di questi qualcuno verrà bastonato, qualcun altro ucciso, alla fine manda suo figlio, il suo unico figlio, pensando che di lui avranno rispetto, ma anche il figlio verrà ucciso. È drammatico, il mondo cerca di uccidere da sempre Dio, noi abbiamo cercato di uccidere quell’unica differenza che non ci faceva essere Dio, quell’unica differenza tra Dio e Adamo nel giardino dell’Eden: “il frutto della conoscenza del bene e del male”. È il peccato originale:tentare di uccidere Dio e sostituirsi a Lui.</p>
<p><strong><em>“voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.” </em></strong></p>
<p>Perché, innestati in me, voi vivrete. Questa è l’esperienza consolante del nostro cuore. Il nostro cuore, quando si mette davanti al Signore e ascolta le sue parole, parole di esortazione, di fiducia, conosce una speranza unica, che va oltre la morte. E non è solo speranza fine a se stessa, ma speranza che diventa certezza.</p>
<p><strong><em><sup>20</sup></em></strong><strong><em>In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. </em></strong></p>
<p>E’ meraviglioso che Gesù pensi già alla sua Resurrezione! <strong><em>“In quel giorno”</em></strong>: la Resurrezione è il giorno eterno, il giorno che non ha fine. Gesù già pensa a quel “terzo giorno”, e cerca di consolare i suoi per quei due giorni drammatici precedenti, il venerdì e il sabato, in cui la loro fede verrà messa in crisi, e Gesù lo sa. È importante pensare a questi discorsi perché Gesù li fa a noi tutte le volte che, nella nostra vita, la nostra fede è messa in crisi. Ricordate le frasi di martedì scorso: “<em>Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. </em>Queste sono frasi stupende che dobbiamo ripeterci spesso, perché spesso ci troviamo a vivere la stessa esperienza: ci sono momenti in cui la nostra fede è messa in crisi profondamente. Ma anche per noi ci sarà <em>“quel giorno”</em> , che è il giorno della Resurrezione.</p>
<p><strong><em><sup>21</sup></em></strong><strong><em>Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. </em></strong></p>
<p>Noi siamo immersi nell’amore ed è per questo che possiamo osservare i suoi comandamenti. E siccome osserviamo i suoi comandamenti, vuol dire che lo amiamo. È come se Gesù desse a noi un po’ di merito, nonostante sia consapevole che soltanto la sua grazia ci rende capaci di compiere opere di amore. Io dico sempre che se possiamo osservare i comandamenti, è perché siamo santi, e non il contrario, anche se Gesù sembra  lasciarci un pizzico di merito: <em>“Bravo, servo buono e fedele”</em>.</p>
<p><strong><em>Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e</em></strong>…</p>
<p>Guardate che interscambio che c’è: è la logica degli amici: dalle parole di Gesù sembra che anche il Padre celeste dica.  “i tuoi amici sono i miei amici”. Nella preghiera sacerdotale, (Gv 17), Gesù addirittura si rivolge al Padre dicendo: “Io voglio che anche quelli che tu mi hai dato siano con me”. È la preghiera del Figlio verso il Padre, ed è una preghiera straordinaria, la preghiera sacerdotale, chiamata così perché Gesù sta intercedendo presso il Padre per noi.</p>
<p><strong><em>….mi manifesterò a lui.</em></strong></p>
<p>Vi ricordate domenica scorsa, la manifestazione di Gesù a Pietro, Giacomo e Giovanni. Era solo un anticipo. Questo è il significato dell’amore: contemplare e stare con la persona amata. Credo che il desiderio più grande dell’uomo sia vedere Dio, e quindi se io lo amo, il regalo più grande che posso avere è vederlo, stare con Lui. Il Paradiso è questo, non è semplicemente “un bel posto con alberi e fiorellini”, è “vedere Dio”!. Questa è la bellezza che la tradizione della Chiesa chiama “VISIONE BEATIFICA”: contemplarlo. Come per  una persona la gioia più grande è vedere la persona amata, non è importante dove, se in un posto bello, o in uno scantinato, ma vederla, stare con lei! Questo è il desiderio dell’amore.</p>
<p><strong><em><sup>22</sup></em></strong><strong><em>Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». </em></strong></p>
<p>Cosa significa questa frase? Guardate che l’Inferno è questo, non è tanto un luogo diverso dal Paradiso, l’Inferno è semplicemente non vedere la persona amata. Immaginate che tra voi e la persona che amate ci sia un muro: io di qua dalla parete non la vedo, l’altro che è di là con lei la vede. Come posso soffrire io che non la vedo? Questo è l’inferno! Il mondo non lo ha conosciuto, non lo ha amato. Con una lucidità drammatica ha deciso di non amarlo.</p>
<p>Gesù risponde a Giuda dando il senso profondo di questa manifestazione:</p>
<p><strong><em><sup>23</sup></em></strong><strong><em>Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.</em></strong></p>
<p>E’ una delle affermazioni più belle di tutto il Vangelo: Dio abita in noi! S. Paolo aveva capito questo e ci aveva definito “tempio dello Spirito Santo”, “tempio di Dio”, riprendendo queste parole di Gesù. Noi siamo inabitati da Dio, la Trinità abita in noi. Ecco perché gli Angeli sono in qualche maniera “santamente” invidiosi di noi, perché Dio, pur avendo creato gli angeli di natura superiori a noi, ha scelto l’uomo per abitare in lui. Noi allora dobbiamo cercare di far trovare al Signore una casa accogliente.<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em> <sup>24</sup>Chi non mi ama, non osserva le mie parole; </em></strong></p>
<p>State attenti, Gesù non dice che “chi non osserva le sue parole non lo ama”, ma il contrario</p>
<p><strong><em>e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.</em></strong></p>
<p>C’è questa unione profonda tra il Padre e Gesù che è bellissima perché ci fa capire come Gesù stia cercando di consolare i suoi dicendo che quello che sta per capitargli è perché nel pieno amore del Padre lui ha accettato la Sua volontà. E non è facile. Immaginate che dramma interiore deve aver vissuto Gesù durante quei due giorni tragici in cui i suoi lo hanno abbandonato. Basta prendere le parole dei due discepoli di Èmmaus: “<em>Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”.</em> In fondo i due di Èmmaus stanno dicendo: “Siamo rimasti soli”, e Gesù, in realtà, sta camminando insieme a loro, eppure non se ne sono accorti.</p>
<p><em><br /> <strong><sup>25</sup></strong><strong>Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. <sup>26</sup>Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.</strong></em></p>
<p>Che bella questa opera di ricordo! Perché ricordare? Perché noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi le cose belle. In un brano bellissimo, Ap 2,4, alla Chiesa di Efeso si dice: <em>“Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.” </em> Quando mi capita di parlare con delle coppie in crisi, dico alle persone di provare a ricordare l’amore di un tempo. Lo Spirito Santo compie questa opera di ricordo, non semplicemente di nostalgia, ma ricordare davvero serve a rivitalizzarti in un momento di crisi profonda.</p>
<p>C’è poi un bellissimo discorso sulla pace:</p>
<p><em><br /> <strong><sup>27</sup></strong><strong>Vi lascio la pace, vi do la mia pace. </strong></em></p>
<p>Questo versetto è fantastico. In un momento in cui il mondo sta per ucciderlo, pensando di rendere culto a Dio, Gesù parla di pace, dicendo: “La mia pace”. Così come Gesù dice: “La mia gioia”. Mi sono sempre chiesto perché Gesù debba usare l’aggettivo “mia”, basterebbe dire  “pace”, perché la “mia pace”? Ma è proprio quella la particolarità, anzi l’unicità della sua pace!</p>
<p><strong><em>Non come la dà il mondo, io la do a voi.</em></strong></p>
<p>Sappiamo bene che il mondo fa la guerra per ottenere la pace! Che strano, la pace di Gesù è un’altra. La pace del mondo è guerra fredda. La pace di Gesù è altro, Gesù parla di pace in un momento in cui è circondato dall’odio del mondo. E addirittura un odio che stava per coinvolgere anche i discepoli. Sapete cosa succede nell’Orto degli ulivi. Pietro, per difendere Gesù, con il suo entusiasmo caratteristico, con la sua pragmaticità,  taglia l’orecchio al servo del sommo sacerdote. È il suo modo di difenderlo. Come faccio a raggiungere la pace? Gesù dice: “Vi lascio la mia pace”. La pace è un suo dono e solo entrando in piena comunione con lui riusciremo a conquistarla.</p>
<p><strong><em>Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. </em></strong></p>
<p>Ecco la pace! la pace vera non turba il cuore. Sembra che Gesù faccia un’opera di consolazione preventiva per quello che avverrà a breve. Ciò che manca ai discepoli è proprio quella pace interiore per cui non ce la faranno a rimanere accanto a Gesù, ma scapperanno.</p>
<p><strong><em><sup>28</sup></em></strong><strong><em>Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. </em></strong></p>
<p>Questo versetto è bello perché ci fa capire che il nostro sguardo non deve essere limitato alle cose umane. Noi questo lo vediamo nel momento del distacco, quando perdiamo una persona amata perché essa muore. I discepoli lo capiranno dopo, quando la Chiesa compirà i primi passi da sola, senza più la presenza fisica di Gesù, ma contemporaneamente sarà più grande. I segni che la Chiesa compie nel mondo sono più grandi di quelli che ha compiuto Gesù durante la sua vita pubblica, molto più grandi!</p>
<p><strong><em><sup>29</sup></em></strong><strong><em>Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. </em></strong></p>
<p>Gesù guarda già a quei due giorni drammatici, a quelle notti drammatiche che sta per vivere. Egli, percorrendo la via del Calvario, calunniato da tutti, si sarà chiesto cosa stessero pensando in quel momento i suoi discepoli. Ecco perché cerca, prima che tutto avvenga, di spiegare loro alcune cose. Gesù è sempre stato sincero con i suoi, non li ha mai presi in giro, non ha mai promesso ricchezza e successo su questa Terra, tutt’altro. Ha sempre detto la verità e lo Spirito Santo ci ricorda questa verità, che poi significa ricordare a noi stessi chi siamo e che la nostra bellezza è una bellezza per Grazia. Noi, il Venerdì Santo, saremo chiamati a contemplare la bellezza dell’uomo crocifisso, la sua bellezza. Pensate alla perfezione dell’uomo disegnato da Leonardo. Quella è la bellezza umana. Il crocifisso è la bellezza divina dell’uomo.</p>
<p><strong><em><sup>30</sup></em></strong><strong><em>Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla,</em></strong></p>
<p>Quante volte noi, guardando il male del mondo, pensiamo che il male sia più forte del bene? Gesù dice che il principe del mondo, contro di lui, non può nulla. Se noi leggiamo i racconti della Passione, ci sembra che Gesù sia quasi trascinato, travolto dagli eventi; invece lui è pienamente cosciente, è il vero protagonista. Lo vediamo quando si trova dinanzi a Pilato o ai sacerdoti. È lui a decidere quando parlare e quando stare zitto, è lui che “conduce il gioco”. Apparentemente sembra essere in balia degli eventi, quando lo “sballottano” da una parte all’altra.. C’è una scena molto significativa del Gesù di Nazaret, di Zeffirelli, al momento del trasferimento dei prigionieri da crocifiggere sul calvario, in cui i centurioni chiedono se sono finiti i condannati da giustiziare e qualcuno risponde: “Ce n’è un altro!”, spingendo Gesù fuori dalla prigione. Per loro Gesù è uno dei tanti. Chi è andato in Terra Santa sa che la Via Crucis viene fatta in mezzo al mercato. Così l’ha fatta Gesù, in mezzo alla gente che gridava, che faceva mercato, che stava a guardare, che pensava ai propri affari. Ma Satana non ha alcun potere su di Lui. Questa è una certezza forte che Gesù afferma nella notte in cui il principe di questo mondo lo rapirà e ucciderà l’uomo-Dio pensando di aver vinto. In realtà ha vinto una battaglia, ma non la guerra.</p>
<p><strong><em><sup>31</sup></em></strong><strong><em>ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. </em></strong></p>
<p>Gesù cerca di aiutare i suoi discepoli ad essere pieni di gioia e di speranza, in un momento di tristezza, dove la gioia non è la gioia del mondo, ma la “sua” gioia. Noi oggi leggiamo questo discorso già sapendo come va a finire, siamo avvantaggiati rispetto ai discepoli, ma nonostante questo abbiamo i nostri momenti di crisi forte, profonda. Momenti in cui qualcuno cerca di uccidere Dio nel nostro cuore, di uccidere Gesù. E Gesù dice: “Guarda che anche se qualcuno cerca di uccidermi nel tuo cuore, quel qualcuno non ha alcun potere su di me”. Satana può uccidere Gesù nel nostro cuore momentaneamente, non per sempre.</p>
<p><strong><em>Alzatevi, andiamo via di qui</em></strong></p>
<p>È la partenza. Potremmo dire che adesso Gesù è preparato in pieno per essere la vittima sacrificale. E’ pronto per il sacrificio.</p>
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		<title>Omelia del card. Tomáš Špidlík su Santa Melania, in occasione della reposizione delle reliquie della Santa, nell&#8217;altare parrocchiale, nel venticinquesimo di istituzione della parrocchia</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 21:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie su S. Melania]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presente testo, non essendo stato possibile registrare l&#8217;omelia dalla viva voce dell&#8217;autore, nasce dal confronto di appunti di partecipanti alla liturgia del venticinquesimo di S.Melania con la reposizione delle reliquie della santa nell&#8217;altare parrocchiale. Lo proponiamo a tutti con gioia perché, nella sua sinteticità e bellezza, ci aiuta a penetrare nella ricchezza della vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il presente testo, non essendo stato possibile registrare l&#8217;omelia dalla viva voce dell&#8217;autore, nasce dal confronto di appunti di partecipanti alla liturgia del venticinquesimo di S.Melania con la reposizione delle reliquie della santa nell&#8217;altare parrocchiale. Lo proponiamo a tutti con gioia perché, nella sua sinteticità e bellezza, ci aiuta a penetrare nella ricchezza della vita della santa, patrona della nostra parrocchia, e nella fede cristiana.</em></p>
<p>Nel vangelo di oggi (Mc 13,24-32) leggiamo che il sole si oscurerà. Conosciamo parecchie forme di oscuramenti, le eclissi della luna o del sole, ma sono fenomeni molto brevi. Le osserviamo come si fa con uno spettacolo. La notte polare è molto più lunga, ma anche quella passa. Qui si tratta invece dell&#8217;oscuramento definitivo, che segna la fine della vita del mondo? Che cosa dobbiamo dire di una tale profezia?<br />
Secondo la scienza il mondo è nato e così finirà. E&#8217; possibile che noi stessi lo distruggeremo con le bombe atomiche o con armi di distruzione di massa. Ma è di questo che parla il vangelo? La Bibbia non è un manuale di scienze naturali!</p>
<p>I teologi affermano che degli eventi escatologici, della morte e della vita dopo la morte, possiamo parlare solo usando dei simboli. Gli artisti e i poeti sono coloro che capiscono e sanno usare i simboli. C&#8217;è un&#8217;icona che rappresenta la Trasfigurazione del Signore, nella quale troviamo anche l&#8217;espressione artistica dell&#8217;oscurità del sole.<br />
La tradizione dice che gli apostoli hanno visto sul monte Tabor l&#8217;inizio del tempo nuovo, anticipando già quell&#8217;evento la resurrezione dalla morte.<br />
Che cosa possiamo vedere in questa icona? Tre colline sulle quali si trovano Cristo, Elia e Mosè. Dietro Cristo, il sole è nero. Cristo è vestito di bianco, cosi è sottolineata la differenza tra buio e luce. Dinanzi allo splendore di Cristo, alla sua luce, più luminosa del sole, la luce stessa del sole è talmente insignificante da apparire scura! Quest&#8217;immagine vuole anche dire che tutto può essere visto nella luce di Cristo. Nella venuta di Cristo non ci sarà più bisogno del sole. Nell&#8217;icona della Trasfigurazione, le colline e gli alberi sono piccoli in proporzione alle figure umane che sono invece grandi. Vuol dire che tutto cambierà, sarà diverso. Noi giudicheremo le cose secondo valori nuovi. Vedremo le cose, come le vede il Signore. Alla luce del sole gli alberi e le montagne ci sembrano grandi, ma alla luce di Cristo le prospettive cambiano. Anche le montagne sono piccola cosa, dinanzi a Lui.</p>
<p>Ogni uomo dà un valore alle cose attorno a lui e per questo ha con loro un rapporto particolare, a secondo del valore che dà loro &#8211; del problema dei valori si sono già occupati gli stoici dell&#8217;antica Grecia. La gioia e la tristezza che gli avvenimenti ci provocano sono dati dal valore che noi abbiamo dato a queste cose. Un esempio concreto: se un bambino perde la pallina con la quale sta giocando piange, ma la persona adulta non piange più, ha dato un diverso valore alla pallina. Ecco allora che il vangelo di oggi è un invito a cambiare opinione, a vedere il valore delle cose a partire da un nuovo punto di vista. Possiamo vedere le conseguenze di questo: spesso siamo scontenti. Alcuni hanno insegnato che la cosa importante era cambiare il mondo. Non possiamo cambiare la vita, ma possiamo cambiare la nostra posizione verso le cose. I filosofi ci hanno lasciato questo consiglio: apprezzare le cose spirituali e non cercare la soddisfazione solo nelle cose materiali. Chi s&#8217;interessa troppo delle cose materiali, si sente sempre insoddisfatto, non ha mai abbastanza. Ma quante di queste cose sono per noi inutili, superflue! I fachiri indiani sono contenti di un piatto di riso, i cristiani hanno in comune alcune cose con loro, ma con delle grandi differenze. I cristiani non vogliono essere come loro. I cristiani, infatti, sanno apprezzare le cose materiali. Perché? Vogliono godere il mondo? In realtà i beni materiali sono per i cristiani lo strumento dell&#8217;amore.</p>
<p>Col denaro si può fare tanto bene! Questi pensieri ci introducono alla festa, che oggi celebriamo. La vostra chiesa è dedicata a santa Melania. Che cosa sappiamo di lei? Cosa possiamo imparare dalla sua vita? La vita di santa Melania è ispirata ad un generale rovesciamento dei valori.</p>
<p>In primo luogo vediamo il suo comportamento nei confronti del denaro. Santa Melania era una delle donne più ricche dall&#8217;impero, volevano sposarla persone dalla Spagna, dall&#8217;Africa. Lei decise di dare tutti i beni che aveva ai poveri. Per fare questo aveva bisogno del permesso dell&#8217;imperatore. Anche perché tutti i suoi parenti, che avrebbero voluto un giorno ereditare quelle ricchezze, si opposero! Melania riuscì ad ottenere il permesso dell&#8217;imperatore. Il suo gesto di donare tutto fu molto forte, ma era anche giusto? San Giovanni Crisostomo dice che i beni materiali sono doni di Dio, che dobbiamo curare. Per la vita eterna è bene regalarli. Dare le ricchezze è l&#8217;unico modo per ritrovarle in cielo! La Provvidenza del Signore rivelò che questa era la scelta giusta. Infatti, poco dopo la sua partenza da Roma &#8211; che avvenne nel 408 &#8211; Alarico, nel 410, invase l&#8217;Italia, devastandola e spogliando tutti delle loro ricchezze. La terra fu devastata e Roma saccheggiata. Quelle ricchezze sarebbero scomparse, se non fossero state in anticipo donate!</p>
<p>Il secondo rovesciamento di valori che incontriamo  nella vita di Melania è nel suo matrimonio. Ognuno ha la sua chiamata.  Lei si    sposò, ma chiese &#8211; ed ottenne &#8211; di vivere in castità con il marito,  dopo una dura lotta con lui e con i parenti. Perché decise di vivere in  castità?    Non è questo un pensiero strano? Cosa può significare questo per noi, dal punto di vista spirituale?<br />
S.Giovanni Crisostomo ha insegnato, a differenza di altri Padri della Chiesa, che non solo il corpo differenzia l&#8217;uomo e la donna, ma anche la vita spirituale. Diversa è la vita spirituale di un uomo e di una donna. Se, all&#8217;inizio del loro rapporto, della loro conoscenza, l&#8217;uomo e la donna possono essere attratti l&#8217;uno dal corpo dell&#8217;altro, nella diversità del loro essere corporeo, se possono iniziare attratti dalla passione, può nascere &#8211; e deve crescere &#8211; poi una inamicizialt spirituale fra di loro. Solo se dal rapporto passionale nasce poi questa intesa spirituale, il matrimonio è bello e fecondo. Se non cresce questa relazione spirituale, quando poi l&#8217;intesa passionale finisce, tutto crolla. Ecco un secondo grande insegnamento, allora, nella vita della nostra santa: ognuno deve tendere, anche se è chiamato alla vita matrimoniale, al crescere di questo rapporto spirituale con l&#8217;altro.</p>
<p>Terzo rovesciamento dei valori nella vita di Melania: la sua attività sociale. I padri della chiesa hanno parlato molto dei doveri dei cristiani. Vedevano la miseria degli altri. Oggi i poveri sono affidati allo Stato. Lo stato deve assicurare loro i mezzi economici per vivere. Nella vita di santa Melania possiamo vedere il suo particolare atteggiamento: vendeva i beni materiali, ma, anche, liberava gli schiavi. Questo, all&#8217;inizio, creò grandi problemi! Ne aveva tanti ed essi vivevano con uno instipendiolo. Quando li liberò avvenne ciò che accadrebbe se, ad esempio, oggi chiudesse la FIAT. Tanti si troverebbero senza un reddito, senza uno stipendio. Molti di essi, allora, si ribellarono e dissero: iiPreferiamo restare schiavi!la Lei tenne duro, mostrando che è importante la visione economica, ma, prima, deve venire la persona. Era importante che essi accettassero la libertà.</p>
<p>Consideriamo poi un altro aspetto del messaggio  sempre attuale della vita di santa Melania. Lei visse in un periodo in cui arrivavano i barbari, cioè coloro che vivevano in modo  diverso dai romani. Le persone pensarono che stesse arrivando la fine del mondo. Così pensò  S.Agostino, così pensò S.Girolamo che non voleva più scrivere, perché pensava che il mondo  fosse giunto al suo termine! Così anche S.Gregorio Magno, il quale sosteneva che il mondo sarebbe finito,  se i barbari non si fossero convertiti al cristianesimo. Non così Melania, che non si scoraggiò,  dinanzi alla difficoltà dei tempi. Pensate che, solo pochi secoli dopo, avvenne la consacrazione di Carlo  Magno imperatore cristiano. E&#8217; come se oggi un albane se diventasse presidente della Repubblica! Ma  occorre essere consapevoli che il mondo cambia. La Chiesa sa che sempre  inizia  un nuovo periodo, che, in modo diverso dal precedente, potrà però  nuovamente essere cristiano. Questo non è cieca fiducia nelle novità, ma fiducia nella Provvidenza.  Di questa fiducia abbiamo bisogno anche oggi.</p>
<p>Significativa è anche la morte di santa Melania. Morì a Betlemme, nel 439, dopo la festa della nascita del Signore, il Natale. Desiderava morire vicino al posto dove era nato il nostro Salvatore. I cristiani si ponevano molte domande su Cristo, se Lui fosse veramente uomo e Dio. Anche oggi alcuni continuano ad interrogarsi su questo. Nascevano così le eresie. Le risposte a questi interrogativi sono venute dai grandi concili della chiesa. I santi del tempo sono sempre stati, a ragione, sicuri del dogma di fede &#8211; della vera umanità e della vera divinità di Cristo &#8211; senza il quale sarebbe venuta meno tutta la speranza cristiana.</p>
<p>Da tutto questo possiamo vedere che la vita di santa Melania ha dei significati che sono validi anche oggi. Lei è romana, ma a Roma è poco conosciuta! Nel mondo ho visto che è molto venerata. In Canada, ad esempio. ho trovato cittadine e parrocchie con il nome di Saint Melany. Io la amo molto e per questo ho scritto la sua biografia, perché la sua vita è molto concreta. La vostra parrocchia ha così una particolare missione: aiutare a scoprire per i romani questa dimenticata grande santa. Ora, con la reposizione delle reliquie nel vostro altare, che fra poco compiremo, la vostra parrocchia diventa il &#8220;santuario&#8221; romano di santa Melania.</p>
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